Il campione olimpico Greg Van Avermaet precede Sagan e Ulissi © Bettiniphoto
Il campione olimpico Greg Van Avermaet precede Sagan e Ulissi © Bettiniphoto

Van Avermaet le rivincite le consuma calde

Al GP de Montréal Greg batte Peter Sagan e Diego Ulissi. Tanta Italia, Rosa all’attacco, Moscon e Bettiol in top ten

Due gare da godersi nelle fresche serate settembrine, due ordini d’arrivo da lustrarsi gli occhi, due conferme (ennesime) di quanto i due GP canadesi (Québec venerdì, Montréal oggi) siano ormai uno degli appuntamenti più gradevoli del calendario ciclistico internazionale.

E se nella prima prova si era imposto Peter Sagan su Greg Van Avermaet, in questa seconda il belga della BMC ha reso la pariglia allo slovacco della Tinkoff: a Montréal primo GVA, secondo l’iridato, in un rimbalzo di rivalità che entusiasma. Per Cuore-Acciaio-GregVan un’ennesima perla in una stagione indimenticabile, baciata dalle vittorie di Het Nieuwsblad e Tirreno-Adriatico, impreziosita dal successo di tappa + maglia gialla (difesa in maniera entusiasmante nella prima tappa pirenaica) al Tour de France, e resa unica dall’affermazione olimpica di Rio de Janeiro; il tutto, ad onta della caduta che al Giro delle Fiandre gli costò una frattura mettendolo fuori causa nel periodo più caldo della sua stagione.

E ci resta il dolce in bocca in una giornata in cui anche gli italiani hanno brillato, a partire da Diego Ulissi, terzo dopo aver accarezzato per un attimo l’idea di fare due scalpi fragorosi come quelli del Campione Olimpico e del Campione del Mondo.

Anche in corso di svolgimento, abbiamo apprezzato le mosse di Diego Rosa, di Gianni Moscon, di Alberto Bettiol tra gli altri. Tanto di nuovo per un movimento che torna dal Canada rinfrancato in vista di un futuro più piacevole del recente passato.

 

Una fuga col pilota automatico
Esattamente come nel GP de Québec di due giorni fa (e secondo consuetudine di quasi ogni corsa), anche nel GP de Montréal la partenza ha visto mettersi in moto una fuga, dapprima (al km 5) con quattro uomini, ovvero Lukas Pöstlberger (Bora), Fabien Grellier (Direct Énergie) e due rappresentanti della selezione canadese, Ben Perry e Matteo Dal Cin; nel secondo dei 17 giri (ognuno lungo 12.1 km) sono rientrati sul quartetto anche Jasha Sütterlin (Movistar) e Sean De Bie (Lotto Soudal), quest’ultimo già molto attivo nella prima delle due gare canadesi.

L’attacco ha raggiunto la sue proporzioni proprie già dopo una ventina di chilometri di gara, con il vantaggio che ha sfondato il muro dei 5′ (il top è stato toccato al km 40: 6′), una quota a cui sarebbe rimasto ancorato a lungo; la Dimension Data e poi anche la Tinkoff hanno badato a tenere sotto controllo la fuga, controllando fino a tutto il decimo giro che i sei di testa non andassero oltre i 5’30” di margine.

All’undicesima tornata Sky e Astana sono intervenute nella contesa, ciascuna con un uomo (nella fattispecie Xabier Zandio e Valerio Agnoli), e il risultato è stato che il vantaggio degli attaccanti è sceso per la prima volta dopo 100 km sotto i 5′: con poco più di 70 km ancora da coprire, il GP de Montréal stava entrando in una fase più matura.

 

La corsa entra nel vivo, la Lampre ci prova con convinzione
In apertura di 12esimo giro, Sütterlin tra i fuggitivi ha gettato la spugna sulle rampe della Côte Camilien-Houde, la salita posta in avvio di circuito e valida anche come Gpm; una tornata più avanti è toccato a De Bie saltare, mentre in gruppo era la Lampre a prendere con decisione le redini della situazione; e anche stavolta, come due giorni fa, Peter Sagan ha palesato qualche difficoltà sulla media distanza, perdendo qualche metro proprio in cima al Gpm (mancavano 58 km al termine); e anche in questo caso si è trattato di un falso (o procurato) allarme.

Al 14esimo giro, a 45 km dalla fine, ecco che la corsa si è accesa improvvisamente, con un invito proposto da Geraint Thomas (Sky) e subito accolto da oltre 20 corridori, andati a formare un interessantissimo drappello di contrattaccanti: tra di essi, rappresentata benissimo la Lampre, con Manuele Mori e Simone Petilli a supportare un battagliero Diego Ulissi; presente in forze anche l’Astana con Jakob Fuglsang e due compagni (tra cui Diego Rosa) a supporto, buona reattività BMC (con Damiano Caruso, Manuel Senni e Michael Schär, e non ci dilunghiamo a elencare tutti i 26 componenti il gruppetto.

