La planimetria del percorso del Giro d'Italia 2016
La planimetria del percorso del Giro d'Italia 2016

Il rischio meteo turba un disegno più morbido

Tracciato che invita Nibali; neve in agguato sulle vette, domeniche da crono

Come da recente tradizione, il Giro d’Italia di quest’anno è stato presentato all’indomani del Il Lombardia; in quell’occasione il filo conduttore tra questi due gioielli di RCS Sport era Vincenzo Nibali. Il messinese che l’anno scorso ha finalmente conquistato la prima classica monumento della carriera può rallegrarsi per il percorso della novantanovesima edizione della Corsa Rosa, che pare cucito addosso alle caratteristiche del vincitore dell’edizione 2013.

Un percorso diverso rispetto al canovaccio classico delle stagioni recenti, con una maggior attenzione dei velocisti nella prima parte di gara e con il rischio calcolato di salire a fine maggio ben oltre i 2000 metri; basti pensare che la Cima Coppi del 2015 – il Colle delle Finestre con i suoi 2178 metri – sarebbe solamente l’ottava vetta più elevata del 2016. Un percorso, e lo diciamo con una punta di orgoglio, che Cicloweb aveva anticipato in esclusiva mondiale grazie al prezioso contributo degli utenti del nostro forum. E che puntualmente si è confermato tale dall’inizio alla fine.

 

Partenza dall’estero, quindi poco Sud. Spazio ai velocisti
Venerdì sarà Apeldoorn ad ospitare il via della corsa con una cronometro di 9.8 km; la prova individuale come apertura della corsa mancava dall’edizione 2012, quando Taylor Phinney seppe essere il più rapido ad Herning, in Danimarca. Percorso veloce e filante quello nella cittadina della Gheldria, nota nel mondo delle due ruote anche per il moderno velodromo. Nel fine settimana spazio ai velocisti con la Arnhem-Nijmegen di 190 km (sabato) e con la Nijmegen-Arnhem dal medesimo chilometraggio. Percorso diverso ma profilo praticamente piatto (un gpm – per modo di dire – per ciascuna giornata) e per finire con il finale quasi scontato allo sprint. Le insidie sono quelle classiche a queste latitudini, ossia il vento che può fare già grossi danni in chiave classifica generale (scongiurato il maltempo, anzi il weekend olandese sarà anche abbastanza caldo). Da segnalare un breve sconfinamento (8 km) in Germania nella giornata di sabato, evento che non capitava dal 2002.

Lunedì di riposo per la corsa, ma non per chi fa parte della carovana: oltre 2000 km di trasferimento dai Paesi Bassi fin giù al capoluogo della Calabria, sede della partenza di martedì 10. La Catanzaro-Praia a Mare è una frazione insidiosa: negli ultimi 75 dei 200 km previsti due gpm, ossia le salite di Bonifati e San Pietro, e numerosi saliscendi prima di tuffarsi sulla costa tirrenica. Tappa mossa, dal finale incerto: potrebbe concludersi allo sprint ma non è da escludere qualche tentativo sullo strappo di Via del Fortino posto ai meno 10 km dal traguardo, con pendenze che per un breve tratto toccano anche il 18%. La risalita di mercoledì 11 che va da Praia a Mare sino a Benevento è lunga 233 km e si presenta ondulata, ma sarebbe una sorpresa non assistere ad una volata a ranghi compatti; l’ultimo km è in leggera salita, intorno al 3% e con il porfido ad accogliere le ruote veloci.

