Le azzurrine sul podio al Campionato del Mondo di Doha © Bettiniphoto
Le azzurrine sul podio al Campionato del Mondo di Doha © Bettiniphoto

Azzurrine promosse all’esame di maturità

Il punto sulle juniores: lavoro e coesione dietro la grande vittoria di Elisa Balsamo

Loro ci hanno fatto vivere le emozioni più belle nell’ultima rassegna mondiale di Doha. Loro per l’ennesima volta non hanno tradito le attese. Loro che si sono mostrate mature e ligie alla causa nazionale più di quanto non dica la loro età. Loro che hanno esaltato come meglio non avrebbero potuto il concetto di squadra. Loro sono le ragazze della nazionale italiana juniores che dopo sette anni è salita nuovamente sul tetto del mondo grazie ad Elisa Balsamo, al termine di un’entusiasmante mattinata nello scorso 14 ottobre.

Si potrebbe facilmente sostenere che, con una formazione in cui tra le cinque atlete schierate almeno in tre avrebbero potuto nutrire ambizioni di vittoria o di podio, sarebbe fin troppo scontato per un commissario tecnico ottenere il massimo risultato in una categoria che rappresenta un passaggio decisivo nella formazione delle atlete prima del grande salto nell’agognata (e per certi versi temuta) categoria Élite. D’altronde se, usando una metafora calcistica, ad un buon allenatore affidi la guida tecnica del Barcellona o del Bayern Monaco sarà molto probabile che questi riesca a condurre la squadra alla conquista dello scudetto e magari anche della Coppa dei Campioni. Sarebbe però altrettanto scontato ridurre i meriti al solo grande lavoro svolto da Edoardo Salvoldi, uno che da tre lustri riveste il ruolo di responsabile del settore femminile per quanto concerne la strada e la pista, capace di portare in dote ogni stagione un cospicuo numero di allori che ha fatto lievitare il bottino ben oltre il numero cento. In realtà tutto ciò non sarebbe possibile se non subentrasse il concetto di empatia, uno dei fattori cardine alla base di ogni successo.

Le “giovani veterane” di Doha: un trionfo frutto di un lavoro intenso e continuo
Grazie alla felice decisione dell’UCI di tornare a produrre integralmente le immagini delle prove iridate della categoria juniores, il pubblico ha potuto apprezzare dettagliatamente quanto avvenuto sul circuito di Doha che, se dal punto di vista della fantasia non lasciava molte soluzioni a disposizione, poteva indubbiamente esaltare le varie operazioni volte alla preparazione dell’attesa volata finale.

Abbiamo esordito dicendo che il quintetto azzurro fosse quello da battere sulla carta ma, pur consci che una nostra atleta difficilmente sarebbe finita fuori dai tre gradini del podio, ciò che ha realmente stupito i vari appassionati e addetti ai lavori che fin dalle prime ore della mattinata si sono incollati davanti alla tv è stato il modo in cui l’Italia è arrivata alla vittoria, mostrando una coesione e una capacità d’entrata in azione che anche nelle precedenti annate, che pure avevano portato ad importanti successi pure nella categoria maggiore, non era semplice riscontrare in una maniera così omogenea, tanto più che le azzurrine si sono trovate fin da subito a far fronte ad un imprevisto non da poco come la caduta (fortunatamente senza conseguenze) che ha irrimediabilmente attardato Martina Fidanza, una delle atlete fondamentali nella rifinitura del finale e pronta all’occorrenza ad entrare in scena in prima persona qualora vi fossero stati intoppi.

