Mark Cavendish premiato al Tour de France © Bettiniphoto
Mark Cavendish premiato al Tour de France © Bettiniphoto

Mark, you are the number 1

Il bilancio dei migliori dieci trasferimenti del mercato 2016: regna Cavendish su Gaviria e Naesen. Occhio lungo Sky su Moscon, sorpresa Roglic

Vero, si avvicina sempre più l’inizio della stagione 2017. Ma chi l’ha detto che non si può ripensare a quanto accaduto nell’annata sportiva che sta volgendo al termine? Questa è dunque l’occasione, con il mercato ancora aperto, per passare in rassegna i nomi dei dieci trasferimenti dell’anno passato che maggiormente hanno convinto nelle nuove destinazioni. Dieci ma il loro numero avrebbe potuto essere maggiore: golfisticamente parlando, non hanno superato il taglio fra gli altri Giulio Ciccone, Francesco Gavazzi, Daniel Martin, Adrien Petit, Maximiliano Richeze, Edward Theuns e Michael Woods, tutti comunque acquisti ben riusciti da parte dei rispettivi team manager.

10 – Louis Meintjes
Il baby sudafricano, fortemente voluto dal general manager (ora volato in Bahrain) Brent Copeland, ha riportato la Lampre-Merida a battagliare per la classifica del Tour de France. Il minuto scalatore ha terminato all’ottavo posto la Grande Boucle correndo con regolarità, senza andare mai in crisi, difendendosi egregiamente a cronometro e sfruttando il greggismo spinto a cui si è purtroppo assistito nel luglio francese.

La stagione del ventiquattrenne è stata più che buona anche grazie ad altri traguardi; è il caso della prova olimpica in linea nella quale è giunto settimo, restando costantemente in lotta per le medaglie. Lo si era visto pimpante anche al Critérium du Dauphiné, dove è giunto nono a 90″ da Froome; per l’anno venturo è atteso un nuovo balzo in avanti soprattutto a livello di continuità, dote in cui ancora difetta. Le premesse per progredire, però, ci sono tutte

9 – Marcel Kittel
Dopo un’annata catastrofica a livello fisico e mentale con il Team Giant, per il tedescone un cambiamento era vitale. La scelta della Etixx-Quick Step si è rivelata più che azzeccata: presentatosi ai nastri di partenza volutamente in gran forma, il biondissimo ha subito timbrato nel migliore dei modi il debutto, conquistando due tappe e la classifica al Dubai Tour e due frazioni alla Volta ao Algarve. Complice qualche malanno ha faticato alla Paris-Nice mentre si è ripreso ad inizio primavera con una tappa alla Driedaagse De Panne e facendo sua per la quarta volta nelle ultime quattro partecipazioni la Scheldeprijs.

L’avvicinamento per il primo obiettivo di stagione è passato per il Tour de Romandie, dove ha lasciato il segno con un successo; e al Giro d’Italia sono state due le affermazioni nelle tappe olandesi, dove ha messo in mostra una superiorità schiacciante. Peccato che tale dominio non si sia riproposto anche una volta giunti sullo Stivale, dove si è presto ritirato per preparare il secondo appuntamento, ossia il Tour de France: una la vittoria Oltralpe, dove però non ha convinto del tutto. Il GP de Fourmies è stata la dodicesima ed ultima vittoria (a cui aggiungere la cronosquadre mondiale da assoluto protagonista); decisamente un buon bottino, che può essere aumentato nel 2017.

8 – Primoz Roglic
L’ex saltatore ha letteralmente spiccato il volo: dopo tre stagioni in patria con l’Adria Mobil lo sloveno è stato corteggiato prima ed ingaggiato poi dal Team LottoNl-Jumbo, squadra senza grandi nomi e nella quale è possibile progredire in maniera costante. Già alla Volta ao Algarve, chiusa al quinto posto, si era capita la sua stoffa, confermata con un secondo posto di tappa alla Volta a Catalunya.