Giovedì 12 scendono in campo gli scalatori, con la corsa che lascia il beneventano per approdare, attraverso il Molise e dopo 157 km, sull’Appennino abruzzese nella ben nota Roccaraso. Partenza subito in salita da Ponte con il primo gpm di tappa dopo 54 km e la prima cima oltre i 1000 metri, quella di Bocca di Selva con i suoi 1393 metri slm. Da qui, una volta entrati nel territorio della provincia di Campobasso, lunga discesa e poi diversi km di strada in falsopiano. L’ascesa finale fino alla località di Aremogna – dove il Giro arrivò già nel 1976 – procede in maniera costante ma poco regolare: 16,7 i km di salita, “spezzati” da due tratti in falsopiano, per una frazione che smuoverà di poco la classifica, mostrando non tanto chi salirà sul podio a Torino quanto chi dovrà subito cambiare i propri obiettivi. Questa tappa segna anche il rapido passaggio al Centro Italia dopo due sole giornate passate nel Mezzogiorno; certo, poche sono le località del Sud che presentano progetti seri per ospitare la Corsa Rosa, ma una in più non sarebbe certo stata di troppo.

Il giorno seguente si riparte con la Sulmona-Foligno, lunga 211 km e sulla falsa riga della Praia a Mare-Benevento ma con un finale senza asperità e che, se tutto va come nei desideri dei velocisti, potrebbe regalare il quinto sprint in sette frazioni. Sabato 14 si prosegue sempre dalla splendida Foligno verso nord, sbarcando in Toscana nella provincia aretina: viene riproposto lo sterrato dopo quanto visto nel 2015 al Colle delle Finestre grazie alla salita dell’Alpe di Poti. Saranno poco più di 6 i km sulle strade bianche prima di tornare sull’asfalto per percorrere i 18 km che mancano fino ad Arezzo (anche qui un arrivo non facile, ultimo km al 5% con punte dell’11%). Tappa di 186 km molto insidiosa e che può far male a molti, anche in considerazione dell’atteso rendez-vous previsto per il giorno seguente.

Domenica 15 sarà il giorno temuto da molti: la Crono del Chianti sarà il primo spartiacque della corsa, quello in cui gli specialisti delle prove contro il tempo dovranno mettere fieno in cascina in vista delle Alpi. A loro volta gli scalatori proveranno con tutte le loro forze a limitare il passivo. Appuntamento spettacolare, quella da Radda in Chianti a Greve in Chianti, da disputarsi in uno dei luoghi più belli della terra tra le dolci colline senesi e fiorentine; il saliscendi proprio di queste terre permette ai non specialisti di guardare con meno terrore ad una prova lunga 40.5 km. Una tappa simile è un modo degno per chiudere una prima settimana di Giro ben più semplice di quella del 2015 ma che comunque non deve essere sottovalutata.

 

Arrivano le grandi salite. Corvara tappone d’altri tempi
Dopo il lunedì di riposo si risale in sella nell’immediata periferia fiorentina a Campi Bisenzio, per affrontare i 219 km che portano dall’altra parte dell’Appennino tosco-emiliano sul traguardo di Sestola. Cima già raggiunta due anni fa, quando a vincere fu Pieter Weening; i due percorsi sono però assai diversi, dato che allora si salì fino a quota 1538 metri slm mentre il 17 maggio la linea d’arrivo è posta a 998 metri di altitudine. A 16 km dall’arrivo termina l’insidiosa ascesa a Pian del Falco che prelude, dopo l’immediata discesa, agli ultimi 7.4 km di salita al 5%. Tappa non durissima e adatta alle fughe ma che, giungendo dopo un giorno di riposo, potrebbe infastidire qualche uomo di classifica.

Dall’Appennino modenese mercoledì 18 la carovana riparte dal capoluogo per risalire, dopo aver toccato ben sette province, sino alla trevigiana Asolo. Lì, nel paese tanto caro ad Eleonora Duse, si torna dopo sei anni: fu in quell’occasione che Vincenzo Nibali conquistò la prima gioia della sua carriera in un grande giro. E il disegno può essere ancora favorevole allo Squalo: per 205 dei 227 km previsti la strada è totalmente piatta fino a quando, nei pressi di Maser, si affrontano i 3 km al 9% medio della Forcella Mostaccin. Brevissima ma impegnativa discesa seguita da 15 km molto nervosi (compreso un breve pezzo all’8%) senza un metro di pianura. Decisivo il km e mezzo di scalata al centro del borgo di Asolo che presenta, nella sua parte finale, un tratto assai stretto. Da qui mancano solo 3.5 km all’arrivo, tutti in discesa fatto salvo l’ultimo km pianeggiante: lo spazio per movimentare la tappa c’è, come sempre tutto sarà in mano ai corridori.

