Ilnur Zakarin sale sul podio a Finhaut-Emosson © Bettiniphoto
Ilnur Zakarin sale sul podio a Finhaut-Emosson © Bettiniphoto

Emozioni a Emosson? Solo per Zakarin

Il russo va in fuga e vince al Tour. L’Astana ci prova ma non guadagna; Quintana in difficoltà, Froome sempre più in giallo

La frazione dopo il giorno di riposo è solitamente tra le più pericolose per il fisico degli atleti; oggi poteva esserlo in maniera forse definitiva, ma per vedere qualche distacco si devono attendere gli ultimi 1500 metri di giornata, con chi doveva venire attaccato non perde nulla e chi doveva provare a ribaltare la classifica esce con le ossa rotte. Per lo spettacolo bisogna sempre guardare ad altre corse, o sperare nei fuggitivi come è avvenuto oggi con Ilnur Zakarin. Lui che poco meno di due mesi fa era riverso tra le rocce del Colle dell’Agnello, ferito e costretto ad abbandonare un Giro d’Italia mentre era al ridosso del podio. La parziale ricompensa è giunta a Finhaut-Emosson, in una Svizzera che vide un anno fa il suo primo colpaccio al Romandia, per uno dei corridori meno ordinari del ciclismo attuale e per questo da conservare gelosamente come un panda.

Non partono Cavendish e Dennis, Gorka Izagirre fa poca strada
La Berna-Finhaut Emosson di 184.5 km è scattata ufficialmente alle 12.16 senza due corridori rispetto a quanti sono giunti lunedì nella capitale elvetica: hanno salutato la carovana Mark Cavendish (Dimension Data), grande protagonista con i quattro successi allo sprint, e Rohan Dennis (BMC Racing Team). Entrambi hanno volontariamente terminato la propria Grande Boucle al fine di meglio preparare i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Chi invece ha visto concludersi il Tour suo malgrado è Gorka Izagirre: il basco del Movistar Team è scivolato nei primissimi metri di gara assieme al compagno di squadra Imanol Erviti, a Warren Barguil (Team Giant-Alpecin) e Borut Bozic (Cofidis, Solutions Crédits). Per l’ex Euskaltel una probabile frattura della clavicola, per il Movistar Team il secondo ritiro dopo quello di Jesús Herrada.

I primissimi km vedono diversi tentativi di attacco che vengono puntualmente stoppati dal plotone; tra chi ci prova vanno registrati Jérôme Cousin (Cofidis, Solutions Crédits) e Ramunas Navardauskas (Cannondale-Drapac) attorno al km 18 e Rubén Plaza (Orica-BikeExchange) al km 23. Più chance pare avere il tentativo a cinque con Christophe Laporte (Cofidis, Solutions Crédits), Nelson Oliveira (Movistar Team), Daniel Teklehaimanot (Dimension Data) e la coppia Etixx-Quick Step Tony Martin e Julien Vermote, ma anche loro restano in avanscoperta meno di 5 km attorno al km 30. È poi la volta ancora di Cousin che cerca di andarsene con i delusi Wilco Kelderman (Team LottoNl-Jumbo) e Pierre Rolland (Cannondale-Drapac) ma anche stavolta nulla da fare: il ritmo elevato è la causa diretta della media di 51.8 km/h tenuta nella prima ora.

Dopo 70 km parte la fuga, bei nomi a comporla: c’è anche Pozzovivo
Al km 53 prova ad evadere un gruppo di ventitré unità, ma nulla da fare anche in questo caso; stesso destino per Warren Barguil, Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale), Daryl Impey (Orica-BikeExchange) e Laurens Ten Dam (Team Giant-Alpecin). La fuga, finalmente, parte nelle rampe del primo gpm di giornata, la Côte de Saanenmöser (km 72.5): per prima parte la maglia a pois Rafal Majka (Tinkoff) che viene raggiunto da altri dieci elementi, ossia Domenico Pozzovivo (AG2R La Mondiale), Tanel Kangert (Astana Pro Team), Steve Morabito (FDJ), Brice Feillu (Fortuneo-Vital Concept), Stef Clement (IAM Cycling), Jarlinson Pantano (IAM Cycling), Kristijan Durasek (Lampre-Merida), Tony Gallopin (Lotto Soudal), Ilnur Zakarin (Team Katusha) e la maglia verde Peter Sagan (Tinkoff). Al gpm, ovviamente, passa in testa Majka.

