Guarnieri, Nizzolo e Viviani in posizione per il finale © BettiniPhoto
Guarnieri, Nizzolo e Viviani in posizione per il finale © BettiniPhoto

Una gran Compagnia senza il condottiero

A Doha azzurri impeccabili, ma finale telefonato. Paghiamo (ancora) la dispersione dei talenti giovanili, Cassani la risolverà?

Ancora una volta, la nazionale di Cassani torna a casa con le pive nel sacco. Ancora una volta, i nostri si distinguono per generosità e per essere nel vivo della corsa più di altre squadre, ma ancora una volta questo non è bastato per salire su quel maledetto podio, che manchiamo ormai da 7 edizioni consecutive dei mondiali.
E questo perché, ancora una volta, non è la squadra a mancare, anzi, se va dato un merito a Cassani è quello di costruire sempre un gruppo compatto e collaborativo. Ancora una volta (se escludiamo le prove con Nibali capitano, andate a ramengo più per errori e scalogna del capitano che per incapacità) è il campione a mancarci, l’uomo che fa la differenza, stavolta allo sprint: perché nonostante il vivaio italiano abbia portato alla luce un’intera generazione di buoni velocisti, non ne abbiamo nessuno che possa ritenersi in grado di competere con Sagan, Cavendish e Boonen, che effettivamente, “solo velocisti” non possono essere definiti.

Una generazione di velocisti da corse a tappe, non da classiche
E forse è proprio questo il punto: i nostri vivai, col calendario zeppo di circuitini del campanile, hanno costruito sul finire degli anni zero una generazione di velocisti buoni per le corse a tappe di una settimana, alle volte anche per un GT, nulli o quasi nelle classiche, spesso rinunciatari di fronte alle grandi sfide, ai grandi traguardi. Un caso emblematico è Sacha Modolo: con una diversa maturazione, quello di Doha poteva, anzi doveva, essere il mondiale del trevigiano, che aveva concluso l’esperienza tra i dilettanti con un podio in un Europeo in Belgio. Approdato al professionismo aveva dato subito sfoggio di grandi capacità, arrivando ai piedi del podio alla Sanremo: ma da quel lontano 2010, ebbene sì, non è stato capace di ripetersi. Limiti caratteriali? Mancanza di prospettiva di chi lo seguiva, dirigenti ai quali bastavano i successi di tappa in corsette in giro per il mondo? Magari entrambe le cose. Fatto sta che Modolo non era qui a Doha, e non poteva esserlo dopo una stagione anonima in un team World Tour con vittorie di terzo piano, e anche solo 2 anni fa sarebbe stato difficile pensarlo.
Altri giovani, o non più giovani, erano stati ipotizzati come capitani a Doha: Andrea Guardini, ma per lui si può parlare di illusione, perché bisogna proprio illudersi per pensare che un atleta rubato alla velocità su pista possa diventare capitano della nazionale in un mondiale di 250 km. Idem con patate per Matteo Pelucchi (del quale si è paventato tale ruolo spesso e volentieri, durante la stagione passata). Qualcun altro, tipo Niccolò Bonfazio, è sulla strada di Modolo (cambiare 3 squadre in 3 stagioni, spesso polemicamente, non è oggettivamente rassicurante) e per adesso salta un mondiale che poteva essere se non altro una grande esperienza.

I 4 nel ventaglio: gregari impeccabili, Viviani cotto
Chi ci resta, ha fatto bene il suo dovere, nei limiti del possibile: Giacomo Nizzolo è finito quinto in una volata davanti a corridori mediamente più forti, ed Elia Viviani è morto di crampi per restare davanti, senza riuscire a sprintare: comunque la migliore prova di una stagione su strada ragionevolmente sacrificata alla pista, nella quale è stato costretto a inanellare brutte figure (come il ritiro al Giro in odore di fuori tempo massimo) per migliorare ulteriormente sulla velocità.
Abbiamo comunque dato prova di essere un ottima nazionale a livello medio, restando con 4 uomini su 9 nel ventaglio principale: i migliori numericamente dietro solo a Belgio e Slovacchia, in proporzione.
Eccellente fino all’ultimo è stato il comportamento di Daniele Bennati e Jacopo Guarnieri; il primo ha partecipato più degli altri alla rotazione per evitare il ricongiungimento da dietro. Il secondo si è confermato uno dei migliori (se non il migliore) apripista in circolazione, lanciando perfettamente Nizzolo in prima posizione agli ultimi 500 metri. Il tutto dopo una prova tra le più tirate degli ultimi anni, dove arrivare freschi nel finale non era un’impresa scontata e difatti molti hanno tappato lo sprint anche per questo (vedere Kristoff).

Gli altri: male Oss, discreto Quinziato, fuori posto Colbrelli
Impressioni variegate sugli azzurri rimasti fuori dal ventaglio principale. Pensare che ci entrassero in 9 era pura utopia, certo fa strano che due atleti esperti di nord e capaci come Matteo Trentin e Daniel Oss siano rimasti fuori. Il primo si è consumato molto nella preparazione in compiti di gregariato e ci può stare, il secondo invece è sembrato proprio in giornata no, risultando alla fine della giornata l’azzurro più deludente di tutti. Non ci si potevano aspettare grandi cose da Fabio Sabatini, che sarebbe tornato utile in una corsa un attimino più morbida, e da Sonny Colbrelli, totalmente fuori posto per questo tipo di gara: la convocazione del bresciano è stata sicuramente la meno azzeccata di Cassani, che per una gara del genere non avrebbe dovuto aver remore di dare una possibilità a Pippo Pozzato (sic!), che pur con tutto il materiale umano sperperato negli anni, resta uno degli italiani più affidabili e spendibili in gare ad alta velocità. Comunque apprezzabile Manuel Quinziato, visto che è rimasto appena fuori dal ventaglio principale, terminando la prova.

Abbiamo giovani forti: non perdiamoli
La prova élite conclude un mondiale positivo per l’Italia, che ci ha visti conquistare 3 medaglie di tutti i colori nelle fasce giovanili: cosa ancora più confortante, i nostri si sono sempre piazzati nei primi 5 nelle prove in linea. Al maschile, il materiale umano sul quale lavorare c’è: Luca Mozzato ha tutte le qualità per diventare un passista di alto livello e l’ha dimostrato combattendo all’arma bianca in una gara juniores difficilissima. Potrebbe essere, in un futuro lontano, quel corridore che ci manca al Nord, se gli verrà data la possibilità di cimentarsi nelle prossime stagioni. I vari under 23 magari vengono da un mondiale al di sotto delle aspettative, ma Consonni, Ganna, Albanese sono già solide realtà. Abbiamo già avuto modo di apprezzare che una nazionale orchestrata da un unica guida a lungo andare porta alla crescita di tanti talenti: questi ragazzi sono la scomessa sulla quale Cassani sta giocando una partita per il futuro.

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