La seconda frazione veneta, da Noale a Bibione di 182 km, ricalca lo schema della Montecchio Maggiore-Jesolo di un anno fa: continuo e arrivo in riva al mare (questa e Praia a Mare le uniche volte in cui si vedrà l’azzurro marino) in una delle spiagge più rinomate dell’Alto Adriatico, con un circuito di 8 km da ripetere due volte tra i larghi rettifili della località veneziana. Venerdì 20 i 170 km della Palmanova-Cividale del Friuli non devono essere minimamente sottovalutati dai corridori: la doppia serie di ascese (prima Montemaggiore e Crai, dopo Cima Porzus e Valle) accumulerà fatica sulle gambe di molti. Tappa importante non solo per saggiare la condizione in vista del giorno seguente: ci sono sia il tempo che il modo di attaccare, con i 40 km finali tutti in saliscendi, ad eccezione degli ultimi 6.3 km. Gli 8.8 km all’8.2% medio di Cima Porzus e i 6.2 km al 7.8% medio della salita di Valle invitano agli attacchi così come le difficili discese sulle tortuose stradine udinesi. Qui potranno scorrere secondi fra i pretendenti per la conquista della maglia rosa.

Da quanto non si vedeva un tappone come la Farra di Alpago-Corvara in Badia? Tanto, troppo tempo. La frazione dolomitica (a proposito, bentornati Monti pallidi!) già promette di rimanere a lungo nelle menti degli appassionati. Affrontare in rapida sequenza Pordoi, Sella, Gardena, Campolongo, Giau e Valparola è roba da Maratona delle Dolomiti, prova a cui non a caso viene pagato tributo anche con l’inserimento finale del Muro del Gatto. Analizzando il tracciato è possibile dividerlo in tre parti: nella prima 85 km che tendono costantemente all’insù fino ad Arabba, sede del primo traguardo volante e dalla quale inizia la fase centrale di gara con il poker Pordoi-Sella-Gardena-Campolongo in meno di 50 km. Tuttavia, data l’elevata distanza dall’arrivo, queste cime e le rispettive discese potrebbero non vedere attacchi importanti di uomini che puntano alla Rosa. Dal Giau tutto cambia, poiché la lunga ascesa che divide la Val Boite con la Val Fiorentina che deve essere giocoforza presa in maniera vigorosa, con la sua pendenza sempre superiore al 9% per quasi 10 km di ininterrotta fatica. La discesa termina a Pocol, proprio all’inizio delle rampe del Valparola (11,5 km al 5.8% di pendenza media, con gli ultimi 500 metri al 14%): salita non dura come le precedenti ma che sarà un calvario per gli affaticati. La discesa per la Val Badia è veloce ma per l’arrivo a Corvara bisogna ancora scalare il Muro del Gatto: iniziare a 5.1 km dalla fine uno strappo di 1,3 km al 6.6% di pendenza media e con rampe al 19% non è piacevole. Da lì ritorno in statale sempre in leggera ascesa, robetta del 2/3%, in una giornata che, verosimilmente vedrà i corridori arrivare alla spicciolata, con distacchi assai elevati in chiave classifica generale.

Per la seconda domenica di fila il Giro prevede una prova contro il tempo; questa volta spazio alla cronoscalata da Castelrotto all’Alpe di Siusi di 10.8 km con un percorso non durissimo come altri (vedi Monte Grappa 2014, per non citare la vicina scalata a Plan de Corones del 2008 e del 2010) ma con una pendenza costante dell’8.6%. Prova interessante ma che forse poteva essere collocata in un giorno diverso della settimana: lo scarso interesse che, purtroppo, il pubblico italiano ha sempre mostrato per questo tipo di specialità potrebbe far passare sottotraccia un appuntamento importante per il destino della corsa, come avvenuto per le ultime cronoscalate disputate nella Corsa Rosa.

