Kirsten Wild inseguita da Maria Giulia Confalonieri nella Corsa a Punti © Bettiniphoto
Kirsten Wild inseguita da Maria Giulia Confalonieri nella Corsa a Punti © Bettiniphoto

Francia e Gran Bretagna presentano le nuove leve

Europei su pista, ricambio generazionale? Ne approfitta la Wild: 5 medaglie. Italia: cresce l’Inseguimento, ma la velocità è ancora ferma

La fine dell’anno olimpico è una specie di reset per la pista. Molti dei big, dopo la partecipazione al grande evento, smettono per sempre oppure, se sono giovani e praticano endurance, lasciano per concentrarsi sulla strada (come farà Elia Viviani); altri ancora, staccano per un anno o due, per tornare a fare capolino in vista del prossimo grande evento, Tokyo 2020.

L’Europeo su Pista è abbastanza sfavorito da queste circostanze, come lo fu quello di Panevėžys 4 anni, che vide la Gran Bretagna disertare quasi del tutto l’evento. A questo giro fortunatamente non è andata così, invece abbiamo visto parecchi volti nuovi cimentarsi per la prima volta a livello internazionale, e qualche corridore più ‘navigato’ trovare l’occasione giusta per imporsi. Le poche stelle presenti non hanno potuto fare altro che trovare libero sfogo e fare incetta di medaglie.

Wild, che classe! 5 medaglie in 5 giorni
Chi ha più approfittato del ricambio generazionale è stato, lo ribadiamo, chi non se n’è andato. E a 34 anni suonati, l’olandese Kirsten Wild ha conquistato più medaglie internazionali su pista in 5 giorni di quante ne avesse conquistate in tutta la sua carriera: una al giorno, andando a prendersi 2 ori (Corsa a Punti ed Eliminazione), 1 argento (Omnium) e 2 bronzi (Scratch e Madison): in più, è reduce dall’argento su strada a Doha, che probabilmente le ha dato la cattiveria agonistica per essere presente in piene forze; la sua versatilità ha permesso agli olandesi di compensare nel medagliere l’assenza dei suoi velocisti, Ligtlee e Hoogland su tutti.

Velocità femminile tra le russe ed il ritorno della Krupeckaite
Assenti le olandesi, nella velocità ci si aspettava che le russe avessero gioco facile, e così è stato per la coppia Voinova-Shmeleva nella Team Sprint e nei 500 metri. Non però nella velocità olimpica, dove a rompere le uova nel paniere ci ha pensato una rediviva Simona Krupeckaite, che sembrava aver concluso la carriera agonistica ad alto livello 4 anni fa con gli Europei di casa. E invece eccola ancora lì, a dominare la Voinova nella sprint e a portare a casa anche un bronzo nella Team Sprint e nel Keirin (grazie a una ingiusta squalifica alla Kiseleva): una sorpresa da tenere d’occhio per i prossimi appuntamenti.

Francia in testa al medagliere: Lafargue ed Ermenault i condottieri
Per i padroni di casa l’Europeo è stata un’occasione per rinnovare il parco atleti, specie nella velocità dove Baugé e Pervis cominciano a sentire il peso degli anni addosso. Il loro erede si direbbe Quentin Lafargue, velocista classe ’90 che già si era ben difeso ai mondiali l’anno scorso sulla stessa pista prendendo il bronzo nella sprint: quest’anno va a lui il Chilometro da fermo. Ma è nell’endurance maschile che i francesi hanno fatto i progressi migliori, battendo due volte i nostri, sia a squadre che nella prova individuale. E se a squadre il boost di una grande Guest Star come Sylvain Chavanel ha aiutato non poco, nell’individuale Corentin Ermenault si è permesso di battere il campione del mondo Filippo Ganna con una condotta di gara molto rischiosa ma appagante. In generale, emergono tanti atleti tra i 19 e i 21 anni (Florian Maitre, Thomas Denis e soprattutto Benjamin Thomas, bestia nera di Consonni nell’Omnium) dal sicuro avvenire, proiettati con un progetto verso Tokyo.

