André Greipel può alzare le braccia: è sua la vittoria nella quarta tappa del Giro d'italia 2016 a Benevento @ Bettiniphoto
André Greipel può alzare le braccia: è sua la vittoria nella quarta tappa del Giro d'italia 2016 a Benevento @ Bettiniphoto

Greipel, una sentenza che non va in prescrizione

Il tedesco a segno nel decimo GT consecutivo. Démare e Colbrelli sul podio di giornata

Tre volate e tre vittorie tedesche. Se Nimega e Arnhem sono state terreno facile facile per Marcel Kittel, Benevento sorride all’altro formidabile velocista tedesco: è infatti André Greipel ad aggiudicarsi, con un magistrale sprint di potenza, il primo appuntamento per le ruote veloci sul suolo italiano. Nonostante un arrivo all’insù il Gorilla non ha avuto alcun problema a cogliere quella che è la sua quarta affermazione stagionale, che rappresentano esattamente la metà del bottino totale della sua Lotto Soudal.

Per il Gorilla è inoltre il quarto successo in altrettante partecipazioni al Giro: nel 2008 fu scortato dall’allora capitano Mark Cavendish a Locarno, nel 2010 fu il più rapido a Brescia e l’anno scorso a Castiglione della Pescaia. Un ulteriore dato rappresenta bene la costanza del nativo di Rostock: negli ultimi dieci grandi giri a cui ha preso parte l’ex DDR ha vinto almeno una tappa in ciascun appuntamento. In carriera gli fan difetto solo la Vuelta 2006 (a León fu comunque secondo dietro a Thor Hushovd) e la Vuelta 2007 (quarto in due occasioni).

 

Cunego a caccia di gpm, la fuga si forma dopo un’ora
Partiti alle 11.30 tutti e 195 i corridori ancora in gara sotto un bel sole a Praia a Mare, in una due giorni perfetta per la località balneare cosentina. Tentativi pochini nei primi 20 dei 233 km previsti per quella che è la seconda frazione più lunga della corsa; tanto tatticismo anche in considerazione della presenza dell’unica salita di giornata di lì a breve. Al km 35 il gruppo sempre compatto arriva al gpm di terza categoria ed è necessario uno sprint per stabilire le posizioni.

Per primo, giusto allo scoccare della prima ora di gara, transita proprio colui che indossa la maglia azzurra di miglior scalatore, ossia Damiano Cunego: il veronese della Nippo-Vini Fantini supera lo spagnolo Julen Amezqueta (Wilier Triestina-Southeast), il belga Tim Wellens (Lotto Soudal) e il compagno di squadra Alessandro Bisolti. Il vincitore del Giro 2004 allunga così a quota 14 punti, distanziando Nicola Boem (Bardiani CSF) fermo a quota 7 mentre Amezqueta sale al terzo posto a 6 punti.

Nella successiva discesa prende finalmente corpo il tentativo che caratterizza la giornata: il primo a muoversi è Daniel Oss (BMC Racing Team), che dopo la frazione di ieri aveva twittato di non sentirsi ancora in perfetta forma, sperando di migliorare il prima possibile. Evidentemente la notte ha dato nuova linfa al passista trentino; lo seguono lo spagnolo Amets Txurruka (Orica GreenEDGE) e i russi Pavel Brutt (Tinkoff) e Alexander Foliforov (Gazprom-RusVelo). Immediatamente il gruppo alle loro spalle quasi si ferma: al km 45 è già di 2’37” mentre al km 50 è addirittura di 4’21”.

 

Quasi 7′ il vantaggio massimo, la Lotto Soudal fa la corsa. A terra Oss
Prosegue senza conoscere tregua l’aumento di margine del quartetto: a Sterpone (km 60) si sale fino a 6’24” mentre il vantaggio massimo di 6’55” viene raggiunto al km 76. Il primo traguardo volante di giornata, a Polla (km 85), viene vinto da Oss su Foliforov, Txurruka e Brutt mentre il gruppo, che passa a 6’12”, viene regolato da Arnaud Démare su Elia Viviani e Boy Van Poppel. Medesimo ordine dei battistrada al passaggio del secondo ed ultimo traguardo volante, a Palomonte (km 118); quello che cambia è il ritardo del gruppo che si è abbassato sino a 4’27”.