Vedere però nell’ordine Lisa Morzenti e Chiara Consonni pilotare in maniera impeccabile Elisa Balsamo, con Letizia Paternoster bravissima a mantenere le ruote delle prime lottando alla maniera dei velocisti di razza, non può essere spiegato come la perfetta organizzazione trovata casualmente in una giornata di grazia. Dietro ad un treno che, a tratti, non aveva nulla da invidiare a quelli che siamo soliti ammirare nelle massime categorie, professionisti uomini compresi, vi sono aspetti che portano indietro di mesi e settimane. In primis il grande lavoro di preparazione: non è possibile raggiungere automatismi così perfetti senza che non vi sia un metodico perfezionamento degli automatismi ed in questo diviene preponderante anche il ruolo della pista. Non è infatti un caso che tre delle cinque atleti presenti a Doha (Balsamo, Paternoster e Consonni) costituissero anche tre quarti del quartetto azzurro dell’inseguimento su pista che in questo 2016 ha saputo conquistare prima il titolo europeo e poi quello mondiale, stabilendo anche il nuovo primato del mondo della specialità con un tempo ragguardevole e tale da permettere un ottimo risultato anche nella categoria Élite.

Su questo l’alternanza strada-pista proposta da Salvoldi è una delle spiegazioni del successo: avendo la possibilità di alternare sedute d’allenamento su strada con altre su pista anche per preparare specificamente appuntamento sui velodromi, le ragazze hanno potuto non solo acquisire il fondo necessario per poter primeggiare in determinati appuntamenti ma anche migliorare non poco la guida della bicicletta, la capacità di conoscere sempre meglio i propri limiti e di spingere ad alte frequenze per tempi relativamente brevi.

Inoltre un ruolo tutt’altro che trascurabile è stato recitato anche dalla nuova formula delle gare Open italiane, introdotte da un paio di stagioni: se da un lato infatti ci sono aspetti che andranno sicuramente migliorati, onde evitare soprattutto la dispersione di molte atlete del primo anno, dall’altro per le ragazze del secondo anno e anche per le primo anno più dotate la partecipazione a corse in cui sono presenti atlete molto più grandi ed esperte, con relativo innalzamento del livello della contesa, ha indubbiamente fornito una preparazione e capacità di competere ad alti livelli di cui non tutte le atlete militanti nelle altre rappresentative nazionali hanno potuto usufruire. Esemplificando: più corri ad alti livelli, più puoi allenarti ed essere messo nelle condizioni ideali, più sarà elevata la possibilità che tu possa ottenere il massimo risultato. Attenzione però: alzare l’asticella e allenarsi costantemente in maniera intensa non deve equivalere all’anticipare già alla categoria juniores ciò che poi ci si troverà ad affrontare tra le Élite. La categoria juniores deve rimanere un importante passaggio transitorio e non sostitutivo, poiché tirare troppo la corda adesso potrebbe avere pesanti ripercussioni a livello psicofisico in futuro, con conseguente perdita definitiva di ragazze dotate di notevole talento.

Lo spirito di gruppo e il senso d’appartenenza tra i fattori chiave
Posto che le basi per poter iniziare un certo programma di lavoro partono da lontano, con l’individuazione delle migliori atlete compiuta a partire dalla categoria allieve, uno dei grandi meriti di Salvoldi che ha portato sovente le sue selezioni a trionfare ripetutamente nel corso degli anni risiede nel grande spirito di gruppo e nel senso d’appartenenza alla causa azzurra che le ragazze sanno mostrare in queste occasioni.

Sappiamo bene che amalgamare un team in cui si trovano a convivere più ragazze in grado di poter ottenere un grande risultato è un compito assai difficile, tanto più se anche a queste età lo spirito di competizione può portare indubbiamente alla nascita di rivalità ed invidie che potrebbero andare a minare la serenità dell’ambiente. Ecco che quindi la partecipazione a raduni e allenamenti sia su strada che su pista durante tutto il corso dell’annata (con la possibilità di allenarsi spesso anche con le ragazze Élite che possono fornire adeguati consigli e tutto il proprio bagaglio d’esperienza), contribuisce a cementare lo spirito di gruppo e può far nascere anche grandi amicizie, che persistono anche quando durante tutto il corso della stagione le ragazze si trovano a scontrarsi domenicalmente tra loro nelle gare a cui prendono parte.

