L'arrivo di Stephen Cummings (Dimensio Data) a Lac de Payolle © Bettiniphoto
L'arrivo di Stephen Cummings (Dimensio Data) a Lac de Payolle © Bettiniphoto

Cummings vince, Nibali rifà capolino

Ma il vero eroe di giornata sui Pirenei è Van Avermaet: in fuga, difende la maglia gialla e anzi allunga in classifica

Da quanto tempo non assistevamo a una maglia gialla che anziché difendere il suo primato in classifica attacca in una tappa pirenaica? Non andiamo a cercare i riferimenti storici, ma vien da sé che la cosa non è molto frequente. Incominciamo da lui, da Greg Van Avermaet, questo resoconto della prima di tre frazioni su e giù per i Pirenei. Una tappa da salita secca, non dura come altre, con arrivo in discesa, giusto per fare la bocca a quel che verrà, dopo una prima settimana che non resterà negli annali come la più esaltante di sempre.

Cuore-Acciaio-GregVan ha veramente sbordonato, se esiste il verbo. È andato davvero al di là dei suoi limiti, del suo campo d’azione, del suo seminato. Problema: detengo la maglia gialla, e se aspetto la salita finale la perderò quasi sicuramente malgrado un buon margine in classifica. Che faccio? Soluzione: vado in fuga.

Il suo coraggio meriterebbe più di una copertina, perché non solo il belga si è inserito in un elenco mai finito di nomi andati all’attacco dopo 50 km di tappa (29 fuggitivi, per essere precisi), ma è stato anche sveglissimo a dominare i colpi di coda in vista dell’Aspin, e poi tenace a 36 denti nel resistere sulla salita, tutt’altro che il suo terreno, e nell’arrivare a Lac de Payolle in vantaggio sul gruppo dei big. Chiaro il capolavoro? Non solo non ha perso la maglia gialla, in una tappa pirenaica. Non solo non ha perso un secondo rispetto a Froome, Quintana e compagnia. Ha addirittura guadagnato, e neanche poco: ha guadagnato al punto che mai nessuna maglia gialla nella storia del Tour ha avuto un vantaggio più ampio sul secondo, dopo la prima settimana di gara!

 

Cummings, altra perla di una stagione eccellente
La seconda di copertina se la merita il vincitore odierno, Stephen Cummings, ed è una seconda semplicemente perché il gangstabrit della Dimension Data, quest’anno proprio entrato (a 35 anni) in un’altra dimension, ci ha abituati a queste estemporanee. Quattro vittorie per lui nel 2016, tutte nel World Tour, tutte simili: fuga con colpo di mano nel finale (o solo colpo di mano nel finale), fatto sta che Tirreno, Paesi Baschi, Delfinato e ora Tour de France sono quattro scalpi per collezionare i quali qualunque apache da caccia di giornata avrebbe firmato e controfirmato.

Una vittoria che si è sostanziata con un attacco – rispetto alla fuga dei 29 – a 25 km dalla fine, e costruita, mattoncino su mattoncino e secondo su secondo, su una scalata all’Aspin da tanto d’occhi aperti: nella prima parte di salita, facile, ci stava che mister GreenEyes guadagnasse su Vincenzo Nibali, Daniel Navarro e Daryl Impey (e GregVan); nella seconda parte la difesa è stata esemplare, e dal Gpm all’arrivo la discesa e l’estrema rampetta rappresentavano una mera formalità prima dell’ennesima esultanza stagionale, sua e del team. Un team che – giova ricordarlo – ha più del 50% dei successi nel presente Tour: su 7 tappe, 3 se le è portate a casa Mark Cavendish, e una oggi Cummings. E le frecce all’arco della squadra africana non sono esaurite. C’è un Boasson Hagen che scalpita, per dire; ma questa è un’altra storia.

