L'arrivo vittorioso di Vincenzo Nibali a Risoul @ Bettiniphoto
L'arrivo vittorioso di Vincenzo Nibali a Risoul @ Bettiniphoto

Nibali, la rinascita! A Risoul trionfa lo Squalo

Valverde cede sull’Agnello, Kruijswijk cade in discesa, Chaves staccato sulla salita finale ma è in rosa. Ora per il Giro tutto è in gioco

Bando a troppi preamboli, c’è la tappa del Giro da raccontare, da descrivere nel dettaglio. Anzi, la Tappa, con la T maiuscola, perché questa Pinerolo-Risoul ce la ricorderemo a lungo, per come è stata corsa, per la rivoluzione che ha portato in classifica, per come si è conclusa, per gli scenari che apre e per lo spettacolo che ha regalato. Del resto quando si va in montagna, quando si va oltre certe quote (Colle dell’Agnello, 2744 metri s.l.m., Cima Coppi dell’edizione 2016 della corsa rosa), e soprattutto quando le salite si susseguono l’una all’altra, molto può succedere; a volte tutto. Ecco, oggi è successo proprio di tutto.

Ha vinto Vincenzo Nibali, alla sua maniera, gettando il cuore oltre l’ostacolo (oggi perdonateci qualche caduta retorica, qualche luogo comune), andando più forte delle streghe che ha visto fino a poche ore fa, più forte degli avversari, rientrando prepotentemente nella lotta per la vittoria finale, quando stamattina alla partenza ancora 4’43” lo separavano dalla maglia rosa.

Ha vinto pure Esteban Chaves, che si ritrova al comando della classifica e domani darà l’anima per difendere questo primato che lo proietterebbe a vincere a 26 anni il primo grande giro in carriera. Ha vinto un inenarrabile Michele Scarponi, il miglior gregario che un capitano possa sperare di avere, uno che lavora tanto in corsa, sacrificando le proprie aspirazioni, e che lavora soprattutto fuori dalla corsa, col suo carattere, con l’equilibrio che riesce a riportare la sera in camera, anche nei momenti più turbolenti (e in questo Giro il suo roommate Vincenzo ne ha passati più d’uno).

Ha perso uno splendido Steven Kruijswijk, che fino alla vetta del Colle dell’Agnello era padrone incontrastato del Giro d’Italia, e un attimo dopo era per terra, sbatacchiato contro un costone di neve, con la bici in disordine e qualche osso scricchiolante, ma non per questo persuaso a gettare la spugna, tutt’altro: subito pronto a rimettersi in sella e a inseguire, da lì all’arrivo, cercando di minimizzare il danno, e mai arreso anche quando l’amata maglia rosa si stava inesorabilmente sfilando dal suo torace martoriato dalla caduta (avremmo scoperto in serata che Steven ha portato a termine la tappa con una costola rotta). Grandissimo in corsa, grandissimo anche dopo nell’ammettere l’errore, nel non guaire alla malasorte, assumendosi le responsabilità dell’errore che ha spianato la strada agli avversari. Che tempra, questo ragazzo le cui spalle larghe non sono – evidentemente – solo un dettaglio fisico.

Partenza supersprint, poi Scarponi fa il diavolo in fuga
Una prima ora di gara a 52 km orari di media non poteva che lasciar presupporre un grande disordine per tutto il resto della tappa. E così è stato. Solo dopo 75 dei 162 km totali è partita la fuga del giorno, subito dopo il secondo traguardo volante, a Sampeyre: sullo slancio della volata si sono mossi in 28, tra di loro citiamo Moreno Moser (Cannondale), già all’attacco ieri, Diego Ulissi (Lampre), la maglia azzurra Damiano Cunego (Nippo), Stefano Pirazzi (Bardiani), il vincitore di Cividale Mikel Nieve (Sky) insieme a tre compagni, Matteo Montaguti (AG2R), Tim Wellens con Maxime Monfort (Lotto Soudal) e poi alcuni luogotenenti degli uomini di classifica, ovvero tre uomini Movistar (per Alejandro Valverde), due Tinkoff (per Rafal Majka), due Katusha (per Ilnur Zakarin), Rubén Plaza (Orica) per Esteban Chaves; e due Astana, Michele Scarponi e Bakhtyar Kozhatayev, forse per interessi propri, forse per giocare un ruolo in favore di Vincenzo Nibali.

Tra i tanti, spiccava l’assenza di uomini LottoNL, nessun compagno della maglia rosa Steven Kruijswijk: tenuti tutti intorno al capitano,  a tirare il gruppo in Valle Varaita, quando forse non sarebbe stato così necessario. A posteriori, possiamo dire che mandare uno o due gregari in avanscoperta sarebbe stato solo salutare per il leader della classifica.

