Thomas De Gendt taglia il traguado a braccia alzate © Bettiniphoto
Thomas De Gendt taglia il traguado a braccia alzate © Bettiniphoto

Prima del crash le frullate smontano Quintana

Tour, sul Ventoux vince De Gendt in fuga; tra i big saggio di Froome con Porte e Mollema, Aru non male, Nairo sì

Che sfortuna che hai, caro Thomas De Gendt! Come tuo solito vai in fuga, ti dai da fare tirando a fondo, soffri, resisti e ti riprendi in salita e vai a vincere sul Mont Ventoux, anche se in versione ridotta causa l’eccessivo vento. Il Monte Calvo va a far compagnia allo Stelvio, da te conquistato a sorpresa nel 2012 al termine di una cavalcata da lustrarsi gli occhi. Anche allora non godesti delle meritate attenzioni, con tutti gli obiettivi concentrati sulla lotta tra Hesjedal e Rodríguez. Oggi, nel giorno di festa dei francesi, hai fatto tua una tappa iconica e ti sei meritatamente preso la maglia a pois. Ma di te, caro Thomas De Gendt, nessuno parlerà, relegato se va bene ad un trafiletto nei quotidiani generalisti e ad un articolo di spalla in quelli sportivi. Perché quello che è successo nel finale odierno travalica il mondo del ciclismo e diventa (con i suoi pro e con i suoi contro) argomento di dibattito globale con tanto di boom virale sui social network. Noi tifiamo per te, caro Thomas.

Parte subito la fuga, con maxi guadagno incorporato
Dopo un lunghissimo trasferimento (ben 18.7 km) la dodicesima frazione del Tour de France ha preso le mosse da Montpellier alle 12.21. 191 i corridori ancora in corsa: Come annunciato ieri non è partito Jurgen Van den Broeck, caduto nelle prime fasi di gara: il belga del Team Katusha si è sottoposto nel dopotappa ad esami diagnostici che hanno evidenziato la frattura di un ossicino della spalla destra. Il primo tentativo, subito neutralizzato, è quello di Adrien Petit (Direct Énergie). Ben diverso il destino dell’azione nata al km 14 e composta da quattordici elementi: Bertjan Lindeman e Sep Vanmarcke (Team LottoNl-Jumbo), Stef Clement (IAM Cycling), Serge Pauwels e Daniel Teklehaimanot (Dimension Data), André Greipel e Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Bryan Coquard e Sylvain Chavanel (Direct Énergie), Iljo Keisse (Etixx-Quick Step), Chris Anker Sørensen (Fortuneo-Vital Concept), Paul Voss (Bora-Argon 18), Daniel Navarro e Cyril Lemoine (Cofidis, Solutions Crédits).

Alle loro spalle si sono mossi Diego Rosa (Astana Pro Team), Cyril Gautier (AG2R La Mondiale), Tom-Jelte Slagter (Cannondale-Drapac), Georg Preidler (Team Giant-Alpecin) e Vegard Breen (Fortuneo-Vital Concept) che cercano il ricongiungimento; medesima pensata avuta da Mikaël Cherel (AG2R La Mondiale) e Alberto Losada (Team Katusha), ma i due si sono avventurati senza il benché minimo tempismo. Il gruppo, intanto, si rilassa visto che dopo 13 km gli uomini di testa possono già contare su 5’25” sul plotone; a 1’15” il drappello Rosa al quale si è aggiunto lo sfortunato Voss, che ha dovuto abbandonare la testa a causa di una foratura. Prima Cherel e poi Losada si lasciano riprendere dal plotone che continua a traccheggiare, permettendo alla fuga di guadagnare un margine difficilmente ipotizzabile alla partenza e sinora mai toccato in questa edizione della Grande Boucle.