Avere quindi ragazze abituate a trascorrere assieme molto tempo, che nel loro rapporto d’amicizia e di colleghe imparano a conoscersi perfettamente l’una con l’altra, permette quindi una perfetta distribuzione dei compiti nel giorno in cui tutte sono chiamate al lavoro per la disputa di un mondiale o di un europeo. Accade così che in una prova d’inseguimento a squadre tutte sappiano come e per quanto spingere e quanto dover dare il cambio mentre in una prova mondiale si può constatare come alcune ragazze siano destinate a compiti di controllo oppure se invece debbano entrare in scena in prima persona con una fuga ad una certa distanza dal traguardo o se invece ci si debba tutte mettere a disposizione della capitana designata e condurla così nelle migliori condizioni allo sprint o all’attacco finale.

Indubbiamente in tutto questo conta molto anche il carattere e la personalità delle singole atlete: avere in un team ragazze che sanno ascoltare le direttive e i consigli di tecnici e colleghe, che sanno rispettarsi reciprocamente e che soprattutto sanno mantenersi umili nonostante il percorso già maturato abbia portato loro in dote parecchi successi è uno degli aspetti fondamentali per poter raggiungere gli obiettivi prefissati.

Fatta la lunga premessa, appare doveroso spendere, nel dettaglio, qualche parola su tutte le atlete viste all’opera al mondiale di Doha, senza tralasciare altri interessanti prospetti che saranno protagoniste nella categoria anche nella prossima stagione.

Elisa Balsamo: un talento cristallino che occorre preservare
Su Elisa Balsamo, la ragazza piemontese che ha riportato in Italia il titolo mondiale, abbiamo già scritto di tutto e di più ma non possiamo fare a meno di ribadire alcuni concetti. Che si sia di fronte ad un talento cristallino è ormai fuori discussione, visto che parliamo di un’atleta capace di mietere successi fin dagli esordi, con varie maglie tricolori tanto su strada quanto su pista già finite nella propria bacheca personale. In questo 2016 però la ragazza di Peveragno ha vissuto un vero e proprio anno di grazia, dopo aver chiuso la prima stagione da juniores con una luminosa maglia iridata su pista conquistata nello Scratch.

Oltre a convincenti prestazioni anche nelle gare Open, Elisa ha praticamente fatto centro ogni qual volta fosse chiamata a lasciare il segno, conquistando il titolo italiano su strada e quello nell’amato Scratch su pista, i titoli europei e mondiali nello strepitoso inseguimento a squadre e nell’Omnium e chiudendo la stagione su strada salutando la categoria con l’iride sulle spalle, dopo aver mancato di poco anche il titolo europeo in settembre. La capacità di focalizzare l’obiettivo e prepararsi al meglio al proprio raggiungimento costituisce uno dei punti di forza della piemontese ma del resto non stupisce che ad avere continua fame di vittorie sia una ragazza caratterizzata da una grande serietà e dotata di eccellente metodo anche nello studio, visto che frequenta con ottimo profitto il Liceo Classico. Le sue qualità le avrebbero potuto permettere di eccellere anche nella musica, con gli studi di conservatorio forzatamente interrotti per inseguire i sogni a due ruote ma di questo non possiamo assolutamente rammaricarcene.

Avendo alternato strada e pista fin dalla giovane età, la Balsamo ha affinato un eccellente spunto veloce che la rende particolarmente temibile negli arrivi in volata, siano essi di gruppo o ristretti, senza tralasciare la capacità di guida, esplosività e colpo d’occhio acquisite sui velodromi. Definirla però una mera velocista è alquanto riduttivo, visto che anche in salita sa dire la sua (lo scorso anno fu terza all’italiano di Torino concluso in cima a Superga, al termine di un’impegnativa salita, tanto per dire) e non disdegna neppure ottime prove sul pavè, dato che in questa stagione ha nel suo score anche il secondo posto ottenuto nella Gand-Wevelgem juniores.

