Vincenzo Nibali ed Esteban Chaves © Bettiniphoto
Vincenzo Nibali ed Esteban Chaves © Bettiniphoto

La lezione di umanità della famiglia Chaves

Esteban, sconfitto, non smette di sorridere; i suoi genitori commuovono il Giro con il loro abbraccio a Vincenzo Nibali

«Se tre anni fa mi avessero detto che oggi sarei stato a giocarmi il Giro d’Italia, non ci avrei creduto». Bastano queste parole per dire tutto quello che c’è da dire sulla vicenda umana e sportiva di Esteban Chaves. Della sua caduta al Trofeo Laigueglia del 2013 e del fatto che quel giorno rischiò di morire, si è parlato e riparlato. Delle fratture che lo sconquassarono (clavicola, mano, zigomo, mascella, sfenoide, costole, pure un ossicino dell’orecchio), e delle conseguenze che ancora oggi si porta appresso (ha un uso parziale del braccio destro) si è scritto tanto.

Del segno che quella disavventura ha lasciato nel profondo dell’animo del 26enne di Bogotá, invece, oggi tutto il pubblico del ciclismo ha potuto avere un riscontro diretto, nelle frasi con le quali il ragazzo ha provato a spiegare il suo stato d’animo dopo la sconfitta che, per quanto potesse anche essere stata messa in conto, non per questo brucia di meno.

 

Tutta la Colombia si era stretta intorno a Chaves
Oggi Esteban Chaves doveva difendere 44″ di vantaggio su un Vincenzo Nibali moralmente lanciatissimo dall’impresa di Risoul. Non era facile, ma il colombiano della Orica aveva l’obbligo di provarci in tutti i modi. Per onorare la maglia rosa conquistata ieri, certo; per non deludere le aspettative che tutta la Colombia riponeva in lui (con tanto di dichiarazioni in suo favore dei connazionali in gara, a partire da Rigoberto Urán che aveva candidamente anticipato il suo impegno ad aiutare Esteban oggi, pur militando in un’altra squadra); soprattutto, per regalare una gioia infinita ai suoi genitori, giunti per la prima volta in Europa per supportarlo da vicino.

Quando il pubblico del ciclismo era nel pieno del pathos e del racconto della tappa, con Nibali partito all’attacco e Chaves impegnatissimo a cercare di salvarsi (con il puntuale, effettivo aiuto di Urán negli ultimi chilometri della Lombarda), un’immagine ha scosso più di una sensibilità: sono infatti comparsi in un’inquadratura due signori, evidentemente marito e moglie, lineamenti latinos, una mano stretta nell’altra, che nel backstage dell’arrivo di tappa soffrivano e palpitavano seguendo sui monitor l’evoluzione della gara.

Si trattava proprio dei genitori di Esteban, lui – camicia bianca – molto somigliante al figlio, lei avvolta in una maglietta rosa del Giro. Assisteva, la coppia, allo sgretolarsi del sogno cullato per ore (ma possiamo dire per giorni, per settimane, forse per anni), al crollo delle resistenze di Chaves jr sotto i morsi inferti dallo Squalo. 10″ di distacco dal siciliano, poi 20, poi 40, e poi quel limite sospirato da un lato, maledetto dall’altro, dei 44″. Quando Nibali ha preso di petto l’ultima rampa verso Sant’Anna di Vinadio, era ormai chiaro che per Chaves non ci sarebbe stata risurrezione sportiva: il Giro sfumava, amaramente, lentamente, inesorabilmente.

 

Esteban: «Ci sono cose più importanti»
La cruda efficienza dei cronometri non ha fatto altro che certificare, sulla linea d’arrivo, quanto già si sapeva da chilometri. 1’36” alla fine tra Nibali e Chaves, tradotto in classifica con un ribaltone di 52″ in favore dell’italiano. E in un certo senso è anche meglio che le distanze tra i due avessero preso delle proporzioni sostanziose, perché perdere un Giro d’Italia per pochi secondi avrebbe fatto davvero male male.

Oppure, chi lo sa, forse la reazione di Esteban non sarebbe stata troppo diversa. «Va bene così, è la vita, sono già felice di essere stato qui a giocarmi questa vittoria, i medici mi dicevano che non avrei più potuto correre e invece son finito sul podio del Giro d’Italia, ma questo è lo sport, ci sono cose più importanti». Un karma da far invidia al più pacifico dei santoni himalayani. E quel sorriso, immancabile a illuminare il viso del ragazzo, ma oggi, certo, un po’ più tirato, stiracchiato, imperlato da uno sguardo lucido di lacrime che son lì per venir fuori ma che vengono trattenute, «ci sono cose più importanti» anche per piangere.

In quel momento, di fronte a una resa così matura e dignitosa, il pubblico davanti alla tv aveva già il cuore gonfio di emozione, e non solo per la stupenda vittoria del Giro da parte di Vincenzo, in un finale di corsa a dir poco esaltante.

 

L’abbraccio di mamma e papà Chaves al vincitore del Giro
Era infatti successo che, subito dopo che il siciliano aveva tagliato il traguardo, e una volta che anche il suo avversario in rosa aveva portato a termine la sua tappa, con Nibali ancora piegato dalla fatica sul manubrio della sua bici, e circondato dal suo staff e anche dallo stato maggiore dell’Astana (un Vinokourov fanciullescamente gioioso, chi l’avrebbe mai detto), le telecamere avessero rubato un momento di altissima intensità.

Vincenzo faceva qualche dichiarazione ai microfoni, quando una voce alla sua sinistra, “Nibali! Nibali!“, ha cercato di attirare la sua attenzione, e visto che non sentiva allora una mano sul braccio a chiamarlo anche fisicamente, “Nibali! Grande! Tu eres un grande campeón!”. Erano loro, i Chaves, babbo e mamma, il padre di Esteban a complimentarsi per la vittoria, la signora con gli occhi coperti da un paio di occhiali da sole.

Vincenzo ha capito subito chi erano quelle persone, si è lanciato ad abbracciare la donna, e l’uomo si è unito, a suggellare un momento destinato a restare nella memoria, tra le immagini più belle di questo già bellissimo Giro d’Italia 2016. Nibali si è quasi scusato coi genitori del suo avversario, si è profuso da parte sua in grandi complimenti all’indirizzo di Esteban, e i genitori dello scalatore colombiano, con incommensurabile dignità, si sono poi fatti da parte, aspettando di poter abbracciare il figliolo, di consolarlo per quanto possibile.

Una lezione, non c’è altro modo per definire quello che Chaves e la sua famiglia hanno regalato oggi al pubblico del Giro. Il rispetto dell’avversario che passa innanzitutto dal rispetto di se stessi, dalla consapevolezza dei propri limiti e dal riconoscimento dei meriti altrui. È inutile imbastire paragoni con altre discipline, o con altri genitori sempre pronti a inveire contro chi mette in discussione i successi sportivi dei propri figli. La scena di Sant’Anna di Vinadio si completa da sé, senza bisogno di ulteriori chiose. E gli applausi che Chaves riceverà domani sul podio di Torino saranno – c’è da scommetterci – moltiplicati per cento.

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