Nieve e López sono rimasti accanto a Landa durante la crisi @ Bettiniphoto
Nieve e López sono rimasti accanto a Landa durante la crisi @ Bettiniphoto

Landa, o il nerazzurro che fa a cazzotti col rosa

Ormai conclamata l’idiosincrasia della Sky col Giro

Era già successo in una prima occasione con Bradley Wiggins al Giro d’Italia del 2013, la stessa situazione poi si era ripetuta anche l’anno scorso con Richie Porte ed oggi si è aggiunto a questa lista anche Mikel Landa: per la terza volta il grande capitano del Team Sky venuto in Italia con l’obiettivo dichiarato di provare a conquistare la maglia rosa è stato costretto ad abbandonare la corsa in anticipo. Se stessimo parlando di uno studente, dopo tre fallimenti, potremmo suggerire di affidarsi a delle lezioni private perché, al netto di sfortune varie, è evidente che i britannici non ci hanno capito ancora molto della materia: nell’anno in cui il Team Sky è riuscito a conquistare la sua prima classica monumento, la preparazione di un Giro d’Italia puntando all’obiettivo massimo resta ancora uno scoglio insuperabile.

Landa ritirato per problemi intestinali
Oggi nella decima tappa del 99° Giro d’Italia, 219 chilometri con partenza da Campi Bisenzio e arrivo in salita a Sestola, l’inaspettato colpo di scena è avvenuto dopo poco più di 25 chilometri quando sulle rampe iniziali del Passo della Collina, prima asperità di giornata, Mikel Landa ha perso le ruote del gruppo ed è stato aspettato dai connazionali Mikel Nieve e David López: l’ex Astana è sprofondato a più di sei minuti di ritardo dal gruppo principale dove gli ex compagni di squadra si guardavano bene dal fornigli una chance di salvezza. Alla seconda salita della tappa, quella di Pietracolora, Landa non ci è neanche arrivato: al chilometro 66 il 26enne basco è sceso di bicicletta ed è salito in ammiraglia ponendo fine al suo Giro.

Il comunicato ufficiale del Team Sky (che nei giorni scorsi aveva già perso Elia Viviani, finito fuori tempo massimo dopo qualche malanno) non ha tardato ad arrivare: «Landa è stato male durante la notte – ha dichiarato il general manager Dave Brailsford – ma abbiamo parlato con lui stamattina ed ha preso il via nella tappa di oggi con la speranza di essere in grado di farcela. È abbastanza chiaro che il malanno ha condizionato pesantemente e che non sarebbe stato in grado di continuare». Il dottore della squadra è sceso più nei dettagli parlando di forti dolori addominali, probabilmente dovuti ad una gastroenterite virale: un fulmine a ciel sereno perché dopo una prima settimana con un paio di passaggi poco convincenti, Mikel Landa era reduce da una clamorosa prestazione a cronometro che ne aveva fatto aumentare sensibilmente le quotazioni per la vittoria finale. Ed invece il secondo martedì del Giro d’Italia è di nuovo fatale alla Sky che l’anno scorso venne colpita dai tre minuti di penalità inflitti a Richie Porte che sarebbe poi crollato e tornato a casa nel giro di pochi giorni.

Al Tour tutto bene, al Giro tutto male
Se per una volta si può anche parlare di sfortuna, è evidente che quando i casi aumentano a tre c’è qualcosa dietro che non va come dovrebbe: in sette Giri d’Italia gli unici neroazzurri a finire nella top10 sono stati i colombiani Rigoberto Urán (7° nel 2012 e 2° nel 2013 senza però impensierire veramente Nibali) e Sergio Henao (9° nel 2012); ma allora come mai la tecnica di avvicinamento del Team Sky è infallibile per il Tour de France (tre vittorie negli ultimi quattro anni) e produce soltanto ritiri al Giro d’Italia? Gli investimenti maggiori sono ovviamente concentrati sull’obiettivo maglia gialla, ma non può essere questa una scusa accettabile per una squadra che ogni anno spende più di 30 milioni di euro, più di ogni altra nel gruppo.

Che la corsa italiana disegnata da Mauro Vegni presenti insidie giornaliere maggiori rispetto alla Grande Boucle è un dato di fatto, ma ultimamente i francesi hanno iniziato a prendere spunto e anche da loro di tappe banali se ne vedono sempre di meno. Una grande, grandissima, differenza tra il Giro d’Italia ed il Tour de France è invece rappresentata dalle condizioni atmosferiche: a luglio in Francia predomina il sole ed il grande caldo, a maggio in Italia invece non è raro trovare pioggia, freddo ed a volte anche la neve, tutti fattori che possono influire pesantemente sull’organismo di un atleta e condizionarne quindi le prestazioni.

Pioggia e freddo non aiutano
Sappiamo bene che il Team Sky impone ai propri corridori regole ferree di alimentazione ed il peso è tenuto strettamente sotto controllo come dimostrano le evoluzioni di Bradley Wiggins e Geraint Thomas su tutti, ma anche dello stesso Christopher Froome che per diventare il corridore che è ora ha dovuto perdere diversi chili. Forse proprio questo può essere uno dei motivi di questa idiosincrasia tra il Team Sky ed il Giro d’Italia: una magrezza portata all’estremo, infatti, può esporre maggiormente i corridori ai malanni di stagione, un rischio che può essere acuito da condizioni meteo difficili come appunto pioggia o freddo.

La crisi di Mikel Landa è arrivata due giorni dopo la durissima cronometro del Chianti in cui per tutti i 40.5 chilometri del percorso il corridore basco s’è trovato a gareggiare sotto la pioggia battente e negli anni passati le giornate peggiori di Bradley Wiggins (Pescara e Treviso) e Richie Porte (Valdobbiadene) erano tutte avvenute con l’acqua come grande protagonista: solo una coincidenza? Forse no, ma se la questione girasse tutta attorno al clima, probabilmente una soluzione sarebbe già stata trovata da tempo.

Avvicinamento da rivedere?
E allora si può andare ad analizzare il percorso di avvicinamento del Giro d’Italia, che è meno standardizzato rispetto a quello del Tour de France i cui favoriti bene o male si incontrano quasi tutti nelle stesse corse durante i primi mesi dell’anno: qui invece c’è chi fa il Giro del Trentino, chi il Tour de Romandie e chi invece preferisce passare dalla Turchia, dallo Yorkshire o dalle grandi classiche delle Ardenne ed anche in precedenza è difficile trovare due corridori con lo stesso programma; ognuno deve saper trovare ciò che è più adatto a lui. Se all’Astana fa bene correre il Giro del Trentino, non è detto che lo sia anche per Sky ad esempio, ma un corridore con uno stato di forma approssimativo non avrebbe fatto quella cronometro favolosa.

Perso Mikel Landa il Team Sky dovrà adesso concentrarsi sulle tappe visto che i due messi meglio in classifica al momento sono Nicolas Roche e Sebastián Henao rispettivamente 9’00” e 11’57” dalla nuova maglia rosa Bob Jungels: il 99° Giro d’Italia ormai è andato, ma se i britannici sono riusciti a spezzare il tabù delle classiche chissà che non riescano a fare il colpaccio in quella che sarà l’edizione numero 100 della corsa rosa.

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