L’apice è giunto però al Giro d’Italia: dopo la sfortunatissima seconda piazza nella cronometro d’apertura per una manciata di centesimi ecco il successo nella cronometro del Chianti, lui che era ciclisticamente nato come scalatore. Dopo la conquista del titolo nazionale a crono sono arrivati diversi piazzamenti in quella che è ormai la sua specialità d’elezione, nella quale punta a migliorarsi ancora per lottare ad armi pari con i grandissimi.

7 – Bob Jungels
Lo ammettiamo, all’inizio non pareva che la Etixx-Quick Step fosse la miglior destinazione per il lussemburghese, che aveva a sorpresa scelto di abbandonare il team dov’era cresciuto. E invece proprio tra i belgi è riuscito a compiere quel salto di qualità che gli si chiedeva e a cui, sommessamente, in molti più non speravano.

Partenza sprint al Tour of Oman, con vittoria nella prima tappa grazie ad un attacco nel finale. Alla Tirreno-Adriatico arriva un terzo posto finale che fa morale nella marcia di avvicinamento al Giro d’Italia: ed è qui che il ventiquattrenne fa vedere le migliori prestazioni della sua giovane carriera. Per tre giorni si veste di rosa, frutto di un rendimento di alto livello nelle cronometro (e non è una sorpresa) e in salita, riuscendo a salvarsi egregiamente su Dolomiti e Alpi: alla fine è ottimo sesto e miglior giovane. I due titoli nazionali arrivano senza troppa fatica; si spegne nella seconda parte di stagione, nella quale dovrà crescere già a partire dal 2017.

6 – Richie Porte
Dopo quattro stagioni da paggetto di Froome il tasmaniano è andato alla ricerca, attirato anche da uno stipendio non indifferente, di soddisfazioni personali firmando con il BMC Racing Team, puntando tutta la stagione sul Tour de France. Ma l’ex Saxo Bank ha corso ad alto livello lungo i primi sette mesi dell’anno (ultima prova dell’anno i Giochi di Rio).

È secondo al campionato nazionale a cronometro e al Tour Down Under, dove si impone nel tradizionale traguardo di Willunga. I piazzamenti proseguono con il terzo posto alla Paris-Nice e il quarto alla Volta a Catalunya, risultato ripetuto due mesi più tardi al Critérium du Dauphiné. Nell’Esagono è alla fine quinto ma, Froome escluso, si dimostra il più pimpante in salita: il suo piazzamento al Tour è fortemente condizionato dal problema meccanico della seconda tappa, dove perde 1’45” dai rivali. L’obiettivo per il 2017 è, senza mezzi termini, quello di salire sul podio della Grande Boucle.

5 – Gianni Moscon
Che fosse un predestinato, lo si sapeva. Ma che il suo livello fosse già così elevato per il circuito internazionale, questo no. Il trentino, passato professionista con il Team Sky (che in passato ha avuto difficoltà con i giovani talenti, vedi Dombrowski e, allargando il raggio d’età, con Boasson Hagen), ha immediatamente dimostrato perché la formazione britannica abbia deciso di accaparrarselo con parecchio anticipo, facendolo partecipare a dei ritiri quando ancora era uno zalfino.

Pur lavorando a fondo per i tantissimi capitani del team il noneso ha trovato le occasioni di mettersi in luce, che fosse sul pavé o nelle gare a tappe. In queste ultime sono arrivati i migliori risultati, come il terzo posto alla Coppi e Bartali, il settimo al Tour de Yorkshire, il quinto al Tour de Poitou Charentes e soprattutto la vittoria (con tanto di tappa) all’Arctic Race of Norway. Tra le altre giornate da ricordare spiccano il campionato italiano in linea, dove è giunto quinto, e l’accoppiata canadese del World Tour: a Québec è protagonista con un bell’attacco, a Montréal si piazza sesto. Tutto questo a ventidue anni.

4 – Dylan Groenewegen
Non è tra i più amati dai rivali per le sue manovre spesso al limite, ma l’olandesino, al primo anno nel massimo circuito con il Team LottoNl-Jumbo, ha dimostrato che la decisione della squadra di ingaggiarlo con tanto di pagamento della penale al suo precedente datore di lavoro (la Roompot) è stata eccellente.

