Ancora Marcel Kittel a imporsi nella terza tappa del Giro d'Italia 2016 ad Arnhem @ Bettiniphoto
Ancora Marcel Kittel a imporsi nella terza tappa del Giro d'Italia 2016 ad Arnhem @ Bettiniphoto

E al centro della scena c’è sempre lui: Kittel!

Ancora volata di gruppo, e ancora Marcel: batte Viviani e Nizzolo, strappa la maglia rosa a Dumoulin

L’obiettivo di un corridore come Marcel Kittel, già vincitore di due tappe al Giro d’Italia del 2014, non poteva essere minore del ripetere se stesso. E con autorità prossima all’insolenza, il tedescone di Arnstadt ha già eguagliato lo score di due anni fa, vincendo pari pari la seconda e la terza tappa. La storia per lui, però, non solo si ripete, ma si migliora e anche sensibilmente, visto che grazie all’ottimo cronoprologo riesce a conquistare la prima maglia rosa della carriera; un viatico di un certo rilievo, che dovrebbe porci al riparo da clamorosi forfait del quarto giorno: e se nel 2014 Kittel non arrivò neanche a correre in Italia, dopo la tre giorni d’apertura in Irlanda, stavolta – responsabilizzato dal simbolo del primato – dovrebbe riuscire a non farsi da parte, anche se dovesse svegliarsi martedì mattina con la febbre a 40.

Si chiude con la seconda affermazione per distacco di Marcel la “grande partenza” della provincia di Gelderland, in Olanda, si chiude con grandi applausi (è stata una festa popolare di immani proporzioni) ma anche con un po’ di vuoto dettato dalla scarsità di contenuti tecnici di queste prime tre frazioni. E se la prima, la breve cronometro di Apeldoorn, ha fatto il suo (ovvero dar forma alla classifica e mettere qualche secondo – o decina di secondi – tra i più e i meno bravi), e se la seconda si è consacrata secondo prammatica allo sprint generale, nella terza si è sentita la mancanza di qualche dentello posto in maniera più strategica sulla strada che arzigogolava tra le vicine Nijmegen e Arnhem.

Ma tant’è, strappi e strappetti li troveremo più avanti, oggi ci possiamo contentare di un po’ di pepe dettato dal venticello, e di fare una prima conta di caduti e staccati tra un capitombolo e l’altro. Purtroppo salutiamo il primo ritirato dal Giro, lo sfortunato Jean-Christophe Péraud, messo ko da una caduta di faccia a 105 km dall’arrivo. Pare che le conseguenze per il francese dell’AG2R La Mondiale non siano preoccupanti, ma quando si batte la testa il ciclismo passa in secondo o terzo piano, e un ricovero cautelativo in ospedale è il minimo che si possa fare per la propria salute.

 

Berlato e Tjallingii di nuovo in fuga dal km 0
Se qualcuno ieri non avesse capito che le intenzioni di Giacomo Berlato e Maarten Tjallingii erano molto bellicose, i due oggi ci hanno tenuto a ribadire il concetto, e in una perfetta replica di quanto avvenuto 24 ore prima si sono mossi al km 0; con loro, il sudafricano Johann Van Zyl (Dimension Data), e poco dopo è sopraggiunto pure lo spagnolo Julen Amezqueta (Wilier-Southeast), a completare un quartetto destinato a durare a lungo.

I più attenti avranno notato che nel novero non c’era Omar Fraile, il detentore della maglia azzurra di migliore scalatore: manna per Berlato e Tjallingii, i quali (avendo raccattato rispettivamente 1 e 2 punti ieri) ambivano a guadagnare la testa della classifica dei Gpm. Uno solo dei due poteva però riuscirci, ed è toccato al corridore della LottoNL, primo al traguardino di Posbank, ai -53, e conseguentemente nuovo leader degli scalatori. Va detto che convivere col simpatico Maarten in questi due giorni dev’essere stato impossibile per i suoi compagni di fuga (anche oggi l’esperto olandese si è preso senza colpo ferire entrambi gli sprint intermedi).

La fuga dei quattro, avuto un vantaggio di 9′ dopo una trentina di chilometri di tappa, è tecnicamente spirata a 12.5 dalla conclusione, allorquando Van Zyl è scattato da solo, provando a centrare l’impresa di resistere al ritorno del gruppo.

 

Per il gruppo un inseguimento con diversi intoppi
Il lungo inseguimento del plotone ai quattro battistrada non era stato tranquillo come si poteva supporre data l’altimetria. Riportato il gap dai 9′ ai 5′ su cui è poi rimasto fissato a lungo, la Giant del leader Tom Dumoulin non ha ritenuto di doversi spremere oltre, passando la palla ai team dei velocisti, i quali però hanno atteso parecchio prima di darsi una mossa.

A poco più di 70 km dalla fine un po’ di vento trasversale ha spinto BMC e Tinkoff a tentare di aprire dei ventagli, e per qualche chilometro in effetti ci sono stati dei frazionamenti (attardate mezza Sky, mezza FDJ e potenziali uomini di classifica come Sergey Firsanov e Andrey Amador), poi però rientrati nel giro di una quindicina di chilometri. In mezzo, un paio di cadute (prima Jay Thomson e Mirco Maestri, poi Svein Tuft, Jay McCarthy, Nicolas Roche, Adam Hansen).

