Il ct Fausto Scotti e il collaboratore Luigi Bielli cantano l'inno per il successo di Chiara Teocchi all'Europeo 2016 © Bettiniphoto
Il ct Fausto Scotti e il collaboratore Luigi Bielli cantano l'inno per il successo di Chiara Teocchi all'Europeo 2016 © Bettiniphoto

«Per il Giro è un arrivederci, abbiamo un bel gruppo»

Fausto Scotti fa il punto sul movimento in prospettiva mondiale e rassicura sulle sorti della challenge rosa

La stagione di ciclocross è ormai già entrata nel vivo, con tutti i maggiori appuntamenti di carattere nazionale e internazionale a riempire i vari week end che si susseguiranno da qui al mese di febbraio. Se però la Coppa del Mondo, il Superprestige e il DVV Trofee proseguono, al pari di altri circuiti internazionali, senza intoppi; se un importante appuntamento come il Trofeo Mamma e Papà Guerciotti è tornato prontamente all’interno del calendario nostrano con una collocazione probabilmente anche migliore rispetto al passato, gli appassionati avranno sicuramente notato in questa stagione l’assenza di uno degli appuntamenti che aveva caratterizzato le ultime otto stagioni, andando di pari passo con le principali contese di carattere internazionale: il Giro d’Italia di ciclocross.

Dopo aver annunciato già giorni e sedi di tappa, l’ASD Romano Scotti comunicò infatti nello scorso mese di settembre l’annullamento della nona edizione, facendo intendere di voler concentrare i maggiori sforzi economici per l’organizzazione della Coppa Italia Giovanile e soprattutto della prova di Coppa del Mondo di Fiuggi, che riporterà il massimo circuito mondiale nel nostro Paese nel week end del 14 e 15 gennaio 2017 prossimi. Una scelta non semplice, ponderata dal commissario tecnico Fausto Scotti e dalla propria famiglia, con l’intento di poter garantire appuntamenti all’altezza e fare in modo che l’edizione 2015/2016 non costituisca una pietra tombale su una challenge che ha comunque avuto il grande merito di contribuire notevolmente alla crescita del movimento nel nostro Paese.

Proprio in occasione delle premiazioni del Giro d’Italia di ciclocross 2015/2016, avvenute presso l’Hotel Parco Paglia di Chieti nel pomeriggio di sabato 12 novembre e che hanno anticipato la gara nazionale disputata nella giornata successiva (di cui abbiamo già dato notizia), abbiamo avuto modo d’incontrare Fausto Scotti per avere delucidazioni in merito al futuro del Giro. Ovviamente l’occasione è stata utile anche per fare un punto della situazione sul nostro movimento, su ciò che ci potremo attendere a Fiuggi in gennaio e sulle prospettive del prossimo mondiale lussemburghese di Bieles, che andrà in scena il prossimo 2 febbraio.

Iniziamo rassicurando gli appassionati sul fatto che la pausa di questa stagione col Giro d’Italia di ciclocross rappresenta solo un arrivederci e non un addio definitivo.
«Certamente, come abbiamo spiegato in conferenza stampa, si tratta di un arrivederci. Abbiamo deciso di prenderci una pausa poiché l’attività per i nostri ragazzi a livello nazionale sarebbe risultata troppo intensa. I probabili azzurri si sarebbero ritrovati a sostenere impegni molteplici sia in Italia che all’estero, essendoci anche due prove di Coppa del Mondo in più, i campionati europei per giungere ai mondiali, così siamo giunti a questa decisione. I nostri sforzi saranno ora concentrati sulla Coppa Italia giovanile e sulla prova di Coppa del Mondo che si svolgeranno a Fiuggi mentre per il 2018 cercheremo di organizzare i Campionati italiani».

