Froome festeggia il suo terzo Delfinato © Bettiniphoto
Froome festeggia il suo terzo Delfinato © Bettiniphoto

Non c’è Tour senza tre…

Froome ha sempre vinto il Delfinato prima del Tour: preludio alla tripletta? Contador domato, Stephen Cummings eroe del giorno

Dominare il Criterium del Delfinato per Chris Froome è stato, finora, l’anticamera di un Tour vincente: nel 2013, quando a Valmorel Contador assaggiò per la prima volta l’amaro sapore del frullato anglo-keniano; nel 2015, quando a suon di vittorie rimontò il distacco imposto dalla BMC nella cronosquadre. Potrà esserlo anche nel 2016? Tutto converge verso il sì. Nessuna sbavatura e nessun eccesso di sforzo, squadra in ottime condizioni (anche se con qualche meccanismo da oleare, come vedremo poi), avversari forti ma incapaci di far saltare il banco; finché non saremo sui Pirenei non sapremo quali sono i reali valori in campo, certo, ma per il momento Froome può essere tranquillo: è anche stavolta l’uomo da battere. Ed entra nella storia della corsa francese, essendo il quinto atleta a vincerne tre edizioni: prima di lui solo Mottet, Ocaña, Hinault e Lauredi ci riuscirono.

Fuga di 20 controllata dalla Etixx

Ma spostiamo il discorso sulla tappa odierna, Le Pont – Superdévoluy. Tappa da attacchi e imboscate, sebbene manchino le salite lunghe per fare una selezione definitiva. La partenza è in salita ed è abbastanza forte, con diversi corridori che tentano di andare il fuga nell’ascesa della Côte de Monteynard, tra i quali il vincitore della tappa precedente Thibaut Pinot, senza riuscirci. È sulla successiva Côte des Terrasses, di terza categoria, che si forma la fuga di giornata dopo 31 km: ci sono Robert Kiserlovski (Tinkoff), Jérémy Roy (FDJ), Alexey Lutsenko (Astana), Ben Gastauer (AG2R La Mondiale), Daryl Impey (Orica GreenEdge), Jurgen Van den Broeck (Team Katusha), Tony Gallopin e Thomas De Gendt (Lotto-Soudal), Stephen Cummings e Daniel Teklehaimanot (Dimension Data), Ryder Hesjedal (Trek-Segafredo), Nelson Oliveira (Movistar Team), Romain Sicard (Direct Énergie), Jack Bauer e Tom-Jelte Slagter (Cannondale), Jérôme Coppel (IAM Cycling), Bartosz Huzarski, Paul Voss (Bora-Argon 18), Tsgabu Grmay (Lampre-Merida) ed infine il neo-pro Guillaume Martin (Wanty), bravo ad accodarsi tutto solo. Il vantaggio raggiunge i 3′, per poi ridursi sotto la spinta non degli Sky, ma degli Etixx, che controllano la fuga praticamente per tutta la tappa fino alla penultima salita, forse vogliosi di ottenere una vittoria parziale con Dan Martin e di conseguenti abbuoni. Intanto, abbondano i ritiri, che saranno 12 in tutto: il più clamoroso quello di Joaquim Rodríguez, in azione ieri ma apparso lontano dalla miglior forma, al quale si affianca quello di Bauke Mollema, naufragato nella tappa di ieri quando era in top ten della classifica generale. Degna di nota anche l’assenza ai nastri di partenza di Enrico Gasparotto e del suo compagno Björn Thurau, più che altro per la motivazione: cortisolo basso, il che significa che qualcuno ancora segue i dettami dell’agonizzante MPCC.

