Peter Sagan e Oleg Tinkov a Cherbourg © Twitter
Peter Sagan e Oleg Tinkov a Cherbourg © Twitter

L’uovo Sagan e la gallina Contador. Chi fa il pollo?

La difficile scelta dell’ammiraglia Tinkoff tra le aspirazioni di Peter e le difficoltà di Alberto

Meglio l’uovo oggi o la gallina domani? La domanda è vecchia quanto il mondo e qualsiasi economista di livello base saprebbe dire che per avere una risposta occorrerà aggiungere qualche variabile al quesito. Del tipo: quant’è grande quest’uovo? Quanta fame abbiamo al momento? La gallina è in perfetta forma o accusa qualche deficit? Quanto è ampio il pollaio e quante altre galline contiene?

Le prime due questioni sono chiare: l’uovo è ambito più che mai e oggi era ancora più gustoso del solito, visto che oltre agli onori per una vittoria di tappa comportava anche la conquista della maglia gialla. Quanto alla fame, non vincere una tappa da due Tour e mezzo descrive abbastanza bene il livello del brontolio dello stomaco di Peter Sagan alla Grande Boucle. La voglia di tornare ad alzare le braccia sotto uno striscione della corsa francese era ai massimi storici, per lo slovacco (che poi le braccia non le abbia fisicamente alzate neanche oggi, perché convinto che prima di lui fossero arrivati due fuggitivi, è ininfluente ai fini di quest’analisi).

 

Contador e un inizio di Tour in salita
Veniamo alla gallina: il pollaio per lei è ben stretto, nonché pieno di colleghe. In altri termini (esplicitiamo prima di morire di metaforite), vincere il Tour è difficile, e sono tanti i pretendenti a un posto al sole.

Riguardo alla perfetta forma, poi, l’età da buon brodo, unita a due cadute (una al giorno: ieri nella tappa d’apertura, oggi nella seconda) inframezzate da una notte da streghe («ho dormito poco e male»), fanno del nostro esemplare avicolo una carta difficile da considerare senza alcun dubbio vincente.

Cioè, Alberto Contador aveva già non moltissime chance di far suo il Tour de France 2016; dopo il suo ruolino iniziale, la cosa diventa quasi chimerica, almeno stando alle valutazioni fatte dal suo stesso management.

 

Per la Tinkoff oggi una coperta troppo corta
Perché esprimiamo tali pensieri? Semplicemente perché la coperta corta rappresentata oggi dalla tattica di gara della Tinkoff ci induce a nutrirli. Se la squadra russa si fosse limitata a scortare il malconcio Contador fino all’arrivo, la fuga di Jasper Stuyven sarebbe probabilmente arrivata, Peter Sagan non avrebbe vinto, e il madrileno si sarebbe più o meno salvato.

Se invece il team di Oleg avesse alzato il ritmo per riprendere il belga, o anche solo per far staccare qualche velocista e favorire così un possibile successo di Peter Sagan, avrebbe rischiato di mettere in difficoltà il suo stesso uomo di classifica.

La storia ci dice che l’ammiraglia Tinkoff ha scelto di provare a vincere, e che poi ha in effetti vinto, e che oggi Oleg ha potuto godersi una giornata da protagonista nel retropalco premiazioni (come testimoniato dalla foto che apre quest’articolo).

Ma le controindicazioni? Perdere al secondo giorno 48″, una cifra più vicina al minuto che al mezzo, non è uno scherzo. Non sono i bruscolini di un buco in volata, equilibrabili con un buco a favore o con un abbuono qualsiasi. Sono un passivo pesante, per essere messo insieme a inizio Tour.

 

Se la sua stessa squadra non crede più in Contador
Sappiamo che Contador è teoricamente capace di azioni clamorose per ribaltare situazioni di classifica in cui si trova in svantaggio, ma resta il fatto che il capitano di una squadra che ambisce a vincere la Grande Boucle non può permettersi di regalare niente ai fortissimi avversari, figurarsi quasi un minuto in cambio di un po’ di effimera gloria di giornata per un compagno.

Recuperare terreno in graduatoria è possibile, ma partire con l’handicap non piace a nessuno. Invece Contador si trova proprio nella scomodissima situazione di chi sa che già deve recuperare terreno, e oltre a ciò ha capito che la squadra tutto sommato non crede troppo nelle sue possibilità. Perché se ci avesse davvero creduto l’avrebbe tutelato, avrebbe rinviato i propositi di conquistare un successo parziale, avrebbe evitato di accendere la battaglia sulle rampette del finale, avrebbe semmai provato a raffreddare gli animi, e con essi il ritmo di gara.

A questo punto tra gli scenari possibili, ne evidenziamo tre. Uno è che Contador si immalinconisce e finisce presto fuori classifica, e addio sogni; un altro è che reagisce da campione di razza qual è, rimonta tutto e vince il Tour; un altro ancora invece lo vede reagire sì da campione di razza qual è, ma perdere infine il Tour per un minutino. Ecco, in quest’ultimo caso, abbiamo la risposta su chi fa la figura del pollo: in rappresentanza della sua ammiraglia, la fa proprio il riccone raffigurato in alto con Sagan. Ma tanto lui – Oleg Tinkov – a fine anno molla il ciclismo, ci sta che ora se la spassi, che viva alla giornata e che se ne freghi di pensare al domani.

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