Miguel Ángel López vince la Milano-Torino 2016 © Bettiniphoto
Miguel Ángel López vince la Milano-Torino 2016 © Bettiniphoto

Va al massimo, López: e alla fine ride solo lui

Anche nella Milano-Torino la Colombia domina: vittoria di Miguel Ángel, Rigoberto Urán è terzo. In mezzo si piazza Michael Woods

A giugno, quando vinse in maniera sfrontata e divertente il Giro di Svizzera, in tanti si accorsero di Miguel Ángel López, ultimo prodotto – in ordine di tempo – della nidiata colombiana che sta facendo sfracelli nel ciclismo. 22 anni compiuti a febbraio, una maglia importante sulle spalle (quella dell’Astana), già campione del Tour de l’Avenir nel 2014, quest’anno il sudamericano ha compiuto un notevole passo in avanti, e c’è da scommettere che non sarà l’ultimo.

Oggi, per dire, si è preso di forza la Milano-Torino, decana delle classiche italiane (prima edizione nel 1876), mettendo una toppa sfolgorante su un finale di stagione che era stato segnato dalla caduta che l’aveva messo fuori causa alla Vuelta a España (impedendogli quindi di esercitare il ruolo di capitano del team kazako).

López segue nell’albo d’oro a un altro uomo Astana (Diego Rosa), ha vinto nel giorno in cui era molto più atteso di lui un altro Astana ancora (Fabio Aru), e con questa prestazione ha forse rimescolato un po’ di carte nel team di Vinokourov in vista del Lombardia. Di sicuro la sua affermazione si inscrive nel solco tracciato da Esteban Chaves sabato scorso al Giro dell’Emilia, e – unita alle ottime performance recenti di un Rigoberto Urán – ci fa pensare che la Classica delle Foglie Morte potrebbe parlare molto latino.

 

Una fuga a tre dopo un inizio supersonico
Giornata eccellente dal punto di vista del meteo, inizio più piatto che non si poteva, e allora l’andatura del gruppo è stata immediatamente altissima (oltre 50 di media nella prima ora!), e la fuga non è partita al primo colpo; ma quasi. Infatti si sono mossi al km 4 in 11, tra di essi Alessandro De Marchi (BMC) e Eduard Grosu (Nippo); perché citiamo proprio loro? Perché sono quelli che hanno rilanciato la fuga una volta che il gruppo (tirato dall’Androni) ha chiuso sull’azione al km 18.

I due son ripartiti in contropiede, su di loro si è riportato Peter Kennaugh (Sky) e il plotone si è rialzato, lasciando al terzetto la bellezza di 11’35” di vantaggio massimo (toccato al km 80, a 106 dalla fine); poi la Gazprom più di altre si è impegnata a inseguire, forse pure troppo e troppo presto, visto che nel giro di 20 km il margine dei primi è stato abbattuto a 7′; allora il gruppo ha rallentato di nuovo, tenendo per un po’ la fuga a poco più di 8′, e andando a ridurre il margine progressivamente negli ultimi 60 km.

 

Adriano Malori caduto e fratturato
Non è stato però un tran tran tranquillo quello che ha condotto all’annullamento della fuga del giorno: a 55 km dalla fine, infatti, una caduta ha coinvolto diversi corridori in gruppo, portando al ritiro di Michele Scarponi (Astana) e di una coppia Movistar formata da Rubén Fernández e Adriano Malori. Quest’ultimo ha avuto la peggio, rompendosi la clavicola.

Non occorre specificare troppi pensieri in merito alla sfortuna del parmigiano. La sua stagione è stata segnata dalla tremenda caduta del Tour de San Luis che rischiava di lasciarlo menomato. La sua vita – a sentire lui – è stata segnata da quella vicenda. Per cui non sarà una semplice clavicola fratturata a sconvolgerlo, e – ormai nel 2017 – saprà tornare più forte di prima. Certo, nulla ci vieta di lanciare al posto suo un’imprecazione contro la iella che continua a tormentarlo.

 

L’azione decisiva parte prima di Superga
I fuggitivi sono approdati alla prima scalata al Colle di Superga (24 km alla conclusione) con un vantaggio ridotto ad appena 2′. In salita, poi, sono ovviamente emerse le differenze di attitudine fra i tre: Grosu si è subito staccato, e dopo un chilometro di ascesa anche De Marchi ha alzato bandiera bianca.