Merito della Lotto Soudal che punta a regalare a André Greipel la possibilità di far sua la frazione. Nel frattempo davanti va a terra Daniel Oss: il riccioluto ventinovenne scivola malamente in un tornante a sinistra poco prima di metà gara. All’azzurro parte la ruota anteriore che lo fa cadere in un prato a bordostrada, finendo la sua corsa su un muretto. Dopo qualche momento di normale intontimento Oss riesce a rialzarsi per rientrare dopo qualche km sugli altri tre attaccanti, pur se sanguinante dal lato sinistro del corpo; nel dopotappa tanti punti di sutura fra braccio e tibia.

Nella successiva fase in continuo saliscendi che copre una cinquantina di km non accade nulla: il gruppo, sempre trainato dalla Lotto Soudal, si riavvicina al quartetto al comando portandosi ai meno 90 km a 4’43”, ai meno 80 km a 4’15” e ai meno 70 km a 3’35”. La progressione troppo repentina fa momentaneamente rallentare il gruppo nel tratto seguente, con il margine che ai meno 30 km risale a 3’55”, con il Team Giant-Alpecin andato in testa al plotone semplicemente per controllare.

 

Si ritirano Fraile e Mareczko; rovinosa caduta per Zilioli
Nel frattempo sono due i corridori che abbandonano la corsa: prima è la volta di Omar Fraile (Dimension Data), prima maglia azzurra di questo Giro costretto al ritiro dopo i postumi di una caduta patita domenica e per uno stato di febbre che l’ha colto durante la notte (con tanto di conati di vomito – e qualcosa in più – durante la tappa). Medesimo problema che porta ad abbandonare Jakub Mareczko: il bresciano della Wilier Triestina-Souhteast, uscito con un’ottima forma dal Giro di Turchia, è stato vittima di un attacco influenzale nella serata di ieri. Nonostante il tentativo di tener duro il ventiduenne ha dovuto concludere anzitempo la sua prima avventura al Giro.

In difficoltà appare un altro velocista lombardo: Matteo Pelucchi (IAM Cycling) arranca nel saliscendi irpino fino a staccarsi, con Matthias Brändle che si mantiene accanto a lui, aiutandolo a non andare alla deriva: alla fine il brianzolo e l’ex detentore del record dell’ora pagano 20’04”. Tuttavia è proprio la formazione elvetica una tra le più attive, per l’australiano Heinrich Haussler: assieme a Trek-Segafredo, Wilier Triestina-Southeast e la solita Lotto Soudal si incarica di ridurre il margine dei fuggitivi, arrivando ai meno 50 km con 2’30” di ritardo e solo 1’30” ai meno 40 km, gap che resta sostanzialmente invariato nella seguente decina di km.

Ha voglia di rientrare subito il gruppo, arrivando a 40″ ai meno 20 km nonostante i quattro davanti vadano ad alta andatura e continuando a darsi cambi regolari. Ai meno 18 km cade in maniera tanto pericolosa quanto scenografica Gianfranco Zilioli: lo scalatore della Nippo-Vini Fantini probabilmente colpisce la ruota posteriore di chi lo precedeva, finendo a terra. Per cercare di evitare l’ex Colpack finiscono sul prato a bordostrada l’australiano Jack Bobridge (Trek-Segafredo) e l’olandese Albert Timmer (Team Giant-Alpecin). Fortunatamente tutti e tre riescono a rimontare in sella senza gravi conseguenze.

 

Fora Majka, ma rientra. Niente volata per Kittel, Taaramäe scivola
Altro momento potenzialmente importante avviene qualche centinaio di metri più tardi: ai meno 18 km fora uno dei big per la classifica, il polacco Rafal Majka. Il capitano della Tinkoff riceve la ruota anteriore di un compagno e usufruisce del lavoro di Manuele Boaro e Ivan Rovny nell’opera di rientro, completata ai meno 12 km. Ai meno 10 km sono ancora una dozzina i secondi di margine, che vengono totalmente ripresi proprio al passaggio sul traguardo ai meno 6.5 km: l’ultimo a resistere è Amets Txurruka, in un plotone guidato dal Team LottoNl-Jumbo. Chi sorprendentemente manca è Marcel Kittel: la maglia rossa perde terreno, rimandando ancora il primo tentativo di vittoria al Giro sul suolo italiana.