Cummings, cacciatore di tappe professionista

Ed è già il momento di parlare del risultato finale, perché uno dei 20 archivia la pratica con un’azione da manuale (ma è quel manuale delle cose da non rifare a casa): Stephen Cummings saluta tutti e va via, ai piedi del Col de Moissière, quando mancano qualcosa come 57 km al traguardo. Stiamo parlando però di uno dei più grandi cacciatori di tappe in gruppo, al terzo successo stagionale in altrettante corse World Tour: dopo Foligno nella Tirreno-Adriatico, trasformandosi da stopper ad attaccante negli ultimi km, e Lesaka nel Pais Vasco, con un attacco da finisseur direttamente dal gruppo: tre modi di vincere differenti insomma, che vanno ad aggiungersi alle 10 vittorie conseguite finora in carriera, con tappe al Tour e alla Vuelta. Una manna i corridori come lui per la Dimension Data, che oggi festeggia anche la pois conseguita da Daniel Teklehaimanot, la seconda consecutiva (per rivedere un risultato simile, dobbiamo fare un balzo indietro di 20 anni e scomodare un grandissimo: Richard Virenque). Cummings monta il vantaggio sull’ascesa, arrivando ai piedi del Col du Noyer con più di 5′ di margine sul gruppo, mentre tutti gli altri fuggitivi venivano ripresi a testimonianza del ritmo comunque alto; uno chapeau non gli si nega affatto.

Contador attacca ancora

Tornando alla corsa per la classifica, il Col du Noyer, breve ma intenso (7,6 km all’8,4%, ma con larghi tratti oltre il 10%) viene preso molto forte dagli Etixx, con Tony Martin che si occupa di tirare per la prima parte. La corsa esplode però quando è Alberto Contador a prendere l’iniziativa, a due chilometri dallo scollinamento: Dan Martin tenta di rispondere ma va fuori giri, poi parte il trenino Sky Landa-Poels-Henao per riportare sotto Froome e tutti gli altri. Annichilisce la potenza dei gregari Sky, con Poels capace addirittura di riportarsi alla ruota di Contador; tuttavia, la presenza di un anello debole, Henao (complice l’inattività recente, gli manca un po’ di cambio di ritmo e non riesce a mettersi in coda a Poels), vanifica l’azione dell’olandese, che dal canto suo ha dimostrato di non rendersi conto quando esagera e perde dalla ruota il suo capitano (rivedere Tour dell’anno scorso), e così Contador può cogliere l’attimo e ripartire un’ulteriore volta. Con Poels e Landa cucinati ed Henao che non riesce a fare più di un buon passo, è Froome in persona a doversi prendere l’onere di agganciare il madrileno, coi soli Richie Porte e Romain Bardet (bravissimo a recuperare dagli sforzi di ieri) che riescono a rientrare, mentre Daniel Martin resta dietro di una quindicina di secondi. Partono le scaramucce, con Froome che si impone in testa, e Bardet che tenta coi suoi allunghi di non far rientrare gli altri.

Porte distratto, Bardet e Martin si prendono il podio

La pedalabile discesa fino a Le Pré favorisce il rientro dei corridori staccati: i primi ad aggregarsi sono Daniel Martin, Rosa, Adam Yates e Meintjes, segue poi il terzetto Sky che praticamente riporta sotto Alaphilippe e anche Pierre Rolland, Stef Clement e Bart De Clercq. Praticamente un nulla di fatto dopo gli attacchi sul Noyer, anche se i fragili distacchi in classifica rendono un pericolo anche la facile ascesa finale a Superdévoluy (e i relativi abbuoni); e così avviene. Dopo un attacco inutile di Rolland, è Daniel Martin a partire secco ai 500 metri, con Romain Bardet lesto alla sua ruota; molto male Richie Porte, troppo indietro e incapace di chiudere il buco che viene a crearsi tra sé e i corridori davanti. Daniel Martin giunge secondo a 3’58” (!!) da Cummings, Bardet terzo, poi seguono con lo stesso tempo Poels, Yates, Alaphilippe, Rosa e Meintjes. Porte, nono davanti a Froome e Contador, paga 5″ che gli risultano fatali per il podio: si classifica così Bardet secondo a 12″, e Martin terzo a 19″, mentre Porte è attardato a 21″. Restano cristallizzate le posizioni finali dalla quinta alla nona, con Contador a 35″, Alaphilippe a 51″ che vince la maglia bianca davanti a Yates a 57″, Rosa a 1’13” e Meintjes a 1’30”. Top ten guadagnata per Rolland a 2’43”, grazie alla debacle di Pinot, in crisi sul Noyer e 24° a più di 4′ dal gruppo maglia gialla. Giornata di riposo invece per Fabio Aru, che giunge 72° a 26 minuti, scortato dal fedele Tiralongo.

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