Dietro si sventaglia, Barguil e Meintjes cadono nella rete. Fora Aru, ma è tutto ok
Il gap, infatti, letteralmente esplode passando da 9’05” al km 23 agli 11’35” del km 34 fino ai 12’10” dopo la prima ora di gara nella quale sono stati percorsi 47.8 km. Finita qui? Nemmeno per idea, dato che si sale ancora fino a toccare il picco di 18’30” attorno al km 80. Il quintetto con Diego Rosa è segnalato a 5’35” dagli uomini al comando, fra i quali il meglio posizionato in classifica è Daniel Navarro, 38° a 33’49” da Froome. Tutto appare scorrere placidamente nel plotone fintantoché Etixx-Quick Step e Team Sky decidono di aumentare la velocità per provare a creare un ventaglio; vi riescono, facendo anche qualche vittima illustre. Non riescono a rimanere attaccati fra gli altri Warren Barguil, Wilco Kelderman, Louis Meintjes, Vincenzo Nibali, Thibaut Pinot, Sébastien Reichenbach e Peter Sagan che provano ad affannarsi per cercare di limitare il più possibile i danni.

L’andatura esplode tanto che al traguardo volante di Mollégès-Gare (km 102.5), dove Greipel precede Keisse, il gruppo ha già ridotto il proprio distacco a 13’35”, con i ritardatari ad inseguirli a 1’30”. Poco istanti più tardi dal plotone maglia gialla si arresta a bordostrada un terzetto Astana: fra di loro vi è anche Fabio Aru, rimasto vittima di una foratura: il sardo ha velocemente preso la bici di Jakob Fuglsang e riesce rapidamente a rientrare grazie al supporto di Alxey Lutsenko. Tale operazione verrà ripetuta in seguito altre due volte (la prima per prendere una bici adatta alle misure dell’azzurro, la seconda per rimontare sul mezzo originario) senza problemi di sorta. Chi, invece, non se la passa bene è Angélo Tulik: il francese della Direct Énergie cade ed è costretto al ritiro. Il bollettino parla di frattura dello scafoide sinistro e del gomito destro.

Gerrans ko, addio Rio? La fuga si gioca la tappa
Continua a scendere il margine dei battistrada anche dopo le prime due brevi salite di giornata, la Côte de Gordes (km 131.5) e il Col des Trois Termes (km 135.5), dove De Gendt passa per primo in entrambi i casi: il plotone insegue infatti a 9’35”, margine sceso a 8’40” ai meno 40 km, quando vengono ripresi anche Rosa e i restanti quattro uomini rimasti a bagnomaria. Di 2′ è invece il ritardo del gruppo Barguil, che si è spezzato in due tronconi; nel secondo presenti la maglia verde di Sagan e quella a pois di Pinot, che anche oggi ha mostrato enormi limiti nelle situazioni caotiche. Chi, per l’ennesima volta, ha mostrato poca sicurezza in bici è Simon Gerrans: l’australiano dell’Orica-BikeExchange è scivolato in un tratto di discesa mentre occupava la prima posizione del gruppo, provocando anche medesimo destino per gli uomini che lo seguivano a ruota, ossia i due del Team Sky Luke Rowe e Ian Stannard. Le conseguenze peggiori le ha patite proprio Gerrans, riuscito a terminare la tappa ma fratturatosi la clavicola. Ritiro obbligato dal Tour e quantomeno a rischio anche la sua presenza ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro.

Immediatamente il gruppo rallenta, quasi si arresta: c’è anche chi si ferma per fare pipì, e si tratta di Chris Froome; questo permette a buona parte dei corridori staccati come Barguil e Meintjes di rientrare e ai battistrada (dai quali ha perso contatto Bryan Coquard) di riguadagnare terreno, tornando a sfiorare i 10. Si passa da Mazan, da Bédoin e si arriva a Saint-Estève, da dove iniziano i 9.8 finali: tra i fuggitivi vi è stato nel tratto di falsopiano un coraggioso tentativo di André Greipel, che viene ripreso e distanziato già prima di iniziare ufficialmente l’ascesa. Ad aumentare l’andatura nel plotone ci pensa il Movistar Team che fa ridurre a meno di 9′ il vantaggio degli uomini al comando, che proprio prima di affrontare le rampe iniziali del Monte Calvo hanno visto la defezione del pistard Iljo Keisse.

