Mark Cavendish vince la seconda tappa dell'Abu Dhabi Tour © Twitter
Mark Cavendish vince la seconda tappa dell'Abu Dhabi Tour © Twitter

Cavendish si prende la rivincita di Rio

Due mesi dopo i Giochi, il britannico batte Elia Viviani all’Abu Dhabi Tour e conquista la maglia di leader

Talvolta capita che il gruppo sbagli a fare i conti, lasciando troppo vantaggio alla fuga. In certi casi i battistrada non vantano un margine elevato, ma piuttosto contano su un gruzzolo limitato per tutta la giornata. Oggi all’Abu Dhabi Tour, complice anche la ridotta distanza di gara, si è verificata una di tali occasioni; la fuga ha gabbato in tutto e per tutto il plotone.

Questo fino ai 400 metri. Quando i sogni di gloria sono stati annullati dal gruppo, bramoso di dare ai propri velocisti la seconda occasione di sfidarsi. E in mostra è finito colui che, della corsa arabica, è l’ambasciatore ufficiale: assente un anno fa causa infortunio, Mark Cavendish ha potuto così esultare, centrando l’ennesima vittoria di una stagione totalizzante tra pista e strada.

Sei in fuga, ancora Keukeleire e Smith all’attacco
Tutti i centosei atleti arrivati ieri sono scattati alle 14.13 locali, le 12.13 dell’Europa Centrale, per la breve frazione di 115 km disegnata tutta attorno ad Abu Dhabi, con l’arrivo posto nella elegantissima zona di Al Marina. Dopo una caduta al km 3 dell’idolo di casa Youssef Mirza (Nast-Dubai), soprannominato “Il pistolero arabico” (e, non a caso, ha colto l’occasione per farsi scattare una foto in compagnia del più noto pistolero di Pinto), la fuga di giornata è scattata nei km immediatamente seguenti.

Ben sei i protagonisti, ossia il bielorusso Stanislau Bazkhou (Minsk Cycling Club), lo sloveno Jan Polanc (Lampre-Merida), il britannico Samuel Willams (ONE Pro Cycling), l’albanese Eugert Zhupa (Wilier Triestina-Southeast) e, soprattutto, i due più attivi nell’avanscoperta di ieri, vale a dire il belga Jens Keukeleire (Orica-BikeExchange), primo nella classifica dei traguardi volanti, e il neozelandese Dion Smith (ONE Pro Cycling), che lo segue immediatamente e che veste la maglia bianca di miglior giovane.

Il gruppo non lascia spazio, mentre Keukeleire fa suo il primo traguardo volante
Il margine al km 15 tocca quota 1’25”, che si mantiene uguale anche al km 25. Aumenta invece a 2’15” al km 35, mentre è tornato a scendere al km 45, quando il margine è di solo 1’50”. In una giornata di totale tranquillità, nelle quali le chiacchiere in gruppo hanno potuto scorrere liberamente, la prima ora ha visto il sestetto di testa percorrere 47.8 km.

Esattamente 10000 metri più tardi è posto il primo traguardo volante, sito nel circuito automobilistico di Yas Marina che sarà teatro dell’intera tappa domenicale. Come ieri a passare davanti è stato Keukeleire, che guadagna ancora nella speciale graduatoria su Smith, corridore magari poco noto al grande pubblico ma che, in ragione dei suoi ventitré anni, potrebbe diventare un corridore da tenere d’occhio nelle prossime stagioni.

Bazkhou non ce la fa e si rialza
Il plotone, controllato dalle formazioni dei velocisti, continua a non lasciare margine e anzi, si fanno sempre più prossimi al sestetto: ai meno 50 km dal termine il gap è addirittura sceso a 55″. Particolarmente attive Dimension Data e Team Giant, formazioni dei due elementi battuti ieri da Giacomo Nizzolo; la sua Trek-Segafredo ha messo a controllare lo stagista Jacopo Mosca, che ha ben figurato al Tour of Britain.

Il ritardo risale a 1’25” ai meno 40 km, ovviamente in ragione dell’eccessivo riavvicinamento a tale distanza dal traguardo, tornando a 1’45” ai meno 30 km. L’elastico del distacco si rinota ai meno 25 km, quando ridiscende a 1’10” per poi risalire a 1’40” ai meno 20. Nel drappello di testa non è più presente Bazhkou, che non ce la fa e si rialza ai meno 23 km.

