Giulio Ciccone guida la fuga nella settima tappa del Giro d'italia 2016 @ Bettiniphoto
Giulio Ciccone guida la fuga nella settima tappa del Giro d'italia 2016 @ Bettiniphoto

Emozione e convinzione: questo è il Giro di Ciccone

L’abruzzese della Bardiani: «Cerco di fare esperienza, vedo Nibali favorito. Spero di far bene all’Alpe di Siusi»

Esordire al Giro d’Italia alla prima stagione tra i professionisti è quanto di meglio possa desiderare chi aspira a compiere il grande salto nella massima categoria. Disputarlo ad appena 21 anni, risultando così il più giovane atleta italiano in gara (ed il secondo atleta più giovane in assoluto, battuto in precocità dal solo Daniel Martínez, colombiano classe 1996 della Wilier Triestina-Southeast) assume un po’ i connotati di una favola a tinte rosa, in cui ogni giorno si finisce per scrivere un avvincente capitolo ed in cui ogni giornata somiglia quasi ad una lezione universitaria, da cui attingere validi insegnamenti da mettere concretamente in pratica nelle successive annate. Possiamo descrivere così quanto sta accadendo a Giulio Ciccone, una delle nuove leve più interessanti proposte dalla Bardiani in questa edizione 2016 del Giro d’Italia che può fregiarsi anche di un altro primato: quello di essere l’unico esponente al via di una regione, l’Abruzzo, che spesso ha saputo essere protagonista nella corsa rosa in passato grazie all’indole battagliera dei suoi atleti (basti citare solamente l’indimenticato Vito Taccone per farsi un’idea).

Nato a Chieti il 20 dicembre 1994 e residente a Brecciarola, popolosa frazione del capoluogo teatino posta 5 chilometri più in basso rispetto al centro storico, Ciccone è approdato al professionismo dopo ottime annate trascorse nelle categorie giovanili, con gli esordi nel Pedale Teate, i primi risultati di rilievo con l’Euro 90 tra gli Juniores e la vocazione da grimpeur di razza, adatto alle gare in linea più dure ed alle gare a tappe, venuta prepotentemente alla ribalta tra gli Under 23, trascorsi dapprima nella Palazzago e poi nel Team Colpack (sostanzialmente la provincia di Bergamo è divenuta così la sua seconda casa), in cui sono arrivate vittorie prestigiose (tra queste ricordiamo la Bassano-Monte Grappa, la Milano-Rapallo e la Coppa Città di San Daniele) e piazzamenti altrettanto ragguardevoli quali i due sesti posti ottenuti in gare a tappe di notevole difficoltà come il Giro della Valle d’Aosta (dove è stato anche miglior scalatore) e Tour de l’Avenir o la piazza d’onore conquistata al Giro di Lombardia. Un cavallino di razza al cospetto di grandi campioni quindi, capace però già di non mostrare timori reverenziali sia nelle prime gare stagionali (subito un quinto posto a Donoratico nel Costa degli Etruschi mentre alla Settimana Coppi&Bartali ha chiuso in sesta posizioni) sia nelle prime esperienze in Belgio e in Olanda, dove l’abbiamo visto destreggiarsi con disinvoltura nei finali di gara in appoggio a Sonny Colbrelli. L’abbiamo incontrato alla partenza di Sulmona, nel suo Abruzzo, appena ventiquattr’ore dopo aver offerto una discreta prova sul primo arrivo in salita a Roccaraso e pochissime ore prima di lanciarsi nella sua prima fuga a lunga gittata nella corsa rosa, attraverso la lunga via che avrebbe condotto il gruppo a Foligno.

 

Giulio, per prima cosa partiamo dalla fine: raccontaci le tue emozioni vissute ieri sull’arrivo in salita di Roccaraso.
«Indubbiamente è stata una grandissima emozione quella di arrivare in Abruzzo già al mio primo Giro d’Italia, avere la mia famiglia e tutti gli amici più stretti ad incitarmi sull’ultima salita è stato bellissimo, ero davvero emozionato! Ho provato a tenere duro dando il massimo, non sono arrivato lontanissimo dai primi ma per il momento le mie possibilità sono queste. Il mio obiettivo infatti è quello di fare più esperienza possibile per i prossimi anni, cercando d’imparare molto dai big di questo Giro».

Dopo l’arrivo a Roccaraso, la partenza a Sulmona: per una regione come l’Abruzzo è sempre importante ospitare una manifestazione come il Giro d’Italia.
«È davvero una bellissima cosa, poiché il Giro aiuta a promuovere il territorio a livello di turismo, facendo conoscere in tutto il mondo sia agli appassionati delle due ruote che non i meravigliosi posti di cui disponiamo. Il Giro è sempre un’ottima vetrina ed inoltre fa sempre piacere partire tra la propria gente che ti saluta e t’incita durante la tappa».