I 28 hanno messo insieme 4’30” di vantaggio in una quindicina di chilometri, poi hanno iniziato a selezionarsi già sulle prime rampe del Colle dell’Agnello. A 65 km dal traguardo, a 10 dalla vetta, Ulissi ha guadagnato qualche metro insieme a Egor Silin (Katusha), ma poco dopo i due sono stati ripresi e superati in tromba da uno Scarponi scatenato, che in quel momento poteva vantare 6′ di margine sul gruppo sempre tirato dai LottoNL.

In cima all’Agnello si rivedono lampi di Nibali
Un ritmo – quello del plotone – troppo blando per i gusti degli avversari di Kruijswijk (ma certo adatto alle scarse attitudini alla salita dei compagni di squadra dell’olandese); cosicché la Orica-GreenEDGE ha deciso di far saltare il tappo, e si è messa a tirare come se stesse trenando per una volata: un chilometro (anche meno) a tutta da parte di Amets Txurruka e Damien Howson, e tanto è bastato per polverizzare il gruppo. Quando i due gregari di Chaves hanno finito il loro lavoro, insieme al loro capitano non rimanevano che la maglia rosa Kruijswijk, Alejandro Valverde e Vincenzo Nibali.

Ma la gloria per l’italiano era destinata a durare poco: poche centinaia di metri e anche lo Squalo ha pagato dazio al ritmo ora tenuto da Chaves. Nibali, come già sin troppe volte accaduto nel corso del Giro 2016, non ha retto al cambio di ritmo, si è sfilato, è stato raggiunto da Ilnur Zakarin e Rafal Majka che seguivano poco distanti, si è accodato a loro.

Fortunatamente per gli inseguitori, il ritmo tra i tre occupanti del podio della generale si è un po’ allentato, sicché da dietro ci sono stati diversi rientri, primo tra tutti quello – appunto – di Zakarin, Majka e Nibali. Tra i rientrati, Darwin Atapuma (BMC) ha proposto un allungo, ma era destinato a durare poco, perché il suo connazionale Chaves aveva deciso di dar luogo a un nuovo affondo, a 5 km dalla vetta. Stavolta Nibali ha reagito bene al forcing di Esteban. Chi non ha invece digerito l’accelerazione (e l’altitudine, come si temeva) è stato Valverde, che stavolta ha perso contatto insieme a tutti gli altri.

Davanti son rimasti così solo Chaves, Kruijswijk, Nibali e Majka. Il polacco non ha però resistito, e a 3 km dalla vetta si è staccato. In vista dello scollinamento, un fatto su cui pochi avrebbero scommesso a quel punto: su un accenno di allungo di Nibali (dopo una trenata di Kozhatayev, incrociato strada facendo), Chaves ha patito per un attimo. Segno che i valori in campo non erano poi così granitici, nello scenario nebbioso dell’Agnello, in mezzo a due costoni di neve.

Al Gpm Scarponi è transitato con 1’26” su Nieve, 4’57” su Nibali-Kruijswijk-Chaves, 5’52” su Valverde. In pratica, quasi un minuto perso dal murciano in salita.

In discesa le cadute di Kruijswijk e Zakarin
Nibali ha iniziato a tirare la discesa senza remora alcuna, e immediatamente è successo l’imprevisto che ha cambiato il volto della tappa: Kruijswijk ha sbagliato una curva a sinistra, è finito largo e si è schiantato contro il costone di neve e ghiaccio, ribaltandosi letteralmente. Prima ancora di capire se si fosse fatto male da qualche parte, l’olandese si è rialzato e ha provato a ripartire, ma la bici era malconcia non meno di lui. Soccorso primariamente dal cambio ruote, Steven si è poi rimesso in sella, ma ha dovuto attendere di scendere ben più a valle prima di essere raggiunto dalla sua ammiraglia, la quale gli ha potuto finalmente sostituire la bici: a quel punto, però, Nibali e Chaves erano lontanissimi, e anche Valverde e Majka (con Andrey Amador) l’avevano superato.

Di lì a poco, un altro brivido, anche maggiore rispetto alla caduta della maglia rosa: Zakarin, quinto della generale, è andato fuori strada, cadendo per qualche metro giù da una piccola rupe. Rimasto a lungo immobile, mentre il sangue si gelava nelle vene di chi guardava la scena, il russo se l’è fortunatamente cavata relativamente a buon mercato: frattura di clavicola e scapola, ma poteva andargli davvero molto peggio. Tanta sfortuna per il capitano della Katusha, che era comunque in corsa per il podio.

Intanto Nibali e Chaves avevano raggiunto Rubén Plaza, che ovviamente ha dato una grande mano al suo capitano, il quale – da secondo della generale – era l’uomo che maggiormente poteva avvantaggiarsi delle disavventure di Kruijswijk. Inevitabile, a quel punto, che anche l’Astana fosse conseguente. La decisione di fermare Scarponi (il quale aveva intanto atteso il rientro di Monfort, visto che non aveva senso fare da solo tutto il fondovalle fino ai piedi dell’ascesa finale) è stata sofferta, visto che il marchigiano aveva serie chance di vincere la tappa.

