Alejandro Valverde e Vincenzo Nibali con il Trofeo Senza Fine @ ANSA
Alejandro Valverde e Vincenzo Nibali con il Trofeo Senza Fine @ ANSA

Nibali e la folta schiera di chi vuol fargli le scarpe

Analisi dei favoriti: Valverde e Landa gli avversari più temibili dello Squalo, attenzioni speciali per Majka, Urán, Chaves, Zakarin

Il 99° Giro d’Italia partirà domani dall’Olanda con tre corridori nettamente davanti a tutti agli altri nei pronostici per la vittoria finale: sembra difficile, quasi impossibile, immaginarsi ad oggi un vincitore finale diverso da Vicenzo Nibali, Mikel Landa o Aleandro Valverde, con i primi due che a dire il vero hanno un certo vantaggio sullo spagnolo della Movistar che farà il proprio debutto nella corsa rosa. Ma come ogni anno il Giro d’Italia saprà regalare sorprese e allora sono tanti i nomi che possono sognare un posto tra i primi cinque, o perché no, sul podio finale di Torino: pensiamo ad esempio a Ryder Hesjedal che ha una vittoria all’attivo nel 2014 o a Rigoberto Urán che ha già fatto due volte secondo, o ancora a Rafal Majka, Domenico Pozzivivo e Tom Dumoulin, quest’ultimo gasato dalla partenza dall’Olanda che gli potrebbe dare la spinta per vestirsi subito di rosa per volare poi sulle ali dell’entusiasmo.

I favoriti: quelli che fanno davvero paura a tutti gli altri
Insegue la sua seconda vittoria al Giro d’Italia, quarta in un GT, e ha tutte le carte in regola per bissare il successo del 2013. Vincenzo Nibali (31 anni) è destinato a essere il faro della carovana, inevitabile che tutti facciano la corsa su di lui, e possibile anche che – reduce da un aprile non esaltante – lo Squalo dello Stretto possa soffrire in qualche modo nella prima parte di gara. Ma non c’è dubbio che alla lunga il messinese – supportato da un Astana Pro Team super – saprà mettere ogni cosa al suo posto. E se proprio non dovesse riuscire a imporsi, sarà perché avrà trovato qualcuno realmente più forte di lui nelle tre settimane.

Il principale avversario del messinese sarà un suo ex luogotenente, Mikel Landa (26 anni), che quest’anno sarà capitano assoluto del Team Sky al Giro. Lo spagnolo è unanimemente riconosciuto come lo scalatore più forte del lotto, ma si sa che un grande giro non si vince solo andando forte in montagna (anche se ciò aiuta moltissimo…). Contro di lui le cronometro, in suo favore una fame di successi ancora lontanissima dall’essere saziata. E nell’ultimo biennio Landa ha dimostrato anche di essere cresciuto molto dal punto di vista mentale: inutile dire che sarà il sorvegliato speciale numero uno da Nibali e da tutti gli altri favoriti.

Chi a livello mentale non ha mai sbagliato un colpo è Alejandro Valverde (36 anni), che quest’anno si concede la prima escursione alla corsa rosa e che veste inevitabilmente i panni di uno dei protagonisti più attesi. Forte su tutti i terreni, dotato di un fondo e di una capacità di essere sempre al massimo che non hanno praticamente pari, il murciano sarà un cliente difficilissimo da smontare: in grado di gestire le proprie forze come nessuno in gruppo, appoggiato da un Movistar Team che appare solidissimo, Valverde – al netto di imprevisti – sarà in prima linea fino a Torino: c’è da scommetterci.

I cagnacci: quelli che marcheranno e non molleranno
Dopo un anno si assenza torna al Giro d’Italia il polacco Rafal Majka (26 anni) che è stato settimo nel 2013 e sesto nel 2014: l’anno scorso il corridore della Tinkoff ha disputato il Tour de France in supporto di Alberto Contador (ma ha comunque vinto una tappa) e poi è andato alla Vuelta a España da capitano e si piazzato al terzo posto cogliendo così il primo podio in carriera sulle tre settimane; finora nel 2016 non ha brillato ma vuol dire poco perché l’avvicinamento alla corsa rosa ricorda quello dei due anni in cui l’ha già corsa. Forte in salita, Majka si difende molto bene anche nelle cronometro dal profilo impegnativo ed il percorso di questo Giro gli è molto adatto: darà battaglia, sarà sempre vicino ai migliori ma dovremo scoprire se ha fatto quell’ulteriore passo in avanti per essere considerato un vero contendente per la maglia rosa.

