La mappa del Giro del Delfinato 2016 © ASO
La mappa del Giro del Delfinato 2016 © ASO

E Tour, dove vai a ballare?

Da domani i big scaldano i motori per la Grande Boucle: Delfinato, Svizzera e non solo

Archiviato il mese di maggio ed il Giro d’Italia, giugno e luglio significano solo una cosa: Tour de France, e relativa preparazione. Il programma dei big è sempre quello, non si scappa, (o quasi… come vedremo) vediamo piuttosto quante e quali varianti gli organizzatori di Giro del Delfinato e Giro di Svizzera offriranno ai corridori interessati.

Delfinato ‘nervoso’: solo un vero tappone
Quest’anno gli organizzatori del Critérium du Dauphiné (e cioè ASO stessa, comunque), ha preferito alleggerire leggermente la gravità del percorso rispetto alle passate edizioni; diciamo “leggermente” perché comunque non mancheranno gli arrivi in salita (ben 4), e a questi va aggiunto una cronoscalata iniziale, vera novità di questa edizione, che farà abbastanza male: i 3,9 km di salita per il Mont Chéry da Les Gets tirano mediamente al 10%, ma l’ultimo chilometro è praticamente tutto al 15%: siamo quasi al garagismo. Insomma, la prima gialla sarà senz’altro di uno scalatore.

La cronoscalata del Mont Chéry © Letour.fr
La cronoscalata del Mont Chéry © Letour.fr

 

La prima frazione da Cluses a Saint-Vulbas dovrebbe risultare la più facile, ampiamente alla portata dei velocisti presenti (e non sono pochi: abbiamo Kristoff, Bouhanni, Degenkolb e Bonifazio, nonché Debusschere e Sam Bennett come outsider). Nella seconda, con partenza da Crêches-sur-Saône, abbiamo già il primo arrivo in salita a Chalmazel-Jeansagnière, ma sarà un arrivo molto, molto dolce. Negli ultimi 22 km si salirà in due tranche, una leggermente impegnativa (7,5 km al 5,6%), quella finale molto più semplice: negli ultimi 7 km si supererà il 6% solo nel finale, e a testimonianza di ciò l’arrivo è di terza categoria. Un arrivo nel quale non ci aspettiamo certo botti, ma magari qualche colpetto dai corridori da classiche presenti, come Michal Kwiatkowski e Wout Poels, se avranno libertà di azione, oppure Jan Bakelants, Julian Alalphilippe o Tony Gallopin

Anche la terza tappa, da Boën-sur-Lignon a Tournon-sur-Rhône, non aiuta i velocisti, con la Côte de Sécheras che culmina a 21 km dal termine, seguita da un lungo falsopiano, degna di una Liegi-Bastogne-Liegi. Anche gli uomini di classifica dovranno stare attenti a quanto accadrà in questa tappa. Si può tornare a sprintare nella Tain-l’Hermitage – Belley, anche se l’arrivo tirerà leggermente,  prima di affrontare il trittico del weekend di arrivi in salita. La quinta tappa, da La Ravoire a Vaujany, è breve (140 km) e ricca di salite nella prima metà (6 GPM dalla prima alla quarta categoria), poi dopo un lungo fondovalle, si lascia l’area di Grenoble e si affronta la schizoide salita di Vaujany: un seconda categoria di 6 km, con qualche tratto al 12%, che spiana nel finale per poi lasciare ai corridori una rampa di 400 metri al 7% per giocarsi la tappa.

L’unico vero tappone alpino (sebbene di distanza modesta, 141 km) sarà dunque al sabato con la frazione da La Rochette a Méribel. A testimonianza della durezza della tappa, la presenza dell’unica salita di categoria HC della corsa, nonché altre 3 salite di prima e una di seconda categoria, per un totale di circa 4000 metri di dislivello. Dopo la partenza i corridori si troveranno subito ad affrontare l’accoppiata Champ-Laurent e Grand Cucheron, dopodiché toccherà ad un’asperità storica, il Col de la Madeleine: ma allo scollinamento mancheranno 70 km all’arrivo. La corsa verosimilmente non si deciderà sull’irregolare Montée des Frasses, ma sul quasi inedito arrivo di Méribel-Les Allues (ci fece tappa il Tour nel 1973): 12,3 km al 6,6% con tanto di impennata finale all’11%: una salita alpina vera, un ottimo test di condizione in vista del Tour.

Profilo della sesta tappa del Giro del Delfinato © letour.fr
Profilo della sesta tappa del Giro del Delfinato © letour.fr

La frazione finale si presenta molto interessante, anche in chiave tattica. Si parte dai sobborghi di Grenoble a Le Pont-de-Claix, per poi arrivare a Superdévoluy dopo 151 km. È interessante la sequenza di salite proposta nel finale, coi duri Col de Moissière (8,3 km all’8,2%, e non molla praticamente mai) a 50 km dall’arrivo, e Col du Noyer (7,5 km all’8,4%, ma con tratti al 13%) a soli 11 km, che anticipa la breve salita finale, 3,8 km al 5,9%. Una tappa ottima per chi avesse voglia di ribaltare la classifica e sancire un altro verdetto.

