Vincenzo Nibali, Alejandro Valverde e Steven Kruijswijk impegnati nell'insidiosa tappa calabrese del Giro @ Bettiniphoto
Vincenzo Nibali, Alejandro Valverde e Steven Kruijswijk impegnati nell'insidiosa tappa calabrese del Giro @ Bettiniphoto

Valverde perde un’occasione, Nibali fa già il padroncino

Nel giorno in cui Dumoulin riprende la maglia rosa, i big si fanno vedere. Landa convince meno di altri

La prima tappa mossa, venuta in questo caso dopo un giorno di riposo, sovente presenta trabocchetti che ingigantiscono le difficoltà effettivamente affrontate sulla strada: saggiare la condizione dei big per capire come hanno passato la pausa e il trasferimento transnazionale, come pedalano e come sono assistiti dai compagni di squadra non è un fatto secondario, in vista degli appuntamenti importanti che si avvicinano sempre più.

 

Nibali e Valverde, buona la prima. Anche se i Movistar…
Il favorito della vigilia per la maglia Rosa ha corso in maniera sempre attenta: presente nelle prime posizioni, sia nei momenti più semplici che in quelli più insidiosi, Vincenzo Nibali ha risposto presente confermando le buone sensazioni che aveva lasciato la cronometro di Apeldoorn. Il messinese imbocca nelle prime posizioni lo strappo di Via Fortino e lì rimane sino al termine della scalata, marcando la ruota di Alejandro Valverde. Assieme al vincitore del Giro 2013 destano un’impressione positiva due dei suoi gregari più preziosi, ovvero sia Jakob Fuglsang e Michele Scarponi, restati sempre nel drappello dei migliori; ha perso contatto l’altro aiutante prezioso per il campione d’Italia, vale a dire l’estone Tanel Kangert, giunto staccato di 43″ con il troppo spesso sottovalutato Andrey Zeits. Giornata che va in archivio con il segno più per la formazione di Alexander Vinokourov, sotto tutti i punti di vista.

Quarto sul traguardo, Alejandro Valverde ha confermato di essere veuto al Giro con intenzioni bellicose: è la sua squadra che cerca di controllare lo svolgimento della corsa nella caotica fase che porta dal traguardo volante di Scalea all’ultima ascesa di giornata. E il murciano non spreca il lavoro, arrampicandosi sul muro dei meno 10.5 km tra i primissimi ed uscendovi in quinta ruota. Tutto tranquillo poi fin sul traguardo, dove fa suo l’effimero sprint per il quarto posto: tuttavia dall’Embatido ci si poteva aspettare qualcosina in più, magari immaginando una diversa impostazione ed un diverso ritmo nell’imbocco dell’ultima asperità, oltre che una bottarella lanciata. Non hanno invece rubato l’occhio gli aiutanti di Bala: sia Andrey Amador che Giovanni Visconti si sono staccati a Via del Fortino, giungendo distanziati di 43″ dal vincitore all’arrivo. 1’11” è il passivo accumulato dall’altro vice capitano, il colombiano Carlos Betancur. Non sono queste le occasioni in cui serve avere uomini al proprio fianco, tuttavia è innegabile che almeno un paio del trio citato sarebbe dovuto rimanere con il capitano per qualunque tipo di evenienza.

 

Landa a fatica, segnali da Majka e Urán
Colui che ha lasciato la peggior sensazione tra quanti puntano al Trofeo Senza Fine è Mikel Landa: il basco ha addirittura perso qualche metro nella parte finale di Via del Fortino, scollinando attorno alla quindicesima posizione e salvato solamente da un ottimo Nicolas Roche. L’irlandese ha di fatto chiuso da solo il buco che divideva la seconda parte del plotoncino dei migliori con quella in cui viaggiavano Nibali e compagnia. L’impressione emersa è che Landa sia un po’ imballato: già da giovedì con l’arrivo di Aremogna si potrà capire qualcosa di più. Nel resto del Team Sky, molto bene David López García, contrattaccante capace di rimanere con i migliori mentre Ian Boswell e Sebastián Henao sono arrivati nel plotone a 43″ e Philip Deignan in quello a 1’11”. Giornata tranquilla infine per Mikel Nieve, che paga 4’12”, ininfluenti per uno che si sacrificherà per il capitano nelle alte vette delle prossime settimane.

