L'arrivo solitario di Toon Aerts ai Campionati Europei di Ciclocross di Pont-Château © Bettiniphoto
L'arrivo solitario di Toon Aerts ai Campionati Europei di Ciclocross di Pont-Château © Bettiniphoto

Looney Toon, un Europeo da cartone

Tatticismo e percorso facile: Aerts ne approfitta e attacca al momento giusto. Van der Poel e Van Aert sul podio

A volte capita che una gara di ciclocross assomigli più a una corsa su strada che ad altro. Un paio sono gli elementi che possono concorrere a questa evenienza: un tracciato particolarmente facile, e una giornata particolarmente asciutta. Ovvero due elementi che – per dire – in Italia conosciamo bene (e infatti il nostro cross è solitamente molto lontano, a livelli di spettacolo, da quello d’élite), e che a volte ritroviamo anche altrove. Ad esempio li abbiamo ritrovati oggi in Francia, a Pont-Château, sede del Campionato Europeo di specialità.

Questo ci conduce poi a un terzo elemento di “piallatura” del cross, ovvero la presenza di squadre molto forti e numerose, in grado di controllare la gara e di indirizzarla secondo i loro voleri (sappiamo che state pensando alla Sky del Tour, e infatti è proprio l’esempio più calzante). Se metti un Belgio (e un’Olanda) in competizione con tutti i loro uomini più forti su un percorso facile e non fangoso, ecco che il tuo bravo cross ti diventa più o meno una prova su strada.

 

Toon Aerts, ennesimo figlio di una nidiata eccezionale
A Pont-Château ha vinto Toon Aerts, che è solo l’ultimo (in ordine di tempo) ad assurgere agli onori delle cronache tra i tanti rampolli dell’ultima nidiata fiamminga della quale abbiamo già apprezzato Wout Van Aert (1994) ma anche Laurens Sweeck (1993), Michael Vanthourenhout (1993), Jens Adams (1992), Gianni Vermeersch (1992).

Aerts ha compiuto da poco 23 anni, e può dire di essere entrato in grande stile nella nuova età, visto che una maglia di Campione Europeo è un regalino niente male, per quanto tale titolo – vista la sua giovanissima tradizione – non sia certo sentito come altri, nel cross. Quella conclusasi oggi è stata, infatti, appena la seconda edizione della manifestazione aperta anche agli élite (fino al 2014 la disputavano tutte le altre categorie ma non quella principale).

Comunque Toon Aerts è in gamba, e sentiremo parlare ancora molto di lui, che nelle challenge del fango ha già dato prova di valere abbastanza. Certo oggi si è giovato di una situazione tattica che l’ha favorito, ed è toccato a lui alzare le braccia ma sarebbe potuto toccare a un qualsiasi connazionale che non fosse Van Aert (il quale era invece troppo marcato).

 

Gara tattica e gruppo favorito dal percorso veloce
Ciò a cui abbiamo assistito a Pont-Château è stato un lungo batti e ribatti di tentativi destinati ad essere frustrati dall’inesorabile ritorno del gruppo più o meno compatto. Gran ritmo sin dall’inizio, Belgio (con Michael Vanthourenhout), poi Francia (con Francis Mourey) quindi Olanda (con Lars Van der Haar) a tirare, ma si è dovuto attendere il finale del terzo giro (sui 12 totali) per assistere a un primo break.

L’ha condotto Mathieu Van der Poel, subito stoppato dall’amatissimo rivale Wout Van Aert, a cui si sono accodati pure il francese Clément Venturini e il già citato Vanthourenhout. Il quartetto ha guadagnato 10″, ma poi visto che i due belgi erano lì passivi (dietro avevano molti compagni), gli inseguitori si son rifatti sotto, guidati da Van der Haar.

