La vittoria di Peter Sagan (Tinkoff) a Montpellier @ Bettiniphoto
La vittoria di Peter Sagan (Tinkoff) a Montpellier @ Bettiniphoto

Vento, sorprese e scherzi da Peter

Tour de France, a Montpellier un finale supersonico con Sagan che vince e Froome che guadagna in classifica

Nelle aspettative della vigilia la Carcassonne-Montpellier veniva considerata come un agevole trasferimento in vista dell’attesissimo appuntamento con il Mont Ventoux di domani. E invece la frazione occitana del Tour de France 2016 si è dimostrata altamente stressante e stancante per i corridori. Ed invece che succede? Che, quando meno te lo aspetti, la maglia gialla apra un ventaglio e riesca ad arrivare fin sul traguardo in compagnia della maglia verde, riuscita a cogliere il suo secondo successo del solito Tour spettacolare. Una strana coppia che mancava dal lontano 1974 con i belgi Eddy Merckx e Patrick Sercu che si sfidarono uno contro l’altro.

Vichot e Howard in fuga, ma quanto si cade dietro!
La partenza viene data alle 13.49 dalla città murata di Carcassonne. Subito il vento si è messo a spirare in maniera assai corposa: pur essendo zona di maestrale, oggi è stata la tramontana a rendere dura la giornata ai 192 corridori ancora in gruppo. Scatti e controscatti animano i primissimi metri: il primo a riuscire ad avvantaggiarsi è il campione francese Arthur Vichot (FDJ) che parte dopo 7 km e viene inseguito e raggiunto dall’australiano Leigh Howard (IAM Cycling). Non c’è risposta dal gruppo, nel quale rientrano alcuni elementi (fra i quali Majka e Navarro) staccatisi dalla coda del plotone.

Il gruppo lascia fare complici anche una serie di cadute che si ripetono tra il km 20 e il km 35: prima scivolano i tre della FDJ William Bonnet, Thibaut Pinot e Sébastien Reichenbach nonché George Bennett (Team LottoNl-Jumbo), Mathias Fränk (IAM Cycling), Chris Juul-Jensen (Orica-BikeExchange), Roman Kreuziger (Tinkoff) e Laurens Ten Dam (Team Giant-Alpecin). Quindi è la volta di Luis León Sánchez (Astana Pro Team) e Jurgen Van den Broeck (Team Katusha). Infine, in rapida successione, le ultime due: nella prima fa tutto da solo Alex Howes (Cannondale-Drapac), nella seconda vanno giù Lawson Craddock (Cannondale-Drapac), Tsgabu Grmay (Lampre-Merida) e Edward Theuns (Trek-Segafredo).

Prime sventagliate, Matthews e Pinot tra i ritardatari
Contando sugli altrui accidenti (che non paiono di grave entità tranne per Van den Broeck, con i raggi che hanno evidenziato la frattura di un ossicino della spalla che lo costringe ad abbandonare il Tour) la coppia Vichot e Howard passa in quest’ordine al primo gpm di giornata, la Côte de Minerve (km 38); il gruppo paga 2’25” che diventano 3’50” nel secondo e ultimo gpm di giornata, la Côte de Villespassans (km 57), con il transalpino che si porta a casa anche il restante punto in palio. Il vantaggio massimo di 4’50” è stato toccato al km 65 dopo circa un’ora e mezza di gara pedalata ad alta andatura (47.4 km percorsi nei primi 60′).

Da questo momento la situazione cambia radicalmente: Lotto Soudal e, soprattutto, Tinkoff si mettono in testa con l’obiettivo di formare ventagli: e vi riescono, facendo staccare nomi come Caruso, Cummings, i due Dumoulin, Fränk, Gallopin, Impey, Kelderman, Matthews, Pinot, Reichenbach, Voeckler, Zubeldia e un’altra cinquantina abbondante di atleti. Questa situazione si protrae per una quindicina di km fino a quando, ai meno 75 km dal traguardo, il grosso degli attardati rientra, con le eccezioni di Bozic, Chavanel, Geschke, Jeannesson e Matthews che sono distanziati di una trentina di secondi.

Fuga ripresa, nuovi ventagli. Tutto pare pronto per lo sprint
I due poveri battistrada hanno visto nel frattempo naufragare il proprio margine che ai meno 75 km è sceso a 1’40”. Ma non è tutto: nei successivi 5 km un’altra accelerazione del plotone, stavolta orchestrata dalla Trek-Segafredo, spezza il plotone in ben cinque tronconi e lascia soli 25″ di margine ai due attaccanti della prima ora. I quali vengono definitivamente riassorbiti ai meno 61.2 km (con tanto di discutibile numero rosso attribuito a Vichot, ma al tricolore qualche nobiltà viene sempre regalata Oltralpe) mentre gli staccati, molti dei quali già menzionati in precedenza e che vedono il sopraggiunto contribuito di Dennis, Tony Martin, Schleck e Zakarin. Davanti bisogna registrare, tanto per non farsi mancare nulla, la quinta caduta nel giorno: giù vanno Winner Anacona, Damiano Caruso, Oscar Gatto, Rafal Majka e Robert Wagner, tutti prontamente risaliti in sella.

