Vincenzo Nibali staccato dai migliori nella Bressanone-Andalo © Bettiniphoto
Vincenzo Nibali staccato dai migliori nella Bressanone-Andalo © Bettiniphoto

Nibali, quello di oggi è un vero tracollo

Il siciliano dice addio al sogno in rosa: quali le possibile cause della débâcle?

E allora, caro Vincenzo, anche per te è giunto quel giorno. Quello nel quale la testa desidera continuare la lotta verso il primo obiettivo di una stagione densa di appuntamenti; ma quello in cui le gambe non rispondono costringendoti alla terza giornata di fila col capo chino. E a rinunciare con una settimana d’anticipo al sogno in rosa, per il quale hai centellinato le forze in tutto l’anno solare, rinunciando ad essere competitivo alle classiche delle Ardenne e a mettere in subordine il Tour.

 

Addio alla Rosa, ma i segnali non erano stati malvagi
Inutile girarci attorno: quella di oggi è la resa per il messinese in questo Giro d’Italia che, a meno di cataclismi, deve già riporre nel cassetto i sogni di vittoria. E anche il “contentino” del podio si fa sempre più lontano, con i rivali diretti che stanno uscendo alla distanza. Dopo la negativissima giornata attuale i freddi dati parlano di un Nibali quarto a 4’43” dal leader Steven Kruijswijk e staccato di 1’43” da Esteban Chaves e 1’20” da Alejandro Valverde. Dietro lo tallona a sette miseri secondi Ilnur Zakarin, e Rafal Majka è sotto al minuto.

Pareva brillante nelle prime battute, il buon Nibali: dopo un (nuovo) problema meccanico sul Passo della Mendola, prontamente assistito da Eros Capecchi, riesce a rientrare in agilità saltellando a piè pari vari colleghi. Nella lunga ascesa che divide Alto Adige e Trentino è buon protagonista nelle intricate fasi; addirittura è lui che dà fuoco alle polveri nell’ultimo km, sganciandosi e venendo ripreso dai soli Kruijswijk, Valverde e Zakarin.

 

Kangert all’attacco in un’Astana non irresistibile
La mossa del campione d’Italia trova un valido punto d’appoggio in Tanel Kangert, mandato in avanscoperta e ripreso, assieme agli altri cinque del suo gruppetto, già nella prima fase discesa. L’estone ci mette l’anima, come fatto nei giorni scorsi dai vari Michele Scarponi, Davide Malacarne e compagnia; tuttavia anche gli altri uomini dell’Astana Pro Team, pur rimanendo comunque i più soldi di questo Giro, non hanno sempre reso come nelle aspettative della vigilia.

Su queste strade al Giro del Trentino Kangert appariva più in forma, tanto che chiuse secondo in classifica dietro a Mikel Landa. Ancora più notevole è il raffronto tra lo Jakub Fuglsang di aprile e quello di maggio: il danese è sempre rimasto a galla, vivacchiando a ridosso dei migliori dieci di giornata, ma non ha mai saputo dare un contributo alla causa del proprio capitano. L’unico in controtendenza è Michele Scarponi, finora il miglior gregario in assoluto tra i girini.

 

A breve esami medici per capire la situazione. Quali le cause?
Ora, quali sono i motivi per i quali il vincitore del Tour de France 2014 non abbia saputo rispondere all’attacco di Ilnur Zakarin (e poi accodarsi a Kruijswijk e Valverde)? Le possibile risposte sono molte e tutte ipotetiche, ed alcune troveranno forse riscontro negli esami a cui si sottoporrà il siciliano tra domani sera e giovedì mattina, in una situazione che ha preso alla sprovvista anche gli esperti e colladuati medici della formazione kazaka.

 

Tanti gli anni fra i top al mondo
Gli anni passano per tutti, e anche Nibali è umano: è professionista dal lontano 2005, quando Giancarlo Ferretti lo volle in quella che fu l’ultima stagione della Fassa Bortolo. “Feron” tenne nella bambagia il siciliano, così come fecero negli anni seguenti Roberto Amadio e lo staff della Liquigas: crescita graduale e miglioramenti piccoli ma costanti, con la presenza a Giro e Tour come gregario libero di fare la propria corsa e di studiare il comportamento delle stelle del momento.

La consacrazione come big per le grandi corse a tappe arriva nel 2010, quando Vincenzo ha venticinque anni; questa è quindi la sesta stagione nella quale lotta ininterrottamente per le corse di tre settimane, con tre vittorie e ulteriori quattro podi su dieci tentativi. Già all’ultimo Tour il messinese ha vissuto i momenti più duri, con la batosta di La Pierre Saint Martin ancora impressa nella memoria; nello scorso luglio fu bravissimo a recuperare concentrazione e forma per l’ultima settimana, nella quale ha poi colto la splendida affermazione a La Toussuire e un più che dignitoso quarto posto.

