I corridori in attesa della ripartenza della tappa 2b al Tour of Ukraine © Twitter
I corridori in attesa della ripartenza della tappa 2b al Tour of Ukraine © Twitter

Corse da incubo: due giorni di autentico delirio al Tour of Ukraine

Sarà che l’Ucraina è un paese lacerato dalla recente guerra, ma l’organizzazione del neonato Tour of Ukraine (che in realtà è una tre giorni nell’Oblast di Kiev) lascia parecchio a desiderare. Strade in pessime condizioni, macchine in panne sul percorso, segnalazioni errate delle distanze, nessun volontario negli ultimi 5 km di una tappa, accoglienza molto lacunosa; diverse le lamentele e le polemiche lanciate dai team in corsa.

I giochi per la classifica finale sono praticamente fatti, con Sergiy Lagkuti (Kolss BDC Team) che è saldamente in testa  a una tappa dalla fine. Nella prima tappa di Chabany l’ucraino ha staccato di 17″ Nikita Stalnov (Astana City), Samir Jabraylov (Synergy Baku) e il compagno di squadra Vitaly Buts, a più di 3′ gli altri concorrenti. Nella mattinata odierna si è poi consumata la cronosquadre di 17 km da Gostomel a Bucha, con la Kolss che ha confermato la sua superiorità staccando di 35″ il Minsk Cycling Club e di 51″ il Kyiv Regional Team.

Nel pomeriggio esplode il caos: si consuma una breve semitappa di 85 km nei dintorni di Bucha. Il finale è invalidato perchè non si capisce più niente, con la segnalazione degli ultimi 5 km fatta in realtà a -2.7 e il gruppo che non sapeva dove andare per la totale assenza di volontari nel finale. Nonostante ciò, si decide di ripercorrere una frazione di 5 km per assegnare solo i premi di tappa, senza distacchi, e molte squadre decidono di non partecipare perchè non c’erano le condizioni di sicurezza necessarie. Alla fine la surreale competizione si è disputata, con successo di Siarhei Papok (Minsk CC).

Come dicevamo, giochi quasi fatti per la classifica generale, con Lagkuti che guida con 28″ su Buts e 1’15” su Stalnov. Ma le polemiche non accennano a placarsi, specie per le evidenti carenze degli alloggi segnalate già ieri via twitter da Fabio Calabria del team Novo Nordisk:

E in più si segnalano stanze troppo piccole per sistemare i bagagli e i letti.

Ed effettivamente, verrebbe da chiedersi in base a quali criteri l’UCI permetta a corse senza storia, in un paese in guerra civile di ottenere lo status di corse internazionali senza le dovute rassicurazioni.

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