Un altro guerriero che vanta buonissimi trascorsi al Giro d’Italia è il colombiano Rigoberto Urán (29 anni): nel 2013 ha trovato sulla sua strada uno straordinario Vincenzo Nibali che l’ha relegato al secondo posto, stesso risultato anche l’anno successivo ma con più amarezza vista la beffa subita da Nairo Quintana dopo quattro giorni in rosa. Forse anche a causa del cambio di squadra (dopo due anni alla QuickStep è finito alla Cannondale) Urán arriva a questo Giro d’Italia senza risultati di rilievi in stagione ed inoltre sembra aver fatto passi indietro nel rendimento nelle cronometro: il colombiano sarà quindi una vera e propria incognita, ma guai a sottovalutarlo perché è un corridore che trova sempre il modo di mettersi in evidenza.

Nella lista di coloro che nel bene o nel male sono sempre lì ci mettiamo anche il lucano Domenico Pozzovivo (33 anni) che in carriera si è già piazzato quattro volte tra i primi 10 al Giro d’Italia con un quinto posto (2014) come miglior risultato finale. A 33 anni Pozzovivo cerca ora quel risultato di prestigio che gli è sempre mancato in carriera: il capitano dell’AG2R era partito bene nelle prime corse di gennaio e febbraio, poi nelle ultime settimane è sembrato in lenta ma costante crescita; per puntare al podio, però, servirà una corsa perfetta fin dai primi giorni per scansare tutte le insidie e gli inconvenienti possibili, e poi sperare magari in un pizzico di fortuna per superare alcuni rivali diretti.

Le scommesse: quelli che potrebbero pescare il primo jolly
L’anno scorso si è fatto le ossa, ha preso contatto col Giro (chiudendo lontanissimo in classifica: 55esimo) per poi far molto bene alla Vuelta, notoriamente meno esigente della corsa rosa. Stavolta invece Esteban Chaves (26 anni) parte con tutt’altre ambizioni, vuol fare classifica e la Orica GreenEDGE lo supporterà meglio che potrà. Il suo punto di forza sono le tappe con le difficoltà concentrate nel finale, il tallone d’Achille potrebbero essere invece le frazioni in cui è richiesto maggiore fondo (pensiamo al tappone dolomitico): ma se è cresciuto – come è possibile e auspicabile – rispetto al 2015, potrebbe disimpegnarsi molto bene lungo tutte le tre settimane.

Ilnur Zakarin (26 anni) è in predicato di “spaccare il mondo” già dallo scorso anno, quando si presentò al Giro dopo una serie di promettenti risultati. Poi fu respinto dalla classifica (chiuse in 44esima posizione), ma trovò comunque il modo di lasciare più di un segno, a partire dalla tappa vinta a Imola, per concludere con una giornata da (co)protagonista nella decisiva frazione del Finestre. Insomma il fondo non gli mancò, e a maggior ragione non dovrebbe mancargli stavolta, visto che ha un anno in più. Inoltre, i suoi risultati primaverili sono ancora migliori rispetto alla scorsa stagione, e la sua squadra – il Team Katusha – crede molto di più in lui.

Aveva rischiato di perdersi un po’, non mantenendo le buone promesse fatte nei primi anni da pro’, ma al Giro 2015 Steven Kruijswijk (28 anni) seppe ritagliarsi un ruolo da eccellente guastatore nella terza settimana, quando, una fuga dopo l’altra, risalì la classifica fino al settimo posto finale (che migliorava l’ottavo colto nel 2011). Uomo di grande tenacia e resistenza, se evita – con l’aiuto della sua LottoNL-Jumbo – di perdere terreno gratuitamente nei primi due terzi di gara, potrebbe emergere prepotentemente nel finale di corsa rosa.

Gli outsider: quelli che l’usato sicuro torna sempre buono
Nessuno gli dava un’opportunità nel 2012, eppure in Piazza Duomo era lui quello vestito di rosa davanti alla Madunina. Lo si bollava come finito anche un anno fa, ma una condotta di gara garibaldina gli permise di concludere quinto. E se Ryder Hesjedal (35 anni) facesse un nuovo scherzetto? Nei primi mesi con la Trek-Segafredo il canadese non ha impressionato (eufemismo); quando sente aria di Giro l’ex biker si trasforma e diventa una carta da non sottovalutare. Se non per il successo, e forse neppure per il podio, con lui bisogna fare i conti lungo tutte le tre settimane.

