Matteo Trentin vince la 18ª tappa del Giro d'Italia © Bettiniphoto
Matteo Trentin vince la 18ª tappa del Giro d'Italia © Bettiniphoto

Che faina, Trentin! Rabbia e tempismo: un capolavoro

Il Giro a Pinerolo: Matteo piomba su Moreno Moser e Gianluca Brambilla sul rettilineo finale, e li uccella alla grande

Quattro tappe vinte, sei giorni in maglia rosa tra Marcel Kittel, Gianluca Brambilla e Bob Jungels, ed una maglia bianca di miglior giovane che lo stesso Jungels sembra sempre più determinato a portare fino a Milano: quello della Etixx-QuickStep è stato fin qui un Giro d’Italia memorabile ed oggi si è aggiunto alla festa anche Matteo Trentin che con un vero e proprio capolavoro tattico di squadra ha fatto sua la 18esima tappa sul traguardo di Pinerolo. Il team diretto da Patrick Lefévère non sembrava per nulla quello a cui quest’anno erano piovute addosso numerose critiche per il fallimento nelle grandi classiche del pavé, praticamente le sue gare di casa: ma Trentin è un corridore che ha libertà in una tappa adatta alle sue caratteristiche raramente sbaglia e così il 26enne di Borgo Valsugana ha potuto festeggiare la sua prima vittoria stagionale, la terza in carriera in un grande giro dopo le due tappe al Tour de France nel 2013 e 2014.

La fuga va con 24 uomini
Con i suoi 240 chilometri, questa tappa tra Muggiò e Pinerolo era la più lunga di questa edizione del Giro d’Italia e tutto faceva pensare che quella di oggi sarebbe stata la giornata buona per una fuga da lontano. Così infatti è stato e non c’è voluto neanche molto prima che partisse l’azione che poi è arrivata fino al traguardo: dopo una decina di chilometri di schermaglie, infatti, si è formato in testa alla corsa un plotoncino di 24 corridori che non impensieriva in alcun modo la maglia rosa Steven Kruijswijk o gli altri uomini di classifica visto che il meglio piazzato aveva quasi un’ora di ritardo.

Questo gruppo di battistrada era formato da Axel Domont (AG2R), Davide Malacarne (Astana), Stefan Küng e Daniel Oss (BMC), Moreno Moser e Ramunas Navardauskas (Cannondale), Gianluca Brambilla e Matteo Trentin (Etixx), Olivier Le Gac (FDJ), Andrei Solomennikov (Gazprom), Roger Kluge (IAM), Sacha Modolo e Matej Mohoric (Lampre), Pim Lightart (Lotto), Genki Yamamoto e Gianfranco Zilioli (Nippo), Nikias Arndt e Albert Timmer (Giant), Christian Knees (Sky), Pavel Brutt, Jay McCarthy e Ivan Rovny (Tinkoff), Julen Amezqueta e Matteo Busato (Wilier). Gli uomini al comando hanno subito scavato un bel gap sugli inseguitori ma nei primi 180 chilometri interamente pianeggianti hanno continuato a guadagnare terreno fino a superare i dodici minuti.

Brutt ci prova, ma a Pramartino ecco Brambilla e Moser
Messa in cassaforte la possibilità di giocarsi la vittoria di tappa, i fuggitivi hanno iniziato a darsi un po’ di battaglia sulla salitella della Colletta di Cumiana quando mancavano all’arrivo poco più di 50 chilometri: un’accelerazione di Oss e una di Küng (quest’ultimo vittima di una scivolata in discesa) hanno avuto come unici effetti quelli di far staccare Ligthart e Kluge e far scendere il vantaggio sotto agli undici minuti. Forte di tre uomini nel primo gruppo, ad una quarantina di chilometri dall’arrivo la Tinkoff ha fatto attaccare Pavel Brutt per consentire a McCarthy e Rovny di restare coperti: il forte passista russo ha guadagnato fino a 17″ sui primi inseguitori tirati da Navardauskas, ma questo cambio di passato ha fatto finire il gruppo principale a più di 14 minuti.