Riguardo la Coppa del Mondo il percorso di Fiuggi è stato già collaudato ospitando prove del Giro d’Italia di ciclocross nelle scorse stagioni. Cosa possiamo anticipare, considerando che negli scorsi anni il percorso ricavato all’interno dell’Ippodromo delle Capannelle a Roma prescelto come prova di Coppa aveva suscitato anche alcune critiche?
«Parto col dire che a Fiuggi, in collaborazione con l’UCI, abbiamo attuato delle modifiche rispetto al passato, inserendo una rampa da percorrere a piedi molto impegnativa; inoltre abbiamo inserito tratti in contropendenza e abbiamo spostato i box nella zona interna, per cui il percorso è già pronto e interamente omologato. Per quanto riguarda la prova svoltasi alle Capannelle il percorso è quello, a coloro cui non è piaciuto posso dire che non mi risulta che ci sia stato qualche agonista che ha affermato che il tracciato non andava bene, probabilmente si è trattato del parere di qualche amatore. Il primo anno si è corso con un clima eccezionale ed era molto veloce, per cui si è gareggiato su un percorso molto pulito, mentre nel 2014, quando abbiamo ospitato la Coppa del mondo per la seconda volta, c’era molto fango e di conseguenza divenne molto pesante. Se però andiamo a rivedere gli ordini d’arrivo troviamo sempre un corridore per volta, per cui non credo che sia un percorso così facile. Un tracciato facile lo si ha quando si assiste ad una volata fra 10-12 corridori oppure quando arriva un gruppetto di 5 o 6 corridori. Comunque sia noi non abbiamo problemi ad accettare le critiche, siano esse costruttive o meno, poiché organizziamo con uno spirito familiare e cerchiamo sempre di dare un qualcosa in più a tutti per poter far crescere l’attività».

Venendo all’aspetto agonistico in quest’avvio di stagione, partendo dagli Under 23, abbiamo visto un grande Gioele Bertolini che sta crescendo sempre di più e che adesso è atteso anche al grande salto nella massima categoria.
«Gioele ha dimostrato fin da ragazzino, quando era ancora un allievo, di andare molto forte. Sia tra gli juniores, quando si è scontrato molte volte con Mathieu Van Der Poel, che nelle prime stagioni da Under 23 si è dimostrato sempre un ottimo atleta. È riuscito anche quest’anno, come nel precedente, a conquistare la maglia di leader di Coppa sul percorso di Valkenburg e domani affronteremo la dura prova di Koksijde in Belgio. Si tratta di un percorso anomalo per le nostre caratteristiche, contraddistinto da molta sabbia, per cui cercheremo di difenderci provando a conquistare i punti necessari per mantenere la leadership della classifica».

Nel settore femminile invece è arrivata una grandissima soddisfazione col titolo europeo Under 23 di Chiara Teocchi. Anche questa è stata una dimostrazione di continuità col grande lavoro svolto nelle ultime stagioni.
«Si, continuo a ripetere che siamo la prima nazione al mondo per numero di donne praticanti l’attività del ciclocross. Personalmente sono molto contento del rendimento di Chiara, poiché è seguita anche da un ottimo team; piuttosto sono rimasto rammaricato dal fatto che Sara Casasola non abbia conquistato la terza piazza che le sarebbe valsa la medaglia di bronzo all’Europeo per appena tre centesimi di secondo: occorre considerare comunque che compirà 17 anni solamente a fine novembre. La nostra è un’Italia molto giovane, stiamo restringendo le convocazioni ma solo per il fatto che c’è molta attività nel nostro Paese e quindi portare via troppi atleti non aiuterebbe a crescere adeguatamente i vari circuiti regionali. Riteniamo pertanto opportuno convocare gli atleti migliori, ossia coloro che ci sembrano maggiormente in condizione in quel preciso momento, per poi giungere al mondiale in cui potremo godere di una rosa sicuramente più ampia di quella attuale».

Tra gli Juniores invece oltre ad atleti come Filippo Fontana o Edoardo Xillo chi ci dobbiamo aspettare particolarmente competitivo?
«Personalmente sono riuscito a recuperare un atleta come Patrick Favaro, che durante la stagione svolge attività su strada e che in questo momento sta dimostrando di andare molto forte. In due prove è stato molto sfortunato per il fatto di partire sempre nelle retrovie ma sono convinto che possa fare grandi cose perché ha un grandissimo potenziale. A livello di juniores disponiamo di una squadra molto valida, con gli stessi Xillo (2° anno) e Fontana (1° anno) che, al pari di altri atleti, possono dimostrare di far bene. Ora dovremo solamente valutare quali saranno i cinque da portare successivamente al mondiale».