Le corse in linea sembrano quindi essere il suo naturale terreno dove esprimere il meglio ma non è escluso che possa diventare col tempo anche atleta competitiva nelle gare a tappe, senza contare che anche su pista potrebbe essere per svariate stagioni una delle atlete di riferimento del nostro movimento. A voler trovare un parallelo per lei potrebbe configurarsi un percorso simile a quello affrontato dalla friulana Elena Cecchini, ragazza pure molto vincente a livello giovanile. Elisa, sulla carta, però potrebbe avere addirittura qualcosa in più. Attendiamo fiduciosi e nel 2017 dovremmo vederla ancora gareggiare nelle file della Valcar, affrontando così in maniera tranquilla l’annata che la porterà anche al conseguimento della maturità scolastica. Nel mentre la sua stagione non è ancora giunta al termine, visto che è di scena ai Campionati europei su pista Élite in Francia; dove, per non farsi mancare nulla, ha vinto l’oro nell’Inseguimento a squadre.

Letizia Paternoster: l’altra reginetta predestinata al successo
Il 2016 è stato però anche l’anno di un’altra atleta di grande talento, che al debutto nella categoria juniores ha mostrato immediatamente di che pasta è fatta: stiamo parlando della trentina Letizia Paternoster, probabilmente il nome più atteso tra le debuttanti nella categoria. Per chi ha seguito le sue prestazioni nelle precedenti stagioni non è stata una sorpresa vederla già esprimersi a livelli altissimi, per tutti coloro che invece l’hanno scoperta in questi mesi è sufficiente sapere il soprannome che le è stato dato per via delle sue frequenti vittorie, ottenute con continuità su strada, pista ed anche ciclocross: Mini Vos e pare superfluo dare spiegazioni.

Già nel Piccolo Binda, prova inaugurale della stagione e prima prova di Coppa delle Nazioni, aveva saputo salire sul podio, per poi proseguire l’annata con podi illustri (seconda nell’italiano di Darfo Boario) e con acuti luminosissimi come il successo nella prima frazione della gara a tappe di Albstadt in Germania, valida per la Coppa delle Nazioni e poi un luglio da autentica dominatrice su pista, in cui ha conquistato ben tre maglie di campionessa europea (nell’Inseguimento a squadre, Corsa a punti e Scratch) e due di campionessa del mondo (ancora Inseguimento a squadre e Corsa a punti).

Anche lei ha da sempre una notevole confidenza con la vittoria quindi, è dotata di uno spunto veloce notevolissimo che ne fa una delle migliori atlete negli arrivi a ranghi compatti ed in più è dotata di una notevole forza e senso tattico nelle gare su pista: per informazioni vedere il modo in cui ha conquistato i titoli continentali e mondiali della Corsa a punti, il primo dominando in maniera incontrastata e il secondo conservando un’invidiabile lucidità anche quando le cose non sembravano mettersi per il verso giusto. Su strada ha costituito un’affidabile alternativa alla Balsamo, arrivando a ridosso del podio nei due appuntamenti principali, cosicché il 2017 potrebbe essere l’anno della definitiva consacrazione per lei, visto l’importante bagaglio d’esperienze già acquisito.

Chiara Consonni: una lieta sorpresa pronta per la leadership
Tra le atlete del primo anno una delle sorprese più liete è stata rappresentata dalla bergamasca Chiara Consonni. Anche in questo caso i più attenti osservatori la ricorderanno protagonista nelle passate stagioni nelle altre categorie giovanili, quando sapeva mettere assieme un buon bottino di successi (ben otto nell’ultima stagione da allieva). Per la ragazza originaria di Ponte San Pietro, una delle più allegre del gruppo e con una parentela importante in casa (il fratello maggiore Simone, prossimo al passaggio al professionismo nella TJ Sport-Lampre) la prima stagione da junior rappresentava un battesimo importante, in considerazione del fatto di avere nel proprio team sia Elisa Balsamo che un’altra ragazza di buon talento come Silvia Persico appena approdata nella categoria Élite, il che non rendeva facile il ritagliarsi spazi per sé.

