Mara Abbott, quarta a Rio de Janeiro © NationalPost.com
Mara Abbott, quarta a Rio de Janeiro © NationalPost.com

Abbott beffa che brucia, Vos sempre sul pezzo

Le pagelle: Johansson, finale di carriera di lusso. Guarnier deludente, per Armitstead il bicchiere resta mezzo vuoto

Anna Van der Breggen – 9
Ha vinto e quindi ha ragione lei, ma è dura dire che oggi fosse la più forte. In salita ha patito dopo aver – invero – tentato un paio di forcing, dopodiché è andata a rimorchio delle altre. Si è giovata della disastrosa caduta della sua compagna Van Vleuten, e poi della generosità di Elisa Longo Borghini, che ha annullato il gap dalla Abbott, mettendole la vittoria su un piatto d’argento (anzi, d’oro!). Brava nella volata, ma a quel punto avrebbe dovuto impegnarsi per perdere.

Annemiek Van Vleuten – 8
Ha fatto il vuoto in salita insieme a Mara Abbott, e già questo è notevolissimo, viste le sue caratteristiche che non la rendono la migliore delle scalatrici; poi in discesa ha naturalmente preso margine sull’americana, fino a quella maledetta derapata che l’ha catapultata pesantemente tra asfalto e marciapiede, lasciandola esanime per lunghissimi istanti. Abbiamo temuto che si fosse rotta il collo, invece se l’è in qualche modo cavata, anche se è stata posta in terapia intensiva; le resterà il rimpianto di una vittoria che pure avrebbe meritato e che ha perso per un marchiano errore di traiettoria; ma francamente, oggi per lei, ci pare la cosa meno importante.

Elisa Longo Borghini – 8.5
Gagliarda, ha animato la selezione definitiva sull’ascesa di Vista Chinesa, poi le è mancato qualcosa nella seconda parte di salita, ma non ha mollato un istante. In discesa ha proceduto con la necessaria cautela, e poi negli ultimi chilometri si è scatenata all’inseguimento della Abbott, come dire all’inseguimento di una medaglia. Che è arrivata. “Solo” bronzo, ma bellissimo. E con la sensazione di aver ottenuto il massimo possibile, per come si erano messe le cose.

Marianne Vos – 6.5
Non ha più il colpo di pedale di qualche anno fa, ma è sempre uno spauracchio di quelli grossi. Ha intuito che l’attacco nato a 36 km dall’arrivo poteva andare lontano, e ci si è inserita, dando grande impulso all’azione. Sul piano tattico, una scelta determinante, perché ha imposto un finale di gara molto duro, che – a conti fatti – ha fatto bene all’Olanda. Nona all’arrivo, una top ten che non aggiunge nulla al suo palmarès ma che la dice lunga sulla sua tenacia.

Elena Cecchini – 7.5
Preziosa nell’inserirsi (a ruota della Worrack) nell’azione delle 7 ai -36, brava a tenere in salita, su un terreno che un tempo (neanche troppo lontano) l’avrebbe respinta senza appello. La sua presenza nel drappello ha permesso alla Longo Borghini di stare coperta nell’attesa di sparare le sue cartucce. Già prima, peraltro, si era messa in evidenza con vari scatti sul circuito di Grumari, e la sua bella gara si è chiusa con un onorevole 20esimo posto.

Elizabeth Armitstead – 5.5
Una salita di 9 km come quella che decideva la prova olimpica non è propriamente la sua “cup of tea”. Ha tenuto finché ha potuto, poi è rimasta a galleggiare a non troppa distanza dalle migliori, ma senza più riuscire a rifarsi sotto e a rientrare nella lotta per le medaglie. Quinto posto finale, il bicchiere non è vuoto, ma neanche mezzo pieno.

Megan Guarnier – 4
Si è staccata molto prima di quanto non fosse lecito per una recente vincitrice del Giro d’Italia, messa in croce dai fendenti della sua stessa compagna Abbott. Non è più rientrata in gioco, e ha chiuso malinconicamente 11esima: troppo poco per una delle massime favorite della vigilia.