Il traguardo volante di Pazénas (km 113.5) premia Marcel Kittel che anticipa i rivali Peter Sagan e Mark Cavendish; gli ottantuno ritardatari passano, trainati dalla FDJ, con 55″ di ritardo. Ma il gruppo si “appisola” e permette ai meno 34 km il ricongiungimento generale; attorno ai meno 28 km c’è una nuova accelerazione per merito di BMC Racing Team e Tinkoff, ma anche in questo caso nulla di fatto (si staccano solo una dozzina di atleti, rientrati agevolmente nella discesa precedente). Pare tutto pronto per una volata a ranghi compatti, fino a che…

Sagan e Froome all’attacco, chi l’avrebbe mai detto? Purito si fa sorprendere
… La Tinkoff non decide di tornare a fare la voce grossa ai meno 13 km con un gregario troppo spesso sottovalutato: Maciej Bodnar accelera avendo alla sua ruota il fido leader Peter Sagan. Solo un uomo riesce a restare incollato alla ruota dello slovacco: è, a sorpresa, Chris Froome, imitato qualche secondo più tardi dal prezioso Geraint Thomas. Un paio di uomini Trek-Segafredo che marcavano il gallese non sono stati in grado di ripetere l’operazione, così come non ha avuto esito positivo il tentativo di Alexander Kristoff. Non ride neppure l’altro faro del Team Katusha: Joaquim Rodríguez rimane intruppato assieme a Louis Meintjes e Pierre Rolland in una delle nuove fratture createsi nella parte centrale del plotone.

Gli altri uomini di classifica e i velocisti restano sorpresi, tardando ad organizzarsi a tutto vantaggio dei quattro al comando, che proseguono di comune accordo dandosi cambi regolari. Direct Énergie, Etixx-Quick Step, Lotto Soudal, Team Katusha e Team LottoNl-Jumbo provano a mettere in campo una qualche reazione, ma i quattro di testa vantano una ventina di secondi di margine, aiutati nel loro encomiabile sforzo dal vento a favore. Non collabora al lavoro la Dimension Data: il motivo risiede nella perdita di contatto, probabilmente per un problema meccanico, del velocista principe di questo Tour ossia Mark Cavendish. Chi invece cerca la prima gioia dell’anno è John Degenkolb che mette il suo Team Giant-Alpecin a tirare: i teutonici riescono a ridurre il gap, che sotto l’arco dell’ultimo km ammonta comunque a 13″.

Sesto successo per Sagan, Froome dimostra carattere. Domani mezzo Ventoux
Il lavoro di Thomas termina ai meno 500 metri, quello di Bodnar ai meno 250 metri: la volata, ovviamente senza storia, premia Peter Sagan che si rifà dell’amarezza di ieri a Revel. Ennesima prova di classe per il campione del mondo, alla sesta affermazione in carriera alla Grande Boucle e decisamente il Corridore con la c maiuscola di questo periodo storico; un talento simile deve essere sfruttato come volano per la popolarità delle due ruote a livello globale. Con la prova odierna lo slovacco mette una seria ipoteca anche per il discorso maglia verde, visto che Cavendish e Kittel sono ormai staccati rispettivamente di 90 e di 107 punti.

Secondo è Christopher Froome, che dimostra di non essere più un robottino teleguidato dall’ammiraglia e capace di ripetere (alla perfezione) solo due-tre mosse. Terzo posto per l’infaticabile Maciej Bodnar mentre il gruppo, arrivato a 6″, viene regolato da Alexander Kristoff (Team Katusha) che oggi è parso in palla come non mai durante la Grande Boucle. Completano la top 10 Christophe Laporte (Cofidis), Jasper Stuyven (Trek), Edvald Boasson Hagen (Dimension Data), André Greipel (Lotto Soudal), Sondre Holst Enger (IAM Cycling), Oliver Naesen (IAM Cycling) e Reinardt Janse van Rensburg (Dimension Data). È di 1’09” il gap pagato da Meintjes, Rodríguez e Rolland, decisamente eccessivo per una frazione simile.

Con i 12″ accumulati oggi fra tempo effettivo e abbuono Froome incrementa la propria leadership: ora vanta 28″ su Adam Yates (Orica-BikeExchange), 31″ su Daniel Martin (Etixx-Quick Step), 35″ su Nairo Quintana (Movistar Team), 56″ su Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Romain Bardet (AG2R La Mondiale) e Sergio Henao (Team Sky), 1’13” su Alejandro Valverde (Movistar Team) e Tejay Van Garderen (BMC Racing Team) e 1’28” su Roman Kreuziger (Tinkoff). Domani 14 luglio, festa nazionale: ma sarà una giornata a metà, come dimezzata è la scalata sul Mont Ventoux. Il Gigante di Provenza mantiene fede al suo nome e fa le bizze con Eolo: in cima non si può arrivare, per cui linea del traguardo anticipata ai 1435 metri di Chalet Reynard. Sarà spettacolo anche in montagna, si spera.

Archivio

La vignetta di Pellegrini