De Gendt, Navarro e Pauwels si contendono la vittoria; il primo si prende tutto
Quando i fuggitivi iniziano la scalata del Ventoux, subito si staccano subito Cyril Lemoine, Chris Anker Sørensen (molto deludente il danese), Sylvain Chavanel, Stef Clement e Sep Vanmarcke, imidati poco dopo da Berjtan Lindeman e Daniel Teklehaimanot. Proseguono dunque in tre: Thomas De Gendt, Daniel Navarro e Serge Pauwels. Il portacolori della Lotto Soudal è quello che più si dà da fare ma è anche il primo a perdere contatto ai meno 7 km dal termine ma, come noto, la parola “mollare” non esiste nel suo vocabolario. Il ventinovenne rientra attorno ai meno 5 km e accelera ai meno 3.5, provocando la perdita di contatto di Navarro. Il successo di tappa pare argomento riservato fra i due belgi visto che l’iberico insegue ad oltre 20″; lo spagnolo non demorde e riesce a rientrare nell’ultimo km, aggiungendo pepe al finale.

Ma De Gendt ne ha di più e si mette davanti aumentando il ritmo: ai meno 280 metri Navarro non ce la fa e deve accontentarsi di un nuovo terzo posto, con la sua Cofidis, Solutions Crédits che prosegue il digiuno di affermazioni al Tour che dura dal lontano 2008. L’ex Vacansoleil prosegue imperterrito nel suo lungo sprint, lasciandosi dietro ai meno 120 metri Serge Pauwels, che è costretto a mettere il rapporto più agile; per lui ancora nessuna vittoria in carriera in undici stagioni da professionista; se la meriterebbe il prima possibile. Va così a vincere Thomas De Gendt, che si regala anche la maglia a pois e il numero rosso di combattivo: la dedica va al compagno di squadra Stig Broeckx che giace in uno stato vegetativo dopo la caduta di fine maggio al Giro del Belgio per colpa di una moto. I fuggitivi rimasti sani dalle grinfie del gruppo sono sei: a 40″ sono giunti Stef Clement e Sylvain Chavanel, a 2’52” Bertjan Lindeman, a 3’13” Daniel Teklehaimanot, a 3’26” Sep Vanmarcke e a 4’23” Chris Anker Sørensen.

Quintana ci prova due volte ma rimbalza. Ciao Dan Martin, Froome frulla
Dunque questo è ciò che è accaduto davanti, ma dietro? Li abbiamo lasciati alle pendici del Ventoux, e proprio lì Pierre Rolland ha tentato una sortita, decisamente insensata; il francese sarà tra i primi uomini di classifica a distanziarsi. Dopo circa 1 km di ascesa c’è da registrare l’attacco di Jarlinson Pantano (IAM Cycling) che rapidamente viene ripreso e saltato da un altro coraggioso: è Alejandro Valverde, mandato in avanscoperta dal capitano Quintana. Il Team Sky, nelle persone di Wout Poels e Sergio Henao, lo vanno a riprendere dopo qualche centinaio di metri; questa possa provoca però una vittima importante, ossia Daniel Martin. L’irlandese della Etixx-Quick Step, terzo in classifica al mattino, sarà poi costretto a percorrere il resto dell’ascesa senza alcun aiuto, gestendosi bene e non andando comunque alla deriva.

Subito dopo che il murciano è stato raggiunto prova direttamente il caposquadra del Movistar Team, ossia Nairo Quintana: il colombiano non fa la differenza e viene ripreso, e allora ci prova una seconda volta. Nulla da fare, c’è sempre Poels che lo tiene a bada e lo porta a più miti consigli. È poi la volta di Joaquim Rodríguez che prova un breve allungo, ma Purito viene subito marcato da Valverde e dal Team Sky che porta sotto tutti tranne Warren Barguil che non riesce a mantenere l’alta velocità del plotone. Come ampiamente previsto il primo scatto secco del giorno arriva proprio dal leader: Chris Froome attacca poco prima dei meno 3.5 km con la sua solita frullata. Subito il britannico si trova alle calcagna Richie Porte e Nairo Quintana mentre gli altri, a cominciare da Romain Bardet, sono ad una cinquantina di metri.