 

La preparazione sotto accusa
Fra Corvara, Alpe di Siusi e Andalo Nibali ha infilato tre controprestazioni in fila che rappresentano un unicum nella sua carriera: se nel tappone dolomitico si era comunque difeso, fra la cronoscalata (tralasciando il contrattempo con il cambio) e oggi si è assistito ad altrettante debacle. Una giornata storta può capitare, come dimostra il Valverde di sabato; il murciano si è però ripreso benissimo nelle seguenti due frazioni, dimostrando che il lavoro di preparazione fatto a monte è di qualità.

Ecco, la preparazione: il tanto vituperato Paolo Slongo lavora a stretto contatto con Nibali da quasi un decennio, ricco per entrambi più di successi che di sconfitte. Dalla stagione 2014 è tuttavia stato preferito un lavoro maggiormente focalizzato sui grandi appuntamenti, snaturando la fantasia del messinese, sino ad allora abituato a cercare il risultato da gennaio a novembre. Il sacrificio nella prima parte del 2014 è stato ripagato in pieno con il Tour; quello del 2015 decisamente meno, con una Grande Boucle sufficiente ma nulla più e con un finale di stagione di spessore.

 

Un buon inizio di 2016 prima della quarantena (o quasi) al Teide
Il 2016 era partito come d’abitudine al Tour de San Luis senza la ricerca del risultato. La novità rispetto al biennio precedente è data dalla buona forma che Nibali ha mostrato prima al Tour of Oman vinto e poi alla Tirreno-Adriatico, dove la prematura cancellazione della tpapa regina non gli ha permesso di terminare meglio di sesto. Dopo la nascosta Milano-Sanremo, ecco che ha preso il via il lungo ritiro sul Teide per preparare, assieme al suo gruppo di lavoro, il secondo picco di forma.

Esattamente un mese passa tra la Classicissima e la cronometro a squadre del Giro del Trentino; periodo praticamente identico rispetto allo stacco del 2015 (Sanremo il 22 marzo e Amstel il 19 aprile), del 2014 (Sanremo il 23 marzo e Amstel il 20 aprile), del 2013 (Sanremo il 17 marzo e Trentino il 16 aprile), del 2012 (Sanremo il 17 marzo e Amstel il 15 aprile), del 2011 (Sanremo il 19 marzo e Trentino il 19 aprile) e del 2010 (Sanremo il 20 marzo e Amstel il 18 aprile).

 

Cercasi disperatamente cambio di ritmo
Appare però chiaro che il fisico di un venticinquenne sia diverso da quello di un trentunenne; parafrasando uno dei più noti slogan pubblicitari della storia della tv italiana, contro il logorio della vita (agonistica) moderna non ci vuole un Cynar ma un programma di preparazione adattato alle differenti esigenze e necessità. Un numero di gare più cospicuo potrebbe ad esempio essere utile per far trovare il ritmo di gara più in fretta, contribuendo ad una maggiore brillantezza nelle fasi decisive della corsa.

L’inesistente reattività ai cambi di ritmo è un ulteriore e pericoloso campanello d’allarme: Nibali non sa più, a questo Giro, replicare agli scatti degli avversari, riuscendo solamente a salire del proprio passo. Che a farli sia un passista come Zakarin o uno scalatore puro come Chaves, allo Squalo dello Stretto poco cambia, perché non riesce a riportarsi sotto in ambedue i casi: come diversi commentatori hanno sottolineato, al capitano dell’Astana Pro Team mancano totalmente i lavori fuori soglia che puoi accumulare solamente in gara e non con simulazioni in allenamento.

 

Ma il Giro non è finito: qualcosa si deve provare
E ora, caro Vincenzo, che si fa? Che qualcosa debba per forza cambiare nella prossima stagione, che a meno di sorprese lo vedrà con una nuova maglia (del Bahrein, nel caso specifico), magari puntando a nuovi e coraggiosi obiettivi, come il mai sopito sogno di portarsi a casa la Liegi-Bastogne-Liegi, appare evidente. E per questo Giro, se le già citate analisi daranno buon esito, si dovrà comunque pensare a qualche segno di riscatto; perché perdere le ruote di onesti corridori ma non fenomeni come Sergey Firsanov o David López non è l’immagine da tenere come fotogramma nell’album dei ricordi.

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