Brutt è stato raggiunto in cima al muro in pavé di San Maurizio e così ai piedi della salita decisiva di Pramartino s’è presentato in testa un drappello di 11 corridori: Rovny è stato il primo a forzare, ma al russo hanno risposto Moreno Moser e Gianluca Brambilla che a loro volta hanno aumentato il ritmo restando da soli in testa alla corsa. Al gran premio della montagna, posto a 19.5 chilometri dal traguardo, i due italiani avevano un margine di vantaggio di 28″ su Nikias Arndt e Ivan Rovny, poco più dietro invece inseguivano Matteo Trentin e Sacha Modolo che sono stati bravissimi ad affrontare la breve ma dura salita del proprio passo limitando i danni. In discesa il quartetto alle spalle di Moser e Brambilla s’è ricompattato e Matteo Trentin ha potuto rifiatare a ruota prima del secondo ed ultimo passaggio sul muro di San Maurizio.

Spettacolare testa a testa, Trentin rientra a beffa Moser
Sul duro strappo in pavé Moreno Moser ha attaccato per primo, ma Gianluca Brambilla ha avuto la forza per tenere e contrattaccare: un duello appassionante ma il trentino della Cannondale non si è fatto sorprendere, ha tenuto duro quando sembrava sul punto di cedere ed i due hanno superato assieme l’ultima difficoltà di giornata e hanno iniziato a studiarsi per la vittoria di tappa. Nell’ultimo chilometro Brambilla non ha più dato cambi a Moser perché da dietro stava tornando sotto proprio il compagno di squadra Matteo Trentin che aveva lasciato gli inseguitori sul muro e che con grande intelligenza ha recuperato poco alla volta per rientrare proprio al momento giusto e giocarsi al massimo l’effetto sorpresa.

E infatti Trentin ha ripreso la scia della coppa al comando proprio nelle ultime centinaia di metri e subito ha tirato dritto lasciando sul posto Moreno Moser che non ha avuto il tempo di rispondere e s’è dovuto accontentare del secondo posto con Brambilla terzo: una mossa da manuale che è valsa una vittoria meritata. Un applauso va fatto anche a Sacha Modolo che per poco non è riuscito a seguire Trentin e che ha pagato 20″ al traguardo, ma che comunque è riuscito a portare a casa una buona quarta posizione in una tappa non certo adatta alle sue caratteristiche; tra i primi 11 dell’ordine d’arrivo si sono piazzati anche Matteo Busato, settimo a 1’10”, e Davide Malacarne e Daniel Oss entrambi staccati di 4’28” da Trentin.

Giornata tranquilla per i big in vista degli ultimi tapponi
Per i grandi uomini di classifica, invece, quella di oggi è stata una giornata di transizione in vista degli ultimi due tapponi di montagna sulle Alpi tra il Piemonte e la Francia. La salita di Pramartino, quattro chilometri e mezzo al 10% di pendenza media, poteva invitare alla battaglia, ma tutti hanno preferito evitare di sprecare energie per provare a guadagnare al massimo pochi secondi e hanno rimandato a domani la vera battaglia: inoltre Steven Kruijswijk ha potuto contare sull’appoggio di un sempre più convincente Enrico Battaglin che l’ha scortato per tutta Pramartino fino ai primi dello strappo in pavé di San Maurizio a 2500 metri dal traguardo.

Proprio in cima al muro c’è stato un timido allungo di Alejandro Valverde che sullo slancio ha provato ad aprire un buco in discesa assieme a Vincenzo Nibali ed Esteban Chaves ma Steven Kruijswijk anche oggi non ha sbagliato nulla e ha dato una grande dimostrazione di tranquillità e fiducia nei propri mezzi. Alla fine quindi i big sono arrivati tutti assieme a 13’24” da Trentin, l’unica variazione di rilievo in classifica è stata quella relativa a Jakob Fuglsang che ha perso le ruote sul Pramartino e ha tagliato il traguardo con quasi cinque minuti di ritardo slittando dall’undicesima alla dodicesima posizione della generale: la fatica ha presentato il conto o il danese ha solo risparmiato energie in vista del tappone di domani con il Colle dell’Agnello (Cima Coppi) e l’arrivo in salita a Risoul?

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