Gianluca Brambilla esulta a Formigal © Tim De Waele
Gianluca Brambilla esulta a Formigal © Tim De Waele

Un uragano sulla Vuelta: si chiama Quintana

Nairo attacca con Contador dalla partenza, mette in croce Froome e allunga in classifica. Tappa a un tenacissimo Gianluca Brambilla

Lo confessiamo: le tappe dal chilometraggio così ridotto sono considerate da chi scrive sbagliate nel ciclismo professionistico. In uno sport che da sempre ha fatto della resistenza una delle caratteristiche fondamentali, vedere frazioni in linea dalla lunghezza pari (e talvolta inferiore) a prove di categoria juniores è antistorico oltre che un pericoloso campanello d’allarme per il futuro della disciplina.

D’altro canto al Giro 2016 la Bressanone-Andalo di 132 km e la Guillestre-Sant’Anna di Vinadio di 134 km sono state due fra le tappe maggiormente avvincenti dell’intera stagione. A loro hanno fatto però da contraltare la Albertville-Saint Gervais di 146 km e la Megève-Morzine di 146.5 km all’ultimo Tour.

L’antifona cambia oggi alla Vuelta, con la Sabiñánigo-Formigal di soli 118.5 km: emozioni vive dal primo all’ultimo metro, con attacchi da parte di alcuni capitani intenti a mettere in difficoltà, sia a livello di tempo che di uomini a supporto, i rivali diretti. Quella di oggi è stata la perfetta dimostrazione di come la tattica studiata a tavolino possa essere efficace e come anche le migliori formazioni possano saltare in aria in un istante. Tappe che, ci si augura, non siano delle arabe fenici nel ciclismo degli anni ’10.

Si parte subito a tutta. Merito di Contador (e Brambilla)
Sabiñánigo è un comune di meno di 10 mila abitanti nei monti dell’Aragona, famoso per ospitare una delle cicloturistiche più famose di Spagna, la Quebrantahuesos. Fino al 2001 è stata nel giro del ciclismo professionistico con una Clásica (di Sabiñánigo, appunto) vinta anche da Pedro Delgado, Eduardo Chozas e, buon ultimo, Ángel Vicioso. Oggi ha ospitato alle 14.35 il via ufficiale della quindicesima frazione della Vuelta a España.

Il primo a scattare è Gianluca Brambilla che prova a sfruttare le rampe di una minisalitella posta dopo 3 km dal via. Non riesce a far strada, il vicentino, perché al km 4, in un falsopiano successivo ad un secondo zampellotto, si muove un uomo della Tinkoff. Non ha, come nei giorni scorsi, il braccio sinistro coperto di di garze; ma la classe di Alberto Contador resiste sempre alle tante ammaccature del fisico.

Quattordici in fuga, ci sono anche quattro italiani…
Continua a spingere e a voltarsi, il madrileno, per vedere se il suo tentativo sia un azzardo o no. E stavolta, a differenza di altre volte (ma come già successo in passato), c’è chi casca nella rete: il gruppo principale si spezza attorno alla quindicesima posizione, lasciando dunque tredici corridori con il capitano unico della Tinkoff.

Che in tale occasione si mostra perfetta nell’accompagnare il leader: con lui si trovano i russi Ivan Rovny e Yuriy Trofimov. Presente poi la coppia italo-spagnola della Etixx-Quick Step formata da Gianluca Brambilla e David De la Cruz e quella italiana della Cannondale-Drapac composta da Davide Formolo e Moreno Moser. Presenti inoltre i rivali per la maglia a pois Kenny Elissonde (FDJ) e Omar Fraile (Dimension Data), l’interessantissimo Matvey Mamykin (Team Katusha), il bravissimo Fabio Felline (Trek-Segafredo).

E un attentissimo Quintana. Froome sorpreso, Sky disastrosa
E tre corridori del Movistar Team: Jonathan Castroviejo, Rubén Fernández e soprattutto Nairo Quintana. Sì, la maglia rossa è stata attentissima a rimanere alla ruota del campione di Pinto. A differenza del quinto, del quarto, del terzo e soprattutto del secondo in classifica. Christopher Froome rimane sorpreso, invischiato a metà gruppo e incapace di reagire.

