Sonny Colbrelli batte Diego Ulissi e Francesco Gavazzi alla Coppa Agostoni 2016 © Bettiniphoto
Sonny Colbrelli batte Diego Ulissi e Francesco Gavazzi alla Coppa Agostoni 2016 © Bettiniphoto

Colbrelli, qui c’è aria di grande volo

Sonny vince la Coppa Agostoni battendo allo sprint Diego Ulissi e Francesco Gavazzi. Aru e Moscon all’attacco sul Lissolo

A 26 anni Sonny Colbrelli è in quella fase di passaggio in cui lo vedi a occhio nudo che sta per spiccare il salto. La sua rincorsa è stata lunga, cinque intere stagioni alla Bardiani (approdò dai Reverberi quando il team era ancora sponsorizzato da Colnago), pianeta Professional, preclusa la strada delle classiche più importanti (Sanremo a parte, e infatti alla Classicissima il bresciano ha saputo ritagliarsi spicchi di protagonismo), un passetto in avanti dopo l’altro, qualche errore strada facendo, a cui però il ragazzo è stato bravo a porre rimedio.

Colbrelli sta spendendo le ultime settimane pedalate nella squadra che gli ha aperto le strade del professionismo, dal prossimo anno si cambia aria, si passa al Team Bahrain, chi lo sa se nel World Tour oppure no, ma in ogni caso in un sodalizio più grande, più ambizioso, più attrezzato per fare attività di massimo livello. Le grandi classiche, insomma.

Quelle grandi classiche in cui Sonny ha fatto capolino in aprile con il podio all’Amstel Gold Race, e nelle quali sarà chiamato a cimentarsi e magari a vincere. Vincere come ha fatto oggi a Lissone, alla Coppa Agostoni, regolando in volata un gruppetto di una trentina di uomini, e piegando validissimi contendenti come Diego Ulissi e Francesco Gavazzi, secondo e terzo. Una vittoria che peraltro regala un ulteriore sorriso a Davide Cassani in vista del Campionato Europeo di domenica, nel quale sia Colbrelli che Ulissi saranno tra i protagonisti della nazionale italiana.

 

Una fuga a lunga gittata e ampia resistenza
Dal sole cocente di ieri alla Bernocchi alla pioggia battente di oggi all’Agostoni, in 24 ore è cambiato completamente lo scenario intorno ai pedalatori del Trittico Lombardo. L’andatura è stata sostenuta all’inizio malgrado il diluvio, poi una volta partita la fuga si sono placati gli animi. 14 gli uomini all’attacco dal km 18 (sui 199 totali), ovvero Lukasz Owsian (CCC), Fausto Masnada (Lampre), Miguel Ángel Benito e Héctor Saez (Caja Rural), Andrea Pasqualon (Roth), ALexandr Kolobnev e Roman Kustadinchev (Gazprom), Pierpaolo De Negri e Giacomo Berlato (Nippo), Nicola Genovese e Giorgio Bocchiola (D’Amico), Filippo Fortin (GM), Nicola Gaffurini (Norda) ed Elie Gesbert (Fortuneo).

5’50” (al km 70) il vantaggio massimo del drappello, che ha perso quasi subito Berlato, per poi selezionarsi sui vari passaggi tra Colle Brianza e Lissolo; alla fine (o meglio, a 78 km dalla fine) davanti son rimasti in 6 (Benito e Saez, Masnada e Pasqualon, Owsian e Kolobnev), mentre il gruppo tirato a lungo dall’Italia di Davide Cassani e poi dall’Androni, si è avvicinato notevolmente.

Non solo: dal plotone, sulle salite del circuito centrale dell’Agostoni, si sono mossi uomini non certo trascurabili: Gianni Moscon (Italia) e Valerio Conti (Lampre) in contropiede proprio ai -78, quindi Danilo Celano (Amore&Vita) che ha tentato un solitario inseguimento poco dopo; di più, al giro successivo, sul Lissolo (all’ultimo passaggio), di nuovo Moscon si è mosso, stavolta insieme a Fabio Aru (Astana), ovvero uno degli uomini più attesi della startlist.

