Marcel Kittel vince nettamente la seconda tappa del Giro d'Italia 2016 a Nijmegen @ Bettiniphoto
Marcel Kittel vince nettamente la seconda tappa del Giro d'Italia 2016 a Nijmegen @ Bettiniphoto

Linee aeree Kittel, e gli altri neanche decollano

Marcel vince d’imperio a Nijmegen e annusa la maglia rosa di Dumoulin. Démare-Modolo podio di giornata

Se dovessimo dire quale delle prime due tappe del Giro d’Italia 2016 sia stata conclusa da una volata, opteremmo senza problemi per il cronoprologo d’apertura. Quello di Apeldoorn sì che è stato un arrivo allo sprint, seppur differito, visto che Tom Dumoulin ha preceduto di mezzo (o qualcosa meno) centimetro Primoz Roglic; la frazione di oggi a Nimega (o Nijmegen, per stare con gli olandesi padroni di casa) è stata vinta per distacco da Marcel Kittel.

Come definire altrimenti l’epilogo dell’azione del tedesco della Etixx-Quick Step sul rettilineo finale? Partito ai 200 metri, il quasi 28enne (li compie mercoledì) si è scrollato dalla ruota Arnaud Démare in maniera – oseremmo dire – brutale, e già ai 100 metri era sicuro di portare a casa il suo terzo successo parziale in carriera alla corsa rosa, il nono assoluto stagionale (è il plurivincitore mondiale insieme all’italiano Luca Wackermann).

Oltre a ciò, l’abbuono di 10″, sommato all’ottima performance di ieri contro il tempo, l’ha proiettato a un passo (o meglio: a 1″) dalla maglia rosa, per cui ci sono tutti i presupposti perché domani Kittel, arrivando nei tre di tappa (e non dovrebbe riuscirgli difficile, a giudicare dal suo exploit odierno), o comunque sprintando tra i primi tre in uno dei due traguardi volanti con abbuoni, vada a spodestare il suo ex compagno Dumoulin.

Il biondone della Etixx potrà lasciare perplessi in diverse sue scelte, non ultima quella di non correre la Milano-Sanremo perché la giudica troppo dura per le sue caratteristiche, ma quando lo vedi sprintare con la rabbia esibita oggi al termine della seconda tappa del Giro, hai la certezza che tali esibizioni di potenza non abbiano pari nel ciclismo su strada odierno. Un’esplosione da spot, praticamente. Poi, certo, il giudizio sul corridore risente degli appunti accennati poco sopra: se sei fortissimo nelle tappe più facili dei grandi giri, ma poi non ti misuri nelle classiche, non puoi sperare di essere convincente al 100%. A dire il vero, una certa disposizione a fare qualcosa in più Marcel l’ha dichiarata proprio in occasione di questo Giro, al termine del quale gli piacerebbe indossare la maglia rossa, in altri termini punta a vincere la classifica a punti.

Ed è già tanto, perché presuppone la volontà di finire il Giro, cosa che due anni fa fu lontanissimo dal compiere, dato che si ritirò prima ancora che la corsa approdasse in Italia dopo i primi tre giorni spesi in Irlanda, nei quali ottenne le sue due canoniche vittorie di tappa.

 

Berlato, Fraile e Tjallingii, fuga per la maglia azzurra
Partenza da Arnhem, 190 km da coprire fino a Nijmegen, e quelli che hanno subito preso sul serio la questione rispondono ai nomi di Giacomo Berlato (Nippo Fantini), Omar Fraile (Dimension Data) e Maarten Tjallingii (LottoNL Jumbo). I primi due sono partiti in fuga perché avevano messo nel mirino l’unico traguardo Gpm di giornata, il primo della corsa rosa e come tale latore – per il suo vincitore – della prima maglia azzurra di migliore scalatore; il terzo, ovvero il fuggitivo numero uno made in Nederland, ci si è inserito in qualità di addetto agli onori di casa.

Poi il buon Tjallingii ha vinto i due traguardi volanti, mentre il Gpm di Berg en Dal (ai -35) ha visto Fraile allungare sul finire della salitella e imporsi nettamente.

In quel momento il gruppo, da qualche decina di chilometri sferzato dalle trenate della Etixx-Quick Step, era a 2’30” dal terzetto di battistrada, che in precedenza aveva avuto fino a 10′ di vantaggio (margine toccato al km 62, ai -128); dopo il Gpm il distacco è andato ulteriormente calando, anzi proprio crollando, tanto che Berlato ha tentato l’azione personale partendo da solo ai -21, ma non ottenendo altro che prolungare la sua leadership di giornata per un’altra decina di chilometri rispetto ai due colleghi. Ripreso Giacomo ai -10, era già tempo di organizzare la volata.