Nonostante questo Chiara ha saputo ottenere tre belle vittorie (notevole quella per distacco ottenuta a Breganze), tra cui spicca quella nel Giro della Campania Open, in cui ha concluso settima assoluta ma prima tra le Juniores, risultando allo stesso tempo preziosissima spalla per le proprie compagne. Il suo capolavoro l’ha pero messo in scena proprio a Doha, allorché è toccato a lei il compito di fungere da ultima donna per lanciare Elisa Balsamo verso il successo: la sua trenata dai -400 ai -180 metri è stata perfetta e la sua immagine di ragazza commossa e pazza di gioia per il successo della compagna è stata una delle più belle istantanee ammirate. Il tutto dopo che anche lei in luglio era stata gratificata dalla maglia bianco-blu stellata e da quella iridata nel quartetto dell’inseguimento, a testimonianza di un’abnegazione ed una crescita notevolissima. Chiara Consonni è un’atleta abbastanza completa: veloce allo sprint, forte sul passo e capace di tenere bene anche in salita. Il mix giusto che serve per poter acquisire la leadership in un team che vedrà la Balsamo salire di categoria, per cui nel 2017 seguiremo ancora con molta attenzione anche lei.

Lisa Morzenti: se la vita è una cronometro…
Sempre dalla provincia di Bergamo arriva un’altra delle atlete che meglio hanno figurato nella settimana di gare di Doha, vale a dire Lisa Morzenti. Quando la si vedeva in gara alcuni anni fa, la talentuosa atleta di Pedrengo dava l’idea di una perfetta cavallina pazzerella, a cui piaceva andare a sfidare il vento e lasciarsi le altre ragazzine alle spalle dopo aver percorso qualche decina di chilometri in fuga, arrivando tutta sola al traguardo. Oltre a questo però Lisa ha sempre amato molto le prove a cronometro e solo per questo occorrerebbe considerarla alquanto temeraria, vista la difficoltà generale ad emergere nel nostro Paese di ragazzi e ragazze nella specialità.

Grazie alle ottime qualità sul passo ha cominciato ad ottenere successi a raffica, tra campionati italiani e prove del Bracciale del cronoman, fino a quando al secondo anno tra le Allieve la sua egemonia venne spezzata da Elena Pirrone. Fu quello un momento chiave, in cui le elevate aspettative per il risultato rischiarono di farla perdere definitivamente ma dopo alcuni mesi in cui ha saputo ritrovare la tranquillità e la gioia di andare in bicicletta. È stato così che Lisa è tornata pian piano la macchina da guerra che contro il tempo stroncava tutte: titolo italiano nel primo anno, campionato europeo in questa stagione e il mondiale sfuggito solo per pochi secondi, dopo un italiano perso nella stessa giornata trascorsa sui banchi di scuola a sostenere la prima prova dell’esame di maturità.

Pazienza quindi se non è toccato a lei affiancare i nomi di Chiara Mariani e Anna Zugno nel prestigioso albo d’oro mondiale di specialità ma in questa stagione ha saputo far vedere cose interessanti anche nelle gare in linea: per pochissimo non ha fatto suo il Trofeo Da Moreno-Piccolo Trofeo Binda che ha aperto la stagione, venendo ripresa solo ad una manciata di metri dal traguardo mentre in altre occasioni ha mostrato alcuni miglioramenti negli arrivi in volata. Rimane però fondamentalmente una forte passista che ama però anche i tracciati impegnativi e ciò potrebbe fare di lei in futuro un’atleta molto adatta alle gare a tappe. Stupenda è stata la sua prestazione nella gara in linea di Doha, quando per circa tre chilometri ha letteralmente guidato il gruppo verso il traguardo, spostandosi solo nell’ultimo mezzo chilometro. Di lei si è prontamente accorta l’Astana Women che dal 2017 la farà debuttare nella categoria Élite: avendo già concluso gli impegni scolastici potrà inoltre dedicarsi subito con massimo impegno all’attività ciclistica.