Pollice insù per Rafal Majka e Rigoberto Urán, due con ambizioni simili e che devono farsi perdonare una cronometro non andata per il verso giusto. Sia il polacco che il colombiano hanno affrontato senza alcun problema la salita clou di giornata, restando costantemente attaccati a Nibali e Valverde. Discrete anche le loro formazioni: per la Tinkoff hanno chiuso nel gruppetto a 43″ Jay McCarthy (in precedenza contrattaccante), Pawel Poljanski e Ivan Rovny. Ancora più consistente è la Cannondale, con Davide Formolo sempre affiancato a Urán mentre André Cardoso e Moreno Moser (un altro che aveva attaccato nelle fasi convulse di gara: buona la giornata del trentino, che pare essere finalmente tornato al livello a cui lo si attendeva) hanno concluso a 43″ e gli statunitensi Nathan Brown e Joe Dombrowski a 1’11”.

 

Dumoulin sul pezzo, occhio a Kruijswijk
Continua a negare di avere ambizioni in rosa, lascandosi sfuggire che dubita di arrivare alla crono del Chianti con addosso le insegne del primato. Ma anche oggi Tom Dumoulin ha dato prova di essere vispo e attivo, riuscendo a staccarsi attorno all’arco dell’ultimo km per guadagnare 1″ sul resto dei big, a cui si aggiungono 6″ di abbuono per la seconda piazza di giornata. Torna in vetta alla graduatoria, l’olandese, supportato oltre che dalle sue gambe anche da un efficace Georg Preidler: l’austriaco fa il ritmo sulla salita di San Pietro, poi si inserisce nel tentativo dei venti contrattaccanti e quindi si mostra come prezioso supporto per la farfalla di Maastricht. Finalmente tornato ai livelli da under 23, quando al Toscana-Terra di Ciclismo 2011 ebbe la meglio su Fabio Aru? Ai posteri l’ardua sentenza.

L’anno scorso terminò il Giro settimo a 10’53” dal vincitore Alberto Contador. Ma la gran parte di quel distacco Steven Kruijswijk la accumulò nella quarta tappa, la Chiavari-La Spezia: l’olandese perse 8’05” dal plotone dello spagnolo, di Aru e Porte. Il giorno dopo sull’Abetone il capitano del Team LottoNl-Jumbo accumulò 1’20”, impostando così una seconda metà di corsa sempre all’attacco e che diede i suoi frutti. Oggi il ventottenne dopo una più che discreta crono è riuscito ad accaparrarsi il terzo posto con tanto di abbuono, portandosi al primo posto di quanti lottano per la classifica generale (davanti a lui i soli Dumoulin, Jungels e Ulissi): la cronometro è dalla sua e potrebbe costruirsi un tesoretto da difendere per le tappe di alta montagna. Contro di lui gioca però una formazione poco pronta a supportarlo in salita: il più indicato, lo sloveno Primoz Roglic, è caduto domenica e risente ancora delle botte subite, come dimostra il terzultimo posto odierno a oltre 16′ da Ulissi.

 

Chaves e Zakarin senza fatica, Hesjedal è l’unico che perde. Geniez va a casa
Pimpanti sono stati sia Esteban Chaves che Ilnur Zakarin, entrambi nomi spendibili come outsider anche per il podio: sia il colombiano che il russo non hanno dato alcun segnale di cedimento, riuscendo tranquillamente a rimanere con il resto dell’alta società. Diverso è invece il destino delle rispettive formazioni: la Orica GreenEDGE ha lasciato troppo presto al vento Chavito, basti pensare che il solo Luka Mezgec, molto bravo a tenere su certe pendenze, è rimasto con lui fino ai meno 10 km. Sugli scudi invece il Team Katusha, con Pavel Kochetkov (all’attacco in due occasioni) e l’estone Rein Taaramäe giunti con i primissimi, Egor Silin a 43″ e Alexey Tsatevich a 1’08”. Buone risposte anche da Domenico Pozzovivo, che aveva timidamente cercato uno scatto a Via del Forino per poi rientrare presto nei ranghi.

Bicchiere mezzo vuoto per Ryder Hesjedal: a conti fatti il canadese, che stando alle sue parole vuole il bis al Giro, è rimasto distanziato sull’ormai universalmente noto Praienberg e nonostante il tentativo di rientrare nel falsopiano successivo ha dovuto patire 37″ di distacco dai migliori, arrivando già a 57″ di ritardo in classifica dal “gemello diverso” Kruijswijk. Il capitano della Trek-Segafredo ha prontamente affidato il proprio pensiero a Twitter: «So che ogni secondo conta ma la perdita di oggi è una piccola macchia nel grande disegno». Convinto lui, convinti tutti. Chi invece deve già saluta tutti è Alexandre Geniez: il francese della FDJ, nono un anno fa, era caduto domenica perdendo terreno (e bisticciando dopo il traguardo con il connazionale Hubert Dupont). Anche oggi il ventottenne di Rodez ha assaggiato l’asfalto, urtando duramente con il polso già dolorante, evento che l’ha portato suo malgrado ad optare per l’abbandono.

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