André Greipel si ritira dal Giro in maglia rossa @ Bettiniphoto
André Greipel si ritira dal Giro in maglia rossa @ Bettiniphoto

Rosso, dannata maglia snobbata

Classifica a punti, la costanza paga più che la superiorità

Al termine della dodicesima tappa del Giro d’Italia avremmo potuto analizzare lo straordinario lavoro degli uomini della Lotto Soudal che negli ultimi 10 chilometri hanno sempre condotto l’andatura nel gruppo, oppure avremmo potuto elogiare la classe e l’esperienza con cui André Greipel ha saputo andare a conquistarsi il suo sesto successo in carriera sulle strade della corsa rosa, il terzo solo in questa edizione: ed invece il tema di giorno riguarda proprio il forte velocista tedesco e la sua squadra che stamattina, poco prima che la tappa partisse ufficialmente da Noale, ha annunciato che il Giro d’Italia che suo velocista principe sarebbe terminato proprio sul traguardo di Bibione.

Kittel-Greipel a casa, mancano rispetto e interesse
La vittoria non è servita a fare cambiare idea a Greipel e non ci è riuscita neanche la prospettiva di poter vincere la maglia rossa della classifica a punti visto la superiorità dimostrata in corsa e l’ampio vantaggio a disposizione nello speciale ranking della corsa: il ritiro di André Greipel si aggiunge quindi a quello di Marcel Kittel che era tornato a casa subito prima della cronometro del Chianti dichiarando di doversi riposare dopo una prima parte di stagione molto intensa. E così, con nove tappe ancora da disputare ed altre due ghiotte occasioni per gli sprinter, il Giro d’Italia si ritrova senza i due corridore tedeschi che hanno fatto il pieno di vittorie nei cinque arrivi in volata a cui abbiamo assistito nelle prime dodici tappe e che si sono passati tra di loro la maglia rossa.

Il ritiro di due delle stelle della gara non dovuto a problemi fisici ma più che altro alla voglia di non compromettere le corse futuro ha suscitato molte reazioni e ha riaperto le polemiche sul trattamento che molti campioni riservano al Giro d’Italia rispetto al Tour de France: sappiamo bene che il prestigio delle due corse è nettamente a favore dei francesi, ma lasciare una corsa mentre si indossa una delle quattro maglie di leader, e senza neanche fare lo sforzo di inventarsi una scusa appena credibile, è senza dubbio una bruttissima caduta di stile. Però oggi non vogliamo scagliarci contro il comportamento di Greipel, Kittel o di tutti quelli che hanno optato per questa discutibile scelta in passato perché se non ti chiami ASO e la tua corsa non è il Tour, tu organizzatore puoi prendere ben pochi provvedimenti diretti (avere in gara certi nomi per pochi giorni sarà sempre meglio di non averli affatto), piuttosto vogliamo capire come mai ci sia così scarso interesse verso una delle quattro maglie dei leader di classifica da parte dei corridori stranieri.

Troppi cambiamenti negli ultimi anni?
Negli ultimi anni la classifica a punti del Giro d’Italia ha cambiato molto e ciò non ha aiutato a renderla più appetibile verso i corridori e verso il pubblico: fino al 2009 il simbolo è stata la maglia ciclamino e dal 2010 si è passati alla maglia rossa, ma soprattutto a vincerla sono stati corridori dalle caratteristiche molto diverse tra loro come fosse una vera e propria classifica di regolarità che non un ranking dedicato ad una categoria specifica. In fondo il Giro d’Italia ha tempo ha iniziato ad indurire globalmente il percorso ed a ridurre le frazioni dedicate pienamente alle ruote veloci e ci siamo ritrovati con un periodo in cui la classifica a punti ha premiato corridori come Denis Menchov, Cadel Evans, Alberto Contador (passata poi a Michele Scarponi) e Joaquim Rodríguez: il Tour de France s’è adeguato in tempi più recenti, ma subito ha iniziato a modificare i punteggi in modo da permettere alla maglia verde di continuare ad essere un’obiettivo per i grandi velocisti.

Il cambio della scala dei punti è quindi arrivata anche al Giro d’Italia e così si è tornati ad avere una maglia per gli sprinter, ma l’ennesimo cambiamento non ha certo aiutato a rendere più chiara la situazione. Aggiungiamo poi il fatto che noi non abbiamo un traguardo finale dove, a livello di prestigio, una vittoria vale molto di più che da altri parti e per cui valga veramente la pena cercare di tenere duro in salita: al Tour de France è solo uno a vincere sui Campi Elisi ma tutti vogliono provarci anche se sono già tagliati fuori matematicamente dai giochi per la classifica a punti. Trovare qualcosa di simile all’arrivo parigino però è quasi impossibile e bisogna considerare che al momento l’arrivo itinerante porta molti più soldi nelle casse di RCS Sport che deve inevitabilmente tenere sempre un occhio anche al bilancio.

Montepremi rivedibile
Anche se sempre di soldi si tratta, un’idea potrebbe essere quella di aumentare il montepremi o almeno di rivedere un po’ le varie suddivisioni dei guadagni. Attualmente il Giro d’Italia piace a molti velocisti e alle loro squadre perché con una vittoria si tappa si possono guadagnare più di 12 mila euro se contemporaneamente si indossa anche la maglia rossa: al Tour de France invece non si arriva a 8500 euro, più del 30% in meno. In Francia, però, è maggiore lo stimolo a resistere fino a fine: oltre ad esserci premi per tutti i corridori che raggiungono il traguardo finale, la maglia verde è pagata 25 mila euro mentre al Giro la maglia rossa vale meno di una tappa visto chi la vince si porta a casa 10 mila euro; e se una classifica finale vale meno di un traguardo parziale è facile immaginare dove si concentreranno i maggiori sforzi.

E ora sarà Nizzolo contro Démare
Trovare una soluzione al problema non è facile, e non è neanche detto che serva veramente perché se quest’anno è andata così non vuol dire che continuerà ad accadere anche in futuro (Cavendish nel 2013 e Bouhanni nel 2014 arrivarono fino in fondo). Con la tappa di oggi André Greipel aveva portato il proprio vantaggio in classifica a 31 punti su Giacomo Nizzolo e ben 58 su Arnaud Démare, mentre nonostante le due vittorie di tappa Diego Ulissi era quarto a ben 69 lunghezze: senza il tedesco, con ogni probabilità saranno proprio Nizzolo e Démare, che già si sono trovati a sprintare uno contro l’altro anche ai traguardi volanti, a lottare per il successo ma comunque andrà a finire sul podio di Torino avremo un maglia rossa non il velocista più forte della corsa, né il corridore più regolare in assoluto, ci sarà lo sprinter più coriaceo e combattivo. E più rispettoso.

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