Si è mai visto un giovincello prossimo agli “anta” debuttare al Giro? Jean-Christophe Péraud (38 anni) ha deciso di cimentarsi in Italia e formerà con Pozzovivo una coppia da non sottovalutare in seno all’AG2R La Mondiale. Sorprendentemente secondo al Tour de France 2014, anche lui ha dato prova di uscire alla distanza e, complice l’età, ha dalla sua anche quell’esperienza per gestirsi nelle situazioni difficili che certamente emergeranno fra Dolomiti ed Alpi. Dopo un anno e mezzo il francese ha affermato di avere ritrovato le sensazioni giuste al Giro del Trentino e di volere cogliere un nuovo risultato di rilievo, anche perché il fine carriera si avvicina sempre più: e se fosse questa l’occasione giusta?

La sua squadra, la FDJ, è quella che in questa parte di stagione ha maggiormente impressionato; lui, fino ad ora, si è distinto soprattutto al servizio di Thibaut Pinot ma al Giro torna per il terzo anno di fila con i gradi di capitano. Alexandre Geniez (28 anni) nel 2014 ha chiuso tredicesimo, nel 2015 nono: la sequenza vorrebbe quindi un quinto posto nel 2016. Fattibile? Teoricamente sì, ma probabilmente il transalpino resterà a ridosso della top 10. Tuttavia dalla sua ha buone doti a cronometro (quest’anno sesto, terzo e dodicesimo nella specialità) ed in più è uno che solitamente non va alla deriva. Nome poco appariscente ma spesso presente, da tenere d’occhio.

Gli impossibili: quelli che non vinceranno mai… o quasi?
Ha già messo un chilometro di mani avanti dicendo che si guarderà bene dal curare la classifica, ma anche alla Vuelta 2015 tutto doveva fare meno che inseguire il successo nella generale, eppure si trovò in lizza fin quasi alla fine, e solo un superbo gioco di squadra Astana lo buttò giù dalla torre. Tom Dumoulin (25 anni) non ha certo la capacità di doppiare le grandi montagne che hanno alcuni dei suoi più blasonati avversari, il suo Team Giant-Alpecin non è all’altezza di altre squadre, e lui non ha ancora corso un Giro; ma mai sottovalutare un underdog! Intanto l’olandese potrà mettere un po’ di fieno in cascina nella crono d’apertura in cassa e in qualche altra tappa mista della prima parte, poi non è che si staccherà volontariamente sulle prime salite: e se dovesse resistere, lo ritroveremo senz’altro a mordere il manubrio anche sulle Alpi.

Chi ancora un mese fa non avremmo minimamente preso in considerazione per un elenco dei favoriti del Giro è Carlos Betancur (26 anni); dopodiché, il colombiano del Movistar Team ha inanellato prestazioni sempre più incoraggianti e pure un paio di vittorie, negli ultimi 20 giorni, e che abbia il talento per far bene in un GT è del resto cosa risaputa da anni (almeno da quando fece quinto alla corsa rosa a 23 anni). Sulla carta non dovrà far altro che servire Valverde, ma hai visto mai… di sicuro è l’opzione più affascinante tra tutte quelle prese qui in esame: un corridore che ha lambito a lungo l’orlo del baratro (sportivo, s’intende), e che oggi ha trovato la via del riscatto. E certe favole sportive non avvengono solo in Premier League.

Al contrario dei due corridori citati in questo capitolo, Sergey Firsanov (33 anni) parte invece con tutti i gradi possibili e immaginabili: la piccola Gazprom-Rusvelo non avrà altro capitano che lui. La squadra resta candidata al ruolo di Cenerentola del Giro (e la wild card assegnatale sollevò parecchie perplessità, ai tempi), ma strada facendo ha trovato un uomo copertina piuttosto credibile, capace di vincere la Coppi e Bartali e il Giro dell’Appennino, e di ben figurare al Giro del Trentino, ancora pochi giorni fa. Osso duro, magari salta irrimediabilmente già prima delle Alpi (anche perché non avendo mai corso un Giro, potrebbe pagare qualcosa in termini di inesperienza), ma non si stupirebbe nessuno di vederlo lì a battagliare coi migliori anche dalle Dolomiti in avanti.

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