 

Nibali l’intruso nella lotta fra i treni dei velocisti
Nel gruppo non era successo praticamente nulla per tutto il giorno, a parte una caduta di Pim Ligthart (Lotto Soudal) che aveva coinvolto ai -25 André Cardoso (Cannondale), Liam Bertazzo (Wilier) e pure uno dei possibili protagonisti del Giro, il russo Sergey Firsanov (Gazprom), aiutato poi dai compagni a rientrare sui migliori; nessuna conseguenza, comunque, per i coinvolti nella caduta.

I fuochi d’artificio erano chiaramente riservati per il finale. Una volta annullata la fuga, abbiamo visto alle consuete grandi manovre dei treni dei velocisti, ma pure di quelli delle squadre dei big (fino ai -3 dall’arrivo abbiamo visto davanti l’Astana con Vincenzo Nibali, la Sky con Mikel Landa, la Movistar con Alejandro Valverde, la Tinkoff con Rafal Majka). Poi Nibali, giacché era lì, si è trattenuto per qualche altro centinaio di metri nelle primissime posizioni, occupando una posizione nel treno Etixx, alla ruota di Bob Jungels. Sembrava quasi che lo Squalo avesse in animo una qyalche magata in stile Sheffield, ma poi, quando proprio la Etixx (e proprio con Jungels) ha aumentato il ritmo, Vincenzo è tornato a occupare posizioni più consone a uno scalatore in uno sprint di gruppo.

Ai 2 km Marcel Kittel, che era rimasto intruppato dietro nonostante il suo treno fosse già in azione, è risalito con l’aiuto di un compagno, quindi ai 1500 metri Roberto Ferrari (Lampre) ha chiuso un buco che si era formato dietro ai primi 7 in seguito allo spostamento di un uomo della Trek, infine ai 900 metri Murilo Fischer ha riportato in prima linea i suoi FDJ che erano scivolati troppo indietro per poter permettere al capitano Arnaud Démare di sprintare al meglio delle sue possibilità.

 

Démare secondo tra l’imperioso Kittel e il rimontante Modolo
Fabio Sabatini, rimasto penultimo uomo di una Etixx non registratissima, ha accennato il lancio dello sprint già ai 400 metri, ma Kittel non era alle sue spalle (si era sfilato di un paio di posizioni), sicché l’italiano ha presto decelerato, lasciando che fossero gli FDJ a impostare i 300 metri finali. Ma sul team francese stava per abbattersi un uragano tedesco, ovvero appunto Kittel, che ai 250 metri ha innestato la marcia e ai 200 si è in(dia)volato verso il successo. Démare non ha demeritato, ma semplicemente non ha potuto nulla contro lo scatenato avversario, e ha conquistato il secondo posto, difendendolo dalla bella rimonta di Sacha Modolo (Lampre), risalito fino alla terza posizione finale.

Moreno Hofland (LottoNL), uno dei più attesi in quanto pure lui corridore di casa, ha concluso al quarto posto, al quinto s’è piazzato Nicola Ruffoni (Bardiani-CSF), che ha esibito una bella autorità nel battagliare spalla a spalla coi big delle volate. Ancora, Alexander Porsev (Katusha) e Caleb Ewan (Orica) hanno preceduto Kristian Sbaragli (Dimension Data), ottavo, e Andrey Amador (Movistar) è andato a prendersi un inaspettata top ten davanti a Giacomo Nizzolo (Trek), decimo (dopo aver già sprintato per il quarto posto a entrambi i traguardi volanti), e Paolo Simion (Bardiani), undicesimo; nei 20 anche Elia Viviani (Sky), al tredicesimo posto, André Greipel (Lotto Soudal), che come al solito ha sbagliato la prima volata di un GT, finendo quindicesimo, e Daniel Oss (BMC) a chiudere la top 20.

La classifica parla ancora la lingua di Tom Dumoulin (Giant), primo con lo stesso tempo di Primoz Roglic (LottoNL) e con 1″ su Kittel; Amador è quarto a 6″, Tobias Ludvigsson (Giant) quinto a 8″, Moreno Moser (Cannondale), sesto a 12″, è pure il primo degli italiani.

Domani altra volata attesa nella Nijmegen-Arnhem, ancora 190 km a unire le due città (peraltro vicinissime) già protagoniste oggi; stavolta si svarierà a est (oggi si è girato a ovest dei due centri), ma il copione resterà più o meno immutato, con due traguardi volanti e uno del Gpm (sul classico cavalcavia) a punteggiare il piattone destinato all’epilogo allo sprint; a meno che qualche soffio di vento un po’ più forte non decida di mettere i bastoni tra le ruote al gruppo.

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