Martina Fidanza: una bella speranza per la pista
Avere in casa parentele importanti non rende mai semplice la pratica dell’attività sportiva, figurarsi quando si ha come padre un ex velocista di buon livello e come sorella maggiore una ragazza assai talentuosa e rivelatasi di livello mondiale fin dalle categorie giovanili. Parliamo di Martina Fidanza, la terza atleta proveniente dalla provincia di Bergamo presente a Doha, in cui restano di lei le immagini di una ragazza costretta sfortunatamente a rinunciare subito alla possibilità di poter aiutare al meglio le proprie compagne e adoperatasi allo stremo in un caparbio inseguimento rimasto purtroppo tale.

Una gara male assistita dalla sorte ma che non cancella quanto di buono fatto nel 2016 dall’interessante velocista dell’Eurotarget (dove pure ha militato Lisa Morzenti), che se su strada non ha lasciato molte volte il segno (tre successi giunti tutti nel finale di stagione), si è invece rivelata come uno dei migliori talenti in prospettiva per il settore velocità della pista, dove ha sfiorato il podio nella velocità individuale agli Europei e dove ha ottenuto due splendide e storiche medaglie d’argento in coppia con l’altrettanto talentuosa Gloria Manzoni nella Velocità a squadre su pista. A questi ha saputo sommare anche ben quattro maglie tricolori, primeggiando in tutte le specialità veloci (Velocità, 500 metri e Keirin) e aggiudicandosi anche il titolo italiano dell’Omnium, il che la renderebbe adatta anche a questa particolare prova.

Si sa benissimo che senza adeguata continuità di lavoro e di esperienze il richiamo della strada in futuro potrebbe prendere il sopravvento, però sarebbe opportuno non disperdere anzitempo il suo talento di pistard, come purtroppo spesso si è fatto in passato con altre valide ragazze. Ora che si è ricominciato a lavorare su certe specialità sarebbe opportuno andare il più lontano possibile e Martina è una delle ragazze che meglio si prestano a questo progetto. In tutto questo però anche la strada avrà i suoi spazi e nel 2017 la vedremo ancora protagonista, pronta a rivelarsi come una delle migliori ruote veloci del gruppo.

Le altre: attenzione alla coppia Vigilia-Pirrone
Esaurito l’identikit delle cinque stradiste viste all’opera a Doha, non ci resta che spendere qualche parola su alcune delle ragazze più interessanti del nostro movimento e non possiamo non iniziare dalle due atlete presenti al mondiale per prendere parte solamente alla prova a cronometro.

Alessia Vigilia è approdata alla categoria juniores dopo un’ultima stagione da allieva particolarmente proficua, in cui aveva ottenuto ben sette successi tra cui il titolo italiano in linea. Proprio in quest’annata d’esordio la ragazza trentina ha confermato di essere atleta dalle eccellenti doti sul passo, che l’hanno portata ad aggiudicarsi il titolo italiano a cronometro, l’argento europeo contro il tempo e l’ottavo posto mondiale che rappresenta comunque un ottimo risultato. Il tutto senza disdegnare buone prestazioni anche su percorsi difficili, tanto che è stata proprio lei a trionfare sul celebre Ghisallo nell’ultima gara stagionale. Anche lei sarà da tenere in particolare considerazione nella prossima stagione agonistica, in cui potremmo trovare spesso il suo nome negli ordini d’arrivo.

Sempre tra le file della Mendelspeck ha destato già ottime impressioni anche Elena Pirrone, un’altra delle dominatrici delle passate stagioni nelle altre categorie giovanili e pure lei particolarmente amante delle prove contro il tempo, tanto che da allieva fu campionessa italiana e conquistò anche l’oro ai giochi olimpici della gioventù europea. Per lei varie buone prestazioni condite da due successi e una certa predilezione per i percorsi impegnativi, che ne possono fare un’atleta molto interessante in prospettiva, data la capacità di abbinare alle ottime doti sul passo anche quelle di valida scalatrice. Il podio all’italiano a cronometro e il decimo posto contro il tempo di Doha comunque invitano a continuare a curare in particolar modo soprattutto la specialità.

