L'arrivo in parata di Chris Froome e del Team Sky al Tour de France 2016 @ Bettiniphoto
L'arrivo in parata di Chris Froome e del Team Sky al Tour de France 2016 @ Bettiniphoto

Froome e la Sky pronti per il college. Nibali… Nibali chi?

Le nostre pagelle del Tour de France 2016: Sagan e Valverde magistrali, Aru chiude male, Quintana a fari spenti, Pantano personaggio

Chris Froome – 10
Non affonda il colpo praticamente mai, nel senso che non lo fa per come ci aveva abituati. La legnata nei denti in montagna non arriva, in compenso si moltiplicano le perline, una sulla discesa del Peyresourde, una nei ventagli di Montpellier, una nella cronoscalata di Megève. Tanto gli basta per mettere in cantina il Tour de France annata 2016, con l’aiuto di una squadra mostruosa ma anche coi buoni uffici di avversari che pare giochino a tresette a perdere, non trovando praticamente mai il bandolo della matassa.

Peter Sagan – 10 e lode
Glielo daresti a prescindere per la sua faccia da schiaffi, ma in questo caso ci basiamo su tre vittorie di tappa, tre giorni in maglia gialla, la quinta maglia verde consecutiva, il suo essere personaggio a tutto tondo e latore di spettacolo in ogni suo gesto. È il numero uno assoluto, senza troppi giri di parole.

Nairo Quintana – 4
Dovrebbe passare dall’elettrauto perché continua a circolare a fari spenti. Mai un acuto, mai. Anche se scattando sulla salitella dell’ultima tappa-passerella dimostra quantomeno un certo sense of humour. Abbiamo saputo nel finale di Tour che è stato male, e questo ammanta il suo podio di una certa luminescenza, visto che si è salvato nonostante i problemi fisici. Ma poche ciance, questo Tour doveva vincerlo, e invece fa un deciso passo indietro rispetto all’anno scorso.

Bauke Mollema – 5.5
Per due terzi di gara è lassù dove non aveva mai osato volare in passato. Poi emergono i suoi limiti e – anche con un po’ di sfortuna – crolla in classifica, andando a chiudere giusto fuori dalla top ten. Va per i 30 anni, possiamo concludere che la sua dimensione è questa: quella del perdente di insuccesso.

Richie Porte – 6.5
Tira fuori dal cilindro quel che non ti aspetti, ovvero la celebre tenuta sulle tre settimane, che fin qui gli era mancata. Ci credevano così poco anche nel suo stesso team, visto che l’hanno lasciato alla deriva di una foratura nei primi giorni: incidente che gli è costato proprio quei due minuti in classifica che gli sarebbero valsi la piazza d’onore. Un po’ Paperino, bisogna riconoscerlo.

Tejay Van Garderen – 3
Ma per chi, la BMC, ha sacrificato Porte? Per l’emblema del wannabe, ovvero di un corridore che vorrebbe ma non può. Come al solito salta alla distanza, anzi naufraga proprio. Urge riconversione su altri obiettivi che non siano la classifica del Tour de France.

Mark Cavendish – 9
Chi si aspettava che un Cannonball che veniva da stagioni in calando piazzasse quattro-botte-quattro, al cospetto di velocisti considerati ormai a lui superiori? E invece il britannico coglie tutti di sorpresa e riscrive un’altra volta le gerarchie dello sprint internazionale. Un voto in meno per essersi ritirato anzitempo: va bene che ci sono le Olimpiadi dietro l’angolo, però, insomma…

Rafal Majka – 7.5
Uscito di scena Contador, quando non tocca a Sagan tocca a lui, con fughe infinite e punti Gpm collezionati a iosa. Si prende la seconda maglia a pois in carriera e anche se non vince mai è uno dei protagonisti più in vista.

Jarlinson Pantano – 8
Citato Majka, è d’obbligo parlare anche del suo compare, ovvero di uno dei volti nuovi lanciati dal TDF. Andato sotto ai riflettori per aver tagliato il traguardo di Andorra riparandosi con un ombrello, ha poi più che legittimato le attenzioni su di sé, vincendo a Culoz, infilando una fuga dietro l’altra nella seconda metà di Tour e dando grande spettacolo in discesa. Tra i colombiani, il migliore.

Warren Barguil – 4
Pesantemente rinviate le sue ambizioni di far classifica. Salta del tutto nella terza settimana, la Grande Boucle non è ancora affare per lui.

Wout Poels – 10
Il gregario più in vista della corsa, un pezzetto di gialla è suo, e lo citiamo per includere nel voto anche gli altri componenti del Team Sky, peraltro tutti arrivati a Parigi: Mikel Nieve, Mikel Landa, Luke Rowe, Vasil Kiryienka, Geraint Thomas, Sergio Henao e Ian Stannard. Esasperanti per gli avversari (e per gli spettatori), fondamentali per il terno di Chris.

Adam Yates – 8
Un Tour di grande resilienza, ha tenuto coi denti e fino a un certo punto ha accarezzato l’idea del podio. Poi ne è sceso, ma difendendosi con onore e portando a casa il quarto posto. Coronato dalla maglia bianca di miglior giovane. Il futuro è dalla sua parte, vediamo se e quando saprà confermarsi a questi livelli.

Pierre Rolland – 4
Un voto in condivisione col suo team manager Jonathan Vaughters, che in inverno quasi derideva i vecchi metodi di allenamento del ragazzo. Coi nuovi – avevamo pensato – farà sfracelli al Tour. Invece per poco non si è sfracellato lui, tra una caduta e l’altra. Torni al Giro, che gli piace di più ed è pure più adatto alle sue qualità.

