Peter Sagan batte tutti a Baar © Tour de Suisse
Peter Sagan batte tutti a Baar © Tour de Suisse

Sagan spara un’altra vittoria

Peter vince la seconda tappa del Tour de Suisse. Roelandts strappa la maglia gialla a Cancellara

Provano a fermarlo in tutte le maniere, ma è tutto vano. Alla partenza di oggi Peter Sagan se l’era presa con lo starter, che aveva esploso il colpo di pistola troppo vicino all’orecchio dello slovacco. Al ché Peter, solitamente gioviale, rimette su la faccia da burbero che mostra quando le cose non gli vanno a genio e rifiuta le scuse dell’attempato (e sbadato) cerimoniere.

Per riproporre la contagiosa risata al fenomeno di Zilina serve un antidoto: la vittoria. Che puntualmente arriva nel tardo pomeriggio, permettendogli di arrivare a dodici vittorie in carriera al Tour de Suisse e di diventare il plurivittorioso di sempre nella corsa elvetica. Si separa dalla compagnia di tre delle glorie più splendenti del ciclismo della federazione, vale a dire Hugo Koblet, Ferdi Kübler e Fabian Cancellara. E per il bernese la beffa è doppia, perché se ne vola via anche la leadership nella classifica.

Non parte Kudus, mentre quattro vanno in fuga
Il menu della seconda tappa del Giro di Svizzera prevede una frazione di 187.6 km: quattro giri di 46.9 km nel circuito di Beer, medesima località del Canton Zugo che ha ospitato la cronometro di ieri. A differenza di 24 ora fa la pioggia si presenta costante sin dalla partenza, con i corridori costretti ad indossare le mantelline e i tifosi ad aprire gli ombrelli. Un atleta non si è schierato al via: non ha preso il via l’eritreo Merhawi Kudus (Dimension Data), redice da un Giro d’Italia poco appariscente.

Dopo alcuni km è partita la fuga che caratterizzerà l’intero pomeriggio: sono evasi l’austriaco Matthias Krizek (Team Roth), il francese Sébastien Minard (AG2R La Mondiale), l’olandese Antwan Tolhoek (Roompot-Oranje Peloton) e lo svizzero Marcel Wyss (IAM Cycling). Il loro vantaggio al km 15 è di 50″, che aumentano a fino a 5’08”, margine che rappresenta il picco di giornata, al km 27. A controllare il gruppo ci pensa la Trek-Segafredo del capoclassifica Fabian Cancellara, i cui uomini fanno calare il gap a 4’30” al termine della prima tornata.

Nuova caduta per Gesink, costretto al ritiro
Nella prima delle tre ascese al gpm di Allenwinden (km 52) passa per primo Krizek davanti a Tolhoek, Minard e Wyss; il gruppo paga 3’55”, margine che si ripete pressoché identico al secondo passaggio sul traguardo. Al secondo gpm (km 99) stavolta è Tolhoek che passa in testa, superando Krizek, Wyss e Minard. Cambia il distacco del gruppo, sempre tirato dagli uomini della formazione diretta da Luca Guercilena: Grégory Rast e soci si sono portati a 2’55” dai quattro battistrada.

Purtroppo, per l’ennesima volta, c’è un corridore che è finito a terra: si tratta di uno dei papabili per il successo finale, ossia Robert Gesink. L’olandese, capitano del Team LottoNl-Jumbo, è scivolato attorno a metà gara ed è stato costretto al ritiro. All’inizio dell’ultimo giro a separare attaccanti e gruppo sono solamente 1’13”. Con la pioggia che, dopo una momentanea tregua, riprende a cadere copiosamente, inizia anche l’ultima salita: davanti il quartetto si spezza momentaneamente a metà, lasciando davanti gli esperti Minard e Wyss.

Krizek miglior scalatore, ma il gruppo riassorbe la fuga
I più giovani Krizek e Tolhoek riescono a rientrare, e sono anche i due che si giocano i punti nell’ultimo gpm (km 146), con l’austriaco che ha la meglio sul rivale; e con questo risultato l’ex corridore della Liquigas si assicura di partire domani con la maglia di miglior scalatore. Il gruppo, nel quale si fanno vedere davanti gli uomini dell’Astana Pro Team, scollina a 50″, gap che riesce a ridurre sino a 20″ ai meno 38 km. Il ricongiungimento avviene ai meno 35 km, proprio quando in testa al gruppo mette fuori il muso Philippe Gilbert (BMC Racing Team).

