Maarten Tjallingii premiato sul podio con la maglia di miglior scalatore @ Peri
Maarten Tjallingii premiato sul podio con la maglia di miglior scalatore @ Peri

Tjallingii colora d’azzurro la grande festa olandese

Simpatico, guascone, fuggitivo e da oggi il vegetariano a due ruote è pure… scalatore

Le prime giornate di una grande corsa a tappe sono, in genere, le più noiose. Gli arrivi in volata fanno presagire una corsa controllata dalle squadre dei velocisti, che impediscono a chicchessia anche solo di pensare di poter arrivare al traguardo prima dei loro capitani. Questo era quello che ci si aspettava da quest’inizio di Giro d’Italia. E, invece, c’è stato chi non si è fermato a pensare, non si è fatto intimidire, ma ha agito direttamente per animare e dare il suo contributo al grande spettacolo della corsa rosa. 171 chilometri in fuga nella tappa di ieri, 181 chilometri nella tappa di oggi da Nijmegen ad Arnhem, che ne contava 190 in totale. 352 km in fuga in soli due giorni. E magari sarebbero di più se la prima tappa non fosse stata una cronometro. Sì, stiamo dando i numeri. Quelli di Maarten Tjallingii, corridore olandese nelle fila del Team LottoNL-Jumbo.

 

Due fughe su due, e sul podio sale con i bimbi
La fatica di questi giorni (che, dobbiamo dirlo, è stata condivisa dal compagno di fuga Giacomo Berlato) è stata premiata con la maglia azzurra, che va al leader della speciale classifica del Gran Premio della Montagna. Ma è stata ripagata anche dal boato del pubblico olandese quando Maarten è salito sul podio per mettersela sulle spalle quella maglia (che aveva già indossato per quattro tappe nel Giro del 2014). Un pubblico che poteva essere deluso dal fatto che Tom Dumoulin ha dovuto cedere la sua maglia rosa all’imbattibile tedesco Marcel Kittel, ma che, invece, ha accolto il suo connazionale con tutti gli onori che merita.

Accompagnato dai suoi due bambini, il ciclista olandese ha sfoggiato sul podio un sorriso smagliante, lo stesso che aveva mostrato in favore di telecamere subito dopo essere stato ripreso dal gruppo, mentre indicava il colore delle sue scarpe: azzurre, come la maglia che avrebbe indossato di lì a poco. La voglia di vestirsi d’azzurro ce l’aveva già stamattina quando ha messo ai piedi quelle scarpe, un buon augurio per la sua corsa. «Ho dovuto faticare tanto e lottare per conquistare la maglia del gpm» ha dichiarato ai microfoni di Raisport. Ma lui la voleva con tutte le sue forze, anche solo per pochi giorni, ben consapevole di non poterla portare fino a Torino: «Perché, adesso, torniamo in Italia e lì cominceranno le salite vere…».

 

Una carriera sempre all’attacco che sta per terminare
Professionista dal 2003, a 38 anni suonati (ne compirà 39 il prossimo 5 novembre) il ciclista di Leeuwarden, capoluogo della Frisia, non ha raccolto grandissimi risultati in carriera, se si esclude il terzo posto nella Parigi-Roubaix del 2011 dietro a Johan Vansummeren e a un colosso del calibro di Fabian Cancellara e la vittoria del Giro del Belgio nel 2006. La sua giusta dimensione di corridore che fatica Maarten la trova nelle fughe, in cui cerca di entrare ogni volta che gli si presenta l’occasione.

E così ha fatto, ad esempio, nelle ultime tre edizioni della classicissima, la Milano-Sanremo. Partito dopo soli 4 km di corsa nel 2014, ha resistito per 270 km fino a quando ne mancavano una ventina al traguardo. Non contento dell’esito della fuga dell’anno precedente, Tjallingii si è presentato alla Milano-Sanremo del 2015 ancora più pimpante e questa volta non ha aspettato neanche un chilometro per mettersi in fuga. Tanto per non smentire il detto «Non c’è due senza tre», anche nella Classicissima di quest’anno, Maarten si è infilato nella fuga partita dopo solo 14 km dall’inizio della corsa e questa volta è riuscito a resistere fino a 11 km dal traguardo.

Con il suo entusiasmo e la sua voglia di provarci sempre e comunque, il ciclista olandese ha conquistato la simpatia dei corridori in gruppo e il favore del pubblico che non può fare a meno di apprezzare un ciclista che non si iscrive alle corse tanto per partecipare. Che ha scelto proprio la Corsa Rosa, a cui prende parte da quattro anni di fila, come ultimo grande appuntamento della carriera: al campionato nazionale di fine giugno saluterà tutti per godersi le gioie della vita giù dalla sella.

 

Un tumore gli toglie un rene; l’appetito c’è anche senza carne
Quando aveva soltanto due anni, a causa di un tumore, gli dovettero asportare un rene, ma questo non gli ha impedito di dedicarsi ad uno sport faticoso come il ciclismo. «Avere un rene solo non mi crea problemi e non mi impedisce di correre, l’importante è bere tanto». E se questo non bastasse, Maarten è anche vegetariano, abitudine alimentare praticamente unica tra i ciclisti. Potremmo raccontare che è una scelta ideologica, una filosofia di vita di cui è fortemente convinto, per completare un quadro romantico di questo ciclista olandese, se non fosse lui stesso a smentirlo: «È che proprio mi fa schifo il gusto della carne e del pesce». Così quando i suoi compagni di squadra addentano una bella bistecca, lui rimane in disparte a sgranocchiare noccioline e a mangiare formaggio, da cui ricava le proteine e gli aminoacidi necessari per affrontare tanti chilometri di corsa.

A Catanzaro, martedì, ripartirà con la maglia azzurra sulle spalle, pronto a onorarla e a difenderla finché le gambe e la strada glielo permetteranno. Di sicuro Maarten non si accontenterà di quanto fatto in questi primi giorni di corsa rosa, ma cercherà di rendersi ancora protagonista di qualche grande fuga partita da lontano. E il percorso del Giro d’Italia gli riserva ancora tante occasioni per avere le telecamere puntate su di lui e sulla sua bicicletta. Se in questi giorni ha potuto fare il pieno di entusiasmo trasmesso dal pubblico olandese in festa per le strade dei Paesi Bassi, ora lo aspetta il pubblico italiano, pronto a infiammarsi per le imprese di un grande lottatore.

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