Quintana cede, Porte no. Super Mollema rientra, poi il caos. Domani la crono
Il secondo, e ben più deciso, attacco del leader del Team Sky arriva una quarantina di secondi più tardi, stavolta alzandosi sui pedali. Porte resiste facilmente mentre, a sorpresa, non vi riesce Quintana: è la prima volta che il colombiano perde contatto in salita dal britannico ed è, questo, un colpo anche a livello simbolico. Dietro intanto Fabio Aru prova a ricucire e allunga il gruppo inseguitori, andando in breve a riprendere Quintana. Froome intanto prosegue e Porte, finora mai visto così competitivo in un grande giro, riesce agevolmente a seguirlo dandogli anche diversi cambi. Anche nel gruppo inseguitore c’è chi scatta ed è, un po’ a sorpresa, Bauke Mollema: l’olandese allunga, Quintana e tutti gli altri con lui provano ad avvicinarsi, non riuscendovi. Il capitano della Trek-Segafredo, probabilmente anch’egli mai così pimpante, riesce addirittura a riportarsi senza fatica su Froome e Porte, segno che comunque l’accoppiata Froome-Porte non sia in questo momento così tanto superiore alla concorrenza.

Il neerlandese riesce anche a dare il proprio contribuito ed il terzetto ben si aiuta nel tentativo di riprendere vantaggio sugli altri. Questo fino ai meno 1200 metri, quando avviene quello che si candida a diventare il momento clou dell’anno ciclistico: Porte, Froome e Mollema cadono a causa di una moto ferma sulla strada, a sua volta ostruita da qualche tifoso troppo invadente e poco rispettoso del lavoro altrui. L’olandese è il più lesto a risalire, il britannico deve invece correre a piedi per oltre 200 metri alla ricerca di una bici. La corsa da questo momento diventa più uno spettacolo circense (non richiesto) che un evento ciclistico; a titolo di cronaca c’è da riportare che Mollema sia riuscito a guadagnare 19″ su Yates, Aru, Meintjes, Bardet, Rodríguez e, dopo l’intervento della giuria, anche su Valverde, Quintana e van Garderen. Porte e Froome vengono accreditati del medesimo tempo dell’olandese, che nel dopo tappa non prende bene la scelta adottata dalla giuria; la sua Trek-Segafredo ha inoltrato una protesta formale per quanto avvenuto e, da parte loro, non hanno di certo torto.

La classifica vive un momentaneo passaggio di consegne, con Adam Yates ipoteticamente vestitosi di giallo (sarebbe stato il più giovane dal 2004 ad oggi, quando toccò ad uno sbarbatello di nome Fabian Cancellara). Ma, come detto, cambiamento dopo 40′ di sala di consiglio: Chris Froome resta leader con 47″ di margine sul connazionale dell’Orica-BikeExchange, 54″ su un deludente Nairo Quintana e 56″ su un arrabbiato Bauke Mollema. Sopra il minuto tutti gli altri a partire da Romain Bardet (a 1’15”) per poi proseguire con Alejandro Valverde e Tejay van Garderen a 1’32”, un buon Fabio Aru a 1’54”, Daniel Martin a 1’56” (1’25” il ritardo odierno dell’irlandese) e Joaquim Rodríguez a 2’11”. Undicesimo a 2’22” Richie Porte, che pare destinato a recuperare diverse posizioni già da domani con la prima cronometro della Grande Boucle: da Bourg-Saint-Andeol a Le Caverne de Pont saranno da percorrere 37.5 km assai insidiosi fra salite, drittoni pianeggianti battute dal vento e discese tortuose. Quantomeno domani non ci dovrebbero essere problemi di ordine; o no, monsieur Prudhomme?

Archivio

La vignetta di Pellegrini