Passando alla categoria Élite sappiamo che i biker di maggior livello come Fontana e i fratelli Braidot vengono da una stagione molto impegnativa nella Mountain Bike. Quando ce li potremo aspettare in gara anche in occasioni importanti come, ad esempio, la Coppa del mondo?
«Parlando con i fratelli Braidot abbiamo deciso di rientrare nella penultima prova di Coppa del mondo dell’anno, ossia quella di Namur del 18 dicembre, che ritengo molto adatta alle loro caratteristiche di biker, quindi gareggeranno a Zolder nella prova successiva con cui si chiuderà l’anno e poi si concentreranno sui campionati italiani. Per quanto riguarda Marco Aurelio Fontana non ci siamo ancora parlati riguardo ciò che dovrà fare in futuro, comunque sappiamo che è un ragazzo che nel ciclocross va forte. Per adesso quindi attendiamo che questi atleti rientrino alle gare e siano in condizione per poi decidere se portarli al mondiale o se invece non sarà nuovamente il caso di premiare l’attività giovanile con qualche posto in più e far così saltare il mondiale agli Élite. Credo però che quest’ultima eventualità sia molto difficile per quest’anno, poiché sono convinto che torneranno in ballo per l’appuntamento iridato atleti molto importanti».

A proposito di Eva Lechner, che durante la stagione in Mountain Bike è stata condizionata da qualche problema fisico, invece cosa possiamo dire?
«Attualmente Eva si sta allenando, rientrerà anche lei a Namur assieme ai fratelli Braidot poiché su quel percorso, particolarmente adatto alle sue caratteristiche, ha ottenuto sempre ottimi risultati. Stiamo comunque lasciando molto tranquilli e sereni sia lei che gli altri ragazzi che vengono dalla lunga stagione in Mountain Bike e stiamo iniziando in questi giorni a pianificare i programmi in vista dei campionati del mondo».

Concludiamo con questa domanda: visto che in Italia vi sono molte challenge che spesso vengono anche a trovarsi in concomitanza col Giro d’Italia di cross e altri importanti appuntamenti, si è mai pensato d’instaurare una collaborazione e creare magari una challenge con nazioni come Svizzera e Francia, sul modello di ciò che esempio accade in Belgio e Olanda?
«In qualità di tecnico della nazionale voglio dire che in primis vengono i circuiti regionali, poiché è lì che emergono e crescono i campioni e per questo il ringraziamento va fatto a chi riesce ad organizzare questi circuiti perché costituiscono un ideale punto di partenza. Il Giro d’Italia finora aveva rappresentato un po’ il fiore all’occhiello per poter concentrare al via gli atleti nazionali più forti e lasciare spazio nei comitati regionali agli atleti meno forti, dando così stimoli di crescita. Abbiamo già fatto incontri con altri organizzatori, che si sono svolti ad Aigle proprio in occasione della riunione per l’organizzazione della prova di Coppa del Mondo e stiamo lavorando ad un progetto che vada proprio in questa direzione. Preciso però che non sarà un progetto riguardante il Giro d’Italia, bensì un qualcosa di nuovo che occorrerà capire in che modo dislocare poiché, come ho già detto in precedenza, preferirei investire sui corridori nazionali piuttosto che su quelli stranieri. Spesso nelle gare del Giro d’Italia, pur essendo la competizione di carattere internazionale, non invitiamo atleti stranieri poiché a me interessa che i corridori italiani acquisiscano punti UCI che possano consentire loro di partire in prima o in seconda fila in prove di Coppa del mondo. Invitare pertanto atleti stranieri di spessore significherebbe portar via punti preziosi ai nostri corridori, per cui i grandi sacrifici di carattere organizzativo sono pensati soprattutto per far prendere punti agli atleti italiani. Avere al via corridori stranieri molto forti sarebbe controproducente, in ogni modo loro verranno a gareggiare in Italia in occasione della Coppa del mondo e lì si assisterà ad uno scontro diretto».

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