A fine quarto giro è partito allora in contropiede Laurens Sweeck, il quale è rimasto al comando da solo per una tornata, ma è stato raggiunto a fine quinto giro dopo un ottimo lavoro degli olandesi. Tra questi, Van der Poel ha preso le misure a quello che riteneva essere forse l’unico punto del circuito su cui si potesse fare la differenza, ovvero una serie di ostacoli posta subito prima dell’ultimo tratto del percorso. Qui Mathieu ha piazzato un allungo che ha messo in allarme i fiamminghi: i quali hanno capito che bisognava evitare di portare fin lì il giovane MVDP in posizione di sparo, per non rischiare di essere da lui uccellati all’ultimo passaggio.

 

L’attacco buono di Aerts, il controllo dei belgi
Nell’occasione, Van Aert ha chiuso, e stavolta con lui si è accodato pure il ceco Michael Boros. Tutti e tre hanno raggiunto Sweeck (eravamo, come detto, a fine quinto giro), quindi sono rientrati anche gli altri, guidati da Venturini.

Van der Poel tutto ha fatto meno che curarsi di tenere coperte le sue carte, infatti a fine sesto giro è di nuovo scattato su quegli ostacoli. Di nuovo Van Aert ha stoppato l’avversario, e stavolta il contropiede è toccato a Vanthourenhout con Venturini. Ripresi i due nella settima tornata, ci ha provato senza fortuna l’altro francese Matthieu Boulo, e una volta ripreso lui è partito alla chetichella Toon Aerts.

Il belga si è mosso a metà dell’ottavo giro, e per una tornata prima l’Olanda (con Twan Van den Brand) poi la Francia (col solito Venturini) l’hanno tenuto a tiro. Non appena però il transalpino, un po’ stanco, si è spostato dalla prima posizione, non ha trovato nessuno a rilevarne l’impegno; nessuno se non un paio di belgi, i quali hanno sapientemente ridotto al minimo i giri del motore, facendo così in modo che il loro compagno prendesse il largo.

In questa situazione, sono bastate poche centinaia di metri ad Aerts per mettere in cascina un mezzo minuto in più rispetto al margine che aveva: sicché alla fine del nono giro Toon è transitato sotto l’arrivo con quasi 40″ sul gruppo. Con soli tre giri da fare, in pratica più di mezzo titolo europeo ce l’aveva già in tasca, tantopiù che, rinfrancato dall’espansione del proprio vantaggio, il ragazzo ci ha dato dentro alla grande, guadagnando ulteriormente nel giro successivo.

 

Ultimi fuochi della gara, i due superbig sul podio con Toon
Proprio alla fine della decima tornata Van Aert ha attaccato, nel tentativo di isolarsi nella lotta per il podio (tanto il suo compagno era già quasi sicuro dell’oro); il più lesto ad accodarsi a WVA è stato l’ennesimo belga, Kevin Pauwels, ma di lì a poco anche Van der Poel è rientrato, ed è rimasto lì nel drappello su cui via via si notavano altri rientri da dietro (poco da fare, il circuito era veramente troppo semplice e veloce).

L’ultimo giro è stato di totale goduria per Aerts, che si è beato della propria solitudine ed è andato a prendersi questo Europeo comunque meritato. La volata per il secondo posto è stata lunghissima, lanciata da Venturini già sull’ultima serie di ostacoli (quella che in precedenza aveva visto i tentativi di MVDP); il francese ci ha messo tanto impegno ma non gli è bastato per regalare una medaglia a se stesso e al pubblico di casa: Van der Poel ha anticipato ottimamente il rettilineo finale e ha mantenuto salda la posizione, andando a colorarsi d’argento, a 45″ dal vincitore; Van Aert, visto Mathieu sul podio, non ha preso in esame l’ipotesi di non esserci pure lui, ed è andato a sprintare per il bronzo col coltello tra i denti, togliendo il terzo posto a Venturini solo al fotofinish.

Quinto si è piazzato Jens Adams, sesto Pauwels; settimo, a 49″, Van der Haar; a 55″ lo svizzero Marcel Wildhaber ha preso l’ottavo posto, a 1’05” il francese Steve Chainel il nono, e a 1’09” l’olandese Corné Van Kessel ha vinto la volatina per la decima piazza. Italiani in gara non ce n’erano.

Archivio

La vignetta di Pellegrini