La gioventù britannica prende le mosse, cresce la Spagna, in crisi la Germania
I britannici non hanno dominato come di consueto, tornando comunque a casa con più medaglie di tutti (8 al pari con l’Olanda), visto che portavano formazioni molto giovani e da rodare. Unica star, Katie Archibald, che ha lasciato alle compagne la prova d’inseguimento a squadre per concentrarsi sull’individuale (dominato) e sull’Omnium (vinta battendo la Wild, mica una passeggiata). Nonostante ciò, le squadre ben si comportano, portando 2 bronzi nell’inseguimento e 1 argento nella Sprint maschile: il materiale umano è sempre ricco da quelle parti e a quanto pare, i britannici domineranno ancora a lungo. Mai così male invece la Germania: soltanto 2 argenti e 1 bronzo per i teutonici, che l’anno prossimo ospiteranno gli Europei a Berlino. I grandi velocisti non hanno trovato sufficienti rimpiazzi (e anche Förstermann, nonostante il bronzo a squadre, è ormai al lumicino) e l’endurance è praticamente nulla. Non si può fare altro che confidare nei giovani, come Pauline Grabosch, appena 18 anni e argento nei 500 metri da fermo ad 8 centesimi dalla Shmeleva. In crescita invece la Spagna, che nella nuova Omnium trova la sua Babylon: senza l’inseguimento e la velocità, draghi della corsa a punti come Albert Torres possono giocare le loro carte. Un Europeo da ricordare per uno dei corridori in attività più titolati nella Madison, che si è portato a casa due ori; al femminile grandi progressi sono stati fatti dalla velocità, con la coppia Calvo-Casas che ha guadagnato un argento e un bronzo tra Team Sprint e Sprint individuale.

3 medaglie per l’Italia, poteva andare anche meglio
In casa azzurra domina un giustificato ottimismo per il futuro, viste le prestazioni registrate soprattutto nell’inseguimento, delle quali abbiamo già ampiamente parlato. Non siamo ancora competitivi per un mondiale, almeno a livello femminile (dove la competizione extraeuropea è spietata), ma ci stiamo arrivando. Abbiamo a disposizione almeno due gioielli per sesso: Filippo Ganna e Simone Consonni, pur arrivati in calo di condizione a questo Europeo, fiaccati da una stagione molto lunga anche su strada, hanno confermato quanto valgono. Concentriamoci sul secondo, che ha interpretato al meglio la Tempo Race ed è uno degli atleti più competitivi nell’Eliminazione: è l’erede di Viviani nell’Omnium e qualche podio potrebbe giungere anche per lui. A livello femminile, Elisa Balsamo ha dimostrato quanto vale arrivando al quarto posto in una Omnium popolata da grandi atlete, ma anche Rachele Barbieri ha dimostrato di avere grandi capacità: vedremo dove potrà arrivare.

Ma la velocità resta una ferita aperta
Le 3 medaglie guadagnate non rendono l’idea del livello a quale siamo: i 3 legni bruciano, specialmente quello di Consonni, e anche gli argenti dell’inseguimento erano in realtà ori alla nostra portata. Ciò che continua a far male è l’atavica arretratezza nella velocità: cosa succede al conseguimento dei 18 anni, che porta i nostri atleti e le nostre atlete che fino a un anno prima vincevano medaglie mondiali a livello juniores, a non essere neanche lontanamente competitivi? Miriam Vece e Gloria Manzoni sono sì molto giovani, ma sono anche reduci da risultati di prestigio. Sul fronte maschile poi se la famiglia Ceci continua a rappresentarci, significa una sola cosa: che tutto è immobile. E aspettiamo, mentre altri potenziali talenti della velocità si lasciano incantare dalle sirene dei team dilettantistici e lasciano in un cassetto le loro capacità per qualche migliaio di euro oggi, che mai frutterà come domani potrebbe farlo una medaglia olimpica.

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