Pauline Ferrand-Prévot – 6.5
Non nelle migliori condizioni, ha avuto il merito di conoscere appieno i propri limiti odierni e di regolarsi di conseguenza, provando ad anticipare (dando seguito al buon lavoro preparatorio della compagna Audrey Cordon, con cui condivide il 6.5). Poi è naufragata sulla salita di Vista Chinesa, ma ormai non aveva più nulla da chiedere a questa giornata. E considerando che sarà in gara pure nella Mountain Bike, diciamo che il bilancio della sua Olimpiade ha tutto il tempo di virare al positivo pieno.

Giorgia Bronzini – 6.5
Non potendo pretendere di essere protagonista nel finale, ha lavorato quando per lei era possibile, ovvero sul circuito di Grumari, inserendosi in un interessante attacco dalla distanza con l’olandese Ellen Van Dijk e la polacca Anna Plichta. Pedina importante nell’ingranaggio azzurro, ci ha tenuto a portare a termine la sua ultima gara olimpica, 42esima all’arrivo.

Mara Abbott – 9.5
Ha tenuto bene nei tratti su cui poteva essere respinta (tipo il pavé), poi ha esploso i suoi colpi sul terreno amico della salita, recuperando praticamente da sola tutto il gap rispetto all’attacco di Cecchini & c., e poi distruggendo il gruppo delle migliori. Sono la Van Vleuten ha resistito alla sua ruota, poi per un attimo l’ha a propria volta staccata, ma a quel punto la statunitense è riemersa bene, scollinando con la collega. In discesa ha patito come da copione, ma senza perdere la bussola e conservando a fine picchiata un discreto margine sulle inseguitrici. A quel punto, trovatasi al comando da sola, ha tentato l’impossibile, ovvero di resistere sul passo al ritorno delle tre indemoniate che le erano alle calcagna. Ci è riuscita fino a un passo dall’oro, fino a poche centinaia di metri dalla linea d’arrivo. Beffa delle beffe, dopo cotanta gara è rimasta ai piedi del podio. Non è bello; ma è lo sport.

Jolanda Neff – 7
Anche lei, come PFP, sarà impegnata pure nella MTB; intanto si è portata a casa una buona top ten, tenendo come ha potuto in salita e recuperando bene in discesa. È una delle più nuove del seeding, e ha tanto tempo davanti a sé per centrare risultati importanti.

Trixi Worrack – 6.5
Per due volte ha portato via azioni importanti, è un carrarmato che non si arrende di fronte a niente. Certo, il finale era tutto meno che amico delle sue caratteristiche, e si può dire che lei abbia chiuso a piedi (43esima in scia alla Bronzini), ma non lavorava probabilmente per sé; solo che nelle file della Germania non c’è stata una capitana all’altezza della situazione (4.5 all’impalpabile Claudia Lichtenberg).

Tatiana Guderzo – 6
Regista in corsa della selezione azzurra, cinghia di trasmissione tra ammiraglia e gruppo, non ha trovato nel finale le condizioni di gara per poter esprimere il massimo di quel che avrebbe potuto in supporto di ELB. Ha comunque chiuso benino, 14esima.

Flavia Oliveira – 6.5
Il Brasile ha avuto anche la sua beniamina. Ha resistito con le più forti, ha centrato l’obiettivo ragionevolmente massimo per lei, ovvero una piena top ten (settimo posto).

Emma Johansson – 8.5
Prossima al ritiro, potrà aggiungere l’argento conquistato oggi a un palmarès già lunghissimo. Non ha riempito gli occhi, ma quanto a tenacia e capacità di soffrire si è dimostrata non seconda a nessuna, gestendosi alla grande verso Vista Chinesa, contribuendo all’inseguimento di Mara Abbott, e infine arrendendosi solo alla Van der Breggen nello sprint dell’anno. Il ciclismo femminile sta per perdere una grande interprete.

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