 

Aru e Moscon all’attacco sul Lissolo
Alle spalle dei due contrattaccanti si è avvantaggiato un altro drappello con Giovanni Visconti (Italia), Francesco Gavazzi, Rodolfo Torres e Egan Bernal (Androni), e Ricardo Vilela (Caja Rural); poi questi ultimi due hanno raggiunto Moscon e Aru, mentre più indietro Sonny Colbrelli (Bardiani) si era portato su Gavazzi.

Sulla discesa del Lissolo il gruppo ha via via reinglobato i corridori intercalati, ma va detto che il gruppo stesso, tra un tira e molla e un batti e ribatti, si era ridotto ad appena 30 unità (peone più, peone meno). Anche per questo motivo i sei fuggitivi rimasti in avanscoperta sin dal mattino hanno avuto buon gioco a difendere fino a un certo punto un margine calante (dopo la discesa il vantaggio degli attaccanti è sceso fino a quota 20″), e poi ad aumentarlo nuovamente fino a un notevole +55″ nuovamente toccato ai -29.

Il gruppo ha perso terreno fino a quando non si è riorganizzato intorno all’Androni, la quale, essendo in superiorità numerica, aveva quasi l’obbligo di tirare. Marco Frapporti si è caricato sulle spalle l’onere maggiore dell’inseguimento, e a 6 km dal traguardo la fuga è stata quasi annullata. Quasi nel senso che, di sei uomini, ne sono stati ripresi 5.

 

Benito ci prova, ma è Colbrelli a vincere su Ulissi e Gavazzi
Il restante, o meglio il resistente, era Miguel Ángel Benito, rimasto solo al comando della corsa con una decina di secondi di margine. Lo spagnolo è stato bravissimo a non demordere, addirittura a rilanciare (limando un paio di secondi in proprio favore sull’abbrivio del suo contropiede), e a difendere ancora 7″ sotto lo striscione dell’ultimo chilometro.

La spinta del gruppo era però soverchiante, e Benito è stato infine raggiunto prima dell’ingresso sul rettilineo finale, a 400 metri dal traguardo; la volata ha visto un Sonny Colbrelli in grado di fare quasi il vuoto, pur partendo abbastanza lungo (ai 200 metri). Il bresciano ha respinto con perdite Diego Ulissi (Lampre) e Francesco Gavazzi (Androni); al quarto posto si è accomodato Giovanni Visconti davanti a Grega Bole (Nippo), Yonder Godoy e Andrea Fedi (Wilier), Marco Tizza (D’Amico), Matteo Busato (Wilier) e Jonathan Lastra (Caja Rural) al decimo posto.

Il ricco calendario italiano di settembre prosegue sabato 17 con il Memorial Pantani e domenica 18 con il GP di Prato; a seguire, martedì 20 e mercoledì 21 avrà luogo il Giro della Toscana, seguito il 22 dalla Coppa Sabatini e il 24 dal Giro dell’Emilia e il 25 dal GP Beghelli; ancora, nell’ultima settimana del mese avremo Tre Valli Varesine (il 27), Milano-Torino (il 28) e Giro del Piemonte (il 29) prima del gran finale del Giro di Lombardia (in programma il 1° ottobre). Quando pensavamo che fosse al tracollo, il ciclismo italiano si è ritagliato (un po’ per forza, molto per caso) uno spazio invidiabile a fine estate, con una sequela entusiasmante di semiclassiche dagli albi d’oro pesantissimi ma reduci da anni altrettanto pesanti. Grazie alla vicinanza in calendario, si rafforzano tutte l’un l’altra; un esempio virtuoso auspicato per anni e finalmente attuato.

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