Sfida all'ultimo millimetro tra Marcel Kittel e Bryan Coquard: a vincere è il tedesco © Bettiniphoto
Sfida all'ultimo millimetro tra Marcel Kittel e Bryan Coquard: a vincere è il tedesco © Bettiniphoto

Kittel mette la sua firma a Limoges

Il tedesco torna al successo al Tour de France: al fotofinish battuto Coquard. Domani prime salite

Gli è stata spesso attribuita un’idiosincrasia per le frazioni non piatte, elemento che parzialmente è vero. Ma il Marcel Kittel versione 2016, come dimostrato più volte nel corso di questa stagione, è maggiormente portato anche per gli appuntamenti non scontati. La gioia nell’essere tornato al successo al Tour dopo un 2015 di magra gli fa dichiarare nel dopotappa di essere felice come se fosse la sua prima volta, e non la nona, alla Grande Boucle. Per “Ivan Drago” una rivincita che lo può far sbloccare e che, nel duello tutto tetutonico con Greipel, lo pone in posizione di vantaggio in chiave Mondiale di Doha.

Tarda a partire la fuga: a comporla quattro elementi
La frazione più lunga dell’intero Tour de France è partita da Saumur in direzione sud, verso Limoges. Alle 11.10 il via al lungo tratto di trasferimento, che porta a quasi 250 km l’ammontare in sella degli atleti: alle 11.30 il km 0 al quale non ha fatto seguito, a differenza delle giornate precedenti, alcun attacco. Il primo tentativo prende le mosse al km 20 ed è formato da sette uomini: protagonisti Natnael Berhane (Dimension Data), Maciej Bodnar (Tinkoff), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Daryl Impey (Orica-BikeExchange), Markel Irizar (Trek-Segafredo), Andreas Schillinger (Bora-Argon18) e Julien Vermote (Etixx-QuickStep).

Il Team Katusha non è contento di tale tentativo e si riporta su di loro, annullando l’attacco; immediatamente scattano in contropiede Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale) e Oliver Naesen (IAM Cycling), marcati stretti da due reduci del primo scatto, vale a dire Irizar e Schillinger. Il gruppo decide di rialzarsi e dà via libera al quartetto, che dopo 33 km ha 2′ di vantaggio, incrementando il margine nella fase centrale di tappa toccando come picco 6’15” esattamente a metà gara. A differenza del giorno precedente l’andatura è consona ad una corsa prestigiosa: nelle prime 2 ore la media è stata di 42.5 km/h.

Già entrata nel vivo la lotta per la maglia verde
Per tenere a bada i quattro baldanzosi avventurieri (dei quali Naesen è stato a lungo maglia gialla virtuale) fanno capolino in testa al plotone tre volti ormai familiari di questo inizio Tour: sono Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Daniel Teklehaimanot (Dimension Data) e Julien Vermote (Etixx-Quick Step) i gringos intenzionati a far svanire i sogni dei quattro al comando, i quali vedono erodersi passo passo il proprio margine. Ai meno 110 km era di 5’45”, ai meno 100 km già si era abbassato a 4’10”, ai meno 90 km era crollato a 2’30” e ai meno 80 km era di 1’40”.

Il traguardo volante di Le Dorat (km 70) non vede competizione tra i battistrada, dove passa per primo Schillinger davanti a Naesen, Irizar e Gougeard. Diverso il discorso tra i pretendenti per la maglia verde, con la volata che premia Sagan su Kittel e Cavendish. Con questo risultato lo slovacco rosicchia due punti sul britannico, portandosi a 5 punti dal mannese in attesa dello sprint finale. Il plotone decide, saggiamente, di diminuire il ritmo e il gap resta pressoché stabile anche sull’unico gpm di giornata, la Côte de la Maison Neuve (km 182), dove Irizar si prende l’unico punticino in palio.

Fuga ripresa anche per merito di un inedito Voeckler
A dare una sterzata all’andatura ci pensa la Direct Énergie nella persona di Thomas Voeckler: il più combattivo (secondo la giuria) della tappa di ieri si sacrifica per la causa della propria formazione e provoca un importante riavvicinamento con i quattro al comando, che ai meno 40 km vantano una cinquantina di secondi di vantaggio. Ma il quartetto diventa quasi immediatamente terzetto, perché Alexis Gougeard, ancora lontano dalla miglior forma, perde contratto su uno strappetto ai meno 37 km venendo poco dopo ripreso e distanziato dal plotone. In difficoltà da più di qualche km c’è anche Michael Mørkøv: il danese, ancora tutto incerottato dopo la rovinosa caduta di sabato, concluderà la tappa a 14’38” dal vincitore. Per la prima volta dal 2005 le quattro frazioni non conoscono alcun ritirato; una statistica di cui essere contenti.

