Alberto Contador e la sua divisa sbrindellata nella prima tappa del Tour 2016 © Bettiniphoto
Alberto Contador e la sua divisa sbrindellata nella prima tappa del Tour 2016 © Bettiniphoto

Contador protagonista dello sbraco in Normandia

Alberto cade su uno spartitraffico, si escoria e si contunde tutto. Ma andrà avanti. E ringrazia Cancellara

Mamma Francisca, come ogni madre premurosa, glielo avrà sicuramente detto: Albertino, fa’ attenzione soprattutto alle prime tappe, sono quelle più insidiose, quelle in cui per un nonnulla ti ritrovi fuori dalla corsa. Quelle più confuse e affollate, nelle quali si sgomita di più per ragioni le più futili, per un metro di posizione in avanti piuttosto che indietro, per prendere meglio uno strappetto su cui mal che vada si potranno perdere 10″, non di più, anche a prenderlo arretrati.

Il fatto è che oggi, nella prima tappa del Tour de France 2016, da Mont Saint-Michel a Utah Beach, tutta in Normandia, il pintano non ci è neanche arrivato tutto intero, a vivere le fasi più adrenaliniche della corsa: è caduto prima. Su una curva veloce combinata con un dannato spartitraffico, in uscita da una rotonda, a 80 km dal traguardo, Alberto s’è steso e ne ha buttati giù altri tre o quattro.

Poteva esserci un modo peggiore di cominciare la Grande Boucle? Beh sì, poteva sempre fratturarsi qualcosa ed essere obbligato al ritiro. Invece il campione madrileno se l’è cavata con una contusione senza soluzione di continuità su tutto il lato destro del corpo, “dalla caviglia all’omero”, e si è anche escoriato per benino, anche in punti nevralgici (all’altezza del bacino, ad esempio), la qual cosa gli procurerà non poche sofferenze da domani.

 

Fabian, uno sceriffo poco extra e molto terrestre
Oppure – sempre per stare sulle alternative peggiori rispetto a quella che gli è toccata in sorte – avrebbe potuto incocciare in un gruppo meno galantuomo, il quale avrebbe potuto tirare alla morte per metterlo fuori gioco sin dal primo giorno (a un certo punto Alberto pagava un minuto rispetto al plotone); e invece il capitano della Tinkoff stasera offrirà una birra a san Fabian da Berna, ovvero a quel Cancellara che – sceriffando diplomaticamente come nei suoi giorni migliori – ha indotto tutti gli avversari dello spagnolo a togliere il piede dall’acceleratore, a bajar il ritmo e ad aspettare il rientro del malcapitato di giornata, tutto sbrindellato nella sua divisa gialla (il tessuto) e rossa (il sangue), aperta sulla spalla.

L’azione politica dello svizzero a qualcuno farà storcere il naso, perché la corsa è corsa; d’altro canto ritrovarsi sin dal primo giorno di gara con un protagonista atteso fuori dai giochi, non sarebbe stato un gran risultato per il Tour.

Ma d’altro canto ancora – ribatteranno i critici – Contador distanziato subito di qualche minuto avrebbe dovuto attaccare senza tante ciance, alle prime occasioni possibili, anzi anche prima, inventandosi qualcosa e – di converso – regalando spettacolo al pubblico. Replica alla replica da parte dei cancellieri: se Alberto fosse quello di qualche anno fa, l’ipotesi non sarebbe stata irreale; ma questo Contador, agli ultimi scampoli di carriera al top, probabilmente non si sarebbe ripreso da una batosta così precoce, quindi tanto meglio per i destini dello show avergliela evitata.

 

Più che manfrine, un intoppo che proprio non ci voleva
La visione duale su Contador è in ogni caso destinata a perdurare. Da un lato chi lo vede come un piagnucolone sempre pronto ad accampare scuse e ad amplificare la portata dei guai che gli capitano: per questa parte di appassionati, la corsa in ospedale per accertamenti (che hanno escluso appunto guai peggiori) rientra perfettamente nel copione di un corridore in cui tattica e chiagni&fotti sono ormai una compenetrazione indissolubile.

Dall’altro lato, si farà notare alla controparte come la necessità di escludere fratture (anche micro) sia il primo dovere di un team che ruota intorno a un capitano, che a sua volta ruota (con la sua stagione) tutto intorno a un unico appuntamento, centrale come non mai.

La rincorsa di Contador al suo terzo (o quarto, abbiamo perso il conto, grazie UCI) TDF è partita quindi in salita, questo è fuori discussione. Ma non si tratta di una salita hors catégorie; è una terza categoria arcigna, e sicuramente dà fastidio doverla scalare mentre gli avversari pedalano allegramente in discesa. Ma un uomo della classe di Alberto saprà venirne fuori ottimamente. I veri impegni gravosi di questo Tour non sono dietro l’angolo. C’è il tempo di rimediare.

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