E come lui, la sua Team Sky: solitamente corazzata, oggi la formazione britannica si è sciolta come (se non peggio) della neve al sole. Perché il gruppo Froome (e Chaves, Yates e Valverde) vede presenti i soli David López e Salvatore Puccio: tutti gli altri nerazzurri, dai quotati Peter Kennaugh e Leopold König (quinto in classifica) ai faticatori Ian Boswell, Michal Golas e Christian Knees, sono nel drappello dei velocisti, nettamente staccati dal capitano.

Il margine aumenta, Astana e Orica aiutano
Al km 18, ossia ai meno 100 km al traguardo, il gruppo maglia rossa vanta 55″ di margine sul gruppo Froome, nel quale lavorano i soli Puccio e Sam Bewley (Orica-BikeExchange). Oltre 2′ invece il ritardo di König e compagnia. A dare fastidio alla già farraginosa azione degli inseguitori ci pensa il Movistar Team, che mai come oggi si è dimostrata dall’ammiraglia all’altezza del talento dei corridori in rosa: prima Alejandro Valverde e poi Imanol Erviti vengono utilizzati come fastidiosi intermezzi alle tirate altrui, contribuendo a far aumentare il margine degli uomini davanti.

Sale il vantaggio dei quattordici che continuano d’amore e d’accordo a darsi i cambi: al km 40 sono già due i minuti di vantaggio sul plotone Froome. Il quale ha perso il 50% dei compagni: si è infatti staccato Puccio. L’inseguimento però, oltre a Bewley, viene condotto dall’Astana Pro Team con Dario Cataldo e Alessandro Vanotti, intenti a difendere il nono posto di Michele Scarponi.

Oltre 5′ invece il gap del gruppo dei ritardatari, già naufragati anche a causa della poco accorta (con il senno del momento e anche con quello del poi) decisione Sky di non attendere il rientro del folto plotone quando questi stazionavano a meno di 1′.

Tutti lavorano davanti, dietro ci pensa la Orica
All’inizio del primo gpm, l’Alto de Petralba, il ritardo di Froome e co. è di 2’20”, margine rimasto inalterato in vetta (dove Fraile è transitato davanti a Elissonde e Trofimov). Tocca invece i 3′ al km 60 in uno dei pochissimi tratti pianeggianti del dì: in questa fase la formazione maggiormente interessata a lavorare dietro è l’Orica che fa andare a tutta Jens Keukeleire. Il belga, vincitore a Bilbao, perde le ruote nelle primissime battute del secondo gpm così tocca a Damien Howson a tirare per gli australiani.

Davanti continua a reggere la perfetta concordia grazie a tirate di tutti gli elementi, Contador e Quintana compresi (con il colombiano più tranquillo, come logico che sia). Encomiabili in particolar modo i gregari di Movistar e Tinkoff e Moreno Moser, che continuano a dettare il ritmo. In cima al gpm dell’Alto de Cotefablo si ripete il medesimo passaggio del gpm precedente.

Yates accelera e il gap si riduce. Ma è solo momentaneo
Quello che cambia è la situazione dietro: finite le energie di Howson, il lavoro tocca in prima persona a Simon Yates che, oltre all’accelerazione dovuta al suo ritmo (fatto che provoca la riduzione del gap a 1’55” allo scollinamento), fa ridurre la composizione del gruppo che non conta più di una decina di elementi. Buona parte però degli atleti riescono a rientrare nella discesa, compresi Daniel Moreno e Valverde: elemento che comporta il nuovo aumento di margine per i battistrada.

Tra chi non riesce a rientrare vi è López, per cui Froome si trova isolato. Ma il britannico può contare sull’aiuto dell’Astana che si mette a controllare il gruppo in discesa con Luis León Sánchez e Andriy Zeits. Il drappello di testa perde ai meno 23 km un elemento: si stacca Fernández, che a lungo ha lavorato soprattutto nei tratti in salita. Gli altri riescono a continuare di buona lena, mantenendo un margine ai meno 14 km, quando inizia la salita finale, attorno ai 2′.