Fabio Aru – 5
Il suo primo Tour, anche se l’esperienza nei GT non è che gli mancasse. Ma diamola come attenuante. Nelle tre settimane non dà mai l’impressione di essere più forte degli altri avversari di Froome, ma resta comunque saldamente in top ten con vista podio. Un lampo nella cronoscalata di Megève, poi imbarca acqua da tutte le parti nella tappa di Morzine e addio patria. 13esimo alla fine, ci dirà lui se il numero lo considera un portafortuna o se tocca ferro.

Greg Van Avermaet – 8
Vince a Le Lioran una tappa non facile, si prende la maglia gialla e nella prima frazione pirenaica ci regala una difesa commovente, andando all’attacco, resistendo sull’Aspin, guadagnando addirittura in classifica. Poi l’indomani blackout, ma il suo Tour poteva già finire lì.

Stephen Cummings, Thomas De Gendt, Ilnur Zakarin, Ion Izagirre – 7.5
A pieno titolo membri del club dei fuggitivi; se il primo si accontenta del successo di Lac de Payolle e poi si eclissa (ma va premiata la sua continuità nel corso di una stagione straordinaria), e l’ultimo s’impone a Morzine dopo aver fatto a lungo il gregario, gli altri due continuano a battagliare fino alla fine, quasi sempre all’attacco sulle montagne. Majka si prende la pois, ma in compenso loro mettono la bandierina sul Mont Ventoux (TDG) e a Emosson (Zak). Nel Tour dei no contest, i loro cartellini sono più che mai positivi.

Alejandro Valverde – 9
Esagerati! Macché. Fa classifica (sesto alla fine) pur giocando da gregario per Quintana; si fosse dedicato solo a se stesso, avrebbe quasi certamente agguantato un altro podio, dopo quello conquistato un anno fa; soprattutto, dopo quello del Giro, messo in carniere un mese prima del Tour. Corridore infinito, la sua stagione ovviamente va avanti (intanto con le Olimpiadi, poi si vedrà), e speriamo che ce ne siano ancora tante davanti a lui. Purtroppo la carta d’identità comincia a remare contro.

Daniel Martin – 7.5
Premiamo la sua prima top ten al Tour, qualche scattino qua e là nei finali delle tappe di montagna in cui non ha dovuto solo difendersi. E soprattutto, il fatto di aver portato a termine un GT senza essere mai caduto: evento epocale a dir poco.

Marcel Kittel, Michael Matthews, André Greipel – 7
Con i cicloni Cavendish e Sagan di mezzo, agli altri velocisti restano le briciole. Voto buono per i tre che sono riusciti a vincere almeno una tappetta. Tutti gli altri si ripresentino nel 2017 per raccogliere una menzione.

Louis Meintjes – 7.5
Corre di conserva, spesso a fondo gruppetto (come il suo rivale Yates, del resto), alla fine l’ottavo posto è uno squillo che suggerisce per lui un futuro molto interessante. Bella presa della Lampre (sempre se la Lampre continuerà a far ciclismo).

Thibaut Pinot – 3
Quest’anno è la bronchite. Ogni volta (tranne il 2014) ce n’è una, ma il Tour de France continua a essergli quantomai ostico. Il predestinato del ciclismo francese è stato superato dall’amico-nemico Bardet. Anche lui, come Rolland, potrebbe (o dovrebbe) ripartire dal Giro.

Roman Kreuziger – 6
Non è che si potesse pretendere molto di più del decimo posto finale da lui. Ma nel grigiore generale, ha agguantato la top ten con una fuga da lontano, e ciò sposta verso il pareggio il suo bilancio conclusivo.

Vincenzo Nibali – s.v.
Ci rifiutiamo di giudicare il suo Tour. Arrivederci a Rio.

Joaquim Rodríguez – 6
La vecchia guardia non si arrende, certo che all’ultimo Tour in carriera poteva lasciare un segno un po’ più profondo rispetto a un settimo posto finale anonimo, ancorché meritato.

Tom Dumoulin – 8.5
Questo è un grande corridore. Vince la crono di La Caverne de Pont d’Arc, sfiora quella di Megève, ma in precedenza aveva già timbrato con una bella fuga ad Andorra. Molto bello a vedersi, pedala con uno stile invidiabile. Poi cade come un salamino e mette a rischio un oro olimpico (quello contro il tempo) che pareva praticamente certo.

Romain Bardet – 8.5
Un altro al posto suo non avrebbe optato per la desistenza nell’ultima tappa di montagna, magari avrebbe invece tentato l’o la va o la spacca dell’attacco per la vittoria. Tolto mezzo voto per questo motivo, valutiamo invece con grande favore il suo attacco verso Saint-Gervais, col quale dimostra che a Froome poteva essere creato qualche grattacapo a patto di usare un po’ di fantasia; quel giorno vince la tappa e soprattutto si issa al secondo posto della classifica, un risultato che alla vigilia era più o meno il massimo che potesse sperare. È ancora giovane e sa il fatto suo, ha tempo davanti a sé per spezzare l’incantesimo post-Hinault.

Alberto Contador – s.v.
Il convitato di pietra dell’intero Tour: caduto due volte nei primi due giorni, si mette fuori causa da sé. Stringe i denti finché può, poi alza bandiera bianca. E si fa da parte l’unico (con Nibali, il quale però segue traiettorie tutte sue) che potrebbe rompere la monotonia della Grande Boucle. A posteriori, davvero una gran disdetta per tutti gli appassionati di ciclismo.

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