Al belga anche il secondo traguardo volante, davanti vanno a tutta
Il traguardo volante di Al Reem Island non vede neppure una volata convinta; Keukeleire conquista anche in questo caso il traguardo volante, con Smith alla sua ruota e Zhupa al terzo posto. Il gruppo vi transita ai meno 19.1 con 1’50” di ritardo, pochi metri prima di riassorbire Bazkhou. Il gruppo capisce di non poter più scherzare e i soliti uomini di Dimension Data, Team Giant-Alpecin e Trek-Segafredo si alternano; ma il primo risultato, ai meno 15 km, li vede comunque inseguire sempre a 1’50”.

La bellissima sfida continua nei km seguenti: davanti tutti e cinque si alternano ad alta velocità, dietro danno tutto Niccolò Bonifazio (Trek-Segafredo), Mekseb Debesay (Dimension Data) e un passistone come Tobias Ludvigsson (Team Giant-Alpecin). Ma i loro sforzi sono utili fino ad un certo punto, visto che, ai meno 10 km, il ritardo è sì sceso, ma solo fino a 1’35”.

Che sfida fra fuga e gruppo!
In testa al plotone arriva a dar manforte anche il Team Sky con Owain Doull, altro capace di mulinare le gambe ad altissima velocità. Il suo arrivo contribuisce, assieme al lavoro di Ludvigsson e di Jay Robert Thomson (Dimension Data), alla riduzione del gap a 1’10” ai meno 8 km. La barriera del minuto è stata varcata ai meno 7 km, mentre i 50″ sono toccati ai meno 6 km; nel gruppo, sempre più preoccupato, vanno a lavorare anche Michal Kwiatkowski (Team Sky) e due elementi della CCC Sprandi Polkowice.

Il margine scende a 40″ solo ai meno 4.5 km, ma davanti sono sempre perfettamente organizzati; non che dietro non lo siano, ma ai meno 3 km, nonostante le ripetute trenate dell’iridato di Ponferrada e di Bonifazio, il gap è sempre di 30″, che diventa di 22″ ai meno 2 km. Sfida bellissima, con il gruppo che può sempre vedere i cinque evasi grazie alle lunghissime strade emiratine.

Ripresi a pochi metri dal termine, Cavendish di prepotenza
Sotto l’arco dell’ultimo km il distacco è sceso a 10″, complice il lavoro eccellente del Team Sky. E i nerazzurri portano tutto il plotone sempre più nella scia dei poveri cinque, le cui energie sono sempre più al lumicino; il ricongiungimento avviene ai meno 400 metri dal termine. Andrew Fenn lancia la volata a Elia Viviani, che ai meno 200 metri parte sulla destra della carreggiata. Il veronese si sposta sempre più verso il centro per ostacolare (lecitamente) la rimonta di Mark Cavendish.

Il quale, però, ne ha di più, e lo va a superare raccogliendo così la nona vittoria su strada dell’anno, lui che era a digiuno dallo spettacolare Tour de France. Secondo posto per Elia Viviani (Team Sky), in crescita rispetto a ieri quando era rimasto intruppato. Ottime notizie per gli italiani arrivano anche dal terzo posto dell’altro veronese Andrea Guardini (Astana Pro Team) e dal quarto del bresciano Jakub Mareczko (Wilier Triestina-Southeast).

Nizzolo sesto, così Cav diventa leader. Domani la salita di Jabel Hafeet
Quinta posizione per il lussemburghese Jempy Drucker (BMC Racing Team), subito davanti alla maglia rossa Giacomo Nizzolo (Trek-Segafredo), imbottigliato nel traffico. Completano la top 10 il promettente britannico Christopher Latham (Team Wiggins), lo slovacco Michael Kolar (Tinkoff), l’australiano Steele Von Hoff (ONE Pro Cycling) e il danese Magnus Cort Nielsen (Orica-BikeExchange).

Complice l’abbuono Cavendish strappa la maglia di capoclassifica a Nizzolo, sul quale ora vanta 4″. A 5″ c’è Keukeleire, a 8″ Viviani e un oggi invisibile John Degenkolb (Team Giant-Alpecin). Ma domani saranno altri i protagonisti: la Al Ain-Jabel Hafeet di 150 km prevede l’arrivo in salita, al termine di 10.8 km di ascesa al 6.6% di pendenza media con punte all’11%. Spazio a Contador e Nibali, entrambi all’ultima occasione di alzare le braccia con le maglie che tanto hanno contribuito a mostrare.

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