Esteban Chaves (Orica-BikeExchange) vince il Giro dell'Emilia 2016 © Bettiniphoto
Esteban Chaves (Orica-BikeExchange) vince il Giro dell'Emilia 2016 © Bettiniphoto

Una vittoria solare come Esteban Chaves

Il colombiano conquista il Giro dell’Emilia davanti a Romain Bardet, Rigoberto Urán e un Fabio Aru in crescita

Ah però, la stagione di Esteban Chaves. Al Giro d’Italia ha conquistato tutti con il suo sorriso e la sua capacità di essere solare anche nel momento della delusione più acre (tipo, il giorno della sconfitta di Sant’Anna di Vinadio, dove lasciò la maglia rosa a Vincenzo Nibali); poi il colombiano della Orica ha passato una prima metà estate di scarico, per poi tornare battagliero alla Vuelta a España, chiusa sul podio grazie a una memorabile azione nell’ultima tappa di montagna ai danni di Alberto Contador.

A referto abbiamo quindi un secondo posto al Giro e un terzo alla Vuelta, niente male per un corridore del quale fino a un anno fa ci si chiedeva se avesse effettivamente la tenuta per le tre settimane di un GT. Nel 2016 ha dimostrato di averla, e giacché è qui per tenere, sta tenendo la condizione anche fino a fine anno, e oggi l’ha ampiamente fatto vedere in quel di Bologna, salita del San Luca, in una delle classiche più belle del panorama italiano, il Giro dell’Emilia.

Una gara che è passata da anni complicati, soprattutto grazie alla genialità dell’UCI che le aveva messo in contrapposizione l’inutile Giro di Pechino (che era corsa World Tour, prima di spirare tra le urla di giubilo del mondo del ciclismo), ma che si sta riprendendo, e che oggi presentava una startlist davvero di spessore. Il vincitore, poi, riprende una recente ma già notevole tradizione di trionfi colombiani: dopo Carlos Betancur 2011 e Nairo Quintana 2012, Esteban Chaves è il terzo della serie, e a vedere come continua a muoversi il pedale del paese sudamericano, non sarà certo l’ultimo.

Per l’Italia, a parte la bella prova dei fuggitivi Alessandro De Marchi e Alberto Nardin, altri segnali incoraggianti da Fabio Aru, voglioso di far bene anche se non in grado di imporsi, e capace comunque di lambire il podio con un finale di gara arrembante. In vista del Lombardia, il sardo si candida a un ruolo di primissimo piano, nella speranza di cogliere in extremis il più classico dei successi salva-stagione.

 

Una fuga da lustrarsi gli occhi
Ce ne ha messo di tempo per mettersi in moto, ma quando l’ha fatto la fuga del giorno ha assunto subito dei contorni di gran rilievo. Solo al km 40, dopo una serie di batti e ribatti nella prima fase di gara, si sono avvantaggiati in 8 sulla salita di Mongardino: due francesi, ovvero Roger Latour (AG2R) e Alexandre Geniez (FDJ), tre belgi, ovvero Preben Van Hecke (Topsport), Thomas Degand (Wanty) e Jens Keukeleire (Orica), e tre italiani, cioè Alessandro De Marchi (BMC), Lorenzo Rota (Bardiani) e Alberto Nardin (Androni).

Gli otto, tra i quali grandi maestri della fuga (De Marchi su tutti) e giovani di bellissime speranze (Latour), hanno avuto un vantaggio massimo di 5’05” al km 78, poi il gruppo, fatti due conti e considerato che lì davanti c’erano uomini che rischiavano di andare all’arrivo, ha optato per una logica reazione, tenendo lì gli attaccanti tra i tre e i quattro minuti.

 

Sul San Luca selezione progressiva
Cinque ascese al San Luca, compresa quella che portava all’arrivo, equivalevano a selezione sicura. E progressiva: al primo passaggio, subito out Van Hecke e Rota tra i fuggitivi, e gruppo che si è avvicinato fino a 2’30” in cima (a 37 dalla fine).