Dietro al drappello di testa si è formato un gruppetto di otto elementi che scollina a 1’35”: protagonisti sono Julian Alaphilippe (Etixx-Quick Step), Alberto Rui Costa (Lampre-Merida), Alberto Losada (Team Katusha), Alexey Lutsenko (Astana Pro Team), Serge Pauwels (Dimension Data), Rubén Plaza (Orica-BikeExchange), Greg Van Avermaet (BMC Racing Team) e Thomas Voeckler (Direct Énergie). Il gruppo ha invece deciso di non inseguire anche questo atleti, visto che in vetta pagano 5’10”. Il gap si dilata prepotentemente nel tratto successivo e sul Col des Mosses (km 105), con Majka sempre davanti, il gruppo passa a 11’25”. Movimenti invece tra chi è a bagnomaria: Lutsenko, Van Avermaet e Voeckler si sbarazzano degli altri quattro e scollinano a 25″ dagli uomini al comando, mentre i restanti cinque pagano 1’30”.

Nuova caduta per Bozic che si ritira. Sagan si veste di verde
Il ricongiungimento fra gli undici di testa e i tre contrattaccanti avviene in discesa, poco prima del passaggio ad Aigle nella casa del ciclismo mondiale. Qualche caduta di troppo accade invece in gruppo: sul Col des Mosses scivola l’etiope Tsgabu Grmay (Lampre-Merida) che se la cava con qualche sbucciatura al ginocchio destro mentre nella discesa dal gpm finiscono a terra il neozelandese Shane Archbold (Bora-Argon 18) che riesce a ripartire e ancora una volta Bozic, per il quale il terzo Tour della carriera termina anzitempo. Il gruppo continua nel suo tranquillo incedere per tutti i 30 km di fondovalle permettendo ai battistrada di iniziare il Col de la Forclaz con 13’30” di vantaggio; nel mezzo il traguardo volante di Martigny vedeva l’ovvio transito in testa di Sagan che matematicamente si aggiudica la quinta maglia verde di fila, sempre se non incorrerà in qualche contrattempo nelle restanti quattro giornate.

Appena iniziata la penultima ascesa dai battistrada perde contatto Sagan, che proseguirà ad andatura agevole per il resto della tappa permettendosi di tagliare il traguardo con la classica impennata. Le prime scaramucce iniziano con l’allungo di Gallopin a cui risponde Lutsenko; i due non fanno molta strada, con il francese che continua il suo deludente Tour staccandosi non appena raggiunto. Anche Lutsenko deve abbandonare ogni velleità venendo ripreso ai meno 20.2 km e staccato in breve tempo, così come non riesce a rimanere davanti neppure Van Avermaet. Nonostante qualche breve accelerazione non c’è lotta tra i restanti uomini al comando che scollinano, ovviamente con Majka davanti, e si lanciano in discesa verso il finale di tappa. È proprio nei primi metri di declivio che Pantano, non apparso brillantissimo in salita, e Majka riescono ad avvantaggiarsi sui rivali giungendo ai piedi della salita conclusiva con 30″ sui più immediati avversari.