 

Nibali e la disdetta del Massiccio Centrale
La terza di copertina, ovvero la meno evidente nell’impaginazione del romanzetto che avete davanti agli occhi, la dedichiamo a Vincenzo Nibali, un uomo che da sempre ci fa soffrire e gioire, gridare e godere, piangere e sospirare, ridere e bestemmiare (e ci fermiamo prima che un Fornaciari a caso ci chieda i diritti di copyright).

Il siciliano si è fatto detestare l’altro giorno per aver firmato l’atto di resa su una salitella, senza neanche provare a resistere, senza neanche aspettare di arrivare alle vere giornate decisive. Ha buttato via la sua partecipazione al Tour de France 2016, e scriviamo questo perché non è data – per un vincitore della Boucle due anni fa, e del Giro un mese fa – partecipazione diversa da quella che lo veda tentare di far classifica, di lottare per un podio, per qualcosa.

Vincenzo non avrà tante altre occasioni di tentare la doppietta leggendaria, in quel che rimane della sua carriera. Se non la prova quando metà del lavoro (la vittoria al Giro, appunto) è fatta, allora quando? Che ci è andato a fare in Francia, se non aveva intenzione di fare questo benedetto tentativo? A vincere una tappa che non aggiungerà quasi nulla al suo palmarès? A fare il gregario? Ma davvero uno come Nibali sente il dovere di fare da gregario per chicchessia?

 

Lo scatto d’orgoglio dello Squalo
Poi oggi il colpo d’orgoglio, di quelli a cui il ragazzo ci ha pure abituato, nel corso degli anni. Va giù e poi, a modo suo, a volte sgangherato a volte magnifico, torna su, o almeno cerca di. Oggi ha cercato di.

Esaurita la prima ora di gara e con essa la prima fuga (animata da 12 tra cui Cesare Benedetti), che non piaceva a Etixx e Lotto Soudal perché al suo interno c’erano due uomini da maglia verde come Peter Sagan e Mark Cavendish, e quindi ciò non era cosa buona e giusta per Kittel e Greipel, capitani delle due citate squadre belghe; dicevamo, esaurita la prima ora di gara, si è entrati nella seconda con un nuovo corposo tentativo d’attacco, e in questo tentativo ci s’è infilato, oltre alla maglia gialla e a Cummings e ad altri 26, Vincenzo Nibali. Al suo fianco, Alexey Lutsenko nei panni di gregario.

La fuga ha chiamato la reazione della Sky (supportata dalla Movistar. MoviSky, in una parola ormai ben codificata), la quale non vedeva di buon occhio il rientro dello Squalo in classifica, per cui ha tenuto l’attacco entro i 5’30” di margine, limando il gap via via che ci si avvicinava all’Aspin. Dopodiché, in vista del traguardo volante di Sarrancolin (e dopo che lo stesso Nibali aveva conquistato il punticino Gpm alla Côte de Capvern, tradendo una certa voglia di maglia a pois), la fuga è esplosa in tanti pezzettini; Cummings si è involato (mancavano 25 km all’arrivo), Vincenzo ha fiutato il pericolo e si è messo a inseguire, insieme a Daniel Navarro (Cofidis), Daryl Impey (Orica) e il meraviglioso Greg Van Avermaet.

 

La tappa sfugge a Vincenzo ma il bicchiere è mezzo pieno
Se Nibali oggi avesse recuperato quei 4 minuti che erano alla portata del vincitore, sarebbe effettivamente rientrato abbastanza in classifica, e staremmo parlando di giornata storta sul Massiccio Centrale (pur consci che poi domani magari paga con gli interessi nel tappone).

Invece lo Squalo ha esibito un motore ancora ingolfato, sull’Aspin non è riuscito a recuperare nulla a Cummings, anzi semmai ha perso terreno. A stento, col suo ritmo, ha staccato l’antitesi dello scalatore, ovvero Van Avermaet. Poi, verso la cima, si è fatto a sua volta staccare da Navarro e pure da Impey; ha perso quasi un minuto in due chilometri, in discesa non ha recuperato niente, e la sua corsa è finita con il quarto posto (a 2’14” da Cummings) ma con la consolazione del numero rosso di combattivo di giornata. Per un esordiente, magari sarebbe stata una consolazione.