Secondo passaggio, forcing di De Marchi, ed ecco che pure Geniez, Degand e Keukeleire hanno alzato bandiera bianca. Solo Latour e un lodevolissimo Nardin hanno resistito alla ruota del Rosso di Buja, ma il 26enne dell’Androni si è a sua volta staccato al giro successivo, su un affondo di Latour a 500 metri dalla cima, quando alla fine mancavano 19 km.

Il gruppo, tirato a lungo dall’Astana (grande impegno di Diego Rosa), è transitato sul “terzo” San Luca con 1’20” di distacco, ancora troppo perché dietro ci fosse la certezza di rientrare sulle lepri; sicché si è messa d’impegno pure la Cannondale (buon Davide Formolo) per ridurre il gap, mentre gli AG2R, sperando nell’impresa di Latour, si spendevano nel ruolo degli stopper, rompendo quando possibile i cambi.

 

Nell’ultimo giro entrano in scena i big
Al quarto transito dallo striscione d’arrivo, a 9 dalla fine, De Marchi e Latour avevano ancora 50″ di margine, ma ormai in gruppo il fermento era visibile a occhio nudo. La Caja Rural con Ricardo Vilela imponeva il proprio ritmo a un plotone ridotto ormai a una trentina di unità, ma ormai era tempo che i big entrassero in azione.

In discesa ci ha provato per un attimo Rigoberto Urán (Cannondale), ma gli AG2R hanno ottimamente stoppato ancora una volta; ha quindi piazzato un allungo Daniel Martínez (Wilier), ma è stata l’Astana con Michele Scarponi a rinserrare le fila, mentre lì davanti un errore in curva di Latour ha separato la coppia al comando; ma De Marchi ha comunque atteso il francese, demandando all’ultimo San Luca il ruolo di giudice supremo.

Al friulano è andata male, perché il 22enne dell’AG2R l’ha staccato non appena si è riapprodati alla salita simbolo del Giro dell’Emilia. Ma i due avevano attaccato la rampa con soli 14″ di margine, e il loro destino sarebbe stato comunque segnato.

Visto che Latour e De Marchi erano ormai nel mirino, Igor Antón (Dimension Data) è uscito dal gruppo, chiamando la reazione di Jan Bakelants (il campione uscente), compagno di Latour; e in seconda istanza pure di Rodolfo Torres (Androni). Ma non erano ancora i fuochi d’artificio definitivi: per quelli, si è dovuto aspettare l’attacco di Fabio Aru, che all’ultimo chilometro si è prodotto in un forcing che non gli ha permesso di fare il vuoto ma ha comunque selezionato il quartetto che sarebbe andato a giocarsi la vittoria.

 

Chaves, una sparata impressionante
Alle spalle del sardo dell’Astana, Esteban Chaves (Orica), Romain Bardet (AG2R) e Rigoberto Urán: i favoriti della vigilia erano tutti lì, insomma. Sul drittone successivo alla Curva delle Orfanelle, il quartetto ha raggiunto Latour, che era stato già staccato da Antón, Torres e Bakelants; quindi è stato ripreso pure lo spagnolo della Dimension Data, e nel momento in cui si consumava l’aggancio anche sugli altri due, Chaves ha dato luogo a una sparata bellissima.

Rapportone, 500 metri all’arrivo (giusto dove la strada cominciava a spianare un po’ dopo le impossibili pendenze precedenti), ed ecco che il simpatico Esteban ha così confezionato il successo più significativo della sua carriera (insieme alle tappe vinte tra Vuelta e Giro, s’intende).

La prima classica finita nel palmarés del colombiano della Orica vuole essere, nelle intenzioni del ragazzo, solo un antipasto di quanto potrà avvenire sabato prossimo al Giro di Lombardia, sulle salite “su cui ho imparato a essere un professionista”.

Al traguardo Chaves ha preceduto di 3″ Bardet, Urán e Aru; a 10″ sono arrivati Bakelants e Torres, a 11″ Jonathan Hivert (Fortuneo), a 14″ Diego Ulissi (Lampre), Davide Villella (Cannondale) e Antón a completare la top ten. Domani per il GS Emilia si replica con il GP Beghelli a Monteveglio, una gara molto più veloce del Giro dell’Emilia, e ugualmente baciata da una startlist di primo livello.

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