Il belga non cerca l’allungo, a differenza di quel che prova a fare, riuscendovi, Branislau Samoilau (CCC Sprandi Polkowice); nel tratto in discesa scivola, fortunatamente senza conseguenze, uno dei favoriti per il successo odierno, ossia Fernando Gaviria. Il velocista colombiano della Etixx-Quick Step si procura una escoriazione alla coscia sinistra ma riesce a rientrare senza difficoltà in gruppo. Samoilau viene raggiunto ai meno 30 km, e a menare le danze nel plotone si incarica la Lotto Soudal.

Talansky a terra, ma si rialza senza conseguenze. Cancellara vince il tv
Altra caduta ai meno 28 km; fra chi finisce a terra ci sono Matteo Bono (Lampre-Merida), Luke Durbridge (Orica GreenEDGE), Andrew Talansky (Cannondale) e Laurens Ten Dam (Team Giant-Alpecin). L’australiano e lo statunitense, quest’ultimo assistito dai compagni di squadra Kristijan Koren, Toms Skujins e Davide Villella, si lancia all’inseguimento del plotone, riuscendo ad effettuare il ricongiungimento ai meno 9 km. Oltre ai belgi compagni di squadra di Jurgen Roelandts anche i gregari del Team Katusha si incaricano di tenere alta l’andatura. Nei km seguenti si aggiunge in testa al gruppo anche il Team Sky, più per ridurre al minimo i rischi che per un obiettivo di giornata.

Prima della volata finale c’è da disputare uno sprint intermedio che mette in palio 3, 2 e 1 secondi di abbuono: a passare per primo, grazie ad un bel colpo di reni, è nientemeno che Fabian Cancellara. La maglia gialla supera il rivale diretto Jurgen Roelandts, che sperava di sfruttare il suo spunto veloce per appaiarlo in graduatoria. Non è ancora detta l’ultima parola per il passista belga, dato che in volata tutto può succedere. I preparativi per il finale scorrono via senza scossoni, con l’Orica GreenEDGE che si incarica di tirare dai meno 5 km ai meno 2 km, quando si inserisce per un breve tratto un uomo della Etixx-Quick Step.

Cort Nielsen esagera, e per Sagan è tutto facile. C’è un buco, sorride Roelandts
Michael Albasini riporta gli australiani davanti proprio sotto l’arco dell’ultimo km; lo svizzero conduce le danze sino ai meno 500 metri quando parte il suo compagno di squadra Magnus Cort Nielsen. Nel frattempo, attorno ai meno 800 metri, lo spostamento un uomo Etixx-Quick Step permette il formarsi di un buco: sono sette gli atleti davanti, tutti gli altri dietro a provare a ricucire vanamente il margine. Dicevamo della volata: il giovane danese fa un buon lavoro fintanto che non inizia lo sprint. Ai meno 200 metri Cort Nielsen continua l’accelerazione, alzandosi sui pedali e sprintando in prima persona.

A farne le spese è il suo capitano Michael Matthews che non ha spazio poiché, se davanti a lui c’è l’esuberante compagno di squadra, sulla sinistra è appena partito Peter Sagan. Lo slovacco parte con la sua progressione inarrestabile e vince agevolmente con quasi una bici di vantaggio sull’argentino Maxi Richeze (Etixx-Quick Step). Terzo è l’australiano Michael Matthews (Orica GreenEDGE), che ha per giunta dovuto smettere di pedalare per evitare il contatto con il campione del mondo. Quarto è il ribelle Magnus Cort Nielsen (Orica GreenEDGE), giunto davanti ai belgi Jurgen Roelandts (Lotto Soudal) e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), all’olandese Danny Van Poppel (Team Sky), al sudafricano Reinardt Janse van Rensburg (Dimension Data), al norvegese Sven Erik Bystrøm (Team Katusha) e al belga Tom Van Asbroeck (Team LottoNl-Jumbo).

Dopo il passaggio di Stuyven il buco prima formatosi è ancora presente e viene calcolato un ritardo di 3″ dal vincitore. Per questo motivo cambia il possessore della maglia gialla di capoclassifica: Jurgen Roelandts si impossessa delle insegne del primato per 1″ su Fabian Cancellara mentre a 6″ insegue l’australiano Luke Dubridge (Orica GreenEDGE) e a 10″ la coppia formata da Sagan e dallo svizzero Martin Elmiger (IAM Cycling). Domani la Grosswangen-Rheinfelden di 192 km prevede sei gpm, gli ultimi due posti nei conclusivi 20 km di gara; spazio per qualche azione da finisseur, ma non si può escludere una nuova volata.

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