Comunque il bicchiere va visto mezzo pieno, senza dubbio. La reazione c’è stata, la gamba non arriva ancora dove vorrebbe la testa, ma in tal caso le responsabilità vanno addebitate anche a un certo Slongo Paolo. Anche questa è un’altra storia, la riprenderemo senz’altro.

 

La crisi di Pinot sull’Aspin
In mezzo tra Cummings e Nibali, Impey e Navarro hanno chiuso a 1’05” dal vincitore. Van Avermaet (qui dovrebbe esserci un plugin che fa partire l’ovazione di default) quinto a 3’04”; a 4’29” il gruppo dei big, ma a questo punto occorre segnalare almeno un paio di cosette nel mare magno del no contest che ha caratterizzato la giornata di Frumy, Nairo & co.

Sull’Aspin è successo quasi niente. Un attacco di Domenico Pozzovivo (AG2R), risultato fine a se stesso; un allungo di Julian Alaphilippe (Etixx), idem. Senonché Thibaut Pinot, proprio sull’affondo del lucano, ha visto spegnersi una luce che già da diversi chilometri tremolava fioca nella notte di una condizione che non è quella sperata dal principino di casa FDJ.

Pinot, sudando e sbavando in un’immagine che contrastava orridamente col suo bel visino, ha perso contatto, e poi ha perso proprio diversi minuti. 2’46”, per la precisione; e ciò nonostante nella prima parte di Aspin proprio la FDJ avesse tirato a lungo il gruppo. Per preparare l’attacco del capitano? Macché: per mascherare la sua giornata no, tenendo un ritmo che non facesse troppo male a Thibaut.

 

Il crollo della flamme rouge, Van Avermaet sempre più primo
Il colpo di scena, poi, si è consumato all’ultimo chilometro: Adam Yates (Orica) si era avvantaggiato nei 7 km di discesa, e l’arco della flamme rouge gli si è abbattuto addosso, abbattendolo a sua volta. Punti di sutura al mento, mandibola che sta attaccata con lo sputo (e forse neanche: seguiranno radiografie), e attacco sfumato, visto che il resto del gruppo è piombato sul britannico, trovandosi poi a dover scavalcare le flosce spoglie del suddetto arco (chi passava da sotto sollevando lembi di telo, chi da sopra con la bici in spalla…).

Fatto sta che tutti i big (eccezion fatta per Pinot) sono arrivati a 4’29” da Cummings. Il che genera la seguente classifica: Van Avermaet (plugin ovazione) guida con 6’36” su Alaphilippe, 6’38” su Alejandro Valverde (Movistar), 6’39” su Joaquim Rodríguez (Katusha), 6’42” su Froome, Quintana, Warren Barguil (Giant; il ragazzo in cima all’Aspin aveva perso un po’ di metri), Pierre Rolland (Cannondale), Daniel Martin (Etixx), Fabio Aru (Astana), Tejay Van Garderen (BMC), Wilco Kelderman (LottoNL), Romain Bardet (AG2R), Bauke Mollema (Trek) e Sergio Henao (Sky). Altri uomini di classifica sono sparsi più indietro. Alberto Contador (Tinkoff) è 22esimo a 8’03”, e ringrazia un’altra giornata di non-battaglia, sperando di recuperare quanto prima una condizione fisica accettabile. Pinot è scivolato in 26esima posizione a 9’39”; Vincenzone è 38esimo a 13’16”.

Domani tutta un’altra storia, forse: sempre sui Pirenei, ma stavolta la tappa è di quelle da circoletto rosso. Pau-Bagnères de Luchon, 184 km che contengono di tutto: in particolare, Tourmalet (vetta del Tour), Hourquette d’Ancizan, Val Louron-Azet e infine Peyresourde, con Gpm a 15 km dal traguardo. Fuori i secondi?

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