Nacer Bouhanni esulta per la vittoria © Bettiniphoto
Nacer Bouhanni esulta per la vittoria © Bettiniphoto

Bouhanni bomaye!

Il francese lotta con Kristoff e vince la prima tappa del Critérium du Dapuhiné: battuti Debusschere e Bennett

Nella sua camera c’era e c’è ancora un solo poster appeso sulle pareti: è quello del suo idolo Muhammad Ali, come noto scomparso venerdì a 74 anni. Per uno che praticava la nobile arte l’omaggio nei confronti del campione di Louisville era prevedibile; e oggi Nacer Bouhanni è riuscito alla prima occasione utile a poter dedicare l’affermazione, giunta nella prima frazione in linea del Critérium du Dauphiné, a chi ha preso come esempio. Lo spirito pugilistico si è riversato anche nei suoi compagni di squadra, apparsi eccessivamente pronti al contatto con gli avversari; la giuria non ha rilevato alcunché di illecito, per cui il venticinquenne di Épinal ha potuto festeggiare mimando un uno-due dopo aver varcato la linea del traguardo.

Backaert e Docker in fuga; l’australiano torna dopo la caduta della Roubaix
I 176 corridori in gara sono partiti alle 12.45 da Cluses in direzione di Saint Vulbas dopo 186 km. Non appena Prudhomme tira giù la bandiera al km 0 prende il via l’azione che caratterizza la giornata: va in fuga il belga Frederik Backaert al quale cerca di accodarsi l’australiano Mitchell Docker. Quest’ultimo, che opera il ricongiungimento al km 6, è al rientro alle corse dopo la bruttissima caduta alla Parigi-Roubaix quando, nel tratto della Foresta di Arenberg, è finito violentemente a terra rompendosi uno zigomo e rischiando di subire danni permanenti all’occhio destro.

Il loro vantaggio rapidamente prende corpo grazie alla benevolenza del plotone, passando da 4’20” al km 15 ai 5’20” al km 25. Il margine massimo di 5’25” viene toccato al km 31 in cima al primo dei quattro gpm di giornata (tutti di quarta categoria), la Côte de Mornex, dove Backaert passa per primo. Dopo una fase iniziale decisamente tranquilla – i fuggitivi percorrono 36.8 km – decidono di mettersi in testa al gruppo gli uomini dei due corridori meglio posizionati in classifica, ossia la Tinkoff di Alberto Contador e il BMC Racing Team di Richie Porte.

Sono Cofidis e Katusha a tirare
Il secondo ed il terzo gpm, ossia la Côte de Sallenôves e la Côte de Chilly, vedono transitare per primo in ambedue i casi Backaert. Per far scendere il gap con la coppia di testa in gruppo iniziano a tirare Rudy Molard (Cofidis, Solutions Crédits) e Ángel Vicioso (Team Katusha), rappresentanti delle formazioni che presentano i due velocisti favoriti per il successo di tappa. A metà percorso Backaert e Docker conservano 4′ mentre ai meno 60 km scende fino a 2’40”. Anche nella quarta salita, per modo di dire, di giornata, la Côte de Prémeyzel, passa per primo Backaert mentre dietro si mettono a lavorare anche gli uomini del Team Giant-Alpecin.

Quando si transita ai meno 40 km e il distacco dalla testa della corsa è sceso a 2’30” sono sempre Molard e Vicioso i più presenti nelle prime posizioni; a loro dà il cambio anche Chad Haga (Team Giant-Alpecin), uno dei reduci dal Giro, segno che John Degenkolb si sente pronto per lottare per lo sprint. Ai meno 30 km i due al comando vantano solo 1’35”, margine che continua a diminuire costantemente; la coppia però scoppia ai meno 25 km dalla fine poiché Docker si rialza per aspettare il gruppo. Prosegue stoicamente il passista belga, che per sua somma sfortuna deve pedalare per qualche km con vento contrario.

Fuga ripresa, davanti si lotta
Backaert viene riassorbito ai meno 12.9 km in una fase in cui iniziano a fare capolino nelle prime posizioni le varie squadre degli uomini di classifica, tutte intenzionate a tener fuori dai pericoli i propri leader. La velocità, come sempre in questi momenti, si alza in maniera repentina, favorendo il formarsi di una fila indiana nella parte finale del plotone. A favorire ulteriormente l’allungarsi della coda sono le ripetute rotatorie che si susseguono fino ai meno 3 km, quando finalmente la carreggiata trova uno sviluppo più rettilineo.

Sorprendentemente la formazione davanti ai meno 2 km è il Team Sky con Luke Rowe e Michal Kwiatkowski, mica l’ultimo arrivato, a tenere davanti Chris Froome (il quale rischia comunque di finire a terra). Sotto l’arco dell’ultimo km iniziano a darsi battaglia gli uomini di Cofidis, Solutions Cofidis e Team Katusha; questa volta non è solo un modo di dire, visto che i vagoni dei tue trenini rossi entrano in rotta di collisione un paio di volte. Da una parte Christophe Laporte e dall’altra Michael Mørkøv si sfidano a suon di spallate e di testate.

Bouhanni precede Debusschere, Kristoff intruppato
Li imita anche Bouhanni che attorno ai meno 600 metri si appoggia poco amichevolmente col capo su Kristoff, rischiando il capitombolo; il norvegese riesce a liberarsi (con un colpo di gomito) e a rimettersi alla ruota di Jacopo Guarnieri. Tuttavia il lavoro dell’apripista lombardo non risulta quello dei giorni migliori, con Sam Bennett che prova e riesce ad anticiparlo; quando Kristoff prova a partire vi è addirittura un contatto fra i due compagni di squadra, con il norvegese che rischia di cadere e deve abbandonare i sogni di gloria finendo undicesimo.

Bennett continua a mantenere la prima posizione fino ai meno 100 metri quando di prepotenza esce Nacer Bouhanni; la sua non è una volata da dominatore ma è più che sufficiente per andare a cogliere l’ottavo successo stagionale. Alle spalle dell’alfiere della Cofidis, Solutions Crédits si piazza il belga Jens Debusschere (Lotto Soudal), mentre è terzo l’irlandese Sam Bennett (Bora-Argon 18). La top 10 vede la presenza del norvegese Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), del belga Jonas Vangenechten (IAM Cycling), dell’olandese Moreno Hofland (Team LottoNl-Jumbo), del francese Tony Hurel (Direct Énergie), del norvegese Sondre Holst Enger (IAM Cycling), del sudafricano Daryl Impey (Orica GreenEDGE) e del belga Edward Theuns (Trek-Segafredo).

Nulla cambia in chiave classifica generale: Alberto Contador (Tinkoff) guida con 6″ su Richie Porte (BMC Racing Team) e 13″ su Chris Froome (Team Sky), mentre il miglior italiano è Diego Rosa (Astana Pro Team), nono a 37″. Domani i velocisti torneranno a lasciare spazio agli scalatori e agli uomini da tracciati vallonati: nella frazione che va da Crêches-sur-Saône a Chalmazal-Jeansagnière sono quattro i gpm, equamente divisi fra seconda e terza categoria, da affrontare. L’ultimo dei quali è posto proprio in corrispondenza dell’arrivo: non è una salita difficile, anzi, visto che solo l’ultimo km presenta una pendenza superiore al 6% (i 6.8 km totali sono di media al 3.7% grazie ad un tratto pianeggiante alla metà). Più da gente come Alaphilippe e Gasparotto che per Contador e Froome.

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