Per te si tratta del primo Giro d’Italia, sappiamo che vai molto bene nelle gare a tappe e che sei qui per fare esperienza. Tracciamo un bilancio di queste prime giornate, sapendo che sei già uscito di classifica e che quindi potrai vivere questa esperienza più liberamente.
«L’avvicinamento al Giro è stato più che buono fino al Giro del Trentino, poi purtroppo ho avuto un contrattempo dovuto ad un’infiammazione piuttosto seria alle vie respiratorie che non mi ha permesso di approcciarmi al meglio al via dall’Olanda. La squadra però mi ha dato sempre fiducia, facendomi restare tranquillo nelle prime tappe e di conseguenza sono uscito subito di classifica. Sicuramente però non era nelle mie possibilità attuali restare nelle posizioni di vertice, per cui da un certo punto di vista è stato meglio così. Sono venuto a questo Giro per aiutare i miei compagni, in particolare per essere un valido appoggio per Pirazzi che è colui che è deputato a curare la classifica».

In precedenza però ti abbiamo visto molto bene anche in corse come la Freccia del Brabante e l’Amstel Gold Race, in cui eri spesso presente nelle posizioni di testa per aiutare Sonny Colbrelli. Che esperienze sono state per te? Hai stabilito un rapporto particolare con Sonny in questi mesi?
«Correre quel tipo di gare è stata un’emozione unica perché a differenza di una grande gara a tappe tutto è concentrato in termini di energie ed emozioni in una singola giornata. Devo dire che mi sono trovato piuttosto bene, considerando che sono un neoprofessionista, ho solo 21 anni e non ho la dovuta esperienza per affrontare queste gare.Ho cercato in tutti i modi di restare vicino a Sonny che poi ha dimostrato di avere la gamba adatta per poter giocarsi il successo in queste corse. Sia con lui e con tutti gli altri compagni di squadra ho stabilito un bellissimo rapporto anche giù dalla bici, poiché ho trovato ragazzi straordinari che mi hanno subito integrato bene nel gruppo. A loro non farò mai mancare il mio supporto».

Una delle cose che ha stupito maggiormente è stata la tua capacità di tenere le posizioni in testa in queste gara, per cui ti sei trovato subito bene a limare.
«Nei primissimi chilometri di quelle giornate se devo essere sincero ho fatto un po’ di fatica, poi quando il gruppo si è scremato un po’ di più il dover limare per cercare di rimanere davanti è diventata praticamente una necessità. In ogni modo è anche una questione di gambe, perché se manca la condizione viene difficile poter far bene tutto il resto, però ripeto che sono veramente soddisfatto dall’esperienza fatta in questo primo anno».

Visto dall’interno del gruppo, secondo te come sta andando questo Giro d’Italia? Chi vedi pedalare particolarmente bene? Ad esempio abbiamo visto un Dumoulin molto solido finora.
«Per ora ho senz’altro visto un grandissimo Dumoulin ma sono convinto che Nibali sia sul finire della prossima che nella terza settimana possa fare la differenza secondo il mio punto di vista, per cui vedo lui come favorito per il successo del Giro. Potrei benissimo sbagliarmi ma al momento le mie impressioni sono orientate su questo».

Hai già adocchiato qualche tappa che ti piace particolarmente? Ad esempio il tappone dolomitico di Corvara o la tappa di Risoul con il Colle dell’Agnello?
«Le ultime tappe di questo Giro sono tutte bellissime, per cui cercheremo di far bene lì. Personalmente una tappa in cui mi piacerebbe provare a dare il massimo per ottenere un buon risultato è la cronoscalata all’Alpe di Siusi poiché le cronoscalate sono tipologie di gare che mi piacciono moltissimo. Cercherò sicuramente di fare del mio meglio lì».

Per la seconda parte di stagione ti sei già prefissato qualche obiettivo particolare? Ad esempio pensi di poter far bene anche al campionato italiano?
«Per il momento non ho ancora definito con la squadra gli obiettivi una volta concluso il Giro d’Italia, anche perché la convocazione per la corsa rosa è stata un po’ una sorpresa per tutti ed ho concentrato su di essa la maggior parte della mia preparazione. Indubbiamente però spero di poter correre il Trofeo Matteotti: per me è una gara molto importante e sentita, so che la squadra parteciperà per cui la mia speranza è quella di poter essere selezionato e di poter far bene».

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