Undici i successi del ventitreenne, a partire da febbraio con una tappa della Volta a la Comunitat Valenciana. Si ripete poi alla Driedaagse van West Vlaanderen e al Tour de Yorkshire, alla Heistse Pijl e alla Rund um Köln. Diventa a fine giugno campione nazionale dominando lo sprint, vestendo così la maglia tricolore al Tour de France dove però non brilla. Torna a vincere alla Arnhem-Veenendal Classic e al Tour of Britain ma l’affermazione di maggior qualità è quella raccolta all’Eneco Tour, dove nella prima tappa si mette dietro tutti i grandi nomi. Ad inizio ottobre l’ultima gioia al Tour de l’Eurométropole, per un’annata con i fiocchi.

3 – Oliver Naesen
Forse lui è la maggior sorpresa dell’intera stagione ciclistica: un 2014 tra le Continental (con la Cibel), un 2015 tra le Professional (con la Topsport Vlaanderen-Baloise) e un 2016 nel World Tour con l’IAM Cycling per il ventiseienne di Ostenda che ha avuto una crescita costante anche all’interno della stagione con la squadra elvetica.

Si mette comunque in mostra nelle classiche delle pietre, arrivando a ridosso dei dieci alla Omloop Het Nieuwsblad e alla Paris-Roubaix e a ridosso dei venti alla Ronde van Vlaanderen. Dopo il debutto al Tour de France si vede la svolta, che lo porta ad essere uno dei più in forma dell’estate: raccoglie la prima (ed unica) vittoria stagionale alla Bretagne Classic dopo un’azione in contropiede da applausi. All’Eneco Tour è secondo, dopo essere stato protagonista sul pavè, mentre ripete il medesimo risultato al Tour de l’Eurométropole. Chiude la stagione da gregario extralusso al Mondiale, dov’è uno dei più attivi nel creare il ventaglio decisivo.

2 – Fernando Gaviria
Altro che alla voce talento è ben fornito: il colombiano si divide in maniera eccellente fra pista e strada nella sua prima stagione europea con la maglia della Etixx-Quick Step, dove è arrivato grazie alla segnalazione di Joxean Matxin, che aveva precedentemente stilato il medesimo rapporto positivo a Beppe Saronni.

Il ventiduenne vince subito una tappa al Tour de San Luis, ripetendosi prima al Tour La Provence e poi a Montalto di Castro alla Tirreno-Adriatico, con una volata imperiale. Tanto per non farsi mancare nulla si piazza nelle due prove sulle pietre che disputa (Dwars door Vlaanderen e Gent-Wevelgem). Prima di dedicare l’estate ad inseguire il sogno olimpico, non riuscendovi in un omnium di altissimo livello, vince due tappe al Tour de Pologne. Esulta ancora, alla Classic Impanis, correndo da dominatore; la perla arriva però alla Paris-Tours con un numero da stropicciarsi gli occhi. Al Mondiale è sfortunato e, causa caduta, alza bandiera bianca. Dal 2017 pronti a vederlo ancor più vincente

1 – Mark Cavendish
Non poteva che essere lui a guidare tale graduatoria; è grazie a lui se la Dimension Data ha fatto il salto nel World Tour 2016 ed è in buona parte merito suo se vi rimarrà nel 2017. Il britannico, reduce da tre anni alla Etixx, ha deciso di abbracciare l’ambizioso ma ancor giovane progetto sudafricano; e i risultati gli hanno dato pienamente ragione.

Come Gaviria si è disimpegnato sia sull’asfalto che nei velodromi, raccogliendo enormi successi in ambedue i terreni. All’aperto il mannese ha iniziato a vincere al Tour of Qatar, portandosi a casa tappa e classifica; una tappa arriva sia al Tour of Croatia che al Tour of California. Quattro, invece, le gioie al Tour de France dove è tornato a recitare il ruolo di velocista principe, raggiungendo inoltre quota trenta vittorie in carriera, a meno quattro da Eddy Merckx. Chiude la stagione con altri due primi posti all’Abu Dhabi Tour, corsa di cui è ambasciatore; nel mezzo, giusto per dire, un ottimo argento al Mondiale alle spalle dell’imprendibile Sagan. Sì, Douglas Ryder ci aveva visto giusto nell’investire sul britannico.

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