 

Le Alpi occidentali ancora decisive. Ma attenzione ai trabocchetti
Come consuetudine, lunedì spazio al riposo, per cui martedì 24 parte l’ultima settimana di corsa con la Bressanone-Andalo. La tappa in linea più breve (solo 132 i km previsti) è caratterizzata da due lunghe ascese che, pur non presentando pendenze arcigne, non saranno da prendere sottogamba. I 15 km del Passo della Mendola e i 10 km della salita verso Fai della Paganella (affrontato poco più di un mese prima al Giro del Trentino) saranno quasi certamente pane per i fugaioli, categoria penalizzata nel percorso del Giro 2016. L’arrivo finale ad Andalo giunge dopo un ulteriore tratto in salita del 6% che dovrebbe ridurre i plotoncini di testa. Mercoledì 25 si sbarca in Lombardia con la Molveno-Cassano d’Adda, frazione di 196 km con quale (semplice) su e giù nella prima metà ma poi totalmente piatta, dedicata dunque a quegli sprinter che avranno superato indenni le fatiche dolomitiche.

La Muggiò-Pinerolo è la tappa più lunga con i suoi 240 km e vedrà molto movimento nel finale, con l’ascesa a Pramartino già vista al Giro 2009 (ma lì il percorso precedente era ben più complicato) e al Tour 2011 quando vinse il fuggitivo Edvald Boasson Hagen; nel gruppo della maglia gialla ci fu un’accesa sfida fra i contendenti, assai probabile che il medesimo sviluppo si ripeta. Anche se il versante consueto di ascesa di Pramartino non sarà quello affrontato dai girini: la classica e pericolosa discesa verrà percorsa come salita. Ai meno 2,5 km, giusto per aggiungere ancora più pepe, si prende una breve stradina in pavé che tanto assomiglia ad un muro fiammingo: i 460 metri al 14% con punte al 20% di via Principia d’Acaja verranno seguiti da una discesa ripida ed impegnativa fino agli ultimi 1500 metri pianeggianti.

Come l’anno scorso tocca alle Alpi Cozie l’onore e l’onere di mettere la parola definitiva sulla classifica del Giro: venerdì 27 la Pinerolo-Risoul di 162 km presenta due sole salite (ma che salite!), la prima è il lunghissimo e temibile Colle dell’Agnello che con i suoi 2744 metri slm rappresenta la Cima Coppi 2016: il dislivello positivo di oltre 2400 metri che c’è da Saluzzo sino alla cima in meno di 70 km farà malissimo a molti. I 10.5 km finali al 9.3% medio ridurranno ai minimi termini il gruppetto maglia rosa quando mancheranno ancora 55 km dall’arrivo, tutti divisi tra discesa e salita. La scalata finale a Risoul ripropone quanto visto al Tour 2014, quando Rafal Majka seppe vincere dalla fuga e Vincenzo Nibali diede un ulteriore prova di meritarsi la vittoria della Grande Boucle. Gli ultimi 3.4 km presentano una pendenza media dell’8.2%, un ghiotto trampolino per chi avrà ancora un briciolo di forze.

