Marcel Kittel e André Greipel si daranno battaglia anche al Giro d'Italia @ Bettiniphoto
Marcel Kittel e André Greipel si daranno battaglia anche al Giro d'Italia @ Bettiniphoto

Volete volate? E qui le trovate

Analisi degli sprinter della corsa rosa: tanti italiani ad assediare Kittel, Greipel e Démare

Nelle ultime stagioni tutti i grandi sprinter, con le sole, importanti eccezioni di Alexander Kristoff e Peter Sagan, si sono cimentati nel Giro d’Italia raccogliendo, chi più e chi meno, dei successi di tappa. Quest’anno il cast delle ruote veloci si mantiene ad un livello più che buono, con la presenza di due dei corridori più vincenti al mondo e di due giovani che hanno già saputo vincere. A loro si aggiungono i tanti sprinter italiani di livello, tra i quali è presente chi verrà scelto per guidare la nazionale al prossimo mondiale in linea di Doha. Otto le probabili occasioni di volata a ranghi compatti; questi i nomi che si sfideranno da Nijmegen a Torino.

 

I grandi favoriti: Kittel, Greipel, senza sottovalutare Démare
È il plurivincitore dell’anno a quota otto; nelle due tappe in linea che ha corso in carriera al Giro si è sempre piazzato al primo posto. A cui si aggiungono otto successi, equamente divisi, negli ultimi due grandi giri disputati. Marcel Kittel parte con i favori del pronostico e difficilmente tornerà a casa (se a Torino o prima, è tutto da vedere) senza una gioia; il tedesco è supportato da una formazione, la Etixx-Quick Step, che può tenere a bada le fughe per poi portarlo con Lukasz Wisniowski e Fabio Sabatini (col quale il feeling è subito sbocciato) in posizione di sparo. Frazioni come quelle olandesi, Bibione e Torino sono perfette, senza contare che pare essere migliorato nel superare gli strappi, come si è visto anche la settimana scorsa al Giro di Romandia. Tutti vorranno prendere la sua ruota, in pochi vi riusciranno; ancora meno quanti sapranno batterlo.

La principale minaccia per il biondissimo Kittel arriva anch’essa dalla Germania dell’Est e risponde al nome di André Greipel: il Gorilla, anche se invecchia (va per i 34 anni), continua ad essere uno fra i migliori sprinter del lotto. Anche lui avrà una squadra a sua totale (o quasi) disposizione, per permettergli di allungare la striscia vincente: nelle tre precedenti esperienze in Italia (2008, 2010 e 2015) ha sempre raccolto un’affermazione rispettivamente a Locarno, Brescia e Castiglione della Pescaia. Anche per lui probabile un ritiro strategico prima delle Dolomiti, giusto in tempo per ricaricare le pile in vista del Tour, dove difendere i quattro successi del 2015.

Il terzo incomodo a differenza dei tedeschi non ha mai vinto nei tre precedenti grandi giri affrontati; dalla sua Arnaud Démare ha un successo fresco fresco che risponde al nome di Milano-Sanremo, che, se vinta, per un velocista rappresenta quanto di più simile ci sia ad una laurea con lode. Il venticinquenne piccardo pare essere definitivamente sbocciato anche con belle prestazioni fra Parigi-Nizza e Gand-Wevelgem. La FDJ può garantirgli tranquillità e lavoro di qualità con gli esperti Mickaël Delage e Murilo Fischer; starà a lui ricompensare la fiducia di una squadra che un anno e mezzo fa preferì investire su di lui lasciando andare altrove l’acerrimo rivale Nacer Bouhanni.

 

L’Italia risponde con Modolo, Nizzolo e Viviani
Un anno fa ha saputo esultare in due occasioni, nella vicina Jesolo e nella straniera Lugano, riuscendo finalmente a mettere nel cospicuo curriculum (sono una quarantina i suoi successi da professionista) vittorie in un grande giro. Sacha Modolo si ripresenta forte di un Giro di Turchia nel quale ha trovato un buon colpo di pedale, vincendo in due occasioni; al ventottenne trevigiano la Lampre-Merida non garantisce il medesimo gruppo che nel 2015 lo scortò alla perfezione, causa la partenza di Maxi Richeze in direzione Etixx. Il solo Roberto Ferrari non può fare tutto, tocca quindi al ragazzo di Vazzola metterci un di più per provare a battere la concorrenza.

Il vincitore della classifica a punti baratterebbe volentieri un bis nella speciale graduatoria con l’agognata conquista di una tappa, lui che in ben sette occasioni si è piazzato secondo. Perché Giacomo Nizzolo da Milano è uno degli sprinter più costanti a livello internazionale ma finora gli è sempre mancata, per colpa sua, per merito altrui e anche per un pizzico di sfortuna, l’occasione di alzare le braccia al cielo al Giro, che quest’anno affronta per la quinta volta in carriera. Il ventisettenne della Trek-Segafredo arriva con il morale giusto dopo due successi al Giro di Croazia battendo Cavendish; un altro punto a suo favore risiede nella sincronia che vanta con i fidati Eugenio Alafaci, Marco Coledan e Boy Van Poppel, che lo possono portare con facilità nella posizione migliore.

Chi, suo malgrado, dovrà arrangiarsi è Elia Viviani: come un anno fa il Team Sky presenta uno dei favoriti per la maglia rosa ma, a differenza della squadra costruita per Richie Porte, quella predisposta al servizio di Mikel Landa è a spiccata trazione montagnosa. Nel 2015 Eisel e Puccio coccolavano il forte pistard azzurro; quest’anno Elia dovrà arrangiarsi quasi sempre da solo per provare a ripetere il successo ottenuto a Genova. Il ventisettenne può lottare ad armi pari con tutti gli sfidanti e, come altri, è recentemente migliorato nella tenuta in salita, caratteristica che gli può aprire un maggior numero di opzioni di successo.