Ciao ciao van Garderen, si rivede un bel Nibali
Cosa succede nel gruppo? Qualcosina sul Col de la Forclaz si vede, innanzitutto per merito del Movistar Team che mette a tirare Winner Anacona provocando la perdita di terreno dei soliti Barguil, Kelderman e Rolland; ma oltre a loro non ci sono altri nomi di spicco da segnalare. Dopo un breve intermezzo Sky con Mikel Landa prende l’iniziativa l’Astana Pro Team con Paolo Tiralongo; il ritmo dell’esperto siciliano fa la prima vittima, ossia Tejay van Garderen. Lo statunitense, ottavo alla partenza, va in crisi terminando la frazione a quasi 20′ dai primi della graduatoria: ennesima bocciatura per lui, che alla soglia dei ventotto anni continua ad essere un corridore discontinuo e non competitivo per i grandi successi. Magari saltare un Tour ogni tanto e provare a ben figurare fra Giro e Vuelta non sarebbe una cattiva idea…

Poco dopo metà salita si assiste ad un cambio tutto siculo in testa al gruppo: dal siracusano Tiralongo si passa al messinese Vincenzo Nibali che ha il merito di aumentare il ritmo mettendo fuori uso due vagoni del trenino Sky. Se per Mikel Landa è comprensibile dopo i minuti passati in testa a tirare, non altrettanto vale per Geraint Thomas che prosegue il suo Tour insufficiente, unico tra i nerazzurri a essere ben lontano dalle migliori condizioni. Il due volte campione d’Italia appare molto pimpante e non dà l’impressione di essere a tutta nella sua azione di gregariato; un deciso segnale di come forma stia iniziando ad essere quella consueta in vista dell’obiettivo olimpico, in modo che a Rio possa essere tra gli uomini da battere.

Zakarin si riporta in testa e scatta; non ce n’è per nessuno. Dietro ci prova Valverde
Il gruppo scollina sul Col de la Forclaz con circa 10′ di ritardo da chi è davanti a loro che abbiamo lasciato qualche riga più in alto ai piedi della difficile salita verso Finhaut-Emosson. Proprio su Majka e Pantano prova a riportarsi Zakarin che accelera nelle primissime rampe e riuscendo a rientrare in breve tempo; a loro volta ci provano anche Feillu e il casalingo Morabito ma non riescono a ripetere quanto fatto dal russo. Il quale ai meno 6500 metri dal traguardo si esprime in uno scatto secco, a cui Pantano riesce a rispondere; non altrettanto fa Majka, che deve ancora una volta abbandonare i sogni di successo (ma, dopo oggi, pare essersi assicurato la maglia a pois, già portata a casa nel 2014). Zakarin intanto non lascia passare neppure 500 metri dal precedente attacco che si ripete con una nuova accelerazione; Pantano stavolta non può fare nulla.

Nel gruppo dei miglior Nibali, dopo aver fatto il ritmo in discesa, imbocca per primo anche la salita finale scandendo un’andatura regolare ma efficace che fa staccare definitivamente Landa, riuscito a rientrare in discesa. Quando anche il vincitore del Giro 2016 termina il proprio compito è il turno dell’ultimo gregario Astana ossia Diego Rosa: il piemontese spinge sull’acceleratore ma la sua è un’azione di breve durata. Dopo poco meno di 1 km il piemontese deve spostarsi e a far capolino in testa tornano i vagoncini del treno Sky: Nieve, Henao, Poels e Froome, questo l’ordine. Che però viene interrotto dall’improvviso scatto di Alejandro Valverde che decide di provare a scompaginare le carte; in parte ci riesce, visto che si staccano Sergio Henao e Roman Kreuziger. Il murciano viene riportato a più miti consigli da Nieve, che detta il consueto ritmo che poco lascia agli altrui scatti.

