Tejay Van Garderen vittorioso a Sölden © Tour de Suisse
Tejay Van Garderen vittorioso a Sölden © Tour de Suisse

Tejay Van Garderen giganteggia a Sölden

L’americano della BMC vince il tappone del Tour de Suisse, Warren Barguil conquista la maglia gialla di leader

Non sono bastate tre tappe consecutive di montagna e con l’arrivo in salita per far emergente un padrone o un netto favorito in questa 80esima edizione del Tour de Suisse: a questo punto tutto si deciderà nelle ultime due giornate e se si continuerà con il trend del momento bisognerà aspettarsi delle sorprese. Oggi, nel tappone con sconfinamento in Austria a Sölden, la vittoria è andata allo statunitense Tejay Van Garderen che ha attaccato a 4.6 chilometri dal traguardo e nessuno è più stato in grado di raggiungerlo: il 27enne della BMC era già apparso come uno dei più brillanti in salita due giorni fa a Carì, ma ieri era andato pesantemente in crisi perdendo 1’50” dai migliori e compromettendo le sue possibilità di vittoria finale.

Questo Tour de Suisse era molto importante per Tejay Van Garderen che al Tour de France dovrà condividere il ruolo di capitano della BMC con Richie Porte: al Criterium del Delfinato l’australiano era stato protagonista di una prova convincente, la crisi di ieri invece aveva fatto perdere qualche punto a Tejay Van Garderen che però è riuscito a rifarsi con la pronta reazione di oggi. Ma Van Garderen sa bene che quella attualmente in corso è una stagione molto importante per la sua carriera, e c’è una statistica che può indicare un piccolo cambio di attitudine da parte dell’americano: il 2016, infatti, è il primo anno da professionista in cui riesce a conquistare più di una vittoria in corse europee e per la prima volta oggi è andato a segno in un paese diverso da quelli in cui vive, Stati Uniti e Spagna.

Antwan Tolhoek sempre in fuga
Questa settima tappa del Giro di Svizzera era un vero e proprio tappone con i suoi 224.3 chilometri e un altro gran premio della montagna hors catégorie prima dell’ascesa finale: i grandi nomi però hanno concentrato tutte per energie per il finale ed allora i protagonisti di giornata sono stati i tre corridori che sono partiti presto per una fuga abbastanza disperata. Ancora una volta nel gruppo di battistrada c’era il giovane olandese Antwan Tolhoek il cui obiettivo di questo Tour de Suisse è la maglia dei gran premi della montagna: il 22enne della Roompot si era già fatto vedere in azione da lontano nella seconda, nella terza, nella quinta e nella sesta tappa dimostrando qualità notevoli; la cronometro di domani sarà per lui una mezza giornata di riposo.

Keisse e Brändle insistono ma non basta
Oltre a Tolhoek il gruppetto di battistrada comprendeva il belga Iljo Keisse (Etixx) e l’austriaco Matthias Brändle (IAM), nessuno che potesse rappresentare un pericolo in classifica generale. Con un chilometraggio così elevato il plotone ha potuto lasciare spazio anche perché in tre sarebbe servito un margine enorme per poter resistere sulle dure rampe di Sölden: il vantaggio massimo di Brändle, Keisse e Tolhoek ha toccato quindi i 12’30” nei pressi della salita dell’Hochtannbergpass. Superata anche la salita dell’Aarlbergpass le chance di riuscita della fuga sono crollate ulteriormente perché Tolhoek, una volta ottenuto ciò che voleva, si è fatto riprendere dal gruppo e davanti sono rimasti solo Keisse e Brändle che comunque a 45 chilometri dal traguardo avevano ancora 11’30” di vantaggio sugli inseguitori.

Nell’approssimarsi all’ascesa conclusiva il ritmo del gruppo si è alzato grazie al lavoro degli uomini di Astana, Giant-Alpecin e LottoNL-Jumbo, tutte interessate alla tappa con i loro capitani. A 12 chilometri dall’arrivo, all’inizio della salita che portava all’arrivo, alla coppia di testa era rimasti solo più 7’20” di vantaggio e Brändle si è liberato quasi subito della compagnia di Keisse, molto meno adatto a certe pendenze rispetto all’austriaco: ma anche il corridore della IAM non è certo uno scalatore provetto e dopo tanti chilometri di fuga la fatica si è fatta sentire ed il vantaggio si è esaurito molto rapidamente. Alla fine Brändle è stato raggiunto e staccato dai big quando mancavano 5500 metri all’arrivo, un tratto lunghissimo viste le pendenze costantemente in doppia cifra.

