Mark Cavendish indossa per la prima volta la maglia gialla © Bettiniphoto
Mark Cavendish indossa per la prima volta la maglia gialla © Bettiniphoto

Esplode l’ultimo Cannonball di Utah Beach

 

Vittoria storica di Cavendish: per la prima volta indossa la maglia gialla, battuti Kittel e Sagan. Una caduta di Contador l’unico sussulto della 1a tappa del Tour de France

Il tempo è galantuomo, e permette di distinguere il grano dal loglio. Mark Cavendish ha ormai 31 anni, da qualche tempo viene considerato un corridore “al tramonto”, o che comunque ha passato la fase migliore di una carriera che lo ha visto bruciare le tappe, su strada e su pista. Ma i veri campioni, quando il tempo passa, riescono ancora a piazzare colpi importanti, storici, decisivi. È quanto successo a Utah Beach, località d’importanza storica altissima (è una delle cinque spiagge sulle quali gli alleati diedero il via all’operazione Overlord, meglio nota come lo sbarco in Normandia), dove oggi si è consumata la prima, tranquilla frazione del Tour de France, e Mark Cavendish è riuscito a portare a casa il suo 27esimo successo al Tour de France contro il gotha dello sprint mondiale: una vittoria pesantissima, visto che accreditava chiunque la conseguisse anche della prima maglia gialla. E alla lunga carriera del buon Mark, questo fregio mancava: l’unico, visto che in Vuelta e Giro era invece riuscito a conseguire il simbolo del primato. Cavendish diventa così anche il 19esimo atleta nella storia a indossare la maglia di leader in tutti e 3 i GT.

Un Tour partito alla “volemose bene”
La vittoria di Cavendish è il risultato di una tappa a dir poco tranquilla, che ha segnato la pressochè totale assenza di volontà di qualsivoglia squadra di far casino già nelle frazioni pianeggianti. Lo testimonia il no-contest della fuga odierna, partita al km 0 dalla eterea località di Mont-Saint-Michel con Leigh Howard (IAM), entrato in extremis nella formazione del Tour della squadra svizzera, che partiva a tutta inseguito dai due Bora-Argon 18 Paul Voss e Jan Barta, con dietro Anthony Delaplace (Fortuneo) e Alex Howes (Cannondale) che provavano ad accodarsi, ed il resto del gruppo totalmente appallato in maniera passiva, dando l’idea di una fuga pre-organizzata a tavolino.
Nelle prime fasi di gara ci sono due GPM  di quarta categoria, la Côte d’Avranchies e la Côte des falaises de Châmpeaux, che animano i bollori di Paul Voss: il tedesco stacca subito a Howard e il compagno andandosi a fare 35 km al vento da solo, pur di essere sicuro di essere la prima maglia a pois del Tour de France. La situazione si stabilizza dopo la seconda côte, col quintetto che finalmente prende forma ed il gruppo a 4’20” di ritardo massimo, comandato dalla Lotto-Soudal (Greipel) e dalla Etixx (Kittel).

Accenni di ventagli e la caduta di Contador
La corsa accenna ad accendersi dopo la metà, coi fuggitivi che vengono quasi ripresi (il loro vantaggio finisce sotto al minuto), l’andatura che si alza e un vento laterale insistente che suggerisce qualche ventaglio. E qualcosa accade, con una ventina di corridori (tra questi Domenico Pozzovivo) che perdono il contatto col gruppo. Poco dopo, su una curva a destra a seguito di un pericoloso spartitraffico, Alberto Contador finisce rovinosamente per terra coinvolgendo altri corridori, tra i quali Marcus Burghardt (BMC) e Luke Rowe (Sky): mancano 74 km al traguardo. Il madrileno ha la maglietta strappata e diverse abrasioni, ma riesce prontamente a rialzarsi e ripartire; col supporto dei compagni in pochi chilometri rientra in gruppo riportandosi anche le vittime dei ventagli, mentre davanti nessuno approffitta della sua situazione di svantaggio.

Delaplace e Howes soli al comando fino ai -5
Una dura impresa per il gruppo tenere a bagnomaria i fuggitivi con così poco margine fino all’arrivo, ma in qualche modo ci sono riusciti. Si fanno prendere dal protagonismo Delaplace e Howes, che staccano i compagni a 56 km dall’arrivo; restano loro a comandare, tra qualche scaramuccia e qualche cambio un po’ troppo forte, fino ai -5, mentre in gruppo non accade praticamente niente, soprattutto non ci sono le rovinose cadute che di solito caratterizzano queste tappe del Tour (oltre a Contador, piede a terra per Diego Rosa a inizio tappa e per Timo Roosen e Angelo Tulik verso la fine, ma senza conseguenze).

Cavendish, volata imperiale. Caduta per Mørkøv
In compenso, ritornano in auge le cadute in volata, con Michael Mørkøv (Katusha) che aggancia alle transenne e rotola per terra, provocando una carambola che coinvolge sei alteti tra i quali Dylan Groenewegen (LottoNL-Jumbo), e Sam Bennett (Bora-Argon), quello che ne esce più malconcio, portato in ospedale a fare un check-up. Una caduta che comunque avviene abbastanza indietro e non turba la volata dei big, con Peter Sagan che parte da casa sua (-250 metri) pur con una discreta potenza. Marcel Kittel sembra pronto a mangiarselo sulla sinistra, ma dalla destra sbuca ancor più veloce Mark Cavendish che con un netto spunto conquista l’inatteso successo, lasciando dietro i due più giovani rivali Kittel e Sagan.
Quarto posto per un non brillante Andrè Greipel, semplicemente venuto fuori nei tempi sbagliati, davanti a Edward Theuns (Trek) che pian piano sta diventando il velocista della formazione americana: grazie a tale risultato è intanto la prima maglia bianca. Beffati nell’ordine per tale titolo giovanile Christophe Laporte (Cofidis), comunque promosso nel ruolo di vice-Bouhanni, e Bryan Coquard (Diréct Energie), ancora atteso sui traguardi più difficili. Ottavo Alexander Kristoff, forse condizionato dal capitomobolo del suo apripista, poi chiudono la top ten l’interessante Daniel McLay (Fortuneo) e l’ultimo uomo di Greipel, Greg Henderson.

Seconda tappa: un’occasione d’oro per Sagan
Con la seconda tappa nel dipartimento della Manche e l’arrivo a Cherbourg suonerà tutta un’altra musica: sarà una tappa altimetricamente abbastanza nervosa, con gli ultimi 3 km quasi tutti in salita. Un arrivo adatto al campione del mondo Peter Sagan, che insegue ancora la sua prima maglia gialla ed in più rispetto agli altri rivali per le prossime tappe ha un vantaggio di 4″ di abbuono che potrebbero tornare utili per prendersi la tanto adorata gialla anche nelle frazioni successive: dopo Cavendish potrebbe finalmente toccare anche a lui. Vedremo anche qualche big faticare o perdere terreno? Plausibile. Per il momento abbiamo preso nota che Jakob Fuglsang (oggi a 1’33”), Rafal Majka e Ion Izaguirre (a 2’48”) non verranno utilizzati dalle rispettive squadre per mettere pressione ai rivali.

 

 

 

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