Tra le scalatrici più pure invece una menzione la merita sicuramente la veneta Nicole D’Agostin, la miglior esponente del Team Wilier Breganze ammirata in una stagione in cui l’entourage veneta si è trovata orfana di due talenti come Sofia Bertizzolo e Sofia Beggin, salite di categoria. La vittoria nel Giro dei Cinque Comuni ha rappresentato il momento più alto della sua stagione ma sono state diverse le buone prestazioni fornite in questa prima annata, guadagnandosi così la meritata convocazione per gli europei di Plouay e c’è da giurare che nella prossima stagione cercherà ulteriormente di migliorarsi, lei che si concede anche un po’ di ciclocross nei mesi invernali. Più adatta agli arrivi a ranghi compatti invece la sua compagna Laura Tomasi, che pure si è fatta notare più volte in top ten in questa stagione.

Tra le Valcar ha destato un’ottima impressione anche la lombarda Silvia Pollicini, atleta generosa e capace di ben figurare su tutti i percorsi (formatasi anche lei col ciclocross nelle passate stagioni), in grado di piazzarsi più volte e di ottenere una bella vittoria di categoria nel Memorial Valeria Cappellotto di Sarcedo, così come tra le ragazze dell’Eurotarget si è messa in mostra Martina Michelotti, valida passista vincitrice nel perugino a San Giustino. Buone indicazioni sono però giunte anche dalle Marche, con Anastasia Carbonari che è stata una delle più belle rivelazioni della stagione, dotata di ottimo spunto veloce e adatta a percorsi misti mentre nelle file del Corridonia si sono ben comportate sia Beatrice Morresi che Elisa Ronchetti, quest’ultima altra atleta da seguire nei percorsi più impegnativi. Molto bene anche la toscana Angelica Brogi, attesa al salto di categoria, vincitrice a Santa Barbara di Cavriglia e spesso piazzata su percorsi impegnativi.

Chi stupirà tra le nuove? Occhio a Vittoria Guazzini
Chiudiamo la corposa rassegna segnalando i nomi di alcune tra le ragazze classe 2000 che debutteranno nella categoria e che potrebbero essere particolarmente attese: il primo nome da cerchiare in rosso è quello della toscana Vittoria Guazzini, autentica dominatrice della stagione allieve in cui ha lasciato il segno in ben dodici occasioni, compreso il campionato italiano, e sfiorando un altro prestigioso successo alla Coppa Rosa, dove è giunta seconda. Molto forte sul passo e resistente quando la strada sale, andrà a rinforzare il roster della Vecchia Fontana assieme alla compagna Gemma Sernissi, anche lei vincitrice e piazzata in più occasioni e protagonista di varie azioni spettacolari proprio in coppia con la Guazzini.

Particolare attenzione anche a Barbara Malcotti, atleta forte sul passo ma con spiccate doti da scalatrice, così come alla polivalente Nicole Fede, molto competitiva anche su pista e nel ciclocross. Meritevole di citazione anche la friulana Alessia Valvason, ottima passista veloce così come la veneta Carlotta Zanin mentre tra le ruote veloci che ammireremo sono tre i nomi da tenere in particolare considerazione: la ligure Gloria Scarsi, atleta della Valcar vincitrice in ben dieci occasioni, tricolore su pista e capace di ben figurare anche su tracciati mossi, la laziale Giada Capobianchi che di vittorie ne ha messe a referto sei e l’emiliana Silvia Zanardi, che a dispetto delle due affermazioni ha messo a referto numerosissimi piazzamenti oltre a due tricolori su pista nella Velocità a squadre e nella Corsa a punti.

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