Vincenzo Albanese vince a Pescara il Trofeo Matteotti © Luciano Pierannunzi
Vincenzo Albanese vince a Pescara il Trofeo Matteotti © Luciano Pierannunzi

Albanese, un azzurro da favola

Il campano, non ancora professionista, vince il Matteotti con una stoccata capolavoro. Belletti e Viganò completano il podio

Ci sono giorni in cui ci si rende conto che determinate favole non possono non avere un lieto fine. Se torniamo indietro nel tempo alla metà del giugno scorso, ci rendiamo conto che questo 17 luglio sarebbe stato passato da molti in maniera diversa: chi guardando il Tour de France in tv, chi approfittando del bel tempo per concedersi un bel bagno al mare, chi rilassandosi come meglio poteva. Qualunque cosa, tranne che essere a bordo strada a Pescara per assistere al Trofeo Matteotti. Questo sentenziava in maniera malinconica e densa di amarezza il comunicato stampa dell’UC Fernando Perna, società organizzatrice che tra mille difficoltà cerca di assicurare ogni anno l’appuntamento, lamentando la mancanza di fondi necessari ed un certo disinteresse da parte degli enti locali.

Sembrava l’inizio della fine ma il “grido disperato” ha saputo cogliere nel segno e sensibilizzare al meglio l’opinione pubblica nelle sue più alte istituzioni regionali ed anche una Federazione troppe volte chiamata a rispondere della scomparsa di corse dalla valenza storica. Così è iniziata la corsa contro il tempo per garantire il regolare svolgimento e alla fine la scommessa è stata vinta: il Trofeo Matteotti è stato salvato e non è neppure scomparsa la possibilità che la più importante classica abruzzese venga scelta per ospitare i campionati italiani 2017 sia per i professionisti uomini che per le donne (Élite e juniores). Importante comunque, per la sopravvivenza del Matteotti, è stato anche il ruolo di Adriano Amici e del suo staff ad occuparsi dell’organizzazione tecnica della gara, come in tanti altri casi nel nostro Paese.

Come ogni favola che si rispetti poi, non poteva esserci il colpo di scena finale con vincitore a sorpresa: chi si attendeva un vincitore stagionato e già in possesso di un’adeguata esperienza nel professionismo avrà certamente strabuzzato gli occhi nel vedere ciò che è stato capace di fare Vincenzo Albanese nell’ultimo chilometro di gara. Il giovane campano, classe 1996 e che ancora milita nei dilettanti con l’Hopplà-Petroli, chiamato a far parte della giovane e promettente selezione (guidata dai “senatori” Marangoni e Marcato) azzurra di Davide Cassani., ha ottenuto la più bella ed inaspettata delle vittorie con un colpo di gran classe, roba da finisseur della specie più sopraffina. Non bastassero le già quattro vittorie ottenute in stagione, tra cui spicca il Gran Premio Liberazione a Roma, Albanese è riuscito a mettere tutti nel sacco regalandosi e regalando una vittoria più unica che rara, visto che le ultime vittorie di atleti ancora dilettanti risalivano nelle passate stagioni ad atleti impegnati come stagisti e ormai prossimi al grande salto (fu il caso di Enrico Battaglin alla Coppa Sabatini e di Gianfranco Zilioli al Gran Premio Industria e Commercio di Prato). Passaggio al professionismo praticamente suggellato quest’oggi dal promettente campano, uno dei pezzi pregiati del mercato della Bardiani CSF, che lo inserirà nel proprio roster a partire dal 2017.

Solo 82 al via, Fortin e Gazzara grandi protagonisti nella fuga del giorno
Fatta la doverosa premessa, ci si può dedicare alla narrazione dei fatti. Al foglio firma di Piazza della Rinascita e al successivo trasferimento verso il km 0 di Piazza Duca degli Abruzzi si sono presentati appena 82 atleti suddivisi in 11 squadre (la Meridiana Kamen, inizialmente annunciata, non si è presentata al via). Un numero davvero esiguo per una classica che può vantare un albo d’oro di prim’ordine ma vista la difficile situazione occorre fare di necessità virtù sperando che tornino tempi migliori.

Dopo i primi tentativi d’avanscoperta senza esisto, è stato il chilometro 17 (alla faccia della cabala) quello buono per sganciare gli avventurieri di giornata: in testa si sono così ritrovati Filippo Fortin della GM Europa Ovini, col team di Marchesani deciso ad onorare al meglio la gara di casa, Michele Gazzara della Norda-MG.Kvis Vega, il venezuelano Tomas Gil della Wilier Triestina-Southeast ed il russo Mamyr Stash (medaglia d’argento tra gli Under 23 agli Europei dello scorso anno), portacolori della Gazprom-RusVelo. I quattro hanno subito trovato un accordo eccellente ed il loro vantaggio è cresciuto giro dopo giro, fino a toccare una punta massima di 5’40” nel corso della quinta tornata nei confronti di un gruppo in cui era soprattutto la Nippo-Vini Fantini ad inseguire (si è spesso notato il rumeno Grosu in testa al plotone).