 

Tra i velocisti puri c’è super Ewan. Occhio a Mareczko e Pelucchi
Il suo modo di sprintare, favorito dalla ridotta statura, è radicalmente diverso rispetto ai più possenti rivali: corpo proteso in avanti, schiacciato sul manubrio e col mento ancor più giù gli garantiscono l’aerodinamica necessaria per lottare e battere le lunghe leve europee. Caleb Ewan è già ora uno dei primissimi della lista ed è pronto ad instaurare almeno un decennio di terrore (per i rivali) nelle volate di mezzo mondo. L’australiano ha già mostrato di che pasta sia fatto portandosi a casa l’insidioso arrivo all’insù di Guadaíra battendo Degenkolb e Sagan, mica Gianni e Pinotto. Il ventunenne dell’Orica GreenEDGE potrà fare affidamento come pesce pilota sullo sloveno Luka Mezgec e su vagoni interessanti come Sam Bewley, Michael Hepburn e Svein Tuft; occhio perché il ragazzino non tarderà a farsi conoscere anche dagli appassionati più distratti.

Chi assomiglia per fisico ed età al folletto australiano è Jakub Mareczko: il bresciano, già a quota cinque vittorie in stagione, è alla sua prima corsa di tre settimane, motivo per cui gli alti e i bassi sono da mettere in conto. In più Kuba deve ancora migliorare molto nella tenuta in salita e sulla distanza, caratteristiche importanti per un velocista moderno. Dalla sua c’è una due giorni olandese che sembra fatta apposta, con la sola insidia del vento da contrastare; può quindi far bene sin da subito, in una Wilier-Southeast che presenta anche l’esperto Manuel Belletti come ruota veloce e il valente pistard Liam Bertazzo come apripista.

Veloce come Ewan e Mareczko, seppur con caratteristiche differenti, è Matteo Pelucchi: il brianzolo non è più di primo pelo, essendo già entrato nell’età della completa maturazione ciclistica. Nel 2016 non ha impressionato, terminando secondo in tre occasioni in corse dal livello non eccelso (Étoile de Bessèges, Coppi e Bartali, Sarthe). Le salite sono il suo nemico più arcigno, che spesso ha su di lui la meglio; quando la strada è totalmente piatta in pochi hanno la sua punta di velocità. Se la buona sorte, che spesso gli ha voltato le spalle, è dalla sua può puntare anche alla vittoria. Nell’IAM Cycling presenti anche altri due sprinter, gli australiani Heinrich Haussler e Leigh Howard, che negli ultimi mesi hanno saputo mettersi in mostra.

 

Quanti per i piazzamenti: da Ruffoni a Sbaragli, da Arndt a Hofland
Il panorama dei velocisti è però ancor più ampio, seppure i prossimi nomi difficilmente riusciranno ad imporsi negli sprint di gruppo. Chi ha un precedente favorevole è Kristian Sbaragli: il toscano della Dimension Data seppe vincere un anno fa a Castellón alla Vuelta battendo Degenkolb. In questo 2016 non ha entusiasmato, con solo due top 10 al Giro di Romandia; questo potrebbe essere il suo target per la prima esperienza al Giro del quasi ventiseienne (compirà gli anni domenica, magari riuscirà a farsi un bel regalo). Il bresciano Nicola Ruffoni condivide con Sbaragli l’anno di nascita e le stentate prestazioni del 2016, vantando un quinto posto come miglior risultato: nelle frazioni pianeggianti il velocista della Bardiani CSF può farsi valere, mentre in quelle più complesse dovrebbe lavorare per Sonny Colbrelli.

La Germania, non contenta di presentare la terribile coppia Greipel-Kittel, può fare affidamento su due giovani leve: il ventiquattrenne Nikias Arndt del Team Giant-Alpecin è uno che in volata si piazza spesso e volentieri e, per giunta, è capace di tenere anche sui percorsi accidentati. Se il sassone non ha alcuna parentela con la formidabile Judith, ciclista tra le più forti di ogni epoca, diverso è il discorso per Rick Zabel, che di “Herr Sanremo” è l’unico erede: il ventiduenne del BMC Racing Team non è uno sprinter puro ma è dotato di un buon spunto veloce. Come talento Eduard Grosu è ben fornito: tuttavia il ventitreenne rumeno della Nippo-Vini Fantini è troppo incostante nelle prestazioni per farne un costante pretendente per le posizioni buone; un paio di piazzamenti tra i primi 10 sono però alla sua portata.

Chiamato in extremis per sostituire l’infortunato Victor Campenaerts, Moreno Hofland è il velocista del Team LottoNl-Jumbo nonché l’unico olandese che può sognare un successo allo sprint nelle tappe di casa: tra gli outsider è quello che ha forse le migliori possibilità, però ha la tendenza ad adombrarsi se le cose non vanno nel modo giusto. L’anno scorso fu buon secondo nell’apertura genovese ma poi si spense, con solo un settimo ed un ottavo posto in saccoccia. Non è e non sarà mai un vincente (due vittorie in otto anni e mezzo tra gli élite) ma Alexander Porsev è uno che nelle volate appare spesso e volentieri tra i primi 10: il trentenne russo del Team Katusha garantisce sostanza in accoppiata con il più versatile Alexey Tsatevich, quest’ultimo bravo anche nei tracciati ondulati. C’è, infine, anche lo spagnolo José Joaquín Rojas ma l’uomo del Movistar Team sarà orientato soprattutto a compiti di gregariato per Alejandro Valverde.

Archivio

La vignetta di Pellegrini