A Zakarin il successo mentre Porte attacca. Perde contatto Mollema
Un allungo più serio è quello che lancia Daniel Martin: l’irlandese guadagna diversi metri e non viene marcato nonostante Nieve aumenti leggermente l’andatura. Tanto basta però per far cedere un Valverde versione gregario e l’idolo di casa Sébastien Reichenbach. Nel frattempo tra i fuggitivi non vi sono sostanziali novità, con Zakarin capace di guadagnare costantemente e presentarsi sulla linea del traguardo, dopo essersi in qualche modo chiuso la maglietta in favore dei fotografi, da solo e a braccia alzate. Successo che fa il paio con quello del Giro 2015 a Imola e che lo propone come possibile outsider (se la Russia potrà partecipare) ai Giochi Olimpici. Secondo a 55″ un applauditissimo Jarlinson Pantano (IAM Cycling), quindi Rafal Majka (Tinkoff) a 1’26”, Kristijan Durasek (Lampre-Merida) a 1’32”, Brice Feillu (Fortuneo-Vital Concept) a 2’33”, Thomas Voeckler (Direct Énergie) a 2’46”, Domenico Pozzovivo (AG2R La Mondiale), settimo a 2’50”, Stef Clement (IAM Cycling) a 2’57” e Steve Morabito (FDJ) a 4’38”.

Anche Martin, nel frattempo, viene ripreso dal gruppo che entra ai meno 2 km sempre sotto l’incedere di Mikel Nieve. Nulla pare accadere fino a quando non attacca Richie Porte; sull’australiano prova a riportarsi Nairo Quintana ma il colombiano non ce la fa. Il capitano del BMC Racing Team prosegue la sua azione, a cui prova a rimediare Fabio Aru; il sardo viene però marcato stretto da Wout Poels che non lo lascia andare. C’è però una conseguenza del tentativo dell’uomo Astana: perde contatto Bauke Mollema, secondo in classifica e al primo momento di difficoltà del Tour. Dopo che Aru è stato riportato a più miti consigli c’è l’attacco di Chris Froome a cui risponde il solo Quintana; ma è un fuoco di paglia, perché la seconda accelerazione del britannico, che rientra su Porte, provoca la perdita di terreno di Quintana che viene raccolto da un gruppetto comprendente Aru, Bardet, Meintjes e Yates.

Quintana non c’è e paga. Domani Froome ha il match point
La giornataccia del sudamericano, giunto al Tour con l’obiettivo dichiarato della vittoria, prosegue ai meno 1000 metri quando non riesce neppure a restare con i quattro avversari appena menzionati. Chi invece non ha alcun tipo di problema sono Porte e Froome che dimostrano ancora di essere i più in palla in salita, arrivando assieme rispettivamente decido e undicesimo di tappa. Su di loro perde solo 8″ un comunque eccellente Adam Yates, mentre sono 11″ quelli accumulati da Romain Bardet. Qualcuno in più, precisamente 19″, per Fabio Aru e Louis Meintjes; troppo invece i 28″ accumulati da uno spento Nairo Quintana. Bauke Mollema lascia sul terreno 40″, Daniel Martin 47″, Joaquim Rodríguez 1’12”, Roman Kreuziger e Sébastien Reichenbach 1’39” mentre per Alejandro Valverde sono 2’02” in una giornata terribile per il Movistar Team.

Senza fare neppure eccessiva fatica Froome incrementa ancor più il margine in classifica: ora il keniano bianco guida con 2’27” su Mollema, 2’53” su Yates, 3’27” su Quintana, 4’15” su Bardet, 4’27” su Porte, 5’19” su Valverde, 5’35” su Aru, 5’50” su Martin e 6’07” su Meintjes. Domani il leader del Team Sky avrà la possibilità di apporre la parola fine a qualsiasi discorso con la cronoscalata fra Sallanches e Megève di 17 km; un dominio come detto senza probabilmente averlo mai visto spingersi al massimo delle sue possibilità, complice una concorrenza uscita di scena per propria volonta (Nibali), per incidenti di gara (Contador) e per una forma alquanto scadente (Quintana). Ci vuole un miracolo per far sì che il Tour possa decidersi nel fine settimana e non domani; ma viste le gambe degli uni e quelle dell’altro, non paiono esserci margini di manovra.

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