Vincenzo Nibali impegnato nella crono di Apeldoorn @ Bettiniphoto
Vincenzo Nibali impegnato nella crono di Apeldoorn @ Bettiniphoto

Nibali, la prima pagnotta l’abbiamo portata a casa

Vincenzo il migliore tra i big di classifica. Landa non disprezzabile, Valverde in linea

Se la lotta per la vittoria di tappa nella crono d’apertura del 99° Giro d’Italia ha tenuto tutti col fiato sospeso fino all’ultimo centimetro, l’attenzione era parimenti rivolta, in questa prima frazione della corsa rosa, a capire come si sarebbero mossi i favoriti, ben sapendo che era notevole la tara da applicare, ovvero le distanze fisiologiche tra chi va bene contro il tempo e chi invece si deve arrangiare.

Il dato che Tom Dumoulin abbia spazzolato tutti gli altri uomini di classifica è più chiaro che mai, ma il punto è: è Tom Dumoulin un serio candidato a lottare per la generale? Il ragazzo oggi ha vissuto il picco della carriera (vincere per 22 millesimi di secondo, prendere la maglia rosa sulle strade di casa, questa giornata se la ricorderà per un pezzo o – più probabilmente – per sempre), ma nei giorni scorsi aveva tenuto particolarmente a rassicurare tutti i big: “Non curerò la classifica”. Facile a dirsi, così come è facile innamorarsi della maglia rosa e cercare di non perderla. Le tappe di montagna che verranno affrontate nella prima metà di Giro non solo le Dolomiti, e Dumoulin non tirerà certo i freni nei prossimi giorni; e se a Roccaraso ci sarà da stringere un po’ i denti per non perdere contatto dai migliori, Tom li stringerà; e poi nel Chianti dovrebbe – se il mondo non girerà al contrario – riguadagnare a cronometro; e poi a Sestola potrà di nuovo stringere i denti: insomma, come niente si arriva alla terza settimana e il capitano della Giant te lo ritrovi ancora in altissima classifica. E a quel punto la lotta sarà giorno per giorno, e nulla potrà essere dato troppo per scontato.

 

La crono vista dalla prospettiva di Vincenzo Nibali
Detto dell’incognita Dumoulin, l’analisi dei favoriti-favoriti della corsa ci dice che la prima tappa l’ha vinta, per un’incollatura, l’uomo più atteso dal fandom italiano: Vincenzo Nibali. Il siciliano ha chiuso la crono al 16esimo posto, a 19″ dal vincitore, e – cosa principale – nessuno dei rivali più forti gli ha messo il naso davanti. Alexandre Geniez (bel cagnaccio, anche migliorato) gli rende 2″, il fuggitivo della missione impossibile Steven Kruijswijk 3″, lo spauracchio Alejandro Valverde 5″.

11″ li paga Esteban Chaves, 13″ Ilnur Zakarin, 14″ Ryder Hesjedal e Rigoberto Urán, 18″ Carlos Betancur, 19″ Rafal Majka e Jean-Christophe Péraud, 21″ Mikel Landa; ancora più indietro, a 28″ ammonta il ritardo di Domenico Pozzovivo.

Stiamo parlando di distacchi irrisori (con un buco sulla rampa d’arrivo già a Praia a Mare rischi di vederli azzerati) per quanto riguarda i primi nomi citati, e comunque non esorbitanti anche per gli altri: Roccaraso, uno scatto nell’ultimo chilometro, un abbuoncino, ed ecco che il Landa della situazione ti rientra a morderti le caviglie.

Però, dal punto di vista dello Squalo, meglio averli di vantaggio che di ritardo, questi secondi (primo luogo comune del Giro 2016: faremo il conto alla fine…). Sì che è banale dirlo, ma tutt’altra pressione graverebbe su un Vincenzo “oberato” da qualche minimo ritardo dopo una prova in cui nella carta doveva guadagnare; il capitano dell’Astana ha interpretato molto bene la prova, e il cronometro gli ha dato ragione. Per ora, tutto va secondo gli schemi; per il poi, si troverà alla lunga il modo di smontare il pesce rosa in barile, Dumoulin per intenderci.

 

La crono vista dalla prospettiva di Alejandro Valverde
Anche dal punto di vista dell’ospite d’onore (nessun altro si offenderà se gli conferiamo il titolo) della corsa rosa, Alejandro Valverde, non è che le cose siano poi malvage: Nibali è lì ad un passo (5″ son davvero niente), gli altri neanche li considera, con ogni probabilità; alle sue spalle si trova un primo margine di sicurezza su Majka e Landa, mentre Chaves e Urán sono sì più vicini, ma all’apparenza sono anche meno solidi rispetto agli altri qui citati.

E poi il murciano ha quel Betancur lì poco dietro, un uomo che potrà svolgere una funzione abbastanza determinante proprio in questa prima metà di Giro. Carlos – al secolo Bananito – stando alle logiche del ciclismo, non può neanche sognare di vincere il Giro; però è forte, molto forte; e nel breve potrà essere utilizzato dall’ammiraglia Movistar come spettacolare specchietto delle allodole, tantopiù in tappe (quelle delle rampette e quelle degli Appennini) in cui Valverde sarebbe comunque naturalmente tra i favoriti.

Il problema è: la formazione spagnola avrà imparato qualcosa dalla malagrazia con cui nel 2015, per salvare il podio al Tour proprio di Valverde, mise la museruola a un altro colombiano scintillante, Nairo Quintana? Se sì, se qualche retaggio positivo sarà rimasto tra carrozzeria e tappezzeria dell’ammiraglia di Eusebio Unzué, possiamo sperare che Betancur diventi un grimaldello per inattese giornate di battaglia  e di spettacolo, già ben prima delle Alpi; altrimenti, pancia a terra e pedalare senza troppo brio in attesa delle grandi vette.

 

La crono vista dalla prospettiva di Mikel Landa
Cassandra Pink (non chiedetevi chi sia) aveva pronosticato mezzo minuto secco di lacrime per Mikel Landa ad Apeldoorn. Il monociglio più affascinante del ciclismo ha però avuto qualcosa da obiettare, rispetto ai pronostici più pessimistici, e ha stampato una prova che – ok – non sarà da manuale della crono, ma che conferma che il ragazzo qualche passetto in avanti, nell’esercizio, l’ha fatto. Sarà la fissazione Sky per le lancette, sarà la consapevolezza di Mikel di avere davvero le carte in regola per sfondare (a patto di completare qualche piccolo miglioramento laddove è più fragile), fatto sta che Landa non può dirsi deluso da se stesso, stasera.

Non ha perso dai migliori più di quanto fosse in preventivo, e in più troverà forse strada facendo qualche alleato buono per provare a terremotare la corsa, dalla coppia AG2R (Péraud e Pozzovivo dovranno attaccare, questo è) all’ineffabile Majka. Le crono in fondo servono a questo: a mettere gli scalatori più puri nella condizione di dover attaccare senza aspettare gli ultimi due chilometri delle tappe di montagna. Il che non sempre poi si verifica, ma quando si verifica è sinonimo di spettacolo.

Il Giro d’Italia, insomma, non è partito poi male dall’Olanda, tutt’altro: il bagno di folla di Apeldoorn è il paradigma ideale di tre settimane che vogliamo emozionanti, palpitanti, coinvolgenti. Indipendentemente dai nomi di chi attacca e di chi difende, di chi controlla e di chi rivoluziona: tanto, alla fine, vincerà comunque il migliore.

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