Intorno ai -30, dopo che il distacco dai fuggitivi era sceso a 1’40” sotto i colpi della Cannondale, i quattro hanno innestato una marcia superiore e sono tornati a guadagnare qualcosa, riportandosi a +2’35”, e solo a questo punto (ai -25) la Etixx-Quick Step di Kittel si è risolta a prendere in mano le redini del gioco. Ai -17, quando già si era sul circuito cittadino di Arnhem, il gruppo allungatissimo si è nuovamente frazionato in seguito a un buco provocato da una nuova folata di vento laterale, e a complicare ulteriormente le cose ci si è messa un’altra caduta ai -12: stavolta sono rimasti coinvolti parecchi corridori (molti FDJ tra cui l’uomo di classifica Alexandre Geniez, Eduard Grosu della Nippo che sperava di fare la volata, anche Primoz Roglic, secondo della generale con lo stesso tempo di Dumoulin), e questo fatto ha nuovamente rallentato il gruppo, dando respiro all’azione solitaria di Johann Van Zyl, che era partito poco prima.

 

Il tentativo solitario di Van Zyl e le spallate in volata
Il sudafricano della Dimension Data si è presentato ai -9 con un margine ancora sostanzioso: ben 56″. Il gruppo ha dovuto così darsi una netta svegliata, perché rischiava di rivedere il superstite della fuga solo sul palco delle premiazioni. È stata la IAM Cycling di Matteo Pelucchi a suonare la carica, e l’intervento di LottoNL (attivatasi per Moreno Hofland una volta che Tjallingii era stato raggiunto) e Wilier (al lavoro per Manuel Belletti) ha contribuito a ridurre il distacco; è stata però una lunga trenata di Bob Jungels (Etixx) a dare il colpo di grazia alle speranze di Van Zyl, e l’inseguimento è stato completato dalla Trek, che ai -3 ha dato un ulteriore scossone all’andatura, preparando il terreno per lo sprint di Giacomo Nizzolo.

Van Zyl è stato raggiunto a 1700 metri dalla linea d’arrivo, e il lavorìo di treni e trenini vari si è svolto senza grossi sussulti, dato che comunque la situazione era ben controllata dagli Etixx, i quali avevano l’asso nella manica e ci tenevano a fare le cose per benino per lanciarlo. In effetti tutto, nelle ultime centinaia di metri, si è svolto all’ombra maestosa di Marcel Kittel. Abbiamo visto Elia Viviani e Giacomo Nizzolo fare ripetutamente a spallate per prendere la ruota del tedesco, abbiamo visto gli Orica di Caleb Ewan risalire ma rimbalzare subito, stesso iter dei Bardiani di Nicola Ruffoni; abbiamo visto i Lotto Soudal riportare sotto André Greipel, ma abbiamo visto il Gorilla non avere ancora la gamba smagliante che potrà permettergli, più avanti, di togliersi anche quest’anno una soddisfazioncella.

 

Kittel inesorabile, per lui tappa e maglia rosa
Tutto questo l’abbiamo visto mentre Matteo Trentin e poi Fabio Sabatini aprivano le acque davanti al loro marmoreo Mosè, il quale non aspettava altro che di prendere in testa la volata – una volta che il suo ultimo uomo si fosse spostato, ai 250 metri – per staccarsi di ruota gli avversari come già fatto ieri a Nijmegen.

Non c’è stata storia. Viviani, che alla Tre Giorni di La Panne era riuscito a fare lo scherzone al tedesco, battendolo con una clamorosa rimonta, non si è trovato davanti lo stesso Marcel di un mese fa, e non ha potuto neanche avvicinare il possente avversario, che ha vinto a braccia alzate e con un inequivocabile sapore di rosa in bocca. Nizzolo, persa con Elia la lotta per prendere la ruota di Kittel, e poi trovatosi chiuso anche dal sopraggiungente Greipel, è stato bravo a rimontare sul capitano della Lotto Soudal e a inserirsi al terzo posto (son sempre punti buoni per la maglia rossa, suo obiettivo dichiarato), proprio davanti al Gorilla; Alexander Porsev (Katusha), uomo da piazzamento fisso, ha chiuso al quinto posto davanti a Kristian Sbaragli (Dimension Data), il quale avrebbe preferito festeggiare il proprio compleanno (era oggi) con un risultato un po’ migliore; e ancora, il velocista di casa, Moreno Hofland, ha chiuso al settimo posto, Arnaud Démare, dopo tutte le vicissitudini della giornata, non è andato oltre l’ottava piazza, e i giovani Rick Zabel (BMC) e Matej Mohoric (Lampre) hanno completato la top ten davanti a Manuel Belletti, Caleb Ewan e Matteo Pelucchi. Nei 20 anche Ruffoni (18esimo), disperso invece Sacha Modolo che non è riuscito proprio a sprintare pur essendo nel primo gruppo.

La classifica vede ora Kittel al comando con 9″ su Dumoulin, 15″ su Amador (Movistar), 17″ su Tobias Ludvigsson (Giant), 21″ su Moreno Moser (Cannondale), quinto e primo degli italiani; e ancora, 22″ su Jungels, 23″ su Matthias Brändle (IAM), 25″ su Roger Kluge (IAM) e su Chad Haga (Giant), 26″ su Georg Preidler (Giant) che chiude la top ten; all’undicesimo posto, a 28″, c’è il primo big, Vincenzo Nibali, il quale martedì, nella quarta tappa dopo il primo riposo (Catanzaro-Praia a Mare di 200 km), potrà risalire altre posizioni, visto che le salitelle del finale fungeranno da ulteriore setaccio per la classifica. Insomma, il Giro ha vissuto un grande happening in Olanda, ma è come se ancora non fosse successo niente: arrivederci, quindi, in Italia!

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La vignetta di Pellegrini