Diminuisce dunque il vantaggio dei tre di testa, che ai meno 20 km possiedono ancora 30″, dimezzati 5 km più tardi. Con l’approssimarsi del cartello dei 10 km al traguardo le formazioni di classifica iniziano le grandi manovre per tenere davanti i rispettivi capitani, contribuendo a far aumentare la confusione nel finale. Per Irizar, Naesen e Schllinger nulla da fare: ripresi, ai 7 km dal traguardo (1 km prima il tedesco), e diversamente ricompensati, con Naesen premiato come combattivo del giorno e Irizar vittima di una foratura alla ruota posteriore.

Lavoro perfetto della Lotto Soudal, ma Greipel non finalizza
Diversamente dai giorni precedenti un team riesce ad egemonizzare la condotta del finale di gara: è la Lotto Soudal, che conduce in maniera pressoché ininterrotta il plotone dai meno 7 km sino all’inizio del km finale. Questo per merito degli affidabili Lars Bak, Adam Hansen, Marcel Sieberg e Jurgen Roelandts, con la coppia Jens Debusschere e Greg Henderson riservata per le ultimissime fasi. Ma si sfaldano proprio nella fase clou, lasciando a Mark Renshaw e soprattutto ad un ottimo Jacopo Guarnieri il compito di condurre fino ai meno 400 metri. Il treno Etixx-Quick Step vede la mossa troppo anticipata di Fabio Sabatini che scatta ai meno 500 metri, ma non viene seguito dal capitano.

Il quale, Kittel, lascia anche la ruota di Maxi Richeze per accodarsi a quella di Edward Theuns (Trek-Segafredo). Il primo a partire è Alexander Kristoff verso i 290 metri dal termine; sul norvegese si posiziona il connazionale Sondre Holst Enger. Parte anche Peter Sagan, ma appare subito non al top. Altrettanto si può dire per André Greipel, che addirittura si rialza già ai 200 metri. L’unico che non cede è Kittel, che continua la sua progressione in un rettilineo che tende all’insù. Alla destra del tedesco Kristoff perde progressivamente metri. Alla sua sinistra rinviene, prepotentemente, il beniamino di casa.

Che sfida fra Kittel e Coquard! Sagan giallo e verde, ma domani deve difendersi
Bryan Coquard, plurivittorioso del 2016 con tredici successi, affianca il più statuario rivale e prosegue a lui appaiato per oltre 70 metri. I due si appoggiano vicendevolmente sull’altro all’altezza delle spalle e concludono quasi simultaneamente sulla linea bianca. Come ieri è necessario il fotofinish, ancora più complicato rispetto alla frazione di lunedì. Stavolta la distanza è di qualche millimetro, e ad uscire vincitore è Marcel Kittel. Undicesima vittoria per lui, trentaquattresima dell’anno per il team, che si conferma una potenza nel ciclismo contemporaneo.

Uno strepitoso e struggente Coquard ha dovuto accontentarsi della piazza d’onore, davanti (e nettamente) ad un certo Peter Sagan (Tinkoff). La top 10 vede poi la presenza del campione olandese Dylan Groenewegen (Team LottoNl-Jumbo), oggi molto convincente; quinto Alexander Kristoff (Team Katusha), giusto davanti al connazionale Sondre Holst Enger (IAM Cycling). Un’altra coppia di connazionali occupa la settima e l’ottava posizione, ma stavolta il giovane virgulto, nel caso Daniel McLay (Fortuneo-Vital Concept), supera il ben più esperto Mark Cavendish (Dimension Data), oggi mai apparso nel vivo dell’azione. Seguono due trentaseienni, il francese Samuel Dumoulin (AG2R La Mondiale) e l’australiano Simon Gerrans (Orica-BixeExchange), fresco di convocazione olimpica.

Con i 4″ di abbuono ottenuti Peter Sagan (che torna proprietario della maglia verde) incrementa il proprio vantaggio in classifica sugli immediati inseguitori Julian Alaphilippe (Etixx-Quick Step) e Alejandro Valverde (Movistar Team), che si trovano a 12″ e a 14″. Domani non sarà affatto semplice per il campione del mondo conservare la maglia gialla: la Limoges-Le Lioran di 216 km verrà disputata nelle zone del Massiccio Centrale, con ben cinque gpm negli ultimi 80 km di gara. Il fenomeno di Zilina potrebbe farcela a difendersi, ma deve dare il meglio di sé: sia Alaphilippe che Valverde sono adatti ad un simile traguardo, in una giornata che potrebbe essere tranquillamente favorevole a qualche colpo di mano dei fuggitivi della prima ora. O degli uomini di classifica, se non vogliono attendere i Pirenei.

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