Latour si ritira, Kelderman cede
Nel momento in cui Brändle è stato ripreso, il gruppo era già stato molto selezionato dall’andatura prima di Scarponi e poi Kiryienka ed a farne le spese era stato il leader Wilco Kelderman che ha perso contatto quando mancavano ancora poco meno di otto chilometri dal traguardo: il corridore della Lotto NL-Jumbo aveva conquistato ieri la maglia gialla strappandola al giovane francese Pierre Latour che oggi, da sesto in classifica, è stato costretto al ritiro da una bronchite che con il maltempo di trovato in questi giorni in Svizzera (anche oggi freddo e pioggia, con alcune schiarite, ma anche una nevicata sul traguardo poco prima dell’arrivo dei corridori) è peggiorata rapidamente e ha spinto ad usare prudenza,

Van Garderen attacca, poi si muove Barguil
Il ritmo martellante di Vasil Kiryienka ha selezionato un gruppetto di 12 corridori in cui erano presenti anche Geraint Thomas, Warren Barguil, Rui Costa, Jarlison Pantano, Simon Spilak, Tejay Van Garderen, Ion Izagirre, Miguel Ángel López, Jan Hirt, Victor de la Parte ed un Andrew Talansky apparso più volte in difficoltà e sul punto di staccarsi ma sempre agganciato all’ultima ruota. Sfruttando il fatto di essere quasi fuori classifica, Tejay Van Garderen ha attaccato quando al traguardo mancavano 4.6 chilometri e nessuno lo ha seguito permettendogli di guadagnare abbastanza rapidamente una ventina di secondi. Ai 3700 metri ha attaccato Warren Barguil che con le difficoltà di Kelderman era diventato il leader virtuale della corsa: il francese della Giant-Alpecin è partito bene e nessuno ha avuto le gambe per seguirlo, poi la sua azione si è un po’ spenta e, capendo che non sarebbe comunque riuscito a riprendere Van Garderen, ha aspettato il colombiano Jarlison Pantano che nel frattempo era uscito anche lui dal gruppetto sempre tirato da Kiryienka.

Thomas perde ancora terreno, bene il giovane López
Con tutti questi attacchi si è capito che il lavoro del bielorusso della Sky non era per preparare un attacco ma per consentire a Geraint Thomas si limitare i danni in un’altra giornata per lui molto difficile: ai due chilometri Kiryienka ha definitivamente mollato, e con lui anche il gallese che non ha reagito agli attacchi dei rivali e ha finito perdendo ancora diversi secondi praticamente da tutti. Con Van Garderen ormai lanciato solitario verso il successo, l’attenzione si è spostata alle sue spalle perché il talentino dell’Astana Miguel Ángel López è riuscito a rientrare su Barguil e Pantano forzano poi subito il ritmo quando si era già all’interno dell’ultimo chilometro e portandosi dietro il solo Barguil: López è andato a prendersi il secondo posto di tappa a 16″ da Van Garderen, terzo invece Barguil con lo stesso distacco ma che ha potuto festeggiare la conquista della maglia gialla di leader.

Pantano ha salvato il quarto posto chiudendo a 31″, mentre quinto a 33″ è arrivato Andrew Talansky che negli ultimi chilometri di salita si è letteralmente ritrovato e che ora potrebbe diventare addirittura il favorito per la vittoria finale considerando anche la cronometro di domani. A seguire l’ordine d’arrivo di tappa ha visto nell’ordine Simon Spilak a 43″, Rui Costa e Ion Izagirre a 49″, Victor de la Parte e Jan Hirt a 59″, Geraint Thomas a 1’09” e Frank Schleck, Wilco Kelderman e Darwin Atapuma a 2’07” dal vincitore.

Domani cronometro con Barguil in giallo
In classifica generale quindi adesso c’è Warren Barguil davanti a tutti con 21″ di vantaggio su Miguel Ángel López ma, come detto, il più pericoloso potrebbe essere Andrew Talansky che adesso è terzo a 24″; dietro all’americano della Cannondale i distacchi aumentano con Ion Izagirre a 55″, Pantano a 1’06”, Spilak a 1’07”, Van Garderen a 1’31”, Thomas a 1’36”, Kelderman a 1’39” e Rui Costa a 1’55”. Domani la cronometro di 16.8 chilometri a Davos potrebbe di nuovo cambiare tutto ma attenzione perché anche l’ultima tappa di domenica, sempre a Davos, può prestarsi a ribaltamenti clamorosi: insomma, è un Tour de Suisse incertissimo ed è veramente difficile ad oggi fare delle previsioni.

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