E veniamo all’ultima giornata importante in chiave classifica, quella di sabato 28: la Guillestre-Sant’Anna di Vinadio si disputerà interamente in territorio francese ad eccezione degli ultimi 10 km sui 134 totali. Questo chilometraggio assomiglia a quanto proposto sempre più spesso dal Tour, con le ultime frazioni di montagna che non superano i 150 km (accade dal 2011 in poi, Oltralpe). La partenza sarà subito in salita, con i primi 19 km che portano fino al Col de Vars, salita lunga ma dalle pendenze non impossibili, soprattutto nella seconda metà. Ben più lunga e ben più dura è l’ascesa al Col de la Bonette, con lo scollinamento posto ai 2715 metri slm e non ai 2802 metri slm affrontati in passato al Tour: i 21 km al 6.7% medio di pendenza sono comunque più che sufficienti per spaventare molti, se non tutti. Come se non bastasse la corsa prosegue dopo 40 km quasi ininterrotti di discesa fino a Isola, dove comincia il Colle della Lombarda, altra scalata lunga 20 km con una pendenza media del 7.5% costante dalle pendici alla vetta. Finita qui? Manco per idea, dato che la ripida discesa di 8 km porta poi agli ultimi 2.3 km al 9.7% media sin su al traguardo del Santuario di Sant’Anna di Vinadio, che finalmente potrà essere affrontato dopo quanto accaduto alla vigilia della tappa prevista nel 2001.

Le fatiche di quest’ultima due giorni sono state talmente tante che agli organizzatori non è venuta voglia di inserire la scalata al Colle di Superga nella conclusiva Cuneo-Torino: dal capoluogo della Provincia Granda fino alla prima capitale d’Italia si percorreranno 163 km, gli ultimi 60 dei quali nel territorio del capoluogo di regione. Otto giri di 7.5 km, con qualche insidia (la rampetta Villa della Regina, 700 metri al 6%, per l’ultima volta a 6,5 km dal traguardo) da percorrere prima di poter finalmente dire «È finita».

 

Un bilancio: cosa va e cosa non va
Nei 3463 km disegnati da RCS Sport le tappe possono essere definite otto per velocisti, quattro mosse, sei di montagna e tre contro il tempo. Va dato atto che i velocisti sono stati maggiormente tutelati rispetto al recente passato, e questa è sicuramente una buona scelta. Chi invece non sorride a trentadue denti è la categoria dei fuggitivi o dei cacciatori di tappe: per loro un passo indietro rispetto all’edizione 2015, quando trovarono occasioni in serie per mettersi in mostra. La grande nota di merito che va a Mauro Vegni riguarda i trasferimenti fra la sede di arrivo e la sede di partenza del giorno successivo: mai come nel 2016 ci saranno così pochi km di spostamenti, eccettuando ovviamente il viaggio Arnhem-Catanzaro. Lontani i tempi dell’era Zomegnan, quando viaggi di oltre 250 km erano frequenti.

Quello che a prima vista non va riguarda il già citato pericolo meteo: era proprio necessario andare oltre quota 2200 metri slm in tre tappe differenti? Lo spettacolo sicuramente ne beneficerà ma sorge il problema delle eventuali frazioni di riserva: inutile dire che se malauguratamente le tre giornate in questione dovessero venire modificate o ancor peggio cancellate per la cosiddetta impraticabilità del terreno, vedere un Giro deciso solo sull’Alpe di Siusi piuttosto che nella tappa friulana sarebbe una colossale beffa. E conoscendo i recenti precedenti della direzione sportiva di RCS Sport (do you remember Monte San Vicino?) non si può essere ottimisti.

Un’ulteriore questione migliorabile è quella che coinvolge il posizionamento delle cronometro in due delle tre domeniche di gara sul suolo italiano: questo tipo di prove è amato dalla maggior parte dei tifosi accaniti ma di certo non è quanto di meglio per attirare chi segue il ciclismo meno frequentemente, non a caso definibili come appassionati della domenica. Posizionare un bel tappone di montagna avrebbe un migliore appeal.

Appuntamento quindi a venerdì prossimo ad Apeldoorn per l’inizio di un Giro duro ma non durissimo, aperto agli scalatori ma con un occhio di riguardo anche ai cronoman. Un Giro in cui gli azzardi e la fantasia possono essere elementi fondamentali per portarsi a casa la maglia Rosa. Sì, un Giro proprio cucito su misura per Vincenzo Nibali.

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