Roger Kluge vince a sorpresa a Cassano d'Adda © Ansa - Claudio Peri
Roger Kluge vince a sorpresa a Cassano d'Adda © Ansa - Claudio Peri

Kluge beffa le ruote veloci d’Italia

Al Giro giunge l’ora del pistard tedesco dell’IAM, Nizzolo ancora secondo

Non più tardi di lunedì era giunta la notizia che i prossimi mesi saranno gli ultimi dell’esperienza in gruppo per l’IAM Cycling, formazione elvetica nata nel 2013 e che ha sempre faticato a cogliere risultati di rilievo. Neppure due giorni più tardi è giunta per il team voluto dal businessman Michel Thétaz il successo più prestigioso grazie ad un colpo di mano di Roger Kluge al Giro d’Italia. Fino a questa mattina erano solamente quattro le affermazioni raggiunte nel World Tour, tre delle quali con Matteo Pelucchi (due tappe al Giro di Polonia e una alla Tirreno Adriatico) e il GP de Plouay 2014 con Sylvain Chavanel.

Questa è anche la sesta affermazione tedesca in altrettante frazioni dedicate ai velocisti: ma se le due di Marcel Kittel e le tre di André Greipel erano nell’ordine delle cose, ben diverso quanto ottenuto oggi da Kluge, che beffa ancora una volta i velocisti italiani, ancora a secco in questa campagna rosa. È questa anche la quarta “prima volta” di fila al Giro, continuando il filotto aperto sabato da Esteban Chaves e poi proseguito con Alexander Foliforov e Alejandro Valverde; e non è detto che la striscia debba per forza interrompersi domani.

Non parte Mezgec, ci provano in tre
Da Molveno e dal suo rinomato lago sono partiti alle 12.34 in direzione Cassano d’Adda in 162. Rispetto a ieri manca Luka Mezgec, caduto nella scorsa settimana e sottoposto ad esami che gli hanno riscontrato una frattura allo scafoide: lo staff medico dell’Orica GreenEDGE ha dovuto far terminare per precauzione allo sprinter sloveno la sua esperienza in questo Giro d’Italia, nel quale avrebbe potuto cercare di bissare il successo ottenuto a Trieste nel 2014.

La carovana è ancora stanca dalla tappa di ieri, disputata ad una media elevatissima e con parecchia fatica accumulata dai poveri velocisti e gregari staccatisi già dalle prime rampe del Passo della Mendola. Per questo motivo il primo tentativo, nato al km 2 dei 196 previsti, è subito quello buono: si distanziano Pavel Brutt (Tinkoff), Daniel Oss (BMC Racing Team) e Eugert Zhupa (Wilier Triestina-Southeast). Già al km 14 possono contare su 2’30”, margine che arriva a 5’36” dopo 32 km.

Tanta noia e altrettanti fans nelle prime fasi
Dopo una prima ora di corsa nella quale il terzetto ha pedalato per 44.4 km, il vantaggio al km 50 diventa di 5’50”, che rappresenta anche il picco toccato nell’intera frazione. A tenere sotto controllo l’azione ci pensa soprattutto la Trek-Segafredo che, con Laurent Didier e Riccardo Zoidl, si porta in testa al gruppo per poter dare a Giacomo Nizzolo l’opportunità di cogliere la tanto agognata vittoria al Giro d’Italia.

Il primo e unico gpm è il Passo Sant’Eusebio, strappetto di quarta categoria che non fa male a nessuno: a prendersi il punticino è Oss che transita davanti a Zhupa e Brutt, il plotone scollina 4’20” dopo. In questa sonnacchiosa fase c’è spazio per le visite parenti, sia di chi vive in queste zone (è il caso di Alessandro Bisolti, Sonny Cobrelli e Roberto Ferrari) che di quanti sono seguiti dai fans club, come il russo Alexander Porsev, uno dei pochi velocisti ancora rimasti in gruppo.

Nizzolo bene nei due traguardi volanti
A Brescia al km 120 è posizionato il primo traguardo volante nel quale Oss passa per primo senza difficoltà; nel gruppo c’è lotta fra i tre che puntano ad indossare la maglia rossa sul podio torinese. Nizzolo è il più rapido, con Trentin e Ulissi alle sue spalle in quest’ordine. Si fa sempre più ridotto il gap fra testa della corsa e gruppo, scendendo ai meno 50 km a 2’10” e ai meno 40 km a 1’55”: in questa fase anche Lampre-Merida e Nippo-Vini Fantini danno una mano mettendosi in testa, lavorando per i rispettivi velocisti Sacha Modolo e Eduard Grosu.