Gregari sugli scudi, Quintana inizia il lavoro
Merito soprattutto di Sánchez capace di tenere a contatto i battistrada. Che, con il passare dei km, vedono perdere elementi: si stacca prima Moser, poi Castroviejo, quindi Rovny (forse il miglior gregario del giorno) e Trofimov, così come non ce la fa più Fraile. Davanti restano dunque Brambilla, Contador, De la Cruz, Elissonde, Felline, Formolo, Mamykin e Quintana. Ed è il leader della corsa che viene (giustamente) lasciato lavorare a lungo.

Dietro c’è selezione, ma solo da dietro: tocca a tirare a Froome, ma nella lotta testa a testa con l’avversario di classifica il britannico non guadagna, tanto che circa venti elementi riescono a restare con lui. E qualcuno, leggi Luis Ángel Maté (Cofidis, Solutions Crédits), riesce ad andare in avanscoperta; il lavoro della maglia bianca termina ai meno 3 km, proprio prova ad allungare Valverde con affiancato da Michele Scarponi, ma il tentativo non ha buon fine. Anzi, torna a tirare uno stoico Sánchez.

Forcing del colombiano, si stacca Contador. Non Brambilla, che vince ancora
Davanti il forcing di Quintana fa staccare prima Mamykin, poi Formolo, quindi De la Cruz e poi Elissonde e Felline. Il colombiano però sa che questa è l’occasione giusta per mettere le mani sulla Vuelta: e continua il suo sforzo. Ai meno 1.8 km un nuovo cambio di passo fa cedere Contador; resta alla ruota dell’andino solo Brambilla, che non perde un cm neppure con l’avanzare del tracciato. E ai meno 150 metri il vicentino attacca, andando a vincere a braccia alzate.

Per lui una ciliegina sulla stagione della rivelazione: è il solo, con Dumoulin, Froome, Greipel e Kittel, ad aver conquistato tappe in due grandi giri in questo 2016. E terza gioia in due giorni per la Etixx-Quick Step, dopo Boonen a Bruxelles e Kittel a Fourmies. E quarantottesima in stagione. Numeri da corazzata.

Froome cede, ora si fa molto dura
Secondo posto a 3″ per un fantastico Nairo Quintana, che ha messo una seria ipoteca sul sogno roja. Merito anche di una formazione incredibile e di livello assoluto, come merita il colombiano. Terzo posto a 25″ per Fabio Felline, per il quale sono finiti gli aggettivi. A seguire Kenny Elissonde a 28″, David De la Cruz a 31″, il solito, coraggioso Alberto Contador a 34″, un bravo Davide Formolo a 53″ e Matvey Mamykin a 1’16”.

Nono il primo dei corridori del gruppo principale, ossia Esteban Chaves: il capitano della Orica è stato capace di staccare tutti e di arrivare a 1’53”. Dietro di lui Michele Scarponi a 1’59”. Per vedere Chris Froome bisogna attendere fino a 2’40”: diciottesimo il britannico, oggi uscito con le ossa rotte nella sfida diretta.

La classifica ora sia molto più definita: Quintana può contare su un margine di 3’37” su Froome, 3’57” su Chaves e 4’02” su Contador, 5’07” su Yates, 6’43” su Talansky, 7’17” su Formolo, 7’23” su De la Cruz e 7’39” su Scarponi. Se non è un match point, poco ci manca.

Domani si riparte da Alcañiz, sede di un autodromo già in passato teatro di arrivo della Vuelta, in direzione Peñíscola: 156.4 km fatti apposta per fughe o, soprattutto, per velocisti. Sulla cui presenza bisogna però attendere: 90 atleti hanno terminato la prova ad oltre 22′ dal tempo massimo (e a 52′ circa da Brambilla). Verranno riammessi? Probabile. Di certo un’ingiustizia nei confronti di quanti hanno faticato mentre loro se la son presa comoda.

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