Non perché non lo meritino, ma perché il plotone (tirato dalla Cannondale e dalla Etixx), fiutata la pericolosità di quell’azione (con Lampre e Astana a darle un forte impulso), e valutato che il mezzo minuto di vantaggio guadagnato nel corso del 15esimo giro era troppo, ha inseguito fino ad annullare il tentativo alla fine della tornata.

Intanto anche i fuggitivi della prima ora venivano ripresi (ai -24), e i soli Pöstlberger (reduce della fuga del mattino) e Jasper Stuyven (Trek), fuoriuscito dal gruppo di contrattaccanti, hanno tentato di prolungare l’azione. Vano sforzo, visto che sulla Côte Camilien-Houde i due sono stati raggiunti, mentre Cyril Gautier preparava un contropiede.

 

Il tentativo di Rosa, il ritorno del plotone
Il francese dell’AG2R ha tenuto bene fino in cima (ai -22), coagulando intorno a sé un nuovo drappello, stavolta meno folto del precedente, ma non meno intrigante, anzi: nove uomini, ovvero Diego Rosa (di nuovo!), Peter Stetina (Trek), Petr Vakoc (Etixx), Sam Oomen (Giant), Christopher Juul Jensen (Orica), Thomas Voeckler (Direct Énergie), Ignatas Konovalovas (FDJ) e Hugo Houle (prezioso supporto AG2R per Gautier).

Troppe squadre non rappresentate nell’azione, per cui il gruppo (con in testa BMC, Tinkoff e Lampre) ha inseguito senza badare troppo alle ciance, ciononostante i 9 sono rimasti al comando fino all’ultimo passaggio (ai -12), e Voeckler in tutto ciò ha pure trovato il modo di proporre uno scatto dei suoi (rintuzzato da Gautier).

Mentre gli altri 8 venivano risucchiati proprio sul rettilineo finale, Rosa ha tentato un ulteriore rilancio, involandosi da solo e tentando di difendere quei piccoli 10″, ma anche lui è stato ripreso a 11 km dal traguardo.

 

Un ultimo giro show tra Rui Costa e la nobilissima volata
A questo punto è stato un susseguirsi di attacchi: prima Ben Gastauer (AG2R), poi Ryder Hesjedal (Trek) con Romain Bardet (AG2R) a ruota, e con quest’ultimo che ha rilanciato potentemente ai -9.5. Sul francese hanno chiuso i Lampre, nella persona di Ulissi, che preparava il terreno allo scatto di Rui Costa, avvenuto a 8.8 km dalla fine.

Alle spalle del portoghese si è formato l’ennesimo drappello di lusso, composto dai citati Ulissi e Bardet, e da Peter Sagan (Tinkoff), Greg Van Avermaet (BMC), Rigoberto Urán (Cannondale), Julian Alaphilippe (Etixx), Ion Izagirre (Movistar), Bauke Mollema (Trek) e il sempre più convincente Gianni Moscon (Sky).

Qui Rui ha fatto un capolavoro, perché pur avendo quella muta scatenata alle spalle ha resistito alla grande, sempre nel mirino degli inseguitori, ma sempre un passo avanti a loro. Sulla Côte de Polytechnique (ai -5.5) Van Avermaet ha tentato una sortita personale, ma non ha avuto spazio. Intanto Rui, sempre quei 50 metri avanti, a non mollare e non mollare.

Dietro erano però certi che l’abbrivio della volata avrebbe permesso di raggiungere lo scatenato portoghese, e così è stato: mentre il gruppo a sua volta rinveniva (tirato dalla Orica per Michael Matthews), Rui Costa veniva agganciato sul rettilineo conclusivo. Grandi palpitazioni: ai 350 metri Alberto Bettiol (Cannondale) ha provato l’anticipo da killer, ma Sagan non gli ha concesso troppo spazio, partendo lunghissimo per chiudere sull’italiano, e venendo affiancato anche da Ulissi.

Il toscano della Lampre pareva poter far valere lo spunto dell’anno, ma da dietro è sbucato Van Avermaet, che aveva un conto in sospeso con Sagan dall’altro giorno; e il Campione Olimpico ha piazzato una delle migliori volate della sua carriera per piegare il Campione del Mondo (quanta nobiltà su questi arrivi canadesi!) e un Diego che chiudeva un po’ rinculando. Matthews, partito da lontanissimo, è risalito fino al quarto posto; a seguire, Nathan Haas (Dimension Data), Moscon e Bettiol sesto e settimo, e poi Izagirre, Anthony Roux (FDJ) e Alaphilippe a completare una top ten di grandissimo rilievo.

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