Sabato si è corso sul The Mall di Londra © RideLondon
Sabato si è corso sul The Mall di Londra © RideLondon

Parigi, Londra e le donne: che peccati capitali!

Pur organizzate benissimo, le due recenti gare offrono un’immagine molto riduttiva del ciclismo femminile

Negli ultimi due weekend il ciclismo femminile ha vissuto quello che è il suo periodo di massima popolarità della stagione: domenica 24 luglio sui Campi Elisi si è corsa infatti La Course by Le Tour de France poche ora prima dell’arrivo a Parigi della Grande Boucle maschile; sabato 30 invece la carovana femminile si è spostata nel centro di Londra dove, tra Buckingham Palace, Trafalgar Squadre e il Big Ben si è corsa la Prudential Ride London. Entrambe prove del Women’s World Tour, le gare hanno potuto beneficiare di una lunga trasmissione in diretta raggiungendo così un pubblico molto più numeroso rispetto ai soliti e pochi appassionati del movimento.

Vittorie per Hosking e Wild
Le gare erano interamente in circuito e come spesso accade in questi casi sono risultate essere abbastanza divertenti ma dal finale assolutamente scontato: sia a Parigi che a Londra abbiamo assistito a numerosi attacchi e qualche breve fuga che comunque non hanno impedito un arrivo allo sprint. A La Course la vittoria è andata a Chloe Hosking, già vincitrice di una tappa al Giro Rosa e del Tour of Chongming Island, che sul pavé parigino si è praticamente tolta di ruota Lotta Lepistö, seconda, con Marianne Vos che è partita un po’ indietro e ha rimontato solo fino alla terza posizione.

Sull’affascinante rettilineo del The Mall, la piccola sprint australiana della Wiggle High5 puntava al bis ma è rimasta un po’ chiusa all’ultimo chilometri e non è riuscita a contrastare l’altra favorita Kirsten Wild (Hitec Products) che s’è imposta davanti alla connazionale Nina Kessler (atleta in grande crescita) e alla canadese Leah Kirchmann con Maria Giulia Confalonieri quinta e miglior delle italiane come già era stato anche il weekend precedente.

Organizzazione, montepremi, diretta: ma i contenuti tecnici?
Queste “Classiche delle Capitali”, come le potremmo ribattezzare inserendo anche la prova che si disputerà a settembre a Madrid in concomitanza con l’arrivo della Vuelta a España, offrono alle atlete un’esperienza che praticamente non si trova in altri eventi del calendario: c’è un’organizzazione di altissimo livello, una buona cornice di pubblico sulle strade, la diretta televisiva ed a Londra c’era anche un ricco montepremi uguale a quello della gara maschile, ma tutti questi fattori, uniti alla scarsità ci spunti dal punto di vista tecnico, più che a raccontare le volate o parlare dei buoni piazzamenti di Maria Giulia Confalonieri ci spingono a fare una riflessione più ampia ed a chiederci se queste gare possano veramente essere un bene per la crescita del ciclismo femminile.

Non vogliamo passare dalla parte degli incontentabili, sia chiaro, e siamo convinti che ogni gara in più che viene creata in giro per il mondo ha una grande importanza per tutto il movimento, soprattutto se viene organizzata con grandissima professionalità, e tutti i tifosi farebbero carte false per vedere anche altre corse in diretta, ma che idea di può fare del ciclismo femminile una persona che si guarda in televisione tutte le classiche e i grandi giri al maschile, e poi quando ci sono in diretta le donne si trova davanti a delle kermesse di 89 e 66 chilometri rispettivamente? E quale può essere la reazione quando allo spettatore viene detto che queste gare fanno parte del massimo circuito di gare internazionali, il Women’s World Tour? Noi sappiamo che il ciclismo femminile può offrire molto di più e che durante l’anno ci sono corse che mediamente possono risultare molto più spettacolari e divertenti di quelle maschili, ma è evidente che il rischio di farsi un’idea sbagliata del movimento c’è eccome.

Serve ben altro per un salto di qualità
L’impressione è che gare come La Course by Le Tour de France o la Prudential Ride London siano una manna dal cielo per le atlete e le squadre che devono farsi conoscere e speriamo presto di avere altri organizzatori pronti a seguire questo modello, ma non commettiamo l’errore di trasformarle in classiche di prestigio o appuntamenti cruciali della stagione, almeno fino a che le cose resteranno così: non è attraverso queste prove che il ciclismo femminile potrà trovare la credibilità che gli serve per fare il vero salto di qualità di cui ha bisogno.

La ricetta, l’abbiamo già detto spesso, dovrebbe essere quella di tornare ad investire sulle corse a tappe e sulle grandi salite che da sempre sono il fattore di massima popolarità per il ciclismo: ovviamente non stiamo parlare di gare una gara di tre settimane per le donne (improponibile al momento per svariati motivi), ma una sola corsa di 10 giorni (il Giro Rosa) e le montagne che nel corso dell’anno sono una mezza rarità è assolutamente troppo poco. Purtroppo per l’organizzazione le corse a tappe richiedono budget molto più elevato che delle gare di un giorno in circuito ma averne un paio complete e lunghe almeno una dozzina di giorni potrebbe aiutare molto più che non una diretta di una gara sì bella, ma povera di contenuti tecnici.

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