I protagonisti per il Tour son quasi tutti qui
Come è spesso capitato in tempi recenti, che sia duro o meno il percorso, è il Delfinato che catalizza le attenzioni degli aspiranti vincitori al Tour: e difatti Chris Froome sarà presente con una supersquadra, di livello imbarazzante: con Mikel Landa (!) il recuperato Sergio Henao, il vincitore della Liegi Wouter Poels e l’ex campione del mondo Kwiatkowski, una doppietta sarebbe anche alla loro portata. Ma certo non si farà prendere facilmente a schiaffi in faccia Alberto Contador, mentre c’è molta attesa per Fabio Aru, finora abbastanza sulfureo. Ritorna sui suoi passi Thibaut Pinot e dopo essersi dato allo Svizzera l’anno scorso, sarà presente sulle strade di Francia per battagliare, assieme all’immancabile coetaneo rivale Romain Bardet, autore nell’edizione passata della sua più spettacolare vittoria da professionista a Pra Loup. E poi ancora Richie Porte, Joaquim Rodríguez, Pierre Rolland 

Il Giro di Svizzera ritorna all’antico
Sorprende che non abbia accolto maggior interesse il Giro di Svizzera, tornato all’antico per l’80esima edizione dopo diverse annate più facili del Delfinato: quest’anno si può dire che la corsa svizzera, che partirà l’11 giugno da Baar: non è in Puglia ma nel cantone Zugo, tra Zurigo e Lucerna. L’amena località lacustre avrà ben due tappe a disposizione, un non facile prologo di 6,4 km e un altrettanto non facile tappa in circuito da ripetere quattro volte, per un totale di 187,6 km: l’esito finale dovrebbe comunque essere volata e tutta la prima parte della corsa sorriderà alle ruote veloci presenti, seppur dovranno superare qualche ostacolo. Nella Grosswangen-Rheinfelden troveranno diversi strappi, l’ultimo a 11 km dall’arrivo, cosa che accadrà terza tappa, che riparte verso Champagne, scollinando prima a Orges (ma qui il profilo altimetrico è mediamente più facile).

La musica cambia radicalmente dalla quinta tappa: la Briga Glis-Carì è breve ma durissima. In 124 km si dovranno superare il Furkapass ed il San Gottardo, abbondantemente oltre i 2000 metri, entrando nella svizzera italiana. La salita finale di Carì è molto dura fino a 2 km dal traguardo, con tratti che superano il 13%, di lì in poi è praticamente falsopiano. Il giorno dopo si va da Weese ad Amden, 163 km nei quali gli atleti gli atleti compiranno un lungo anello comprendente un altro salitone HC, il Klausenpass, prima di tornare alla partenza per affrontare la salita di Amden, 11 km ad una pendenza media del 10%, con tratti anche al 17% : difficile barare su un arrivo così tosto.
La delicata ciliegina sulla torta è l’arrivo di Sölden, dopo ben 224 km da Arbon: già importante nella passata edizione, la lunga salita austriaca potrebbe fare veramente male, e permettere a chi è uscito meglio dal trittico di piazzare la stoccata decisiva.

Profilo della sesta tappa del Tour de Suisse © tourdesuisse.ch
Profilo della sesta tappa del Tour de Suisse © tourdesuisse.ch

La chiusura della corsa avverrà a Davos, speculare a come è stata programmata la partenza: una cronometro di 17 km, con un discreto dislivello, e un’ultima tappa di 117 km, questa però ancora importante a livello altimetrico: si scollineranno l’Albulapass dopo 51 km e il Flüelapass dopo 100, e fino al traguardo sarà solo discesa. Una tappa di montagna in regola sui Grigioni, solo di breve distanza.

Percorso così duro per così pochi scalatori
Sarebbe stato bello vedere i protagonisti del Giro darsi la rivincita su un percorso così duro, come accadeva un tempo d’altronde, ma un olimpiade così ghiotta li avrà spinti a cambiare piani. Dovremo accontentarci di ciò che passa il convento, sebbene nessun grande favorito del Tour o protagonista del Giro sia qui: abbiamo Geraint Thomas che ha una grande occasione per misurare i suoi limiti in salita, lontano da compiti di gregariato; i vincitori delle ultime 4 edizioni, Simon Spilak e Rui Alberto Faria Da Costa, alle prese però con un percorso più duro del solito; Tejay van Garderen, che duella a distanza con Porte per un ruolo da capitano al BMC Racing Team e potrebbe avere una ghiotta occasione per farsi luce; e poi ci sono anche Robert Gesink e Wilco Kederman del Team LottoNl-Jumbo, autorevoli esclusi dai giochi. Ma ci piacerebbe pensare che sia l’occasione per emergere anche per qualche grande scalatore di ultima generazione. Due i nomi: il francese Warren Barguil e il colombiano Miguel Ángel López, entrambi non a caso vincitori di un Tour de l’Avenir. Avremo anche altri protagonisti come il campione del mondo Peter Sagan, che con questa corsa ha preso una certa familiarità, il vincitore di una molto facile edizione 2008 Fabian Cancellara, Philippe Gilbert, Michael Matthews, Zdenek Stybar e Tiesj Benoot, tutti qui a scaldare i motori in vista del Tour dove l’obiettivo minimo sarà una tappa.

E poi c’è Quintana che si defila…
Come sempre, Nairo Quintana si distingue dalla massa e non si presenta al via né di una corsa, né dell’altra, prima di essere al Tour. Il colombiano da due anni a questa parte ha scelto la Route du Sud come corsa di preparazione, che si terrà nel Midi dal 16 al 19 giugno. La piccola corsa francese ha una tappa pirenaica, da Saint Gaudens al Col de Couraduque, che sarà sufficiente al buon Nairo per saggiare la sua condizione scalando il Tourmalet. L’anno scorso trovò anche Contador e fu divertente, specie per l’intrusione del pestifero Pierre Latour: lo scalatorino dell’AG2R La Mondiale si candida ad essere il suo principale rivale quest’anno.

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