Team Katusha e ancora Lotto Soudal si mettono in testa nel breve circuito finale: già dai meno 4.5 km Greipel è in seconda ruota (lavorone strepitoso di Jurgen Roelandts), facendo pensare ad una posizione eccessivamente azzardata per il tedesco. La situazione non cambia fino a poco prima dell’ultimo km quando la Lampre-Merida si mette in testa con Ilya Koshevoy, seguito a ruota da Roberto Ferrari e Sacha Modolo: è proprio il bielorusso che imposta per primo l’ultima curva, ai meno 1100 metri. Nel trentino blufucsia si è nel frattempo inserito Rein Taaramäe (Team Katusha) il quale, inopinatamente, cade su una buchetta presente a centrostrada costringendo Modolo a rallentare mentre altri, fra cui Giacomo Nizzolo, devono allargare il compasso e quasi fermarsi, non potendo quindi battersi per il successo.

 

Greipel di forza, a Démare non riesce la rimonta
Ignatas Konovalovas entra per primo nell’ultimo km, seguito dal compagno di squadra Mickaël Delage: il capitano della FDJ Arnaud Démare è invece in settima ruota, dietro a Greipel; il vincitore della Milano-Sanremo lascia la coda del teutonico ai meno 700 metri per portarsi in scia ai compagni di squadra (i quali seguono Modolo) e con Greipel stesso che si pone dietro di lui. A circa 250 metri parte Greipel: è un colpo secco, potente, che non permette alcuna risposta: ai 125 metri ha quasi 1″ di margine su Jungels e Colbrelli che provano la rimonta, invano. Chi ha una grande gamba è Arnaud Démare, che esce prepotentemente ai meno 75 sopravanzando il bresciano ma non guadagnando nulla sul vincitore.

Arriva a braccia alzate e con margine (quasi quasi ci sarebbe stato bene 1″ fra i due); secondo é un buon Arnaud Démare (FDJ), terzo un altrettanto positivo Sonny Colbrelli (Bardiani CSF). La top 10 vede poi la presenza di il lussemburghese Bob Jungels (Etixx-Quick Step), l’olandese Moreno Hofland (Team LottoNl-Jumbo), il romagnolo Manuel Belletti (Wilier Triestina-Southeast), il tedesco Rick Zabel (BMC Racing Team), l’austriaco Georg Preidler (Team Giant-Alpecin), l’australiano Caleb Ewan (Orica GreenEDGE), mai in partita, e il russo Alexey Tsatevich (Team Katusha).

 

Zakarin e Valverde fanno il buco. Domani si sale
Immediatamente dietro giungono nell’ordine il toscano Kristian Sbaragli (Dimension Data), il russo Ilnur Zakarin (Team Katusha) e lo spagnolo Alejandro Valverde (Movistar Team). E proprio il murciano fa un breve scattino per avvicinarsi a chi lo precede perché capisce che, alle sue spalle, si è formato un buco: sveglio l’Embatido che effettivamente stacca di oltre 16 metri (la distanza che convenzionalmente viene presa a riferimento per contare 1″ di distacco) chi lo segue, nonostante Nicolas Roche si sia avveduto del pericolo e cerchi il colpo di reni.

Quattro sono i secondi che separano Zakarin e Valverde dai vari Landa, Nibali, Dumoulin e compagnia; molti di costoro speravano e immaginavano in una neutralizzazione della giuria a seguito della scivolata di Taaramäe, che ha costretto una parte del gruppo ad un rallentamento generale. Diversamente l’hanno interpretata i commissari, capitanati dall’esperto spagnolo Vicente Tortajada Villaroya: il frazionamento tra i primi tredici e il resto del gruppo è avvenuto più tardi e non per la scivolata del baltico.

Domani si riparte dunque con Tom Dumoulin in maglia rosa, che vanta 16″ di vantaggio su Jungels, 20″ su Ulissi e Preidler, 24″ su Kruijswijk, 26″ su Nibali, 27″ su Valverde, 35″ su Zakarin e Fuglsang e 37″ su Roche e Chaves. Dalla sannita Ponte si risale l’Appennino fino al primo arrivo in salita di Roccaraso, nella località di Aremogna. 157 km con due salite: la prima, Bocca della Selva, di 18 km nel primo terzo di gara; la seconda è quella che porta sull’arrivo aquilano, 17 km non impossibili divisi in due tratti: quello più ostico va dai meno 6 ai meno 3 km ed è costantemente sopra il 7%. Sfida per capire chi è in palla e chi no, non tanto per scoprire il nome del vincitore finale.

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