Il secondo traguardo volante di Calcio vede maggior sfida davanti, con Oss che supera Zhupa di mezzaruota; medesima situazione dietro, dove Nizzolo ripete il quarto posto mentre Ulissi e Trentin si scambiano le posizioni rispetto a 42 km prima. Nell’assonnato clima generale è proprio l’ultimo sprint intermedio che provoca un rinvigorimento degli ultimi 33 km: sfruttando il minitrenino italiano, si accodano e poi scattano Lars Ytting Bak (Lotto Soudal), Maxim Belkov (Team Katusha) e Ignatas Konovalovas (FDJ).

Contrattacco di Bak, Belkov e Konovalovas: il gruppo si sfalda
Ai meno 30 km questi contrattaccanti vantano 50″ di ritardo dai battistrada e 30″ di margine da un gruppo preso alla sprovvista e che attende ancora qualche km prima di riorganizzarsi; chi non perde tempo sono Bak, Belkov e Konovalovas, rientrati sulla testa della corsa ai meno 22.5 km e che subito si mettono, comandati dall’autorevole Bak, a girare in doppia fila assieme ai tre coraggiosi della prima ora.

L’accordo immediato si riverbera nel margine, che ai meno 20 km è di 30″; dietro prosegue la fase di disorganizzazione, con Lampre e Nippo sfilatesi dalla testa e con i soli Stefan Denifl e Vegard Stake Laengen per l’IAM Cycling, Igor Antón per la Dimension Data e Jack Bobridge per la Trek-Segafredo a menare le danze. In seguito tornano ad operare anche la Lampre con Valerio Conti e la Etixx-Quick Step con Pieter Serry e Carlos Verona, ma incidono molto poco.

Fuga ripresa, ci prova Pozzato
Questo perché il sestetto si dà cambi regolari e riesce a incutere timore transitando ai meno 10 km con 12″ che però tornano ad aumentare fino a 17″ ai meno 6 km. È allo scoccare degli ultimi 5000 metri che devono anticipare i rispettivi tempi di lavoro i vagoni della Lampre (Roberto Ferrari e Matej Mohoric) e della Eugenio Alafaci della Trek. Le rinnovate forze portano ad un repentino riavvicinamento ai meno 4 km, con il definitivo riassorbimento ai meno 1500 metri.

L’ultimo che resiste, ma solo per qualche secondo in più, è Bak; ad ritornare per primo sul danese è uno che in questo Giro ha fatto molto parlare di sé, ma non per i risultati. Filippo Pozzato, presente lì davanti per tenere a galla Manuel Belletti, decide di provare il colpo da finisseur. Il vicentino guadagna sul gruppo tirato da Anton Vorobyev (Team Katusha) ed entra nell’ultima curva, posta ai meno 600 metri, con 4″ di margine.

Su Pippo rinviene Kluge, che va a vincere: Nizzolo secondo
Il sandricense della Wilier Triestina-Southeast non aveva fatto i conti, suo malgrado, con il fattore sorpresa rappresentato oggi da Roger Kluge: il potente pistard, attuale argento iridato dell’omnium in carica, si lancia in caccia del Pippo nazionale, raggiungendolo e superandolo ai meno 275 metri. Dietro i velocisti, finiti i gregari, attendono troppo a lungo prima di partire, con l’azione presa da Alexander Porsev solamente ai meno 300 metri.

Purtroppo per loro Kluge ha ancora quella sessantina di metri di margine che un passistone abile nelle crono come lui sa gestire. Può già iniziare ad esultare ai meno 50 metri il trentenne tedesco, che giunge al successo più importante della carriera. Quello che ancora manca a Giacomo Nizzolo, che con il secondo posto di oggi arriva a nove piazze d’onore al Giro senza alcuna vittoria; se non è un record, poco ci manca.

Classifica immutata, domani occhio a Pramartino
Terzo è il tedesco Nikias Arndt (Team Giant-Alpecin), quindi a seguire hanno concluso Sacha Modolo (Lampre-Merida), Matteo Trentin (Etixx-Quick Step), il russo Alexander Porsev (Team Katusha), l’olandese Pim Lightart (Lotto Soudal), il lituano Ramunas Navardauskas (Cannondale), Manuel Belletti (Wilier Triestina-Southeast) e Paolo Simion (Bardiani CSF).

Tutto immutato in classifica generale, con l’olandese Steven Kruijswijk (Team LottoNl-Jumbo) che conserva la maglia rosa con 3′ di margine su Esteban Chaves (Orica GreenEDGE), 3’23” su Alejandro Valverde (Movistar Team), 4’43” su Vincenzo Nibali (Astana Pro Team) e 4’50” sul russo Ilnur Zakarin (Team Katusha). Domani spazio alla frazione più lunga, ben 240 km, del Giro: da Muggiò a Pinerolo i primi 215 km sono senza difficoltà mentre è ben diverso il finale, con l’ascesa (e la discesa) di Pramartino e il muro di via Principia d’Acaja che restringeranno a pochi i sogni di gloria.

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