Chris Froome (Sky) impegnatissimo nel finale della tappa di Montpellier @ Bettiniphoto
Chris Froome (Sky) impegnatissimo nel finale della tappa di Montpellier @ Bettiniphoto

Un po’ di maturità, un po’ d’incoscienza: è il Froome 3.0

Il britannico in passato soffriva le tappe intermedie, oggi regala spettacolo. Ma qual è il suo vero stato di forma?

Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo, diciamo un salto di quattro anni, fino al Tour de France 2012, tappa numero sette. Il favorito del Tour in contumacia di Andy Schleck infortunato e di Alberto Contador squalificato è il cronoman britannico Bradley Wiggins, militante nella formazione sponsorizzata Sky. La settima tappa prevede alcune brevi salite dei Vosgi, con arrivo posto in cima alla Planche des Belles Filles. Nell’ultima ascesa forzano il ritmo in casa Sky Michael Rogers e soprattutto Chris Froome, che seleziona uno sparuto drappello con il proprio capitano, con il campione uscente Cadel Evans, e con Vincenzo Nibali. Negli ultimi metri allunga proprio Froome aggiudicandosi la tappa, mentre il Tour andrà a Wiggins, che grazie alle infinite cronometro si metterà dietro proprio il suo compagno e connazionale.

Andiamo poi ad esaminare l’ottava tappa del Tour 2013: arrivo in salita sui Pirenei ad Ax 3 Domaines e Froome vincitore di tappa con ampi distacchi sui rivali. Il “frullino” si ripeterà in quell’edizione sul Mont Ventoux ed in una delle due lunghe cronometro, aggiudicandosi per la prima volta la generale. Un altro doppio salto in avanti e siamo al 2015, ancora primo arrivo in salita del Tour, stavolta a La Pierre Saint Martin, sempre sui Pirenei e stesso copione: Froome stacca tutti (e stavolta i rivali naufragano letteralmente) ed ipoteca la maglia gialla.

Una tattica con poca fantasia
Sarebbe utile analizzare però anche alcune sconfitte di Froome. La più cocente risulta esser quella del Tour 2014, in cui il britannico è stato messo ko alla quinta tappa – nel giorno di un Nibali devastante sul pavé – dal maltempo che ha condizionato quella frazione ed anche le precedenti (in due giorni colui che era stato acclamato come il favorito naturale della Grande Boucle ha assaggiato l’asfalto per ben tre volte).

Anche la Tirreno-Adriatico del 2013, che sembrava esser già nelle mani dell’alfiere del Team Sky, ha visto soccombere quest’ultimo ai colpi di Nibali (ancora lui!) e di Peter Sagan nella tappa di Porto Sant’Elpidio, con ancora il maltempo ed i tremendi muri fermani da scavalcare. Il ritratto che esce da tali episodi è il seguente: abbiamo un corridore completo per le corse a tappe, fortissimo in salita ed a cronometro, imbattibile sull’arrivo in salita secco ad inizio corsa a tappe.

A completare il ritratto sono presenti però alcuni difetti congeniti, come l’assenza di fantasia e la tendenza patologica a soffrire una corsa non controllata dai propri compagni di squadra dal primo all’ultimo chilometro, come evidenziato tra l’altro in certe tappe di più difficile interpretazione nel corso degli stessi Tour vinti.

Il 2016 ribalta tutto. Diversa tattica o diversa condizione?
Alla luce del discorso precedente, sta sorprendendo non poco quest’inizio di Tour del britannico. Froome ha ammesso in alcune interviste di aver modificato la preparazione, cercando di ottenere la massima forma più tardi rispetto al solito, in funzione di una durissima ultima settimana e soprattutto dell’appuntamento olimpico previsto meno di due settimane dopo la fine della corsa a tappe francese.

Se tutti si aspettavano le ormai leggendarie “frullate” nella settima tappa, sul Col d’Aspin, il corridore Sky ha dapprima temporeggiato, mentre ha sorpreso tutti il giorno seguente scendendo verso Bagnères de Luchon, vincendo la tappa e guadagnando 23″ abbuoni compresi.

Ma ancor più sorprendente è stato l’attacco nella tappa odierna, in cui Froome ha sfruttato il ventaglio della Tinkoff per guadagnare altri 12″ sui rivali. Stiamo assistendo dunque ad una rivoluzione del sistema ormai consolidato con cui la Sky affronta i grandi giri? Domani sul Mont Ventoux (al netto della neutralizzazione degli ultimi chilometri) potremmo avere alcune risposte.

Intanto agli atti abbiamo un Froome da un lato più fantasioso ed entusiasmante, ma d’altro canto decisamente meno dominante in salita. Sia l’Aspin che la salita finale del nono giorno, ad Andorra Arcalís, si sono concluse con un nulla di fatto: l’attuale maglia gialla non è stata mai attaccata con decisione ma mai ha attaccato come già fatto negli anni precedenti, frullando tutti i propri rivali alla prima occasione.

Inizia ora una due giorni fondamentale per la Sky, con una salita tutto sommato più adatta a Froome che al suo grande rivale (finora in ombra), Nairo Quintana. Se il campione in carica non dovesse avere un cospicuo vantaggio alla vigilia delle Alpi, dovrebbe difendersi su un terreno a lui non del tutto congeniale, a meno che non arrivi il tanto atteso picco di condizione a stravolgere tutte le gerarchie.

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