Ma si palesava l’ipotesi – incredibile fino a poco prima – che tutto potesse riaprirsi per Nibali: il primo e il terzo della classifica distanziati, la possibilità di guadagnare ancora, una classifica improvvisamente riapertasi. Michele l’ha presa con filosofia, si è rialzato, ha sgambettato (quasi in surplace) finché non è stato ripreso da Vincenzo e dai due Orica, e ha dato il suo preziosissimo contributo.

Scarponi aiuta Nibali a respingere Valverde
L’intervento di Scarponi è stato realmente determinante, visto che Valverde (con Majka e Rigoberto Urán) era in forte riavvicinamento su Nibali e Chaves. Non appena l’Aquila di Filottrano si è messa alla testa del plotoncino, i 15″ di vantaggio su Valverde sono diventati nuovamente 20 e poi 30 e poi 40 e poi – a Guillestre, a 13 km di sola salita da Risoul – addirittura a 1’20”.

Anche Pirazzi, raggiunto lungo il fondovalle insieme ad altri fuggitivi della prima ora (tra cui Ulissi), ha contribuito alla causa di Nibali (solo spirito nazionalistico, o qualche prebenda in arrivo per il laziale?); ma del resto in questi casi le alleanze si trovano anche strada facendo. Valverde e Majka ricevevano – in quegli stessi chilometri – l’aiuto dei rispettivi gregari Herrada ed Hernández (sempre ex fuggitivi); Kruijswijk riusciva invece a fare corsa parallela con gli Etixx (Bob Jungels e Carlos Verona), tentando di non sbracare.

Anche sulla salita di Risoul Scarponi ha continuato a tirare il drappello, finché (a 10.5 km dalla vetta) non è stato raggiunto Monfort, ultimo degli attaccanti del mattino ad essere rimasto allo scoperto. In quel momento Valverde era a circa un minuto da Nibali, Kruijswijk a 2’10”. Ma le cose stavano nuovamente per cambiare.

L’affondo vincente dello Squalo, Chaves in maglia rosa
L’andatura di Scarponi, fatalmente, ha cominciato a scemare, e allora Nibali ha ripreso il destino nelle proprie mani e si è prodotto in un forcing a cui hanno saputo resistere solo Chaves e Nieve, e in seconda battuta un ottimo Ulissi. Contemporaneamente, Jungels staccava un Kruijswijk ormai allo stremo dopo aver tirato in prima persona per tanti chilometri del fondovalle. L’olandese avrebbe potuto saltare del tutto, a questo punto, ma gli va dato atto di aver strappato coi denti una resistenza che in altri tempi si sarebbe definita eroica.

Non era ancora ancora finita, però. A 5.5 km dal traguardo, Nibali ha dato un’altra rasoiata; Chaves, seppur a fatica, ha tenuto le ruote del siciliano, ma ormai era al lumicino. E 300 metri più avanti la luce si è spenta anche per il simpatico Esteban, che si è staccato definitivamente dallo Squalo.

Da qui in poi, il monologo di Nibali non ha più conosciuto pause: il margine del messinese è andato aumentando di chilometro in chilometro, mentre Chaves veniva nuovamente raggiunto da Nieve, e ancor più dietro si navigava ormai a vista.

Il risultato, all’arrivo di Risoul, è di quelli clamorosi. Nibali ha vinto con 51″ su Nieve e 53″ su Chaves; a 1’02” è arrivato Ulissi. A 2’14”, Majka, Valverde e Urán; poi una serie di ex fuggitivi: a 2’43” Georg Preidler (Giant), a 2’51” Nicolas Roche (Sky) e Hubert Dupont (AG2R), a 3′ Monfort, a 3’07” André Cardoso (Cannondale).

A 3’36” Atapuma ha preceduto di poco Jungels (3’45”), a 4’30” è arrivato Amador, Kruijswijk addirittura a 4’54”, sedicesimo di giornata. Le cavallette avrebbero prodotto meno danni.

La classifica cambia completamente, con Chaves in maglia rosa e Nibali secondo a 44″; Kruijswijk scivola in terza posizione a 1’05”, Valverde in quarta a 1’48”; Majka è quinto a 3’59”, Jungels sesto a 7’53”, Amador settimo a 9’34”, Urán ottavo a 12’18”; la top ten è chiusa da Kanstantsin Siutsou (Dimension Data) a 13’19” e da Domenico Pozzovivo (AG2R) crollato a 14’11” dopo aver perso quasi otto minuti oggi.

E domani, nella Guillestre-Sant’Anna di Vinadio, tutti i nodi verranno al pettine: appena 134 km, Col de Vars in apertura, poi l’interminabile, altissima Bonette (si torna sopra quota 2700), quindi i 20 km di Colle della Lombarda, il cui Gpm segna il rientro in Italia a 10 km dal traguardo; il quale è posto non in discesa, ma dopo un ulteriore strappo verso Sant’Anna. Succederà ancora di tutto, questo è poco ma sicuro.

 

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