Kennaugh ha resistito fino in cima e oltre, ma lungo la scalata il gruppo (tirato dall’Astana) perdeva pezzi, mentre qualcuno (per la precisione Edoardo Zardini della Bardiani) provava ad avvantaggiarsi. I resti del plotone (non più di 30 unità) hanno raggiunto in discesa il gardesano, e a 9 km dalla conclusione anche Kennaugh.

A questo punto ci si attendeva che il drappello tirasse dritto a rotta di collo fino agli ultimi 5 km, all’ultima scalata verso Superga. Invece l’Astana ha mollato la presa, si è rilassata un momento, e la corsa è esplosa, sulla scorta di uno scatto di Hubert Dupont (AG2R) ai -8, a cui hanno via via risposto diversi colleghi: il più lesto – non a caso, come si sarebbe poi visto – è stato proprio Miguel Ángel López.

 

Dall’anarchia emergono Woods e López
Dupont e López, quindi, e poi Matvey Mamykin (Katusha) e Michael Woods (Cannondale), e poi Mikel Landa (Sky) e ancora Sam Oomen (Giant), Giovanni Visconti (Movistar), Przemyslaw Niemiec (Lampre), e ancora Ángel Madrazo (Caja Rural), Alessio Taliani (Androni), di nuovo Zardini: tra i -8 e i -5 è andato formandosi questo gruppetto comprendente certamente uomini molto pericolosi per quelli dietro.

Ma il gruppo (i resti del, sempre) lasciava fare, quasi intontito. Appena raggiunta la salita di Superga, Zardini ci ha riprovato, ma senza esito. Molto più efficace è stato Woods, che ha effettivamente fatto il vuoto; López pareva il più reattivo, alle sue spalle Mamykin, Taliani e Dupont, tutti gli altri ripresi dal gruppo in avvicinamento.

Niemiec si è messo a tirare al servizio di Diego Ulissi, ma il margine dei primi restava preoccupante: Woods – con López che ormai lo tampinava – aveva ben mezzo minuto a 3 km dal traguardo. Mezzo chilometro più su, il colombiano dell’Astana è piombato sul battistrada, e lì è cominciata una dura battaglia tra i due, forza tu che poi forzo io, ma nessuno dei due riusciva a fare la differenza. Il più baldanzoso era comunque il giovane sudamericano, che a un certo punto avrebbe però vissuto qualche secondo di apnea (ai -1400 metri), sull’ultimo serio tentativo del canadese.

 

Arrivo colombiano, Ulissi e Aru quinto e sesto
Il gruppo, malgrado una nuova trenata dell’AG2R, non riusciva a risolvere la questione. Poche gambe, anche quando il capitano del team francese, Romain Bardet, ha tentato la sortita poco dopo i 2 km alla fine; per brevi tratti abbiamo visto in azione Daniel Martínez (Wilier), Franco Pellizotti (Androni), poi Rigoberto Urán (Cannondale) e Rodolfo Torres (Androni), ma non appena gli inseguitori – magari su un rettilineo – mettevano nel mirino Woods e López, si sedevano in riserva, e quelli riallungavano.

Finché, dopo un estremo forcing di Woods ai 700 metri, López non è partito secco in contropiede ai 500 metri, salutando l’avversario e andando a conquistare la prima classica del suo palmarès in cui fin qui facevano bella mostra di sé solo le sue ottime esibizioni nelle brevi gare a tappe. A 22 anni e con la forza che ha mostrato in questo 2016, il ragazzo avrà tanto tempo per vincere tanta altra bella roba.

Woods ha chiuso a 9″ dal colombiano, e poco dietro (a 14″) è arrivato il suo compagno Urán, invero piuttosto mogio e contrariato (probabilmente a Rigo non è andata giù la condotta di gara del canadese: nel finale si aspettava di essere atteso e aiutato dal compagno?), poi a 19″ troviamo Daniel Moreno (Movistar), a 21″ Ulissi, a 23″ Fabio Aru (Astana), a 27″ Pello Bilbao (Caja Rural), a 32″ Torres, a 36″ Bardet e a 40″ Warren Barguil (Giant) insieme a Sergio Pardilla (Caja Rural) e Leopold König (Sky).

Domani si replica in Piemonte con l’omonimo giro regionale, che consterà di 207 km di gara con partenza a Diano d’Alba e arrivo (in leggera salita) ad Agliè. Percorso facile, un’ottima maniera per tirare leggermente il fiato (pur correndo) in attesa del grande epilogo della stagione italiana in programma sabato col Giro di Lombardia.

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