Gil e Gazzara ultimi ad arrendersi, la Bardiani prova ad attaccare ripetutamente
La fuga ha continuato a buon ritmo ancora per altre cinque tornate, fino a quando, a poco meno di 50 chilometri dall’arrivo, il russo Stash non è stato più in grado di proseguire nel tentativo. Ancora una tornata ed anche il generosissimo Fortin è stato costretto ad alzare bandiera bianca, con i soli Gil e Gazzara a cercare di resistere al ritorno del gruppo, in cui anche le maglie dell’Androni, della nazionale azzurra (Ballerini molto attivo in questa fase) e della Bardiani hanno cominciato a fare capolino in testa per limare secondi ai fuggitivi.

Poco dopo l’inizio del penultimo giro (circa 28 chilometri dalla conclusione) il gruppo è tornato compatto (per Gil e Gazzara sono stati circa 150 i chilometri d’avanscoperta) ed è iniziata una fase di gara in cui è stata soprattutto la Bardiani ad essere attivissima per cercare di rendere dura la contesa lungo le ascese verso il bivio di Colle Caprino e Montesilvano Colle: dapprima ci ha provato in solitaria Pirazzi, poi in collaborazione con Simone Sterbini, infine Bongiorno ma con il gruppo (tirato dai Nippo) sempre pronto a rintuzzare, tanto che neppure un tentativo di nove atleti è riuscito ad avere buon gioco. Tutto rimandato all’ultima tornata quindi.

Filosi tenta l’assolo, Albanese fa un capolavoro: anticipati Belletti e Viganò
Al suono della campana è stata subito l’Androni a cercare la sortita con Marco Frapporti, prima dei successivi tentativi in salita operati dal russo Nych e da gli ancora indomiti Pirazzi e Sterbini ma senza successo. Di tutt’altro tenore invece la stoccata del trentino Iuri Filosi, che dopo lo scollinamento dell’ultima ascesa di giornata, si è gettato deciso in discesa (mettendo a frutto le sue migliori qualità) ed ha subito guadagnato circa 10” nei confronti del drappello inseguitore, composto da una quindicina di atleti circa. L’atleta della Nippo-Vini Fantini ha poi spinto al massimo anche giù dalla discesa (restavano solo 3 chilometri da percorrere in quel momento) ed ha fatto il suo ingresso tutto solo al triangolo rosso dell’ultimo chilometro.

Nonostante avesse non più di 5” di margine, Filosi ha accarezzato l’idea di potercela fare ma ai 600 metri dalla conclusione è venuto fuori come una schioppettata Vincenzo Albanese, che con un allungo elegante e deciso ha preso subito un buon margine ed ha fagocitato Filosi ai 300 metri. A quel punto il ragazzino dell’Hopplà non poteva far altro che continuare a spingere con convinzione per cercare di realizzare un autentico e inatteso capolavoro e quando negli ultimi 20 metri è apparso chiaro che nessuno avrebbe più potuto superarlo ha potuto sfogare la propria gioia alzando le braccia al cielo per una vittoria di pregevolissima fattura.

In seconda posizione un rammaricato Manuel Belletti si è aggiudicato la volata del gruppo, col romagnolo della Wilier che però può certamente consolarsi con una buona prestazione, in considerazione del fatto che non avrebbe neppure dovuto essere al via del Matteotti, trovandosi poi costretto a prendervi parte a causa dell’esiguo numero di atleti che poteva schierare il team di Luca Scinto. In terza posizione, esattamente come un anno fa, ha invece concluso Davide Viganò, portacolori di un’Androni che poteva sicuramente fregiarsi del titolo di squadra favorita per il successo ma che non è purtroppo riuscita a concretizzare al meglio la propria superiorità. Sia Belletti che l’atleta lombardo hanno comunque speso parole di elogio nei confronti di Albanese in conferenza stampa, riconoscendo il grande merito del giovane Under 23 capace di mettere in scacco i professionisti quest’oggi.

Appena giù dal podio si è classificato Nicola Gaffurini della Norda-MG Kvis, particolarmente a suo agio sul percorso pescarese, che ha preceduto il coriaceo Marco Zamparella dell’Amore&Vita (altro atleta in grado di fornire prestazioni interessanti su percorsi misti), Antonio Parrinello della D’Amico Bottecchia, il vincitore della passata edizione Evgeny Shalunov (quest’anno costretto ad accontentarsi della settima posizione), Marco Marcato (ottimo regista azzurro quest’oggi), Mauro Finetto, altro grande favorito della vigilia e Francesco Gavazzi dell’Androni, che ha completato la top ten con l’ennesimo piazzamento stagionale. Tra coloro che hanno concluso la prova anche Giulio Ciccone, Franco Pellizotti e Damiano Cunego, che rappresentavano alcune delle vedette dell’edizione 2016 della classica abruzzese. Con la splendida stoccata di Albanese ancora presente negli occhi degli appassionati si è quindi concluso un Matteotti che ha vissuto mesi molto travagliati ma che alla fine ha saputo nuovamente sopravvivere e che ora guarda speranzoso verso un futuro tricolore. Se favola a lieto fine deve essere, perché non fare in modo che lo sia fino in fondo?

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