Eric, l'addetto alla consegna dei preservativi a Rio de Janeiro © BBC
Eric, l'addetto alla consegna dei preservativi a Rio de Janeiro © BBC

Una notte d’amplesso rese il tuffo complesso

Scoppiata la coppia brasiliana nei tuffi sincronizzati. Il motivo? L’incontro hot di una ha lasciato senza letto l’altra…

Pare che in questi giorni si aggiri per il villaggio olimpico uno strano soggetto, vestito con pantaloncini, maglietta e scarpe da ginnastica, con una grossa borsa a tracolla appesa al collo. No, non è un pervertito o un malintenzionato. Nella sua borsa non ci sono armi improprie ma preservativi. E lui è il ragazzo incaricato di distribuirli agli atleti. L’organizzazione ne ha messi a disposizione 41 per persona. E, facendo due calcoli, se gli atleti, in totale, sono circa 11 mila, il numero di preservativi da distribuire sono dunque attorno a 450 mila. La prevenzione è il principio fondamentale della scelta dell’organizzazione carioca, visto che le leggende tramandate dalle precedenti edizioni olimpiche narrano di incontri clandestini e amori consumati tra una gara e l’altra o nelle pause durante gli allenamenti. E la notte, poi, porta scompiglio.

Le testimonianze dirette degli atleti passati raccontano storie che sembrano quasi inverosimili. «Ho fatto più sesso durante le Olimpiadi che in tutto il resto della mia vita» ha affermato Matthew Syed, ex giocatore di tennis tavolo della Gran Bretagna. Di certo, il britannico non ha esattamente l’aspetto di un adone (senza offesa, naturalmente), ma ci auguriamo per lui che quest’affermazione sia un tantino esagerata, solo per enfatizzare il concetto che durante i Giochi Olimpici gli atleti siano particolarmente propensi a cedere al richiamo degli ormoni. E poi c’è chi sostiene che ogni occasione è buona per dedicarsi a uno dei più grandi piacere della vita. Si narra di scene di accoppiamento in luoghi pubblici come parchi, piscine e anfratti tra un palazzo e l’altro.

È pur vero che questi ragazzi, nei mesi che precedono l’inizio delle Olimpiadi, sono interamente dediti alla preparazione delle loro gare, con durissimi e lunghi allenamenti, che non lasciano molto spazio alla vita sociale. Quindi, se arrivano al villaggio olimpico e trovano una certa disponibilità, vale sempre il detto “L’occasione fa l’uomo ladro”, in questo caso diremmo “fa l’uomo prestante”.

Il problema, però, si pone quando le necessità “amorose” di un atleta creano dei disagi a un compagno di squadra, o di stanza per la precisione. Così succede che, proprio la sera prima della finale dei tuffi sincronizzati femminili dalla piattaforma, l’atleta carioca Ingrid Oliveira chieda alla sua compagna di stanza, nonché di tuffi, Giovanna Pedroso, di lasciarle la camera a disposizione per un incontro intimo. La 17enne brasiliana, dopo aver accettato, apparentemente, di buon grado la richiesta dell’amica, ha trovato ospitalità in un’altra stanza. Il giorno dopo, però, la ragazzina ha tirato una bella pugnalata tra le scapole alla sua compagna di tuffi, andando immediatamente a riferire ai responsabili l’accaduto. La storia ha fatto il giro delle camere e degli spogliatoi, con tanto di tifoserie schierate da una parte e dall’altra. Molti atleti brasiliani si sono mostrati sdegnati davanti alla poverina costretta a cercarsi un posto in cui dormire per lasciare la compagna a divertirsi col suo boyfriend, mentre cercavano di nascondere i preservativi usati nel cestino dell’immondizia.

Fatto sta che la rottura tra le due atlete si è consumata irrimediabilmente, nonostante i tentativi dei loro responsabili di minimizzare la vicenda e riportarle alla pace, in vista della finale che avrebbero dovuto disputare di lì a poco. La Pedroso non ha voluto sentire ragioni e non ha più rivolto la parola alla compagna. Forse è per questo che le due ragazze non sono andate oltre l’ottavo e ultimo posto nella gara disputata. Perché mentre l’una contava il tempo per la partenza del tuffo, l’altra era troppo impegnata ad ignorarla.

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