L'attacco di Tom Dumoulin sulla salita di Roccaraso @ Bettiniphoto
L'attacco di Tom Dumoulin sulla salita di Roccaraso @ Bettiniphoto

Alla borsa di Dumoulin azioni in crescita vertigirosa

Tom getta la maschera: lotterà per la classifica. I big comunque sono tutti vicini

A Roma, dove hanno l’abitudine di trasformare le attitudini in soprannomi, l’avrebbero già ribattezzato er pretattica. Credete che Tom Dumoulin abbia speso le maggiori energie degli ultimi 15 giorni a rivaleggiare a cronometro contro Primoz Roglic, o a scattare nel finale della tappa di Roccaraso, oggi? Ma quando mai. Le ha spese per dire a tutti che lui non ci pensava minimamente a curare la classifica, che era al Giro d’Italia solo per le cronometro, che il suo obiettivo stagionale sono le Olimpiadi. Come se avere l’obbligo di andar forte un giorno ad agosto precludesse la possibilità di esprimersi al meglio nel mese di maggio.

Il percorso della prima metà del Giro favorisce sfacciatamente l’olandese della Giant-Alpecin, e questo è davvero un bene, perché se chi può guadagnare in queste prime 10 tappe poi dovrà difendersi nelle seconde 10, e viceversa chi perde adesso potrà recuperare in seguito, tutto ciò si risolve in grandi possibilità di spettacolo. Ai pop corn preferiamo di gran lunga la birra fresca, comunque o gli uni o l’altra non dovranno mancare nel raggio d’azione degli appassionati di ciclismo, da domani e fino a Torino.

 

Le chance di Dumoulin ora sono realtà
La frazione di Roccaraso, primo arrivo in salita del Giro d’Italia 2016, ha detto più di quanto non ci si aspettasse, e questo è parere comune. L’Astana, mandando all’attacco Jakob Fuglsang, ha provato a mescolare per bene le carte, e questo è un bene; Vincenzo Nibali, dal canto suo, ha provato a integrare l’azione del compagno con uno scatto a 4 km dalla vetta, ma non ha fatto alcuna differenza, anzi ha chiamato la veemente reazione della maglia rosa Tom Dumoulin. E questo è un male per lo Squalo, ma assolutamente un bene per il pathos.

Un bene perché da qui in avanti, per diversi giorni l’olandese avrà la possibilità teorica di incrementare ulteriormente: la crono del Chianti, “che te lo dico a fare, Lefty”, sarà il più spettacolare set point che Tom si troverà tra le mani: schiaccerà la palla a terra o si farà murare? Più probabile la prima ipotesi, anche valutando il livello di entusiasmo che il ragazzo può covare in sé al momento.

E la tappa del giorno dopo, l’arrivo in quota di Sestola (sebbene preceduto da una salita complessa come Pian del Falco), non pare ancora un terreno di gara su cui Dumoulin possa patire oltremisura. Anzi, dovranno stare attenti, gli avversari, a non lasciargli magari l’ultima parola, come accaduto oggi. Di mezzo però c’è l’incognita Arezzo, ovvero l’incognita strade bianche+maltempo, ovvero l’incognita della resa del leader della classifica su una salita-trappola come potrà essere la sterrata Alpe di Poti nella frazione di sabato.

Se il bravo Tom supererà indenne queste insidie appenniniche (e ne ha tutte le possibilità), gli avversari dovranno attaccare a fondo per spodestarlo, e ne beneficeranno gli spettatori di tali duelli. Dal canto suo, nulla vieterà però a Dumoulin di coltivare ben altre ambizioni – rispetto a quelle con cui dice di essere partito da Apeldoorn – nella terza settimana, tantopiù se si saprà difendere sulle Alpi Friulane (salite toste ma non alte né lunghissime, stile Vuelta insomma; e il ragazzo alla Vuelta si disimpegnò benissimo, no?). Ma va bene, non precorriamo troppo i tempi. Chiudiamo il capitolo Dumoulin con una sola e unica considerazione: il leader del Giro è corridore solido e cosciente di sé. Non sarà facile piegarlo, anche se non sarà facile per lui parare tutti gli attacchi sulle grandi montagne.

 

Schermaglie interessanti, ma ballano ancora pochi secondi
I più brillanti della giornata, cioè quelli che hanno tenuto l’attacco di Dumoulin, sono stati Ilnur Zakarin (il russo di cui ancora non conosciamo i margini in una corsa di tre settimane: lo scorso anno prese confidenza col Giro, stavolta pare più convinto) e Domenico Pozzovivo (che non di rado sfodera buone prestazioni al primo arrivo in salita del Giro: parla per tutto Lago Laceno 2012); oltre a loro, bene ovviamente Jakob Fuglsang, all’attacco sin dai -15, e Kanstantsin Siutsou, corridore esperto che magari non accenderà troppe passioni tra i tifosi, ma la cui graniticità potrebbe permettergli un’agile top ten.

Non è un caso che ad emergere siano stati corridori da cui ci si aspetta qualcosa in più nella fase interlocutoria – quale quella attuale è – del Giro; gli altri, i big “comprovati”, verranno per forza fuori nella terza settimana (se non tutti, almeno alcuni di loro); Pozzovivo, in questa diarchia, possiamo dire che sta nel mezzo: ha in passato già più volte dimostrato di essere competitivo nei GT, ma non è mai riuscito ad avvicinare il podio.

Alle spalle del lucano dell’AG2R, sesto, si è inserito Esteban Chaves, che ha uno scatto nel breve davvero notevole, per cui non sorprende che il colombiano abbia staccato tutti gli altri uomini di classifica nella lunga volata dell’ultimo chilometro.

Ancora, Rigoberto Urán e Rafal Majka hanno guadagnato 3″ su Alejandro Valverde e Steven Kruijswijk i quali a loro volta hanno guadagnato 3″ su Sergey Firsanov che ha guadagnato 2″ su un drappello comprendente Mikel Landa e Vincenzo Nibali (e Ryder Hesjedal, Bob Jungels, Igor Antón). Come dire, i protagonisti della classifica sono arrivati tutti nel breve arco di 10″ o poco più.

 

Un Giro tecnicamente completissimo
Il risultato di Roccaraso, al netto di tutto, non va preso per oro colato. Lascerà magari più strascichi nel morale dell’immediato prosieguo (qualche frizione in questa tale squadra, un clima di fiducia in quell’altra), ma poi inevitabilmente verrà oscurato da quanto accadrà più avanti.

Una cosa però può essere e anzi va sottolineata: la certezza è che questo Giro non ha un dominatore, come qualcuno nei mesi scorsi temeva potesse avvenire: “Nibali lo vince con una gamba sola”. Non sarà così, tutt’altro, la presenza di corridori dalle più svariate caratteristiche tecniche arricchisce la corsa rosa anche più che se ci trovassimo con due ottimi scalatori che se le suonano di santa ragione sulle montagne. Dal punto di vista tecnico abbiamo una completezza che non si respirava da anni, al Giro. Non la si ebbe nel 2013, quando Wiggins – che avrebbe dovuto fare, ancor più in grande, quel che sta facendo in questi giorni Dumoulin – si afflosciò mentre Nibali spadroneggiava; non la si è avuta per esempio lo scorso anno, quando fu Porte a deludere profondamente. Vedremo allora come andrà stavolta, e se il seguito confermerà le belle premesse di questa prima settimana.

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